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    Il Puro Islam

    Il Puro Islam
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    Hujjatulislam M.H. Abdekhodai*

    La Shi’a è l’Islam puro che è stato espresso attraverso la Famiglia del Profeta. Il termine Shi’a deriva dal glorioso Corano e il fondatore della Shi’a fu lo stesso Nobile Profeta (S).

    Il Glorioso Corano dopo aver esposto la vita di Noè (as), presenta Abramo (as) “diletto di Dio” fra i suoi seguaci e continuatori, recitando: “E in verità, uno dei suoi sciiti è Abramo” (XXXVII, 83). E il Nobile Profeta (S), riferendosi ai seguaci di Ali (as), disse: “gli sciiti di Ali sono felici e prosperi” e in molte occasioni, quando era in vita, dall’inizio della sua missione profetica fino al termine di essa, presentò Ali ibn Abi Talib (as) in qualità di suo successore, di Imam, di Guida (Valy Amr, “Tutore e governatore degli affari pubblici della Comunità”) dei musulmani dopo di lui e definì la Famiglia di Ali e la sua discendenza come Arca della Salvezza, raccomandando la loro obbedienza e quella del Sacro Corano.

    Esistono molteplici punti di vista riguardo alla successione del Nobile Profeta. Alcuni sostengono che il grado di Imam e successore del Nobile Profeta sia un grado così elevato che deve essere espresso esplicitamente da parte di Dio Altissimo; altri sostengono che il successore del Profeta deve essere scelto dalla gente. La prima convinzione costituisce la base su cui poggia la fede sciita, mentre la seconda appartiene ai Sunniti.

    La Shi’a crede che, così come il Profeta (S) fu prescelto da Dio, anche il suo successore, Imam della Comunità, deve essere eletto da Dio e che addirittura lo stesso Profeta (S) a questo proposito poté solo esprimere e divulgare l’ordine divino. In maniera analoga Dio Altissimo prescelse e incaricò Abramo (as) in qualità di Guida, e Talut del governo, e Aronne in qualità di vicario di Mosé (as).

    Anche nelle altre religioni il vicario e successore veniva proclamato tramite i Profeti, come il Nobile Mosè (as) proclamò suo fratello Aronne (as) e il Nobile Gesù (as) prescelse gli Apostoli.

    E’ razionalmente chiaro che se il direttore di un istituto scolastico o di un ufficio si assentano per qualche giorno, nomineranno qualcuno per la gestione degli affari, affinché, assumendo l’incarico della direzione, possa rispondere ai richiedenti.

    Avendo presente tale argomento razionale e metodo ragionevole, non è possibile immaginare che il Nobile Profeta (S) al momento della sua scomparsa abbia lasciato la moltitudine dei suoi seguaci a se stessi senza provvedere a determinare la loro situazione.

    Una maggiore attenzione alla peculiarità dell’Islam e alle condizioni esistenti all’epoca della scomparsa del Nobile Profeta (S) chiarirà ulteriormente la questione della necessità della successione:

    – l’Islam è una religione perfetta che provvede alla totalità dei problemi connessi alla vita e alla prosperità del genere umano, priva di qualsiasi manchevolezza e lacuna; dice Dio Altissimo nel Sacro Corano riguardo alla perfezione della religione: “Oggi ho perfezionato per voi la vostra religione” (V, 3); il governo e l’amministrazione della società, cui questa cara religione presta grande attenzione, è uno dei problemi sociali più importanti, come si deduce dal numero consistente di versetti coranici che riguardano il problema della tutela e del governo degli affari pubblici dei musulmani;

    – il Nobile Profeta (S) non era solo una guida morale e spirituale, ma il fondatore di una religione e di uno Stato potente, che estese il proprio governo, al tempo in cui era in vita, su un’ampia porzione della terra, ed inviò governatori in province lontane dal centro, facendo gradualmente tremare sovrani e monarchi dei paesi limitrofi.

    – Il Nobile Profeta (S) conferiva grande importanza alla questione dell’amministrazione del paese, e in particolare alla sua direzione; non trascurava mai l’argomento, e nel corso della sua esistenza, se doveva partire anche solo qualche giorno per un viaggio, nominava sicuramente un vicario, come è stato registrato più volte nella biografia del Nobile Profeta (S); se inviava una schiera al fronte, ne nominava il comandante e, qualora ritenesse probabile il suo martirio, ne prevedeva e nominava sicuramente il successore;

    – Il Nobile Profeta (S) percepiva bene l’esistenza fra i musulmani di elementi votati all’ipocrisia, poiché i versetti coranici che indicano l’esistenza di ipocriti si riferiscono a costoro, e sapeva anche che ai limiti dei territori islamici vi erano due potenti governi il cui costante scopo era distruggere il rito e l’ordine islamici;

    -Il Profeta di Dio (S) aveva a cuore la continuazione della via da lui tracciata, e non riteneva che ogni cosa giungesse a termine con la sua morte, sperava invece che il rito e l’ordine che aveva fondati rimanessero saldi anche dopo di lui; negli ultimi giorni di vita equipaggiò un esercito sotto la guida di Osama per fronteggiare il nemico lungo i confini e, nonostante la malattia che lo affliggeva, insisté affinché l’esercito partisse; anche il Glorioso Corano pone l’accento sulla continuazione della via tracciata dal Nobile Profeta (S) e sull’eternità della sua religione.

    Ora, considerando le osservazioni sopra esposte ed altre questioni, è possibile che il Nobile Profeta (S) al momento della sua scomparsa abbia lasciato le folte fila dei suoi seguaci in preda alla sedizione e ai problemi senza provvedere alla loro situazione?

    E’ possibile che dopo ventitré anni di impegno e sofferenze per la religione e per il governo islamico abbia lasciato per sempre la nazione senza un tutore, quindi senza nominare un successore?

    Non è un’offesa all’intelligenza e al pensiero del Nobile Profeta (S) ritenere che questi non fosse nemmeno al livello del direttore di una scuola elementare o di un ufficio?

    Questo genere di supposizioni non sono in contrasto con la Tradizione ed il metodo del Nobile Profeta (S) e degli altri Profeti di Dio?

    Tutto questo non è incompatibile con la saggezza e la benevolenza divine, considerato che Dio Altissimo ha sempre guidato il suo Profeta (S), disponendo per lui i più saggi precetti e programmi?

    A fianco di queste chiare motivazioni constatiamo che sono stati tramandati centinaia di detti del Nobile Profeta (S), che riferiscono del favore che egli riservava alla successione del Principe dei Credenti Ali (as). Purtroppo, dopo la morte del Profeta (S), vari fattori politici determinarono giustificazioni e interpretazioni (fuorvianti) degli stessi. Tali speculazioni sono peraltro possibili su ogni argomento.

    Tralasciando il primo Imam, anche i successivi Imam sciiti furono nominati dal Nobile Profeta (S) e dagli Imam predecessori. Il Nobile Profeta (S) pronunciò numerosi detti riguardo alla successione di dodici Imam dopo di lui, e ogni Imam comunicò le necessarie disposizioni e raccomandazioni relative al proprio successore.

    E’ degno di nota il fatto che se altri avessero dovuto scegliere il successore e vicario del Nobile Profeta (S), nei detti di quest’ultimo vi sarebbero per certo state indicazioni in tal senso, e sarebbero state argomentate le prerogative degli elettori e dell’eletto.

    Le imperfette leggi umane riguardo ad ogni tipo di elezione comprendono decine di articoli e postille. Come è allora possibile che nelle leggi divine, che sono le più perfette, non esista il minimo cenno a queste elezioni e alle loro condizioni? Tale argomento mostra in maniera assoluta che riguardo al vicariato del Nobile Profeta (S) la questione dell’elezione non era nemmeno presa in considerazione, ma veniva data importanza solo ai detti del Nobile Profeta (S) e alla sua designazione.

    La Shi’a ritiene invero che l’elezione del califfo, successore di Muhammad, pace su di lui e sulla sua Famiglia, non sia avvenuta ad opera della generalità della popolazione, ma che alcuni individui, tra loro complici, abbiano programmato la sua designazione.

    Peculiarità dell’Imam

    Dio Altissimo è Sapiente, e i Suoi atti si fondono sulla Saggezza e sono compiuti nel migliore dei modi. Cosi come nell’ordine della creazione e dell’esistenza (takwin) non vi è alcun punto di discordia, anche nel processo della legislazione religiosa non esiste un solo atto contrario all’armonia o al bene comune. Se Dio Altissimo sceglie un Profeta, compie la scelta basandosi sui principi della sapienza e della saggezza: “Dio è il più Sapiente” e designa il successore del Profeta in base all’interesse generale, sceglie un individuo che possiede l’idoneità per la successione al Profeta e che sia degno dell’Imamato. Ne consegue che l’Imam deve possedere le più alte virtù ed essere il più eminente tra gli uomini. Ancora più importante, l’Imam deve possedere la dote dell’infallibilità, sia nella scienza che nelle opere, ovvero non deve incorrere in alcun errore, né compiere alcun peccato. L’Imam è un faro risplendente in fatto di scienza e un modello di purezza in fatto di timore di Dio e devozione.

    Il fatto miracoloso è che l’infallibilità scientifica e l’infallibilità delle opere risplendette nella vita dei dodici Imam della Shi’a in maniera tale che neanche i loro oppositori poterono scalfirla.

    Degno d’attenzione è il fatto che durante il periodo dell’esistenza e presenza dei Puri Imam (as), che si estese per 250 anni, anche se individui potenti come l’omayyade Hisham e l’abbaside al-Mutawakkil avevano come obiettivo la diffamazione del volto puro degli Imam (as) – le Guide della Comunità Islamica – avendo a disposizione tutti i mezzi finanziari e propagandistici, tuttavia non poterono mai accusare uno solo degli Imam di mancanza di scienza o timore di Dio e devozione.

    La scienza e il timore degli Imam della Shi’a risplende nella storia dell’Islam come un miracolo. Se la minima debolezza fosse esistita in uno dei due ambiti, gli strumenti della propaganda dei governanti del tempo l’avrebbero ingigantita e rinfacciata agli sciiti in ogni territorio islamico, inculcandola ai musulmani. Ma la grandezza scientifica e la purezza delle opere dei Nobili Imam sciiti erano tali da non temere macchia. Anzi, i Puri Imam (as) nel loro tempo erano fonti di riferimento delle personalità scientifiche islamiche ed erano considerati un modello di timore di Dio, devozione ed astinenza.

    Gli acerrimi nemici e oppositori degli Imam si prefiggevano come costante obiettivo la distruzione della loro dignità. Più volte tramarono infausti complotti per poterli sottoporre a critiche ed accuse. Ma la loro alta sapienza e la loro miracolosa nobiltà erano tali che nessuna critica poteva colpirli.

    I sovrani dispotici li gettarono più volte in prigione, e addirittura li uccisero, ma pur possedendo tutti gli strumenti, compresa la propaganda religiosa, non poterono infamarne il luminoso volto o ucciderne la personalità. A tale scopo non poterono nulla, per giunta in un periodo di 250 anni, né il potere regale, né il denaro o la ricchezza del tesoro statale, né i soldati e il forte esercito, né i mezzi della propaganda, né le tribune religiose come i sermoni della Preghiera del venerdì della corte o gli scienziati teologi e le scuole governative. Questa è la migliore prova della purezza e della grandezza scientifica dei Puri Imam (as), i quali resistettero di fronte a tale sventura senza temere danno. Ancora più sorprendente è il fatto che fra gli Imam sciiti vi era anche qualcuno di giovane età, che con la grazia e l’aiuto divini possedeva la più alta scienza e devozione. I nemici, nonostante il grande impegno per rovinarli, non poterono sollevare la benché minima critica nemmeno nei confronti di costoro, anzi, di fronte alla loro grandezza scientifica, furono costretti a mostrare umiltà e sottomissione.

    Le responsabilità dell’Imam

    All’Imam sono affidati responsabilità e compiti gravosi, quali la guida degli uomini e il governo della società. Da una parte all’Imam sono affidati l’insegnamento e la correzione (tahzib) della popolazione, dall’altra il governo che applichi i precetti divini, ed entrambi gli aspetti gli vengono rimessi dal Sostentatore. Allo stesso modo in cui, secondo quanto dice espressamente il Corano, Dio Altissimo dispensò ad Abramo (as) la carica di Imam e Guida, e a Talut quella del governo.

    Il compianto ‘Allama Tabataba’i affrontò l’argomento della vita e dell’esistenza spirituale, affermando che colui che detiene per ordine di Dio la guida della comunità, è guida nell’ambito delle azioni esteriori, ma anche in quello della vita spirituale, ed è con la sua guida che procedono le verità degli atti.

    Bisogna peraltro prestare attenzione al fatto che gli sciiti, come tutti i musulmani, credono che la profezia sia giunta a termine con il Nobile Profeta dell’Islam (S) e che dopo di lui non verrà nessun altro Profeta. Ne deriva che i Puri Imam non ebbero affatto la prerogativa della profezia, come si evince in un detto del Nobile Profeta, accolto da tutti gli sciiti, il quale disse al Principe dei Credenti Ali (as): “Tu rispetto a me sei come Aronne rispetto a Mosè, fatto salvo che non esisterà altro profeta dopo di me”.

    Il Nobile Profeta (S) accenna in numerosi detti alle due qualità e responsabilità del Principe dei Credenti (as) e degli Imam dopo di lui: da una parte, indicando l’incarico scientifico del Principe dei Credenti, dice: “Io sono la città della scienza e Ali la sua porta” e paragona i Puri Imam, come “Famiglia del Profeta”, all’arca di Noè, che salvò coloro che vi si erano rifugiati; dall’altra, nella vicenda di Ghadir Khum, il Nobile Profeta (S) dapprima fa ammettere alla gente la sua autorità, dicendo: “La mia autorità sui credenti non è maggiore della loro?” e dopo l’ammissione e la risposta affermativa della gente dice: “Qualunque persona su cui ho l’autorità, è soggetta anche all’autorità di Ali”.

    Dal punto di vista sciita l’imamato e il governo procedono di pari passo e sono inscindibili. Cosi come il Nobile Profeta (S) è allo stesso tempo sia guida della gente che detentore del governo, possedendo sia la guida religiosa e scientifica che l’autorità sociale, anche il suo successore deve possedere queste due prerogative. Entrambe le funzioni sono assegnate dal Sostentatore, ovviamente a un individuo da Lui reso degno di tale incarico.

    Le convinzioni sciite

    Le fondamenta delle convinzioni e del pensiero sciita sono costituite dal Sacro Corano, in cui gli sciiti riconoscono il più importante documento eterno divino. Il Corano e la Famiglia del Nobile Profeta, rappresentano i due doni preziosi lasciati dall’Inviato di Dio per la guida del genere umano. In base a detti e tradizioni autorevoli, il Nobile Profeta (S) li raccomandò agli uomini e li descrisse come due vie che assicurano dalla perdizione.

    Il primo dono, il Libro di Dio, è più importante del secondo, che consiste nella Famiglia del Profeta (as), ovvero coloro che possiedono la scienza del Corano, sono saldi in esso e guidano al Libro.

    Il Sacro Corano è documento certo e definitivo che deve essere preso a modello e parametro del complesso delle opere e dei pensieri dell’uomo. Addirittura tutti i detti appartenenti al Nobile Profeta (S) o ad ognuno dei Puri Imam (as) che sono giunti fino a noi, devono essere misurati con il testo coranico, perché verificandosi la più piccola discrepanza ne decade la validità e inoltre l’attribuzione a uno degli Infallibili Imam ne risulta falsa.

    Affatto chiare ed evidenti sono le convinzioni di fede sciite, che ora presentiamo in forma sintetica nei loro cinque principi:

    1 – Unicità:la conoscenza e l’unicità di Dio nel pensiero sciita sono le fondamenta di tutte le convinzioni di fede e di tutte le opere, e godono di una speciale magnificazione, soprattutto negli insegnamenti dei Puri Imam e nelle preghiere che ci sono giunte da loro – tanto che dopo il Corano, i più alti concetti divini e di gnosi, scevri da ogni distorsione e deviazione, si trovano proprio nei loro nobili discorsi. Nella gnosi sciita unicità, sottomissione devota e purezza hanno una rilevanza particolare che trae origine dalla profondità del Corano.

    2 – Giustizia: come illustra il Corano, Dio Altissimo possiede i più alti Nomi e Attributi, fra i quali risplende la giustizia divina, formando la base del pensiero sciita.

    3 – Profezia; il terzo principio di fede sciita è costituito dalla fede nella totalità dei Profeti Divini, che iniziano con Adamo (Safiu’llah –eletto da Dio) e terminano con Muhammad, pace su di lui e sulla sua Famiglia, il Sigillo dei Profeti. Fra i principi di fede propri della Shi’a vi è l’infallibilità dei Profeti; infatti la Shi’a crede che i Profeti di Dio non abbiano mai commesso peccato e non siano mai incorsi in errore, soprattutto per quanto riguarda i principi e i precetti di fede. In questo senso essi erano dotati sia dell’infallibilità nella scienza, sia dell’infallibilità nelle opere.

    4 – Imamato: la designazione dell’Imamsuccessore da parte del Nobile Profeta (S) è un altro dei principi di fede della Shi’a.

    Il Nobile Profeta (S) per il periodo successivo alla sua scomparsa designò infatti guide e successori adornati della scienza e del timore di Dio. Essi non avevano affatto la prerogativa della profezia, erano bensì guide che orientavano verso la religione del Profeta e detenevano il governo temporale in qualità di Valiy Amr dopo il Profeta. Gli Imam (as) – guide della Comunità Islamica – si presentarono sempre come narratori delle tradizioni e dei detti del Profeta di Dio (S) e come divulgatori della sua religione. A tal punto si mostravano umili che il Principe dei Credenti Ali (as) disse: “Io sono uno dei servi di Muhammad”.

    5 – Giorno del Giudizio e della Resurrezione: la fede sciita nel Giorno della Resurrezione, nel paradiso e nell’inferno, hanno pure origine nel Sacro Corano. In questo Libro Rivelato vi sono numerosissimi versetti che dissuadono l’uomo dal dilungarsi nella spiegazione. Dio Altissimo nel Giorno del Giudizio resusciterà i morti al fine di ricompensare i benefattori e condannare per le loro azioni i malfattori, secondo la Sua Giustizia. Dice infatti Dio Altissimo: “E temete il giorno in cui sarete ricondotti verso Allah. Allora ogni anima avrà quello che si sarà guadagnato. Nessuno subirà un torto”. (II, 181)

    L’Ijtihad continua

    Fra le peculiarità della Shi’a vi è l’ijtihad, la cui porta – si dice – è sempre aperta. Per ijtihad si intende l’impegno del dotto giurisperito islamico per ricavare dalle fonti prime della religione i precetti islamici. Fondamenti dell’ijtihad sono il Libro (il Sacro Corano), la tradizione (sunna), il consenso dei dotti (ijma), l’intelletto (‘aql). Ogni giurisperito, prendendo a documento le fonti prime come il Corano e la Tradizione della Famiglia del Profeta, può applicarsi ed emanare il proprio parere nell’ambito del diritto islamico. Mentre da una parte il giurisperito non ha il diritto di esprimere il proprio parere in maniera autonoma, o attraverso l’analogia (qiyas) o per bontà intrinseca non documentata di un’opera (istihsan), dall’altra non è costretto a pensare nel limite imposto dai giurisperiti del passato. Anzi, appoggiandosi alle menzionate fonti prime, con libertà di pensiero può esprimere il proprio parere su tutte le questioni. Ciò non impedisce l’utilizzo delle teorie dei pensatori precedenti, come lanterne sul proprio cammino. Questa libertà è un’ottima risposta agli avvenimenti di ogni epoca, cosicché la Shi’a in ogni epoca può rispondere ai problemi specifici del tempo, deducendo e ricavando i precetti divini. Tale libertà di pensiero, nel rispetto delle norme originali, appartiene specificamente alla Shi’a, e in ogni epoca ha dato luogo in questa dottrina allo sviluppo del pensiero, della forza della deduzione e della capacità di rispondere ai problemi del tempo.

    Nella dottrina sciita i principi di fede hanno carattere deduttivo, tanto che ogni individuo deve credere in essi, anche se in maniera semplice, attraverso l’intelletto e la deduzione, mentre riguardo ai precetti della Legge religiosa è dovere di ogni individuo che non sia giunto al grado dell’ijtihad imitare una Fonte dell’Imitazione (Marja’ Taqlid) viva. La Fonte dell’Imitazione deve essere una persona giusta, più sapiente di tutti i teologi del suo tempo.

    Nel corso della storia islamica migliaia di teologi e sapienti sciiti hanno reso ampiamente servigi alla cultura islamica, educando milioni di persone e scrivendo centinaia di migliaia di volumi di opere riguardanti i differenti campi delle scienze islamiche.

    Il compianto Ayatullah Seyyed Muhammad Hosseyn Tabataba’i nell’opera La Shi’ah nell’Islam (pubblicata in Italia dalle edizioni Semar), redatta in un breve tempo e con un linguaggio semplice, ha esposto in forma di compendio e di bozza l’alto pensiero sciita, per coloro che desiderano conoscere per la prima volta il profondo pensiero della dottrina sciita, accennando solo brevemente alle fulgide vite dei Puri Imam (AS). Possa trattarsi di un preludio per coloro che ardono sulla Via della Verità, affinché si avvicinino alla Fonte della luce.

    *ex ambasciatore della Repubblica Islamica presso il Vaticano

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