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    A che condizioni una supplica sarà sicuramente esaudita?

    A che condizioni una supplica sarà sicuramente esaudita?
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    A che condizioni una supplica sarà sicuramente esaudita?

     

    Domanda

    A che condizioni una supplica sarà sicuramente esaudita?

     

    Risposta (di islamquest.net)

    Risposta concisa

    Il termine du’a significa chiamare, richiedere un desiderio e aiuto; a volte, invece, s’intende il solo chiamare in generale. Nella terminologia religiosa significa “avanzare una richiesta a Iddio l’Altissimo”. La parola du’a e i suoi derivati, nel sacro Corano, sono stati utilizzati con tredici significati diversi.

    Poiché la du’a è un tipo di adorazione, come gli altri atti adorativi, possiede delle condizioni positive e negative, che, se rispettate, saranno ragione d’avvicinamento a Dio e del suo esaudimento. Il significato di “esaudimento della du’a”, non implica che sia subito soddisfatta e i suoi effetti si manifestino immediatamente. Infatti, a volte, il suo effetto si svela dopo quarant’anni, oppure Iddio lo sostituirà con qualcosa, molte volte maggiore, nell’Aldilà; chi ha fatto la du’a, vedendo ciò, desidererà che nessuna du’a fosse stata esaudita sulla Terra.

    I sapienti islamici, utilizzando i versetti coranici e gli hadìth degli Infallibili (A), hanno elencato delle regole e delle condizioni per la du’a, che se rispettate, porteranno al suo certo esaudimento. Tra queste condizioni ve ne sono dieci citate dal defunto Feyz Kashani e altrettante che ha riportato dal libro ‘Uddat al-Da’y. L’autore del libro Do’a-ha va tahlilat-e Qor’an ha rammentato diciassette condizioni.

    Considerando i vari hadìth, si possono esporre le condizioni che svolgono un ruolo sicuro nell’esaudimento delle du’a: non dev’essere contraria all’ordine perfetto dell’Universo e alla predestinazione finale di Dio, in caso contrario viene rifiutata e non sarà esaudita; la du’a dev’essere preceduta e seguita da una benedizione (salawat) per il Profeta (S) e la sua Famiglia (A); colui che recita la du’a deve avere una completa conoscenza spirituale di Dio; avere fiducia solamente in Dio e non appoggiarsi ad altri; possedere uno stato di umiltà ed urgenza; la lingua sia conforme al suo cuore; aver compiuto gli atti obbligatori ed essersi astenuto da quelli vietati; richiedere il perdono dei propri peccati; persistere con la du’a, chiedere con certezza a Dio e non avvilirsi; dire “O Dio, fai ciò che tu ritieni opportuno ed è proficuo per me”; avere la certezza che Iddio esaudirà la propria richiesta, anche se gli effetti si manifesteranno in seguito.

    Risposta dettagliata

    Prima di spiegare la risposta ci occuperemo in modo breve del significato di du’a e della sua importanza secondo il Corano. La questione dell’importanza della du’a e del suo compimento, non è solo una questione certa e ovvia nella religione islamica, bensì anche per le religioni e i profeti passati era una questione certa, e le Guide di Dio insegnarono questo concetto alla gente. Inoltre essi recitarono du’a in diverse occasioni, ad esempio la supplica del nobile Abramo (A) e il suo esaudimento citati nel versetto trentasette della sura 14[1]. Sono state narrate anche la du’a del nobile Mosè (A)[2] e di altri Profeti (A). Iddio in diversi versetti ha invitato i suoi servi alla du’a, per esempio i versetti 2:186 e 40:60.

    Il significato letterale e terminologico di du’a: du’a letteralmente significa chiamare, fare una richiesta e chiedere aiuto, e a volte s’intende chiamare in generale[3].

    La parola araba du’a, terminologicamente, significa fare una richiesta a Iddio l’Altissimo. Il termine du’a e i suoi derivati, nel sacro Corano, sono stati utilizzati all’incirca con tredici significati diversi, tra i quali: chiamare, recitare una supplica, richiedere a Iddio, invocare, invitare a una cosa o verso qualcuno, supplicare, chiedere aiuto, adorare, ecc.[4]

    Da alcuni versetti e anche certi hadìth si deduce che la du’a è un tipo di adorazione di Dio. Inoltre in alcune espressioni degli hadìth viene tramandato che “La du’a è il nucleo dell’adorazione”, quindi anch’essa come altre adorazioni, possiede condizioni positive (da compiere) e negative (da non compiere). In altre parole per eseguire la du’a correttamente e completamente, e fare in modo che ci avvicini a Dio e venga esaudita, colui che la recita deve rispettare delle condizioni e allontanarsi da certi ostacoli. Considerando ciò, si comprende perché certe du’a non vengono esaudite: Iddio è saggio e sapiente e tutte le sue azioni sono basate sulla saggezza e la convenienza. Anche l’esaudimento di una du’a è legato all’opportunità e, allo stesso modo, la promessa di accettarla da parte di Dio. Se un individuo generoso dichiara che chi desidera qualcosa da lui gliela darà, e qualcuno si presentasse chiedendo qualcosa che lui ritiene utile, ma che in realtà gli sarebbe nociva o da cui ne conseguirebbe la sua morte, in questo caso sarebbe più appropriato che l’individuo generoso non gli doni quella cosa. In realtà donargliela costituirebbe un’oppressione. La maggior parte delle richieste dei servi di Dio sono fonte di danno per loro stessi, anche se loro non se ne rendono conto[5].

    In un hadìth qudsi[6] viene riportato che: “Alcuni miei servi non si correggono e non mantengono la fede, tranne che siano ricchi; in caso contrario verrebbero annientati spiritualmente. Per altri invece la povertà è meglio per loro; in caso contrario la loro anima morirebbe”[7]. A questo punto è possibile che sorga un dubbio: Iddio conosce meglio ciò che è opportuno per noi e predestina ciò che vuole e questo avverrà sicuramente; quindi che bisogno c’è di fare du’a e chiedere a Dio? Replicando ci limitiamo a dire: la realizzazione di alcune predestinazioni divine è condizionata dalla du’a dei servi, cioè se un servo recita una supplica, è suo interesse che Iddio gli doni ciò che ha chiesto, mentre se non supplica, non è suo interesse e ciò non gli è stato predestinato.[8]

    Per questo motivo Iddio rifiuta le du’a che sono contrarie al perfetto ordine dell’universo e al suo decreto finale, e non le esaudisce. Per esempio se qualcuno desiderasse di rimanere sempre vivo su questa terra e di non morire mai, poiché questa du’a è in conflitto col decreto divino che è stato riportato nel versetto 185 della III sura del Corano, “Ogni anima gusterà la morte”, oppure chiedesse a Dio di non renderlo dipendente da un’altra creatura, non sarebbe mai accontentato. Negli hadìth viene narrato che l’Imam Alì (A) sentì un uomo che recitava una supplica per un proprio amico dicendo: “Che Iddio ti eviti ogni difficoltà e cosa malvagia”. Alì (A) replicò: “Tu hai richiesto la morte del tuo amico a Dio”[9]. Cioè in realtà fin quando un essere umano è in vita, secondo l’ordine dell’universo è esposto alle difficoltà e alle calamità, salvo che non sia più in questo mondo.

    Per quanto riguarda il rifiuto delle du’a, l’allamah Majlesi (ra), nell’interpretazione di un hadìth, ha citato degli aspetti come risposta:

    Primo aspetto – La promessa divina dell’esaudimento della du’a è condizionata dal volere divino, cioè se Lui vuole la esaudisce, questo secondo ciò che Lui stesso ha affermato nel Corano:

    “… فیکشف ما تدعون الیه إن شاءَ…”

    Se vorrà, disperderà ciò che avete invocato”.[10]

    Secondo aspetto – Il significato di “esaudimento” negli hadìth è quello di ascoltare e prestare attenzione alla du’a, infatti Iddio la esaudisce subito, ma ritarda la donazione di ciò che è stato richiesto, affinché l’individuo continui la propria supplica ed Egli ascolti la voce del Suo amato.

    Terzo aspetto – Iddio ha subordinato l’esaudimento della du’a alla proficuità e al bene dell’individuo. Infatti Iddio è saggio e, per i desideri inutili del servo stesso, non abbonda mai ciò che è positivo, bensì conduce i Suoi servi alla beatitudine. Quindi è chiaro che dobbiamo considerare che questo tipo di promesse provenienti da un essere saggio sono condizionate dall’opportunità[11].

    Nel libro Usul al-Kafi sono stati citati quattro significati per “esaudimento”, ovvero:

    1. Iddio dona immediatamente a chi esegue la du’a ciò che ha chiesto.

    2. Iddio esaudisce la sua richiesta ma poiché ama sentire la sua voce, ritarda ciò che ha richiesto per del tempo.

    3. Accetta la sua du’a e la esaudisce, però il suo esito consiste nel perdono dei suoi peccati.

    4. La sua du’a viene accettata e diventa una provvista per l’Aldilà[12].

    Da questo si può dedurre che il significato di esaudimento della du’a, non è che essa venga esaudita subito, i suoi esiti si manifestino immediatamente e che chi l’ha eseguita giunga a ciò che ha desiderato; infatti nel versetto ottantanove della decima sura del Corano viene ricordato che Iddio ha esaudito la du’a del profeta Mosè (A), e per validi motivi ha manifestato il suo esito, ovvero la morte del Faraone, dopo ben quarant’anni.

    A volte, invece, l’esito della du’a si manifesterà in modo tale che Iddio nell’Aldilà donerà più di ciò che Gli è stato chiesto al richiedente (a chi non conosceva il proprio bene). Quando nell’Aldilà egli vedrà quello che gli sarà dato in cambio di ciò che aveva chiesto, desidererà che non gli fosse mai stata esaudita nessuna supplica in questo mondo (confermando che la sua du’a è stata esaudita completamente)[13].

    Fino a questo punto è stato spiegato il significato, l’importanza e le condizioni della du’a ed è stato chiarito perché alcune du’a non vengono esaudite e cosa s’intende per il suo esaudimento. Adesso è il momento di rispondere alla domanda in questione, ossia: a che condizioni una supplica viene esaudita sicuramente? I sapienti e gli esegeti islamici, attraverso i versetti divini e gli hadìth degli Infallibili (A), hanno elencato delle condizioni e delle regole riguardanti la du’a e colui che la recita, grazie alle quali essa diventa influente e sarà esaudita. Nel libro Do’a-ha va tahlilat-e Qor’an sono state citate diciassette condizioni, per esempio: conoscenza di Dio; conformità tra il cuore e la lingua di chi la compie; eseguire gli atti obbligatori e astenersi da quelli vietati; pentirsi dei peccati; invocare benedizioni (salawat) per il profeta Muhammad (A) e la sua Famiglia (A), ecc.[14] Anche il defunto Feyz Kashani nel libro Mahajjat al-Baydha’ ha citato dieci condizioni e ne ha riportate altrettante dal libro ‘Uddat al-Da’y dell’allamah Hilli (ra); alcune di queste sono: serietà (o proposito) nella du’a, du’a in gruppo, prestare attenzione a Dio col cuore; non fidarsi di altri oltre a Lui per le proprie necessità, ecc.[15]

    Negli hadìth riguardanti l’esaudimento certo della du’a, sono stati riportati dei concetti che è utile conoscere. L’Imam Sadiq (A) disse: “Le du’a sono sempre celate da un velo; cioè non possono arrivare al cospetto di Dio liberamente, fin quando non sono accompagnate da una benedizione (salawat) per il Profeta (S)”[16].

    In un altro hadìth dell’Imam Sadiq (A) viene narrato che disse: “Quando qualcuno di voi vuole recitare una du’a, in principio benedica il Profeta, poiché la benedizione per il Profeta viene accettata da Dio ed Egli non accetta solo una parte della du’a respingendone un’altra”[17]. In un altro hadìth ancora disse: “Oltre a benedire il Profeta e la sua Famiglia all’inizio, benedite il Profeta e la sua Famiglia anche alla fine della du’a”[18].

    L’imam Hasan al-Mujtaba (A) disse: “Se un individuo controlla il proprio cuore affinché non s’introducano in esso tentazioni e pensieri di cui Dio non si compiace, io mi faccio garante che le sue du’a saranno esaudite”[19].

    L’imam Sadiq (A) disse: “Interrompete la vostra fiducia in altri che Dio affinché il vostro cuore non si appoggi ad altra forza che Dio; a quel punto recitate una du’a, certamente essa sarà esaudita”[20].

    È stato tramandato anche che: “Sarà sicuramente esaudita la du’a di un oppresso che non ha altro rifugio oltre Dio”[21]. Pertanto se chi recita la du’a, possiede le qualità che la rendono accettabile, essa non sarà rifiutata. Infatti Colui che esaudisce la richiesta è perfetto, più che perfetto, e così pure è la grazia che effonde. Se la Sua grazia non si manifesta, è colpa di colui che non ha i requisiti per riceverla. Perciò se l’essere umano soddisfa le condizioni per essere degno di ricevere la grazia, essa – che proviene dai forzieri divini che non hanno fini né limiti e sono miniere di grazia infinita – gli sarà effusa.[22]

    Perciò è stato detto che le cose sono di tre tipi:

    1. Ciò che è opportuno anche senza du’a, infatti con o senza di essa, Iddio lo donerà.

    2. Ciò che anche con la du’a non è opportuno; in questo caso non verrà donato neanche se richiesto.

    3. Ciò che tramite la du’a è opportuno che venga donato, mentre senza di essa è inopportuno; in questo caso la sua donazione è condizionata dalla du’a e siccome l’essere umano è incapace di comprendere il bene e il male di tutte le cose, non deve trascurare la du’a e altresì non deve avvilirsi se non viene esaudita, poiché non era propizia per il suo bene. Tralasciando ciò, com’è stato accennato in precedenza, la du’a è un atto d’adorazione, anzi uno dei migliori atti d’adorazione che permette di avvicinarsi a Dio; lo stesso avvicinamento viene considerato uno dei migliori esiti di ogni adorazione[23]. Quando un essere umano eleva le mani per compiere una supplica, secondo le tradizioni e la sunna degli Infallibili (A), è meritorio passarle sul proprio capo e viso poiché la grazia di Dio ha risposto ad esse; una mano che viene allungata verso Dio, certamente non torna vuota e una mano che ha ricevuto un dono divino, è preziosa ed è bene perciò passarla sul viso o sul capo[24].

     

    Note

    [1] Mohammad Taqi Falsafi, Sharh-e Doa-ye Makarim al-Akhlaq, vol. 1, pag. 2.

    [2] Sacro Corano, 20:25-28.

    [3] Seyyed Alì Akbar Qorashi, Qamus-e Qor’an, lemma “du’a”.

    [4] Baha’oddin Khorramshahi, Daneshname-ye Qor’an va Qor’anpajuhi, vol. 1, pag. 1054.

    [5] Seyyed Mohammad Baqer Shahidi e Hebatoddin Shahrestani (ra), Do’aha va Tahlilat-e Qor’an, pag. 43.

    [6] Hadìth in cui un Profeta o Imam (A) tramanda la parola divina.

    [7] Molla Hadi Sabzevari, Sharh-e Asma’ al-Husna, Maktabat Basirati, Qom, pag. 32.

    [8] Seyyed Mohammad Baqer Shahidi e Hebatoddin Shahrestani (ra), Do’aha va Tahlilat-e Qor’an, pag. 43.

    [9] Mohammad Taqi Falsafi, Sharh-e Do’a-ye Makarim al-Akhlaq, vol. 1, pag. 7.

    [10] Sacro Corano, 6:41.

    [11] Mohammad Baqer Majlesi, Mir’at al-‘Uqul, vol. 12, pp. 19 e 20, nota a piè di pagina.

    [12] Kulayni, Al-Kafi, sezione al-Rawdhah, vol. 1, pag. 330, nota a piè di pagina.

    [13] Mohammad Baqer Majlesi, Mir’at al-‘Uqul, vol. 12, pp. 1-5.

    [14] Seyyed Mohammad Baqer Shahidi e Hebatoddin Shahrestani (ra), Do’aha va Tahlilat-e Qor’an, pag. 15.

    [15] Feyz Kashani, Mahajjah al-Baydha’, vol. 1, pp. 301-380.

    [16] Kulayni, Al-Kafi, vol. 2, pag. 491.

    [17] Shaykh Tusi, Amali, vol. 1, pag. 157.

    [18] Mohammad Taqi Falsafi, Sharh-e Do’a-ye Makarim al-Akhlaq, vol. 1, pag. 9.

    [19] Kulayni, Al-Kafi, vol. 2, pag. 67, hadìth 11.

    [20] Bihar al-Anwar, vol. 72, pag. 107, hadìth 7.

    [21] Abdollah Javadi Amoli, Hekmat-e Ebadat, pp. 220-234.

    [22] Imam Khomeini (ra), Sharh-e Do’a-ye Sahar, traduzione di Seyyed Ahmad Fahri, pag. 38.

    [23] Seyyed Mohammad Baqer Shahidi e Hebatoddinin Shahrestani (ra), Do’aha va Tahlilat-e Qor’an, pag. 45.

    [24] Abdollah Javadi Amoli, Hekmat-e Ebadat, pag. 215.