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    La Missione Profetica e i suoi primi tre anni

    La Missione Profetica e i suoi primi tre anni
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    Muhammad (S) aveva quarant’anni e trascorreva, come d’abitudine, il mese di Rajab nella solenne solitudine della grotta della montagna di Hira. Pregava, digiunava e meditava sul concetto di Dio e sulla creazione, quando all’improvviso, nella notte del 27 di quel mese, vide l’Arcangelo Gabriele e ricevette la sua prima rivelazione: “Leggi nel nome del tuo Signore che ha creato. Egli ha creato l’uomo da una aderenza. Leggi! Perché il tuo signore è il Generosissimo, Colui che ha istruito per mezzo del calamo. Egli ha insegnato all’uomo ciò che non sapeva”. (Sura al-‘Alaq, 96, 1-6).

    Questa fu la prima Rivelazione Celeste fatta a Muhammad (S) e il primo brano del Libro Celeste, il Corano, disceso su di lui. L’Arcangelo Gabriele se ne andò, ma le parole che aveva enunciato e chiesto a Muhammad (S) di leggere restarono scolpite nel cuore del Profeta.

    Tornato a casa, Muhammad (S) raccontò a sua moglie Khadija l’avvenuto e tutto quel che gli era successo. Khadija apprese la notizia con gran gioia, poiché essa già credeva in un Dio unico e rinnegava il politeismo.

    La data della prima rivelazione fu, secondo gli storici, il 27 Rajab (610 d.C.).

    Generalmente si considera che la missione di Muhammad (S) ebbe inizio in questa data, la quale segna l’inizio di un’era. Fu l’anno della Bi’tha (Missione) e a partire da questa data, e qualche tempo dopo la prima rivelazione, a Muhammad (S) furono destinate una successione di rivelazioni che sarebbero durate tutto il corso della sua vita.

    Le rivelazioni

    Il Profeta riceveva le rivelazioni in vari modi: a volte come un’orma impressa dall’Azione Divina sul suo spirito durante il suo sonno; a volte l’Arcangelo Gabriele appariva sotto forma umana per comunicargli la rivelazione, a volte nella sua reale forma angelica, restando invisibile a tutti salvo che al Profeta; a volte egli veniva a trovarsi in un tale stato spirituale che diventava insensibile a tutte le esteriorità, pallido in viso a motivo di un’ansia intensa. Questo modo di ricevere la rivelazione era il più difficoltoso: persino nelle giornate molto fredde, la sua fronte, in quei momenti, era imperlata di sudore. Ugualmente cambiavano i tempi o le circostanze della rivelazione: a volte le riceveva mentre era a cavallo o in groppa al mulo o al cammello.

    I primi credenti

    Si è già detto di come Khadija credette alla missione profetica del marito sin dall’inizio. Il cugino del Profeta, ‘Ali (as), che aveva allora dieci anni, lo seguì altrettanto rapidamente e anzi, secondo alcune fonti, ‘Ali (as) era addirittura presente durante il momento della prima rivelazione. Quindi fu la volta Zayd ibn Harith, il liberto che viveva sotto lo stesso tetto di Muhammad (S), ad abbracciare la fede.

    Al-Suyuti nell’opera “Tarikh al-Kulafa” scrive: “In effetti, Ibn ‘Abbas, Anas, Zayd ibn Arqam, Salman al-Farsi e molti altri affermarono che fu ‘Ali il primo ad abbracciare l’Islam, e secondo alcuni, vi è consenso su tale questione”.

    Il celebre ‘Ali (as) fu dunque il primo uomo ad abbracciare senza esitazione la fede di Muhammad (S) ed a credere che egli era il Profeta di Dio.

    E’ da notare che Muhammad (S), inizialmente, si presentò come Profeta soltanto ai membri della sua famiglia, cioè a coloro che si presume conoscessero meglio i suoi umani difetti – se difetti egli aveva. Questa è la prova più credibile della purezza del suo carattere nell’ambiente familiare; diversamente essi sarebbero stati gli ultimi a credere alle sue affermazioni.

    E’ un fatto assodato che ‘Ali (as) passò la sua infanzia sotto la responsabilità di Muhammad (S) che, in quanto parente, gli diede l’educazione morale, sociale e religiosa. Egli visse sotto lo stesso tetto e dormì nello stesso letto di Muhammad (S) con il quale divise il cibo. Sin dalla prima infanzia ‘Ali (as) seguì Muhammad (S) sia nella fede che nelle altre occupazioni. Continuò a seguirlo anche quando Muhammad (S) dichiarò di essere il Profeta. Dunque non si può dire che ‘Ali (as) fosse un convertito poiché una conversione implica un cambiamento della propria religione, mentre non vi fu alcun cambiamento nel caso di ‘Ali (as). In altri termini, si potrebbe affermare che ‘Ali (as) nacque (e crebbe) musulmano. Queste sembrano essere le circostanze nelle quali ‘Ali (as) dichiarò che egli si era unito a Muhammad (S) nelle preghiere sette anni prima che qualcun altro facesse altrettanto. Quindi, solo ‘Ali (as) può pretendere d’essere stato il primo musulmano.

    Qualche tempo dopo i detti avvenimenti, ad Abu Talib capitava a volte di vedere suo figlio ‘Ali (as) e suo nipote Muhammad (S) pregare insieme in un angolo appartato, con ‘Ali che si poneva alla destra di Muhammad (S). Abu Talib osservava silenziosamente il loro nuovo modo di adorare: si curvavano sino alle ginocchia, poi si raddrizzavano, quindi si prosternavano fino a che la loro fronte toccava il suolo. Vedendo come erano assorti, la loro umiltà di fronte a Dio, il raccoglimento nell’adorazione, egli restò così impressionato che ordinò a Ja’far, l’altro figlio che era con lui, di unirsi a Muhammad (S) mettendosi alla sua sinistra. Quand’essi ebbero finito le loro preghiere, ‘Ali (as) spiegò a suo padre: “Io credo nell’Unità di Dio, credo che mio cugino Muhammad sia il Suo Profeta, e lo seguo”. “Seguilo, figlio mio, – rispose Abu Talib – egli ti guiderà sul retto cammino e non ti inviterà ad allontanarti da ciò che è bene”.

    Abu Talib, in quanto tutore di Muhammad (S), aveva osservato attentamente il comportamento del nipote dopo la predizione del monaco nestoriano e lo aveva trovato di virtù superiore ai suoi coetanei e vedeva che molti gli riconoscevano un’aura di santità.

    Sapendo che diverse persone già lo riconoscevano come guida spirituale, egli credeva senza alcun dubbio che Muhammad (S) fosse il Messaggero di Dio. Fu per questo che consentì senza esitazioni ai suoi figli Ja’far e ‘Ali (as) di seguirlo.

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