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    3. A quale peccato è stato paragonato il ledere l’onore di un credente? In che casi è ammesso? E come ci si può pentire di questo atto?

    A quale peccato è stato paragonato il ledere l’onore di un credente? In che casi è ammesso? E come ci si può pentire di questo atto?

    A quale peccato è stato paragonato il ledere l’onore di un credente? In che casi è ammesso? E come ci si può pentire di questo atto?
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    A quale peccato è stato paragonato il ledere l’onore di un credente? In che

    casi è ammesso? E come ci si può pentire di questo atto?

     

    Domanda

    A quale peccato è stato paragonato il ledere l’onore di un credente? È vero che ledere l’onore di un credente è come versare il sangue di una persona? Chi compie quest’azione per rivelare delle verità a un terzo, commette peccato? Come ci si può pentire e liberare dai sensi di colpa? Spiegate secondo i versetti del Corano, gli hadìth e riportando le fonti. Per me è una questione importante. Grazie.

     

    Risposta (di islamquest.net)

    Risposta concisa

    Negli hadìth l’onore del credente è considerato pari a quello del Profeta (S), la sua Famiglia (A), il Corano e la Kabah. Infatti ai beni del credente è dovuto rispetto come al suo sangue e rivelare delle verità non è una scusa sufficiente per ledere l’onore di un credente. Per pentirsi di questo grande peccato bisogna chiedere e ottenere il perdono dell’interessato, rimediare ai danni spirituali che gli sono stati inflitti, compiere buone azioni in vece sua e pregare per lui.

    Risposta dettagliata

    L’imam Baqir (A) narrò che la notte in cui il Profeta di Dio (S) compì il Miraj, egli chiese a Dio che valore avesse il credente presso di Lui. Gli fu replicato: «O Muhammad! Chiunque insulti un Mio amico è come se insorgesse contro di Me e Io Mi affretto immediatamente a soccorrere i Miei amici …»[1].

    L’imam Sadiq (A) al riguardo disse: “Iddio sulla terra ha cinque zone protette: quella del Profeta, quella della Famiglia del Profeta (A), quella del Corano, quella della Ka’bah e quella del credente”[2].

    L’onore del credente è tale che i suoi beni sono rispettabili come il suo sangue. È stato narrato dal Profeta (S) che ingiuriare un credente rende la persona dissoluta, combattere contro un credente è miscredenza, mangiare la sua carne (cioè sparlarne) è un peccato e ai suoi beni è dovuto lo stesso rispetto del suo sangue[3]. Naturalmente se i suoi beni meritano un simile rispetto, il suo onore, che vale più dei beni, deve anch’esso godere di un tale ossequio.

    Gli hadìth riguardanti il rispetto del credente sono talmente numerosi che non è possibile riportarli in questo breve articolo; chi fosse interessato può ricercarli nelle raccolte di hadìth. Per esempio l’allamah Majlesi, a pagina 221 del vol. 71 del Bihar al-Anwar, ha scritto un capitolo intitolato “Abwab huquq al-mu’minin”, dove sono stati trascritti molti hadìth al riguardo.

    In merito alla questione se si possa ledere l’onore di un credente al fine di rivelare delle verità, bisogna rispondere che una tale scusa non è sufficiente per diffamare un credente; tranne se questa rivelazione sia molto importante e necessaria, oppure sia implicato il futuro e l’onore di un credente. In questo caso, eccezionalmente e rispettando tutte le precauzioni, si possono svelare alcuni segreti. Tale argomento è trattato nelle eccezioni della maldicenza; consigliarsi riguardo ad un matrimonio, ne è un esempio.

    Per pentirsi di un grande peccato come la lesione dell’onore di un credente, in primo luogo bisogna chiedergli scusa e ottenere il suo perdono e altresì sforzarsi di rimediare ai danni spirituali che gli sono stati inflitti con quell’atto. Se ciò non fosse possibile, oppure creerebbe maggiori rancori, si dovrà sperare nella misericordia divina, pregando per lui e compiendo buone azioni in vece sua.

     

    Note

    [1] Muhammad ibn Ya’qub Kulayni, Al-Kafi, vol. 2, pag. 352, hadìth 8, Dar al-kutub al-Islamiyyah, Teheran, 1986.

    [2] Ivi, vol. 8, pag. 107, hadìth 82.

    [3] Ivi, vol. 2, pag. 359, hadìth 2.