Fonti Islamiche

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    RIFLESSIONI SULL’ISTI’ADHA
    L’isti’adha è il ricercare rifugio presso Allah contro Shaytan il maledetto. Verbalmente, ci? consiste nel pronunciare una qualsiasi frase atta a manifestare la realtà menzionata; la formula più comunemente utilizzata è comunque “A’udhu billahi min as-shaytan ir-rajim” che significa letteralmente “Mi rifugio in Allah da Shaytan il lapidato”.
    Nel Tafsir attribuito all’Imam al-‘Askari, su di lui la pace, è detto che l’Emiro dei Credenti, su di lui la pace, defin? ‘Shaytan’ in quanto a ‘colui che si è allontanato da ogni bene’ ed esplic? l’aggettivo ‘lapidato’ dicendo che Shaytan è colui che è stato lapidato attraverso la maledizione di Allah”.
    Nell’opera “Ma’ani al-Akhbar” di Shaykh as-Saduq, che Allah ne preservi il segreto, viene riportato che l’Inviato di Allah, su di lui la pace e sulla sua famiglia, abbia detto: “Per ‘rajim’ si intende colui che è stato lapidato attraverso la maledizione ed allontanato dal bene. Nessun credente lo ricorda se non maledendolo. Nell’eterna sapienza di Allah è risaputo che quando si manifesterà il Qa’im, su di lui la pace, non ci sarà alcun credente che non lo lapiderà con le pietre cos? come prima di allora è stato lapidato dalle maledizioni”.
    L’isti’adha implica dunque la purificazione della lingua da quel che di profano vi sia passato preparando il credente al ricordo di Allah e alla recitazione del sacro Corano, ripulendogli il cuore dallo sporco dei sussurri satanici, cosicché il credente si prepari a presenziare innanzi a Colui che viene ricordato e in Egli trovi infine benedizioni e dolcezza.
    ***
    SURA AL-FATIHA, VERSETTO 1
    “Con il nome di Allah il Misericorde il Misericordioso”
    Nello “°Uyun Akhbar ar-Rida” di Shaykh as-Saduq si narra che l’Emiro dei Credenti, su di lui la pace, ebbe a dire: “[La basmala] fa parte della sura al-Fatiha e l’Inviato di Allah era solito leggerla [anche durante la salat] e considerarla come un versetto di essa, e diceva che l’Aprente del Libro sono i Sette Ripetuti”.
    Nel “Kitab al-Khisal” di Shaykh as-Saduq, che Allah ne preservi il segreto, si narra che l’Emiro dei Credenti, su di lui la pace, ebbe a dire: “[La basmala], pronunciarla ad alta voce durante la salat è obbligatorio”.
    Nel “Tafsir al-Qummi” di °Ali Ibn Ibrahim, che Allah ne preservi il segreto, si narra che l’Emiro dei Credenti, su di lui la pace, ebbe a dire: “[La basmala] è il versetto più degno di essere menzionato ad alta voce e si tratta del versetto di cui Allah dice: ‘Quando menzioni nel Corano il tuo Signore, l’Unico, voltano le spalle con ripulsa’ (17:46)”.
    Nel “Tafsir al-°Ayyashi” di Shaykh al-°Ayyashi, che Allah ne preservi il segreto, si narra che l’Emiro dei Credenti, su di lui la pace, ebbe a dire: “Cosa li prende! Che Allah li stermini! Intendono il versetto più magnifico nel Libro di Allah ma ritengono che pronunciarlo ad alta voce sia un’innovazione!”.
    Nel “Tafsir al-°Askari” dell’Imam al-°Askari, su di lui la pace, e nel “Kitab at-Tawhid” di Shaykh as-Saduq, che Allah ne preservi il segreto, si narra che l’Imam al-°Askari, su di lui la pace, ebbe a dire: “[La basmala], chi la trascura tra i nostri sciiti verrà messo alla prova da Allah con una sventura onde riponga l’attenzione al ringraziamento e all’ammirazione, e venga distrutta in lui la deplorazione della sua mancanza quando l’ha trascurata”. E l’Emiro dei Credenti, su di lui la pace, ebbe a dire: “L’Inviato di Allah mi ha detto:- Ogni affare di rilievo in cui non vi sia stato pronunciato ‘Con il nome di Allah il Misericorde il Misericordioso’ è incompiuto-”.
    Nel “Kitab al-Kafi” di Shaykh al-Kulayni, che Allah ne preservi il segreto, si narra che l’Imam as-Sadiq, su di lui la pace, ebbe a dire: “[La basmala] non trascuratela neanche se dopo volete recitare una poesia”.
    Nel “Tafsir al-°Ayyashi” di Shaykh al-°Ayyashi, che Allah ne preservi il segreto, si narra che l’Imam ar-Rida, su di lui la pace, ebbe a dire: “[La basmala] è vicina al Nome Supremo di Allah più della vicinanza dell’iride dell’occhio al bianco”.
    Nel “Kitab al-Kafi” di Shaykh al-Kulayni, che Allah ne preservi il segreto, si narra che l’Imam al-Baqir, su di lui la pace, ebbe a dire: “L’inizio di ogni libro disceso dal Cielo è stato ‘Con il nome di Allah il Misericorde il Misericordioso’ e quando lo pronunci non dimenticarti di chiedere rifugio presso Allah poiché quando lo fai hai posto un velo [di protezione] tra il Cielo e la terra”.
    Nello “°Uyun Akhbar ar-Rida” e nel “Ma°ani al-Akhbar” di Shaykh as-Saduq, che Allah ne preservi il segreto, si narra che l’Imam ar-Rida, su di lui la pace, ebbe a dire: “Con questa [formula] pongo su me stesso un segno tra i segni di Allah ossia l’adorazione”. Allora gli fu chiesto: “Cosa è il segno?”. Ed egli rispose: “Il marchio”.
    Nel “Kitab al-Kafi” di Shaykh al-Kulayni, nel “Tafsir al-°Ayyashi” di Shaykh al-°Ayyashi, nel Kitab at-Tawhid” e nel “Ma°ani al-Akhbar” di Shaykh as-Saduq e nel “Majma° al-Bayan” di Shaykh at-Tabrisi, che Allah preservi il segreto di tutti loro, si narra che l’Imam as-Sadiq, su di lui la pace, abbia detto riguardo alle prime lettere della basmala (la ‘ba’, la sin’’ e la ‘mim’): “La ‘ba’ sta per lo splendore di Allah, la ‘sin’ per la radianza di Allah e la ‘mim’ per la maestà di Allah”.
    Nel “Tafsir al-°Askari” dell’Imam al-°Askari, su di lui la pace, e nel “Kitab at-Tawhid” di Shaykh as-Saduq, che Allah ne preservi il segreto, si narra che l’Emiro dei Credenti, su di lui la pace, ebbe a dire: “Allah è Colui che viene osannato da ogni creatura quando questa si trova in stato di bisogno e difficoltà. Quando non ha più speranza in nient’altro all’infuori di Lui e non vi è più appiglio ad altri che Lui d?: ‘Con il nome di Allah’ ovvero ‘Cerco l’ausilio di Allah in tutte le cose, Colui che è l’unico degno di essere adorato, il Soccorritore quando si chiede soccorso, Colui che risponde quando viene chiamato’…”.
    Nel “Kitab at-Tawhid” di Shaykh as-Saduq, che Allah ne preservi il segreto, si narra che un uomo disse all’Imam as-Sadiq, su di lui la pace: “O figlio dell’Inviato di Allah! Indicami chi è Allah perché molti polemici sono giunti a me e mi hanno confuso”. L’Imam rispose: “O Abdullah! Sei mai stato su una barca?”. Lui disse: “Si”. Allora l’Imam continu? dicendo: “Si è mai rotta la barca in un luogo dove non c’era alcuna altra barca per salvarti e dove non avevi possibilità di nuotare con sufficienti forze?”. Lui rispose: “Si”. Allora l’Imam continu? dicendo: “In quel momento il tuo cuore non si è volto verso qualcosa, tra tutte le cose, in grado di salvarti da quella tragedia?”. Lui disse: “Si”. Quindi l’Imam as-Sadiq, su di lui la pace, rispose ancora dicendo: “Quella cosa era Allah che pu? salvarti dove non vi è alcun altro salvatore e soccorrerti dove non vi è alcun altro soccorritore”.
    Per quanto concerne le espressioni “il Misericorde il Misericordioso” è opportuno fare alcune precisazioni. La provvidenza raggiunge il creato per mezzo della grazia divina, e ci? è quanto definiamo “espressione della misericordia di Allah”. La misericordia talvolta discende come “atto del Misericorde” e talvolta come “atto del Misericordioso” nonostante questi entrambi questi i nomi si riferiscano alla medesima unica ed eterna realtà che è Allah. La misericordia del Misericorde (rahmatur-rahmaniyya) discende su tutti gli esseri ed abbraccia ogni cosa esistente, e ci? include anche tutti quei favori concessi ai miscredenti: “Egli è Colui che ha perfezionato ogni cosa che ha creato” (32:7). La misericordia del Misericordioso (rahmatur-rahimiyya) invece è una misericordia particolare destinata ai credenti sia in questo mondo che in quello futuro ed in genere implica tutte quelle benedizioni che guidano verso la beatitudine celeste e il mondo spirituale. Nel “Tafsir Imam al-°Askari”, su di lui la pace, si evince che, in alcuni casi, la misericordia del Misericordioso pu? discendere anche sui miscredenti quando afferma: “Egli è Misericordioso con i Suoi servi credenti alleggerendogli il fardello dell’obbedienza e con i Suoi servi miscredenti accompagnandoli e invitandogli a ci? che più gli si confà”.
    Nel “Majma° al-Bayan” di Shaykh at-Tabrisi, che Allah ne preservi il segreto, si narra che l’Imam as-Sadiq, su di lui la pace, disse: “Il Misericorde è un nome particolare per un attributo universale e il Misericordioso è un nome universale per un attributo particolare”. Si narra inoltre che ‘Isa figlio di Maryam, su di lui la pace, ebbe a dire: “Il Misericorde è misericorde in questo mondo e il Misericordioso è misericordioso nell’avvenire”.
    Nel “Mishkat al-Anwar” di Shaykh at-Tabrisi si narra che l’Inviato di Allah, su di lui la pace e sulla sua famiglia, ebbe a dire: “Allah ha concesso cento misericordie: una in terra e la ha divisa tra la sua creazione che ne gode dei frutti, e novantanove le ha mantenute per Sé attraverso le quali concederà misericordia ai suoi servi il Giorno della Resurrezione.
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    LA LINGUA
    La lingua è il mezzo attraverso il quale possiamo parlare e quindi comunicare con la gran parte delle persone che ci stanno intorno. Essa pu? essere utilizzata sia nel giusto modo come per lodare e glorificare Allah, confortare i bisognosi o esortare al bene e interdire il male, che in modo inappropriato come, per esempio, abusando dei significati sacri, offendendo gli altri o sviare le genti.
    Secondo l’Inviato di Allah, su di lui la pace e sulla sua famiglia, la lingua ha un effetto anche sul cuore. Egli disse: “La fede di un servo non sarà mai corretta se non è corretta l’intenzione del suo cuore e l’intenzione del suo cuore non sarà mai corretta se la sua lingua non parlerà con correttezza” (Bihar al-Anwar, vol. 68, p. 287).
    “Parlare con correttezza” significa anche “parlare con equilibrio” attraverso un linguaggio che non intimorisce chi ci sta intorno. L’Imam as-Sadiq, su di lui la pace, infatti ebbe a dire: “Chi viene temuto dalle genti a causa della sua lingua è da considerarsi tra le genti dell’inferno” (Bihar al-Anwar, vol. 72, p. 283).
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    Un fratello nato in Italia e cresciuto con una formazione cattolica racconta di quando ritorn? all’Islam e dice: “La cosa più difficile all’inizio non fu quella di cercare di identificare e riconoscere i vari principi e le varie branche dell’Islam, viaggiare per imparare, prender parte a incontri o manifestazioni, o litigare con qualche malato cronico di islamofobia; all’inizio non c’è stato niente di più difficile che l’atto della prostrazione davanti a Dio, seppur fosse stato ipocrita il fatto di parlare di Lui tutto il giorno, pieno di entusiasmo, ma non essere in grado neanche di prostrarsi davanti a Lui: l’atto più semplice e umile che un essere umano possa compiere, la tradizione di tutti i profeti di Dio… Ricordo la prima volta: non appena poggiai la fronte a terra subito mi rialzai, non mi sentii tranquillo, mi guardai intorno e non c’era nessuno. Quanto orgoglio! E pensare che a volte mi sentivo pure speciale per il semplice voler abbracciare la vera fede! Se si sia trattato di blocchi psicologici dovuti al mio retaggio culturale, all’educazione ricevuta a scuola, alle esperienze avute con gli amici, o se siano stati sussurri satanici, questo solo Dio lo sa. Sia lodato Dio! Adesso la situazione è molto cambiata: dopo aver finito una prostrazione, provo un forte senso di colpa per non aver reso giustizia a Dio, ritenendo di non aver prolungato a sufficienza la prostrazione e per la carenza di presenza del cuore che avrei dovuto metterci. Ma nonostante questo, provo un forte senso di pace”.
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    DEL SAPER PARLARE
    Nel “Nahj al-Balagaha” si riporta che l’Emiro dei Credenti, su di lui la pace, ebbe a dire: “Le parole del saggio si celano nel suo cuore, le parole del folle si manifestano con la sua lingua” e “Quando si parla meno, si realizza l’intelletto”. Quando ci si relaziona con gli altri è quindi opportuno tenere a mente qualche indicazione:
    1) Non parlare di ci? che non ti riguarda e cerca di entrare nelle liti verbali solo per appacificare le parti e dare buoni consigli;
    2) Il miglior discorso è quello breve e indicativo al bene, parla dunque quando è necessario e non aggiungere ad esso parole superflue altrimenti lo scopo del discorso sarà vanificato. Ricorda inoltre che quando il discorso è lungo si moltiplica con esso la possibilità di errore e di peccato.
    3) Quando sai di non poter avere alcun effetto con le tue parole, lascia l’affare agli altri.
    4) Quando parli con gli altri, non correre con la lingua e mantieni spazi di silenzio tra un’espressione e l’altra affinché chi ascolta ha modo di ponderare su quello che vien detto.
    5) Fai in modo che il discorso e il suo messaggio giungano al destinatario senza farlo annoiare, stancare o andar via.
    6) Ascolta il discorso di chi ti sta parlando e non rimandare troppo a lungo la risposta poiché l’interlocutore potrebbe dimenticarsi di quel che si è detto.
    7) Quando parli di un argomento specifico non cambiarlo all’improvviso senza che vi sia alcun legame tra i due discorsi.
    8) Parla quando è consono poiché parlare fuori luogo non giova alcunché.
    9) Quando hai finito di parlare ricordati di Allah ringraziandolo o chiedendogli il perdono.
    10) Quando puoi, ricordati della seguente tradizione dell’Inviato di Allah, su di lui la pace e sulla sua famiglia: “Quando gli amici intimi di Allah sono in silenzio, tal silenzio è [Suo] ricordo, quando osservano, tale osservare è insegnamento, quando parlano, tal parlare è saggezza” (Bihar al-Anwar, vol. 66, p. 289).
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    CIBO PER LO SPIRITO
    Il nobile Corano afferma: “Osservi l’uomo il suo cibo!” (80:24). Il cibo è un elemento necessario alla nostra sopravvivenza terrena ma anche un fattore che aiuta a regolare il nostro rapporto con l’anima. Per questo motivo nell’Islam troviamo alcuni alimenti che sono leciti, altri consigliati, altri sconsigliati, ed altri ancora che vengono categoricamente proibiti.
    I dualisti considerano l’essere umano come fosse una dicotomia tra il corpo e l’anima senza che questi abbiano alcuna relazione tra loro.
    Comunque i teosofi islamici ritengono che il corpo sia una manifestazione dell’anima e che quest’ultima abbia perfezionato la prima. Essi ritengono che l’anima sia nata in seguito ad un movimento sostanziale del corpo. Il nobile Corano potrebbe alludere a questo fatto quando afferma: “In verità creammo l’uomo da un estratto di argilla, poi ne facemmo una goccia di sperma in un sicuro ricettacolo, poi di questa goccia facemmo un’aderenza e dell’aderenza un embrione; dall’embrione creammo le ossa e rivestimmo le ossa di carne. E quindi ne facemmo un’altra creatura. Sia benedetto Allah il Migliore dei Creatori” (24:12-14).
    Esiste dunque unità tra corpo e spirito e tutto ci? che accade al corpo influisce sull’anima, e viceversa. Non è dunque sorprendente notare che vi siano molte tradizioni dei Purissimi, su di loro la pace, che ci esortano a riporre attenzione alla qualità, alla quantità e all’origine del cibo che mangiamo. In alcune tradizioni, addirittura, ci vien detto che l’ottenimento del sostentamento attraverso mezzi illeciti influisce sulla costituzione delle nostre progenie (al-Kafi, vol. 5, p. 125).
    Il cibo illecito non potrà mai aiutarci a mantenere un intelletto sano, né tantomeno il nostro spirito. Mangiate dunque cibo halal e cercate di seguire i consigli dei Purissimi, su di loro la pace, anche nelle vostre cucine poiché c’è un legame particolare tra “cibo fisico” e “stato metafisico”.
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    CONTROLLARE L’IRA
    Controllare la propria ira è un atto meritorio che viene elogiato dal nobile Corano quando dice: “…quelli che donano nella buona e nella cattiva sorte, quelli che controllano la collera e perdonano gli altri poiché Allah ama chi opera il bene” (3:134). La coltivazione e le manifestazioni d’ira possono produrre effetti assai negativi tra cui la pronuncia di discorsi violenti ed aggressivi, liti fisiche e varie malattie del cuore come l’arroganza e l’invidia.
    L’Imam as-Sadiq, su di lui la pace, ebbe a dire: “Non vi è trattenuta più amata da Allah che la trattenuta della collera, attraverso la pazienza e la condiscendenza, quando si presenta nel proprio cuore” (al-Kafi, vol. 2, p. 111).
    Alcuni metodi per eliminare l’ira quando si presenta sono i seguenti:
    1) Rifugiarsi presso Allah pronunciando l’isti’adha ossia “A’udhu billahi min al-Shaytan ir-rajim” (Cerco rifugio presso Allah da Satana il lapidato). Ci? potrebbe oltretutto causare l’ira di Iblis e dei suoi eserciti.
    2) Cambiare posizione. Per esempio se si è seduti ci si alza o viceversa, o se si è fermi si inizia a camminare o viceversa. Inoltre quando l’ira si presenta, si rinunci a pronunciare qualsiasi discorso.
    3) Compiere il wudu (abluzione minore) o bere acqua fredda poiché l’ira è “calore”.
    4) Riflettere sui meriti di chi controlla la propria ira. Il nobile Corano afferma: “Perdonali e sii indulgente con loro. Invero Allah ama i chi opera il bene” (5:13) e “…ma chi perdona e si riconcilia avrà in Allah il suo compenso” (42:40).
    5) Riflettere sui tormenti del castigo divino destinato a coloro che non osservano il volere di Allah.
    6) Abbandonare lo stato di rabbia attraverso il riconciliamento e l’amore: “Non sono certo uguali la cattiva [azione] a quella buona. Respingi quella con qualcosa che sia migliore: colui dal quale ti divideva l’inimicizia diventerà un amico affettuoso” (41:34).
    Ci sono casi, comunque, in cui la manifestazione dell’ira pu? essere cosa richiesta e lodevole come i seguenti:
    1) Per difendere la verità e la religione
    2) Per mantenere la giustizia
    3) Per combattere i nemici di Allah, del Profeta e dell’Ahl al-Bayt
    4) Per riformare un corrotto
    5) Per ingiungere al bene e interdire il male
    L’Imam as-Sadiq, su di lui la pace, ebbe a dire: “Chi non controlla la propria ira non sarà controllato dal proprio intelletto” (al-Kafi, vol. 2, p. 305). L’espressione “controllare”, evidentemente, non indica una completa soppressione ma una corretta gestione la quale dovrà esser protratta in base ai criteri che abbiamo menzionato.
    ***
    DOVE E’ FATIMA AZ-ZAHRA?
    Uno Shaykh racconta che una volta si trovava a compiere una Ziyarah a Medina per far visita alle tombe dell’Ahl al-Bayt nel cimitero di Jannatul-Baqi ed una signora anziana giunse a lui chiedendogli: “Dove sono le tombe di Fatima?”. Lo Shaykh racconta che d’istinto pens? che la signora si fosse confusa ed avesse voluto dire: “Dove è la tomba di Fatima?”.
    Come è noto, esiste divergenza di opinione sul luogo di sepoltura della nobile Fatima az-Zahra, su di lei la pace: si dice che ella sia stata sepolta a Jannatul-Baqi, o vicino alla casa del nobile Profeta, su di lui la pace e sulla sua famiglia, o addirittura si dice sia stata sepolta nei pressi di casa sua. Di fatto nessuno, o quasi, oggi conosce ove sia stata effettivamente sepolta la nobile figlia del Profeta, su di loro la pace. Si narra che Fatima az-Zahra, su di lei la pace, volle intenzionalmente tener nascosto il suo luogo di sepoltura affinché chi volesse poi farle visita si chiedesse il motivo per cui tale sepoltura avvenne in segreto. Nel “Sahih al-Bukhari” si narra quanto segue: “Abu Bakr si rifiut? di dare qualcosa a Fatima. Allora lei si arrabbi? con Abu Bakr e si tenne lontano da lui e non gli chiese più niente fino a che mor?. Ella visse per sei mesi dopo la morte dell’Inviato di Allah. Quando mor?, suo marito ‘Ali la seppell? di notte senza informare Abu Bakr e recit? la preghiera funeraria da solo” (“Sahih” di al-Bukhari, vol. 5, capitolo sulle “Spedizioni militari condotte dal Profeta”, Hadith 546).
    Oggi la situazione dei credenti pare non sia migliorata molto: la via verso le tombe dell’Imam al-Hasan, dell’Imam as-Sajjad, dell’Imam al-Baqir e dell’Imam as-Sadiq, su di loro la pace, al cimitero di Jannatul-Baqi è stata bloccata in modo tale da non permettere ai credenti di fargli visita. Allora ci chiediamo: perché tutta questa preoccupazione? E’ veramente, come dicono i fautori della presente situazione, per non far “deviare le genti dalla Retta Via” affinché non adorino le tombe o forse perché l’amore riposto nei confronti dell’Ahl al-Bayt fa paura ai rinnegatori e agli oppressori perché i Purissimi, su di loro la pace, sono la via, la verità e la luce che a Lui conducono?
    Lo Shaykh continua poi il suo racconto riflettendo meglio sulla domanda dell’anziana signora e giunge alla conclusione che non si sia trattato di una frase sbagliata. Egli dice che è vero che non sappiamo ove sia la tomba della nobile Fatima az-Zahra, su di lei la pace, ma è anche vero che ella non ha una sola tomba: infatti il cuore di ogni credente è il Mausoleo di Fatima, su di lei la pace. I miscredenti, gli ignoranti e gli ipocriti cercano tutt’oggi in ogni modo di profanare e distruggere le tombe dell’Ahl al-Bayt ma fintanto che queste risiedono nei cuori dei credenti, presenzieranno in eterno.
    ***
    L’ACCONDISCENDENZA
    L’accondiscendenza (hilm) implica frenare la propria ira mostrando clemenza, tolleranza e sopportazione nei casi in cui ci? venga necessitato. Si tratta di avere misericordia nei confronti delle persone più ignoranti cercando di insegnare loro le buone maniere con le buone maniere. E’ un segno della presenza dell’intelletto e di buona volontà in un individuo. Quando fu chiesto all’Imam al-Hasan, su di lui la pace, cosa fosse l’accondiscendenza, questi ebbe a dire: “Ritenere la rabbia e controllare il proprio ego” (Bihar al-Anwar, vol. 75, p. 2). Per quanto concerne i meriti dell’accondiscendenza l’Inviato di Allah, su di lui la pace e sulla sua famiglia, ebbe a dire: “L’uomo che mantiene l’accondiscendenza è come una persona che digiuna [di giorno] e veglia [di notte]” (Mustadrak al-Wasa’il, vol. 11, p. 291).
    Uno Shaykh che aveva il compito di guidare le preghiere congregazionali era solito dare una somma di denaro ai poveri prima di iniziare la sua funzione liturgica. Un giorno, finita la preghiera, giunse a lui un povero sayyid dicendogli in malo modo: “Io non c’ero all’inizio della preghiera quando stavi distribuendo i soldi. Dammi i soldi di mio nonno!”. Lo Shaykh gli disse di aver finito i soldi che aveva con sé ma il sayyid continu? con le sue pretese. Lo Shaykh avrebbe potuto arrabbiarsi in quell’occasione scagliandosi contro quel sayyid inopportuno e maleducato ma invece stese il suo abà e disse ai presenti che avevano pregato dietro di lui: “Chi ama la barba di questo shaykh [un’allusione alla sua persona], aiuti questo sayyid!”. Fu cos? che i presenti fecero un’offerta per il sayyid.
    L’Emiro dei Credenti, su di lui la pace, invece ebbe a dire: “Non c’è accondiscendenza migliore della pazienza e del silenzio” (al-Kafi, vol. 8, p. 20). In alcuni libri di storia si racconta che l’Imam Sajjad, su di lui la pace, applic? questo insegnamento quando un uomo giunse offendendolo e l’Imam non rispose. Allora lo offese una seconda volta, e l’Imam nuovamente non rispose. Poi lo offese una terza volta ed ancora l’Imam non rispose. A quel punto l’uomo gli disse: “Sto dicendo a te!”. E l’Imam rispose con la calma e la solita saggezza di sempre nel seguente modo: “Ed io te sto ignorando”.
    ***
    I CINQUE DEL MANTELLO
    Il nobile Corano afferma: “A chi polemizza con te, ora che hai ricevuto la sapienza, d?:-Venite, chiamiamo i nostri figli e i vostri figli, le nostre donne e le vostre donne, noi stessi e voi stessi, e invochiamo la maledizione di Allah sui mendaci-” (3:61). Questo versetto venne rivelato da Allah durante la visita a Medina di un gruppo di cristiani proveniente da Najran che deificavano il profeta ‘Isa, su di lui la pace, attribuendogli qualità divinatorie. Il sommo Profeta, su di lui la pace e sulla sua famiglia, era per? portatore dell’autentica rivelazione celeste e rifiutava una tale teoria e dichiarava che ‘Isa, su di lui la pace, fosse un servo e un profeta di Allah. La veridicità della parola del sommo Profeta, su di lui la pace e sulla sua famiglia, in tali circostanze, avrebbe provato il suo essere “prescelto” (al-Mustafa) come ultimo inviato di Allah e sigillo della Profezia. “Mustafa” non a caso è uno dei suoi santi nomi. Fu cos? che il sommo Profeta, su di lui la pace e sulla sua famiglia, invit? la delegazione dei cristiani di Najran ad una mubahila che consisteva nell’invocare la maledizione su chi avesse torto.
    In molte tradizioni si narra che il sommo Profeta, su di lui la pace e sulla sua famiglia, dopo aver invitato alla mubahila i figli, le donne e “loro stessi”, usc? con Hasan, Husayn, Fatima e °Ali, su tutti loro la pace, i quali erano stati coperti da un mantello (ed ecco perché essi vengono definiti “i Cinque del Mantello” o “Ahl al-Kisà”). Quando i cristiani di Najran ebbero testimoniato ci?, decisero allora di non voler prender più parte alla mubahila. Questo episodio viene citato in tutte le più grandi opere autorevoli di tafsir e non solo.
    Una domanda che potrebbe sorgere a questo punto è la seguente: cosa blocc? i cristiani di Najran, non appena videro queste sante figure, facendogli cambiare idea e non voler più prender parte alla mubahila?
    Secondo la scienza della numerologia denominata “°ilm al-jafr”, o “abjad” nella sua forma più semplice, ad ogni lettera dell’alfabeto arabo corrisponde un numero. Di conseguenza, anche ad ogni parola corrisponderà un dato numero: il numero della somma delle cifre dedotte dalle singole lettere del termine in questione. Per esempio il numero corrispondente al nome “Mahdi” è 59 poiché alla lettera “mim” corrisponde il numero 40, alla lettera “”ha” corrisponde il numero 5, alla lettera “dal” corrisponde il numero 4 e alla lettera “ya” corrisponde il numero 10, per un totale di 59.
    Ora, se osserviamo i corrispondenti numerologici di Allah e dei Cinque del Mantello noteremo che:
    – Al nome “Allah” corrisponde il numero 66
    – Al nome “Mustafa” corrisponde il numero 229
    – Al nome “Ali” corrisponde il numero 110
    – Al nome “Fatima” corrisponde il numero 135
    – Al nome “Hasan” corrisponde il numero 118
    – Al nome “Husayn” corrisponde il numero 128
    Detto questo, risulta che il totale sia 786, lo stesso numero che si ricava dalla formula “Bismillah ir-Rahim ir-Rahim” (Con il nome di Allah Misericorde e Misericordioso). Ecco dunque cosa hanno forse testimoniato i cristiani di Najran quando hanno visto insieme i Cinque del Mantello, e quindi hanno poi rifiutato di partecipare alla mubahila… e saggia certamente fu la loro decisione…
    ***
    I RAPPORTI DI PARENTELA
    Mantenere buoni rapporti di parentela è cosa assai importante per il musulmano. Ci? significa andare a visitarli quando possibile, in ispecie quando sono malati, chiedere come stanno e augurargli bene e felicità. L’Inviato di Allah, su di lui la pace e sulla sua famiglia, ebbe a dire: “Fare la carità conferisce dieci ricompense, fare un prestito diciotto, mantenere buoni rapporti con i fratelli venti, e mantenere buoni rapporti con i parenti ventiquattro” (al-Kafi, vol. 4, p. 10).
    Quel che viene esortato è il semplice mantenere i contatti con i parenti, anche saltuariamente, e non il continuo frequentarsi. Era questo che l’Inviato di Allah, su di lui la pace e sulla sua famiglia, intendeva quando ebbe a dire: “Mantenete i rapporti con i parenti in questo mondo anche solo con un saluto di pace” (Bihar al-Anwar, vol. 71, p. 104).
    Anche quando un credente ha parenti inclini al peccato deve comunque mantenere buoni rapporti con loro cercando di dare buoni consigli. Nel suddetto caso il credente dovrà tenersi lontano da ambienti e luoghi ove si trasgredisce la Legge divina, ed i contatti andrebbero mantenuti in contesti religiosamente sani, laddove possibile e trovando le circostanze adeguate, oppure a distanza.
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    L’ATTENZIONE DEL CREDENTE
    Il credente deve controllare ogni sua azione durante la giornata affinché non cada nel peccato. Egli deve vigilare su sé stesso onde non dimenticarsi di Allah sia nei momenti di agio che in quelli di difficoltà. In altre parole deve ricordarsi del Suo Signore in ogni circostanza. La negligenza più piccola infatti potrebbe dare l’opportunità a Shaytan di agire contro i nostri più nobili ed elevati interessi. Un credente timorato e guardingo ricorda continuamente Allah ed è ben conscio che Egli lo vede in ogni singolo momento della sua esistenza. Se commette qualcosa di sbagliato si rammenta immediatamente di Allah e del Giorno della Resurrezione onde rettificare sin da subito il suo comportamento e le sue tendenze. Inoltre un bravo credente si ricorda continuamente dei suoi obblighi e del suo dovere di compiere buone opere, fa del suo meglio per poter offrire le sue preghiere nel loro tempo raccomandato stabilito con umiltà e devozione, e concentrandosi sulle parole e le frasi che pronuncia mentre comunica con il suo Signore. Egli non trascorre il suo tempo in divertimenti che lo distolgono dal ricordo di Allah ma lo utilizza nel migliore dei modi per rendere Allah il centro di ogni sua attenzione grande o piccola. Per questo motivo non nega gli atti supererogatori e compie quante più raccomandazioni (mustahabbat) possibili. Il lavoro, l’adorazione, la casa, la famiglia, così come il semplice atto di mangiare, bere o dormire, devono essere compiuti con la massima sincerità (ikhlas) onde ottenere prossimità divina. In tal modo ogni nostra singola azione nonché ogni nostro singolo respiro prendono parte all’attività di culto resa nei confronti del Creatore dell’universo. Questa attenzione e vigilanza, nel linguaggio islamico, viene chiamata “muraqaba” e possiede vari livelli. Nei primi stadi si ripone l’attenzione sui nostri doveri. In seguito, poi, si riuscirà a percepire la presenza divina prima a tratti e poi, se Allah ce ne concede l’immenso favore, in ogni momento.
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    ABBI MISERICORDIA E SARAI SOGGETTO A MISERICORDIA
    Si narra in una nobile tradizione che l’Emiro dei Credenti, su di lui la pace, ebbe a dire “Irham turham” ossia: “Abbi misericordia e sarai soggetto a misericordia” (Bihar al-Anwar, vol. 77, p. 385). Queste parole ci insegnano a vivere con compassione nei confronti del prossimo e se così facciamo, arriverà un momento in cui qualcuno avrà misericordia di noi. Tale interpretazione è corretta anche se, per certi versi, limitata dalla diffusa concezione di considerare l’azione (‘amal) e la retribuzione (jaza’) come due entità separate. Per esempio quando diciamo “Se hai misericordia, un giorno anche tu sarai soggetto di misericordia”, è chiaro che si intende un momento futuro in cui saremo retribuiti per il bene che abbiamo fatto in passato. Comunque, dato che la tradizione dice “abbi misericordia e sarai soggetto a misericordia”, è possibile desumere anche un altro significato. Questa affermazione potrebbe infatti riferirsi ad un unico fenomeno che considera l’azione come la retribuzione stessa: si tratterebbe dunque di una medesima reltà che stabilisce il proprio gesto di benevolenza come ricezione della misericordia da parte nostra. In altre parole, nello stesso momento in cui si ha misericordia verso gli altri stiamo attirando misericordia su noi stessi. Non è casuale quindi notare come molte persone abbiano testimoniato una vicinanza con l’Imam Husayn, su di lui la pace, nel semplice manifestare questa benedetta qualità. L’aspirazione di un credente è assai più nobile di quello che generalmente credono le masse: egli cerca la compagnia dell’Imam Husayn, su di lui la pace, poiché questi è una delle manifestazioni più sublimi della misericordia divina ed ecco perché viene chiamato dai suoi sciiti: “Ya Rahmatallahil-Wasi°a” (O Misericordia di Allah estesa su tutte le cose!). Essere con l’Imam Husayn, su di lui la pace, significa dunque estendere misericordia ovunque siamo.
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    UN’AROMA SPIRITUALE TUTTO DA SCOPRIRE
    L’Emiro dei Credenti, su di lui la pace, ebbe a dire: “Una donna è una pianta aromatica, non una coercitrice” (Wasa’il as-Shi°a, vol. 20, p. 169). Ovviamente, questa tradizione non significa che una donna emani fisicamente un odore aromatico dal proprio corpo. La descrizione dell’Emiro dei Credenti, su di lui la pace, significa dunque qualcosa di altro.
    I sapienti esperti nelle virtù dicono che seppur vi sia un aroma fisico che attrae il senso olfattivo, esiste anche una fragranza metafisica che attrae coloro che sono in grado di apprezzarla. Per esempio l’Inviato di Allah, su di lui la pace e sulla sua famiglia, ebbe a dire: “Non c’è niente di più piacevole dell’odore di un credente” (Kanz al-°Ummal, vol. 1, p. 165) e “Non c’è niente di peggiore del fetore di un miscredente” (Du’afa al- °Uqayli, vol. 4, p. 289). In altre occasioni disse anche: “Invero una discendenza proba è una pianta aromatica tra le piante aromatiche del paradiso (al-Kafi, vol. 6, p. 3) e “Giuro su Colui che ha tra le mani l’anima di Muhammad che l’odore proveniente dalla bocca di una persona che digiuna è più piacevole dell’odore del muschio” (Wasa’il as-Shi°a, vol. 10, p. 400). L’Emiro dei Credenti, su di lui la pace, invece ebbe a dire: “Un sapiente che nasconde la sua sapienza sarà resuscitato tra le quattro [categorie di persone] più maleodoranti tra la gente della Resurrezione ed ogni bestia, ivi incluse le più piccole, lo malediranno” (al-Mahasin, vol. 1, p. 231). Inoltre, si narra che una volta l’Imam al-Baqir, su di lui la pace, disse ad un suo discepolo di nome Maysar: “Vi ritrovate in privato per discutere di quello che volete [sulle questioni concernenti la verità]?”. Il discepolo rispose: “Si, lo giuro su Allah, ci ritroviamo in privato per discutere e parlare di quello che vogliamo”. Allora l’Imam disse: “Giuro su Allah che amerei essere con voi in uno dei vostri luoghi e giuro su Allah che amo il vostro odore e il vostro spirito” (Sharh Usul al-Kafi di al-Mazandarani, vol. 9, p. 69).
    Se riflettiamo attentamente, noteremo che le tradizioni citate vanno oltre la menzione di un aroma meramente fisico e che esiste invece una fragranza spirituale che può esser percepita dalle genti dall’animo elevato.
    L’Emiro dei Credenti, su di lui la pace, dichiarando che una donna è una pianta aromatica (rayhana) ci vuole insegnare che se questa assume veramente il ruolo di una donna guidata dalla Legge divina, il suo intero essere emanerà costantemente la fragranza di una pianta spirituale. Per esempio quando la donna partorisce un figlio sta manifestando la potenza creatrice di Allah (al-khaliqiyya), quando nutre con amore il proprio figlio manifesta l’attributo della provvidenza (ar-raziqiyya), quando controlla e armonizza intelletto, rabbia e passione nell’educare i propri figli manifesta l’attributo della tutela e della custodia (rububiyya). Ecco dunque in cosa consiste questa sua fragranza: consiste nell’adornarsi con i tratti della bellezza divina (as-sifat al-jamaliyya).
    Non c’è da sorprendersi se l’Inviato di Allah, su di lui la pace e sulla sua famiglia, abbia quindi detto: “Del mondo mi è stato fatto amare tre cose: le donne, i profumi e il piacere che provo durante la preghiera” (al-Khisal, p. 183). L’amore per le donne, contrariamente a quanto dicono i materialisti, non indica il desiderio di avere un’intimità fisica ma bensì il ruolo divino che una donna ha in questa terra: essa potenzialmente può manifestare gli attributi divini di bellezza attraverso sé stessa ed emanare quindi un aroma divino comprensibile per coloro che riescono a percepirlo.
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    NESSUN COMMERCIO NELL’ORA DEL VENERDI!
    In alcune tradizioni ci viene insegnato che il venerdì sia un giorno di festa. Esso è però anche un’opportunità per ricordarsi di Allah in modo particolare, in ispecie durante l’ora della Preghiera del Venerdì: “O voi che credete! Quando viene annunciata la Preghiera nel giorno di venerdì accorrete al ricordo di Allah e lasciate il commercio. Ciò è meglio per voi, se solo lo sapeste” (62:9). Questo versetto benedetto ci esorta a ricordare Allah in un momento specifico della settimana e ci dice anche di “lasciare ogni commercio”. Ciò significa che un credente dovrebbe lasciare il suo lavoro per accorrere alla Preghiera del Venerdì e trarne il massimo beneficio. Lavorare o praticare il commercio quando vi è una Preghiera del Venerdì nelle nostre vicinanze, e condotta con il consenso esplicito o implicito dell’Imam del Tempo, su di lui la pace, che soddisfa i criteri menzionati nelle tradizioni, non è affatto cosa buona.
    Ricordiamoci comunque che esiste anche un commercio di tipo spirituale che consiste nell’adorare Allah per ottenere ricompense e benedizioni divine. Seguire l’esortazione del sacro Corano implica astenersi da ogni tipo di commercio, altrimenti Allah ci avrebbe specificato quale commercio sia lecito seguire e quale no durante l’ora della Preghiera del Venerdì. L’Emiro dei Credenti, su di lui la pace, ebbe a dire: “Alcuni adorano Allah per brama di ricompense e quella è l’adorazione dei commercianti, alcuni adorano Allah per timore [del fuoco] e quella è l’adorazione degli schiavi, ed alcuni adorano Allah come ringraziamento e quella è l’adorazione degli uomini liberi” (Nahj al-Balagha, p. 510). In un’altra tradizione afferma: “O Allah! Non ti adoro per paura del fuoco, e neanche per brama del paradiso ma perché ti ho trovato degno di essere adorato” (Tafsir as-Safi, vol. 3, p. 353).
    Si adori dunque Allah solo ed esclusivamente per amor Suo, e non per chiederGli cibo, vestiario, un riparo, o altro ancora. Questo è il vero ricordo di Allah e l’aver capito veramente il significato di “lasciare ogni commercio”.
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    AMORE E OBBEDIENZA
    L’amore è alla base di tutte le stazioni e di tutti gli stadi acquisiti dal credente lungo il suo cammino. Tutte le tappe e tutti i frutti spirituali da lui raccolti non sono altro che conseguenze di questo profondo sentimento. Il volere (irada), il desiderio (shawq), il timore (khawf), la speranza (raja’), l’ascesi (zuhd), la pazienza (sabr), il compiacimento (rida), l’affidamento (tawakkul), sono tutte espressioni dell’amore insito nell’essere umano.
    Allah l’Altissimo disse all’Inviato di Allah, su di lui la pace e sulla sua famiglia: “Dì:- Se amate Allah seguitemi. Allah vi amerà e perdonerà i vostri peccati. Allah è Perdonatore e Misericordioso-” (3:31). Da queste parole comprendiamo quindi che l’amore verso Allah si manifesta attraverso l’obbedienza riposta nei Suoi confronti. E il nobile Corano continua dicendo: “Obbedite ad Allah e al Suo Inviato ma se volgerete le spalle invero Allah non ama i miscredenti” (3:32).
    Fate dunque della vostra obbedienza riposta nei confronti dell’Inviato di Allah, su di lui la pace e sulla sua famiglia, la stessa obbedienza riposta verso Allah e l’amore riposto verso di lui una condizione dell’amore di Allah. L’Inviato di Allah, su di lui la pace e sulla sua famiglia, è illuminato abbondantemente dalla luce divina, luce che Allah ha effuso nei mondi inferiori proprio per suo tramite. Ecco perché il nobile Profeta, su di lui la pace e sulla sua famiglia, viene chiamato “Luce Palese” (an-Nur al-Mubin) e “Lanterna Splendente” (as-Siraj al-Munir): si tratta del suo essere “Misericordia per i mondi” (Rahmatan lil-°Alamin). In maniera analoga, è attraverso questa stessa luce che egli illumina l’umanità che ritorna al proprio Signore, possa Allah farcene assaporare la gioia.
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    INIZIAZIONE O INVITO?

    Si dice che l’essere umano abbia da tempo perso il contatto con il mondo metafisico e che per potervi accedere nuovamente, data la condizione in cui è, questi necessiti di una iniziazione da parte di un maestro spirituale. In alcuni ambienti questa iniziazione avviene, oltre che tramite la presenza di un maestro lui stesso iniziato, attraverso riti o atti simbolici particolari come il passaggio di un turbante o di un mantello da maestro a discepolo. Sarebbe così, dunque, che avverrebbe l’iniziazione spirituale per l’ “aspirante sufi” o l’ “aspirante alla gnosi”.

    Nella Shi’a autentica la Legge (shari’a), la Via (tariqa) e la realtà (haqiqa) sono tutti in perfetta armonia e corrispondenza tra loro. Questo significa che anche la persona che compie correttamente e attentamente i suoi obblighi (wajibat) e si astiene dal peccato avrà modo di vivere la vera spiritualità. Non c’è niente che impedisca ad un normale credente di ricordarsi molto di Allah e invocare continuamente il suo Signore.

    Certo, ci sono delle liturgie (adhkar) particolari da essere compiute in momenti specifici (awqat) che necessitano di una guida per la quale c’è bisogno di un invito preciso (da°wa) onde trovarla ed onde progredire lungo il Sentiero (suluk). I casi a questo punto sono due: o giunge l’invito alla persona o la persona ricerca questo invito.

    Ecco che qui uno potrebbe chiedersi la seguente domanda: se una persona non ha ricevuto nessun invito deve accontentarsi della semplice Legge (shari’a)? La domanda andrebbe però riformulata nel seguente modo: “Una persona deve accontentarsi della guida del Profeta e della sua famiglia, pace su tutti loro, che hanno lasciato per tutti, e senza avidità, fino a che non gli giunge un invito da parte loro, su di essi la pace, per incamminarsi lungo il Sentiero dell’Ahl al-Bayt (suluk Ahl al-Bayt) che solo poche persone riescono a sostenere?”. Ricordiamoci che in varie tradizioni gli Imam, su di loro la pace, hanno detto: “Il nostro affare è assai difficile, non lo comprende nessuno all’infuori di un angelo approssimato, un profeta inviato o un credente il cui cuore è stato messo alla prova da Allah”.

    In un sermone nel “Nahj al-Balagha”, l’Emiro dei Credenti, su di lui la pace, afferma che Allah è assai Generoso e non ha nascosto niente della sua religione. Quindi, come dice anche il sacro Corano, tutto è racchiuso nella nobile religione di Allah: “E ti abbiamo rivelato il Libro come spiegazione di ogni cosa, guida, misericordia e lieta novella per i musulmani” (16:89).

    Il Sentiero (suluk) non è altro che un percorso penetrante attraverso la comprensione, l’incoraggiamento e l’invocazione. E’ una forma di misericordia particolare (ar-rahimiyya al-khassa) più specifica della misericordia destinata a tutti i credenti (ar-rahimiyya al-°amma).

    Purtroppo molte persone che praticano apparentemente la nobile religione non vivono alcuna connessione col Divino e, allo stesso tempo, non possono guidarsi da soli. Ecco dunque che partono alla ricerca di maestri, shuyukh e pir vari. Conseguenza di ciò, a volte, è la mancanza di apprezzamento della stessa Legge (shari’a) ma in verità questo non è altro che mancanza di sapienza autentica.

    Non a caso il primo consiglio che l’illuminato Shaykh Bahjat era solito dare alle persone era appunto: “Compi le tue wajibat e astieniti da ogni muharramat”. Cari amici, fratelli e viandanti… la prima cosa da ricercare è l’umiltà in noi stessi, l’amore (hubb), la pazienza (sabr) e la fiducia in Allah (tawakkul). E tutto questo si trova già nel sacro Corano e nelle nobili tradizioni.

    Dice Allah al Profeta, su di lui la pace e sulla sua famiglia, nel suo nobile Libro: “Invita al cammino del tuo Signore con saggezza, la buona parola e discuti con loro nella maniera migliore. Invero il tuo Signore ben sa chi ha sviato dal Suo cammino e ben conosce coloro che sono stati guidati” (16:125).
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    Il criterio per l’applicazione della misericordia in questo mondo è la saggezza e la giustizia. L’implementazione della misericordia nella nostra condizione presente non può essere senza limiti poiché il mondo materiale è limitato e dunque se la misericordia viene applicata nella sua pura forma causerà una mancanza di giustizia e le cose non potranno trovarsi al giusto posto e nel corretto equilibrio. Inoltre quando la saggezza non viene utilizzata, una soluzione contemplata potrebbe diventare un problema ma mai un problema potrà diventare una soluzione.
    Le persone hanno problemi anche se hanno buone intenzioni o possono potenzialmente diventare brava gente. Se noi vogliamo fare del bene dobbiamo cercare di far qualcosa di buono di durevole e se vogliamo offrire una soluzione anche questa dovrà essere qualcosa di durevole.
    Dover e poter sfamare un povero un giorno non significa che lo si debba o possa sfamare ogni giorno. La vera carità, in questo caso, consiste nell’insegnargli come “pescare i pesci” da solo e poter sfamare sé stesso e la sua famiglia.
    Educare è un grande dono che vien fatto, significa insegnare alle persone ad essere responsabili per le proprie azioni. Insegnare a vivere è tra i più nobili gesti ed è dovere dei singoli individui comprendere le verità e le benedizioni racchiuse in ciò. La comprensione autentica dell’Islam migliorerà certamente la vita di chiunque. Si dovrà dunque insegnare alle genti il vero valore di un essere umano, come il mondo funziona esteriormente e come le genti possano trovare la vera felicità con Allah e a fianco dei Purissimi, su di loro la pace. In questo modo una persona avrà veramente aiutato l’altra e questa sarà pronta per sostenere l’esperienza della vita in maniera effettiva.
    Non è un peccato se non si aiuta immediatamente qualcuno che giunge a noi con una qualche richiesta. A volte, infatti, è più saggio prender tempo, ponderare, e riflettere per trovare una giusta soluzione e soprattutto il modo di far passare l’insegnamento adeguato. Il silenzio e la pazienza, sono in sé stessi fattori estremamente importanti lungo questo cammino.
    Ci saranno sempre critiche da parte di persone insoddisfatte ma spesso ciò avviene perché qualcuno non ha compreso il proprio dovere o non ha appreso a fondo gli insegnamenti fondamentali. Nonostante ciò, attraverso la saggezza e la guida si farà sempre la cosa giusta, e questo lo capiranno sia amici che nemici. Non è un caso che i nemici dei Purissimi hanno sempre riconosciuto la grandezza del Profeta e della sua famiglia, su di loro la pace, anche se l’ego di questi stessi nemici li aveva in odio.
    Comunque sia, esorto me stesso e voi stessi ad accettare sempre le critiche se sono giuste, a ignorare la sofferenza che si prova quando si è soggetti a ingiustizie e a ricordarsi che ogni tanto fa bene al proprio ego essere colpito in un qualche modo… Se venite esortati da qualcuno a fare la cosa sbagliata, non seguite i suoi passi e quando commettete degli errori tornate ad Allah e ricercate la compagnia dei Purissimi, su di loro la pace, con amore e sincerità. Se siamo nel giusto posto innanzi ad Allah, sempre Lo ringrazieremo per le lezioni che ci ha insegnato e continua a insegnarci nel corso della vita.
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    LA DIFFERENZA TRA AIUTARE E DISTRUGGERE
    A volte si pensa che il nostro dovere sia quello di aiutare le persone in ogni circostanza possibile e immaginabile. Cosa significa però aiutare le persone? E quale è la differenza tra aiutare le persone e distruggerle o distruggere noi stessi? Se si vuole aiutare le persone, non si deve relazionare tale aiuto al solo aspetto materiale o emotivo.
    Può darsi che si sfami qualcuno e che questi un giorno uccida i nostri figli. Quindi tutto quello che si fa, lo si deve fare con saggezza. Se aiutiamo le persone senza conoscenza, non avremo aiutato né loro né noi stessi.
    E’ vero, dobbiamo aiutare l’uomo affamato, e ciò lo si fa con il permesso di Allah, ma dobbiamo insegnargli anche come vivere e allontanarlo da sentieri oscuri… e questo non può essere fatto senza educare noi stessi e purificarci dalle malattie dell’anima.
    Il viandante spirituale (salik), che è il sapiente (°alim), è il miglior aiuto per l’umanità quando ripone la sua attenzione su di essa nonostante i suoi doni non vengano mai pienamente apprezzati dalle masse. Ma non possiamo aiutare nessuno fino a che non abbiamo aiutato noi stessi e ciò significa accrescere il nostro rapporto con Allah e i Purissimi, su di loro la pace. Allah e i Purissimi, su di loro la pace, sarebbero forse meno curanti di noi? Se questi non ci danno il permesso (ijaza) di essere coinvolti in un qualche affare significa che esservi coinvolti arreca danno. Se però ci esortano ad entrarci, sarà un successo assicurato. Si tratta di aiutare laddove si può e di non lasciare trionfare le emozioni in questioni che non si possono risolvere in un dato modo o dove il nostro coinvolgimento arreca danno.
    Quel che dice la gente o cosa pensa conta fino a un certo punto poiché gran parte delle persone non giudica con la giusta percezione (basira). Il nostro dovere è quello di capire che non sono le persone a dettarci quali siano i nostri doveri così come nostro dovere è quello di liberarci da ogni attaccamento (ta°alluq) e condizione (qayd)… e cosa rimane a questo punto? Rimane Allah, al quale dobbiamo servitù (°ubudiyya), i Purissimi, su di loro la pace, ai quali dobbiamo obbedienza (ta°a), e, se Allah vuole, un buon maestro al quale dobbiamo rendere servizio (khidma). E questo è tutto per poter dare alle genti ciò di cui veramente hanno bisogno.
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    In un piccolo villaggio un viandante si trovava ospite di una gentile e religiosa famiglia la quale lo accolse con tutti gli onori possibili, sebbene nella massima e assoluta semplicita’.
    Entrato nella camera che gli era stata riservata, la prima cosa che fece fu pensare a dove mettere la sua sajjada per poter compiere le sue preghiere. Fu a quel punto che gli vennero in mente le parole del suo maestro concernenti il posizionamento della sajjada quando si e’ in una stanza.
    Il maestro gli disse: “Metti sempre la tua sajjada negli angoli della stanza poiche’ e’ la’ che potrai trovare gli Awliya di Allah. Non mettere mai la tua sajjada nel mezzo della stanza a meno che tu non sia il proprietario di essa; ma anche in tal caso sappi che ogni posto in cui si poggia la fronte o il volto appartiene ad Allah e che tu non possiedi niente. Dunque mettere la tua sajjada nel mezzo della stanza e’ segno di grande orgoglio”.
    Fu cosi’ che il viandante scelse di pregare in un angolo in fondo alla stanza che gli era stata assegnata.
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    ALLAH C’E’…
    C’era una volta un uomo che era uno studente di Shahid as-Sadr il quale scrisse un tafsir del Corano con il solo Corano poiche’ era severamente controllato dagli uomini di Saddam che facevano molta pressione sui seguaci della scuola dell’Ahl al-Bayt e quindi non poteva tenere molti libri scritti da autori sciiti.
    Ben presto il governo fece pressione anche sulla sua comunita’ e dato che erano sciiti il prezzo dell’affitto della loro husayniya venne raddoppiato nel giro di un anno. I responsabili e i frequentatori del luogo erano disperati e non sapevano cosa fare. L°Alim, che era lo studente di Shahid as-Sadr, non sembrava pero’ affatto preoccupato e disse alle genti: “Credete di essere forse voi a gestire le commemorazioni di lutto per l’Imam Husayn? I soldi verranno…”. Fu cosi’ che venne messa un’apposita cassetta per le offerte nella moschea con una scritta che diceva “Ya Husayn”. Dopo un po’ di tempo, quando fu aperta, le genti si resero conto che conteneva i soldi per le spese di due interi anni.
    Questo stesso °Alim era solito inviare dei soldi in una certa zona per la costruzione di una moschea. Un giorno si reco’ a visitare quella zona e quando chiese alle genti di portarlo a vedere dove era la moschea si rese conto che non c’era nessuna moschea… Il giorno dopo, quindi, inizio’ a costruire la moschea di mano sua e con le sue sole forze. Era il 16 di Ramadan quando disse di voler pregare la Salat al-°Id in quella moschea. Le genti videro la sua grande determinazione e, sommerse dalla vergogna, iniziarono ad aiutarlo. Nel giro di breve tempo vennero fatte numerose donazioni alla moschea: c’era chi si impegno’ a far funzionare l’impianto elettrico, chi dono’ i tappeti, eccetera… Fu cosi’ che pregarono la Salat al-°Id il giorno della festa della rottura del digiuno.
    Quest’uomo si che era un vero °Alim. Egli non fu mai schiavo di se’ stesso o delle persone e la sua vita l’aveva dedicata totalmente ad Allah e ai Purissimi, su di loro la pace.
    E’ giusto impegnarsi per costruire una comunita’ e non cancellare quello che e’ stato fatto in passato ma dobbiamo sapere anche che non siamo noi a mantenerlo vivo. Allah ci ha concesso la grazia di esserne parte e allora tutto quello che e’ stato fatto e che sara’ da farsi per Lui dovra’ essere.
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    YA HUSAYN!
    Il martirio di Husayn Ibn °Ali, su di lui la pace, e’ uno dei momenti piu’ significativi nella storia dei cieli e della terra. Esso non si limita ad un evento storico ma e’ un fenomeno cosmologico nonche’ una realta’ di immensa portata per coloro che sono in grado di comprendere.
    Se avessimo anche una sola goccia della sapienza (ma°rifa) inerente alla personalita’ di Sayyid as-Shuhada’, su di lui la pace, e degli eventi del “domani” giuntaci per mezzo dell’infinita misericordia di Allah, Gli mostreremmo riconoscenza fino al perdurare dell’eternita’.
    Il martirio dell’Imam Husayn,su di lui la pace, marca una tragedia come nessun’altra, ma la sua gravita’ non e’ solo di natura fisica, seppur essa soltanto spezza i cuori degli amici di Allah. Si tratta dell’attacco avvenuto contro la piu’ perfetta della luci e la violazione della pura manifestazione della perfezione che fu nel suo tempo. Nessun momento nella storia dell’umanita’ ebbe delle luci cosi’ perfette, la Gente del Mantello (Ahl al-Kisa’), esistenti contemporaneamente nel regno fisico. E cosi’ l’ultima di queste luci fu violata. Non e’ un caso che anche il semplice credente, il quale osserva questo fenomeno solo in superficie, comprende che non ci sia tragedia come quella di al-Husayn, su di lui la pace.
    L’Imam Husayn, su di lui la pace, ci ha insegnato la grazia e la saggezza da mantenere durante le avversita’. Ed anche nell’avversita’ l’Imam ci ha insegnato a non considerarla come tale ma come una prova per perfezionarci. Una prova, soprattutto se difficile, puo’ e deve essere un passo verso la perfezione.
    Si, il sentiero della verita’ e’ lungo e difficile ma quando uno non ha attaccamenti il fardello si alleggerisce e la luce si manifesta sempre piu’. L’unico attaccamento che conduce al successo in questo cammino e’ l’attaccamento all’Assoluto poiche’ l’Assoluto e’ assoluta dolcezza anche in mezzo all’amarezza della vita.
    Ya Husayn!
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    CONSIGLI DEL NOBILE PROFETA

    Il nobile Profeta, su di lui la pace e sulla sua famiglia, ha detto:

    Ci sono quattro cose che fanno ammalare il corpo:
    1) parlare in eccesso,
    2) dormire in eccesso,
    3) mangiare in eccesso,
    4) incontrarsi con le persone in eccesso.

    Ci sono quattro cose che indeboliscono il corpo:
    1) la preoccupazione,
    2) la tristezza,
    3) la fame,
    4) andare tardi a dormire la notte.

    Ci sono quattro cose che cancellano la luce dal proprio volto:
    1) mentire,
    2) agire senza rispetto verso qualcuno o qualcosa, o continuare ad agire in modo sbagliato essendone coscienti,
    3) parlare di una cosa senza la conoscenza adeguata,
    4) comportarsi immoralmente.

    Ci sono quattro cose che aumentano la luce nel proprio volto:
    1) la taqwa,
    2) la sincerita’,
    3) la generosita’ ed aiutare gli altri anche quando questi non lo chiedono,
    4) compiere la salat al-layl.

    Ci sono quattro cose che ostacolano la venuta del proprio sostentamento:
    1) dormire al mattino dall’alba fino al sorgere del sole,
    2) trascurare le preghiere rituali,
    3) la pigrizia,
    4) la disonesta’.

    Ci sono quattro cose che aumentano il proprio sostentamento:
    1) vegliare in preghiera l’ultimo terzo della notte o meta’ della notte,
    2) il pentimento,
    3) la carita’,
    4) il ricordo di Allah

    Infine il nobile Profeta, su di lui la pace e sulla sua famiglia, ci ha detto che:
    – i semi di cumino nero sono una cura per ogni malattia,
    – se c’e’ l’aceto in casa, questa non soffrira’ la poverta’,
    – Le olive sono una cura per 76 malattie,
    – l’acqua di Zam Zam e’ una cura per ogni malattia,
    – Ogni chicco di melograno e’ stato bagnato da una goccia d’acqua proveniente dal paradiso,
    – una casa dove ci sono datteri non rimarra’ mai “affamata”.
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    L’°IRFAN

    °Irfan significa il salik solo con Allah, i Purissimi, su di loro la pace, e il Maestro. °Irfan significa dipendenza assoluta da essi. °Irfan significa concentrarsi su Allah e sapere che nonostante le nostre azioni siano per Allah, Egli si prendera’ cura di noi ovunque siamo e in qualsiasi stato (hal) ci troviamo.

    Piu’ dedichiamo minor tempo con la maggiore qualita’ al mondo, e piu’ Allah si prendera’ cura del mondo e di noi.

    Il salik rimane concentrato nelle sue preghiere, veglie notturne e liturgie speciali e non vede nient’altro all’infuori di Allah e dei Purissimi, su di loro la pace, insh’Allah. Questo e’ l°irfan.
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    CARATTERISTICHE DELL’UOMO
    L’uomo e’ un’entita’ avente sottigliezze spirituali (al-lata’if ar-ruhaniyya); e’ creato ma al contempo immortale. Nella sua realta’ non puo’ essere misurato in termini di spazio e tempo o di quantita’; quando e’ conscio di se’ stesso diventa il luogo degli intelligibili (mahal al-ma°qulat). L’unico modo per conoscerlo veramente e’ attraverso l’intelletto e osservando le attivita’ che hanno origine in esso. Egli viene definito attraverso varie espressioni in base alla diversita’ dei suoi modi accidentali e dei suoi stati.
    Quindi quando e’ impegnato nell’attivita’ intellettuale e nella cognizione viene chiamato “intelletto” (°aql), quando governa il corpo viene chiamato “anima” (nafs), quando viene coinvolto nella ricezione dell’illuminazione divina viene chiamato “cuore” (qalb) e quando si muove verso il mondo delle entita’ spirituali viene chiamato “spirito” (ruh).
    Invero questi e’ sempre impegnato a manifestare se’ stesso in tutti i suoi stati seppur sia sempre un solo e unico ente.
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    ESSERE SCIITA
    Essere sciita, o discepolo, non significa essere affiliati nominalmente alla scuola jafarita e agire di conseguenza, essere sciita significa servire Allah attraverso la Via che Egli stesso ci ha detto di seguire la quale non proviene da nessun altro, ivi inclusi noi stessi, ma dal Suo volere e coloro che lo manifestano, su di loro la pace. Gli sciiti sono quindi coloro che si sono resi al servizio dell’Ahl al-Bayt e sono Loro, su di essi la pace, a dirci dove andare, cosa fare e quando agire. Il cammino del vero sciita non è altro che legame con i Quattordici Purissimi dell’Ahl al-Bayt, è la wilaya ed è solo la cecità che impedisce al credente di vivere questa nobile e santa affinità: “Chi è cieco in questo mondo, sarà cieco anche nell’altro e ancor più” (17:72).
    Altro fattore da non dimenticare è capire che il mondo non funziona secondo i nostri calcoli, né tantomeno quelli degli altri, e il mondo spirituale ancor meno… Se vogliamo basare tutto sui nostri sforzi o quelli degli altri dovremmo a maggior ragione riflettere sul seguente versetto: “Non hai visto coloro che ritengono di essere puri? E’ Allah che purifica chi vuole e non subiranno torto neanche grande quanto una pellicola di dattero” (4:49). Avere tawakkul significa seguire direttamente le cause e sapere che queste provengono direttamente da Allah; se vogliamo perseguire la ricompensa/conseguenza di quello che facciamo o che fanno gli altri il nostro obiettivo sarà sempre imperfetto e le azioni rivolte a tal fine ancora più imperfette. Allah ha donato la Sapienza ai Masumin, su di loro la pace, i quali sono le uniche vere guide: non siamo noi a vedere ma sono Loro, su di essi la pace, a farci vedere e a curarci da ogni cecità… Ovviamente non esiste tawakkul senza sabr e non esiste sabr senza hikma e non c’è hikma senza azione… Quindi si tratta di agire senza fare affidamento sulle nostre azioni o su quelle degli altri capendo che Allah è la meta e Loro, su di essi la pace, sono la Via.
    Dovere dello sciita è eliminare ogni preoccupazione e/o perplessità, vivere serenamente, compiere le proprie wajibat e astienersi dalle muharramat e concentrarsi sul mantenere mente limpida affinché il cuore sia focalizzato su Allah e su di Loro, su di essi la pace. Comunque non si deve dimenticare che Essi, su di loro la pace, non sono la meta ma, allo stesso tempo, non possiamo progredire senza di Loro, su di essi la pace, poiché sono la wasila verso di Lui. Se a volte capitasse di pensare a Loro, su di essi la pace, separatamente dalla meta ci si rammenti che sono i più grandi segni di Allah e che quindi non dobbiamo isolare niente da Allah. Sono Loro, su di essi la pace, a poter fornirci ogni corretta risposta ad ogni nostra domanda inshallah.
    Se abbiamo compreso quanto detto, è chiaro che questi segni non si limitano alla nostra condizione presente ma anche a quelle celesti ma tutti questi mondi e livelli sono interconnessi tra loro nonostante in ognuno di essi vi siano regole e leggi di differente natura. La Loro, su di loro la pace, realtà è unica nella sfera più superiore, cosa che non si può dire nel mondo materiale poiché il tempo richiede una hujja diversa per ogni situazione e per le diverse genti . Ecco perché alcuni amici intimi di Allah a volte hanno detto che non vi sia nessun limite per loro e che essi formano una sola luce. Allo stesso tempo non c’è via più veloce per raggiungere il Profeta, su di lui la pace e sulla sua famiglia, che tramite Fatima Zahra, su di lei la pace, ma se vogliamo comprendere il tafsir di ciò, ebbene questo deve essere insegnato con la mediazione dell’ Imam al-Mahdi, su di lui la pace, che è “Sahib al-Amr” ed ogni vera conoscenza deve necessariamente provenire attraverso l’Amir poiché egli è Bab al-Madina mentre tutti guardano al Profeta come “Khuluq Azim” e “Huswatul-Hasana li man kana yarju Allah wal Yawm al-Akhir wa dhakara Allah kathira”.
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    Il defunto Ayatullah Seyyed Ali Qazi Tabatabai (ra), maestro di grandi sapienti divini e gnostici contemporanei, era solito raccomandare questa narrazione ai suoi studenti che volevano percorrere il sentiero spirituale verso Dio Onnipotente. Egli chiedeva inoltre di scriverla, portarla con sé e leggerla almeno due volte alla settimana. Considerava questa tradizione come la miglior cura per i desideri mondani, la lussuria, l’ira, il rancore, l’invidia e la gratificazione nei piaceri sensuali.
    Dopo aver spiegato dettagliatamente le idee fondamentali dell’apprendimento e della conoscenza, l’Imam Jafar Sadiq (as) fece alcune raccomandazioni per coloro che sono alla ricerca del Retto Sentiero.
    Avete ascoltato qualche volta la narrazione di Unwan al-Basri? Il grande gnostico e sapiente divino, l’Ayatullah Seyyed Ali Qazi Tabatabai (che la sua anima sia benedetta), si rifiutò di insegnare etica pratica (akhlaq amali) ad alcuni dei suoi nuovi studenti fintanto che non riponevano la dovuta attenzione a questo hadith. Quella che segue è la traduzione in italiano della narrazione di Unwan al-Basri.
    Allamah al-Majlisi dice: “L’ho rinvenuta (questa narrazione) nel manoscritto di Shaykh al-Baha’i (qs), con le seguenti parole: Shaykh Shams al-Din Muhammad ibn Makki ha detto: L’ho copiato dal manoscritto di Shaykh Ahmad al-Farahani (ra), che lo ha narrato da `Unwan al-Basri, che era uno Shaykh di 84 anni, che ha detto:
    Ho visitato frequentemente Malik ibn Anas per molti anni. Quando Ja’far al-Sadiq (as) venne a Medina, lo visitai (frequentemente) e amavo apprendere da lui come avevo appreso da Malik. Un giorno egli disse: “Sono una persona impegnata con il dhikr (Ricordo di Allah) giorno e notte. Quindi per favore non distogliermi da queste recitazioni. Puoi apprendere da Malik e visitarlo come hai fatto fino ad oggi.”
    Mi rattristai per quanto mi aveva detto. Lo lasciai e pensai: “Se egli avesse notato qualche bene in me non mi avrebbe tratto in maniera simile, e non mi avrebbe impedito di visitarlo frequentemente come volevo onde poter apprendere da lui.”
    Mi recai quindi nel Masjid (moschea) del Profeta (S) e gli offrii i miei saluti. Il giorno successivo ritornai alla sua tomba, realizzai due rak’aat(unità di preghiera) e invocai [l’Altissimo]: “O Allah! O Allah! Indirizza il cuore di Ja’far verso di me, e concedimi della sua conoscenza quanto mi assicurerà di aver trovato il Tuo retto sentiero”. Ritornai quindi a casa con tristezza, e non mi andai più a visitare Malik poiché il mio cuore aveva assaporato l’amore di Ja’far. Da quel giorno non lasciai la mia casa se non per realizzare le preghiere doverose (wajib), finché alla fine la mia pazienza raggiunse il suo limite.
    Quando sentii il mio petto contrito dall’ansia, indossai le scarpe ed uscì, deciso a visitare Ja’far. Era dopo la Preghiera del Pomeriggio (salat al-‘asr). Quando arrivai alla sua porta, chiesi il permesso di vederlo. Uno dei suoi servi uscì e disse: “Cosa desideri?” Risposti “Vorrei porgere i miei saluti al Nobile (Sharif).” Egli disse: “Egli è nel suo maqam (realizzando le preghiere)”.
    Mi sedetti vicino alla porta, e poco dopo giunse il servo e disse: “Entrate, con le benedizioni di Allah”. Entrai e gli offrii [all’Imam] i miei saluti, ed egli, dopo aver ricambiato i saluti, disse: “Siediti, che Allah ti perdoni.” Guardò per un po’ a terra, poi alzò la testa e chiese: “Quale è il tuo patronimico (kunya)?” Io risposi: “Abu ‘Abdullah [il padre di ‘Abdullah]”. Egli (as) disse: “Possa Iddio rendere il tuo patronimico saldo e garantirti il successo in quello che Lo compiace, o Abu ‘Abdullah.” Nell’ascoltare ciò pensai: “Se non ottenessi altro, già la mia visita, l’avergli potuto offrire i miei saluti subito dopo la sua Preghiera (di ‘asr) e adesso la sua invocazione, sono più che sufficienti per me!”
    Poi egli sollevò la sua testa e chiese: “Cosa vuoi chiedere?” Gli dissi: “Ho pregato Allah di volgere il tuo cuore verso di me, e di concedermi dalla tua conoscenza, e spero che Allah abbia risposto alla mia invocazione”. Egli (as) disse allora: “O Abu ‘Abdullah, la conoscenza non si ottiene con l’apprendimento. E’ una luce che illumina i cuori di coloro che Allah vuole guidare. Se desideri la conoscenza, allora prima devi trovare dentro te stesso la realtà ed essenza della servitù, e poi cercare la conoscenza mediante essa, e chiedere ad Allah di aiutarti nella comprensione.”
    Poi io dissi: “O Nobile (Sharif)”. Egli (as) disse: “Chiamami ‘Aba ‘Abdullah’.” Poi gli dissi: “O Aba ‘Abdullah, quale è la vera essenza della servitù?” Egli (as) disse: “Si tratta di tre cose: che una persona non consideri niente di sua proprietà poiché i servi non possiedono nulla, vedono ogni ricchezza appartenente ad Allah e la ripongono laddove Allah l’ha ordinata di riporre. Egli deve capire che tutte le cose appartengono ad Allah e che egli deve usare solo ciò di cui gli è stato fatto dono come Allah gli ha ordinato. Che non deve sentirsi indipendente nell’amministrare e pianificare le sue cose, ma tutti i suoi sforzi devono piuttosto essere votati solamente ad adempiere ai suoi doveri verso Allah e ad evitare le Sue proibizioni.
    Quando un servo realizza che, al di là di tutte le cose che Allah gli ha concesso in privilegio, neanche uno iota di esse gli appartengono, allora donare sulla Via di Dio diverrà facile. Quando un servo rimette l’amministrazione delle sue cose al loro vero Padrone e Pianificatore, le afflizioni mondane diventeranno insignificanti ai suoi occhi. Quando un servo si impegna solamente nell’adempiere ai suoi doveri verso Allah e nell’evitare le Sue proibizioni, in lui allora non vi sarà spazio per litigi e arroganza.
    Quando Allah grazia i Suoi servi con queste tre cose allora le questioni mondane, Shaytan e (le opinioni del)la gente diventeranno insignificanti; e conseguentemente egli non inseguirà il dunya(questo basso mondo) onde accumulare ricchezza, non cercherà fama tra la gente e non trascorrerà più i suoi giorni in vanità e falsità. E Allah ha detto: “Questa Dimora Ultima la riserviamo a coloro che non vogliono essere superbi sulla terra e non seminano corruzione. L’esito finale appartiene ai timorati [di Allah]. Chi verrà con il bene, avrà meglio ancora; chi verrà con il male, [sappia che] coloro che avranno commesso il male, saranno ricompensati per ciò che avranno fatto.” (Sacro Corano, 28: 83-84).
    Allora dissi: “O Aba ‘Abdullah, dammi alcuni consigli.” Egli (as) disse: “Ti avviso di nove cose, ed il mio avviso è per coloro che vogliono intraprendere il viaggio sul sirat (sentiero) di Allah e prego Allah di garantirti successo nel farne il miglior uso. Tre attengono la disciplina dell’anima, tre la pazienza e tre la conoscenza. Devi custodirle e non trascurarle mai”.
    ‘Unwan disse: “Ho svuotato il mio cuore per far spazio ad esse.”
    Egli (as) disse: “Rispetto alla disciplina dell’anima, non devi mai mangiare finché non hai fame, perché altrimenti ciò porterà all’idiozia e stupidità. Non devi mai mangiare finché non hai fame. E quando mangi, devi cibarti solo di ciò che è permesso (halal), e iniziare con il Nome di Allah. Ricordarti delle parole del Messaggero di Allah (S): “Fra i contenitori che le persone riempiono, il peggiore è lo stomaco”. Se devi quindi riempirlo, allora riempine un terzo con il cibo, un terzo con l’acqua e un terzo [lascialo vuoto] per respirare.”
    Rispetto alla pazienza, se una persona ti dice “Se dici una parola ne ascolterai dieci”, a tale persona devi replicare: “Se dirai anche dieci parole, da me non ne sentirai neanche una”; se uno ti offende, rispondigli: “Se dici il giusto, prego Allah di perdonarmi, e se dici il falso, prego Allah di perdonarti”; se qualcuno ti minaccia duramente, dagli buoni consigli e prega per lui.”
    Rispetto alla conoscenza, devi chiedere sempre ai sapienti su quanto non conosci; ma non devi farlo solamente per sfidarli o metterli alla prova. Non devi mai agire in base alla tua stessa opinione; ma devi piuttosto agire con ihtiyat(precauzione) in tutte le questioni, cercando di mantenerla quanto possibile. Stai in guardia dall’emettere (le tue personali) fatawa proprio come staresti in guardia da un leone, e non devi mai permettere al tuo collo di essere usato come un ponte per gli altri (agendo in base a similifatawa personali).
    Ora dobbiamo congedarci. Ti ho avvisato, o Abu ‘Abdullah, di non rovinare il mio wird, perché io sono una persona particolarmente attenta a sé stessa. La pace sia su coloro che seguono la Guida.”
    [Bihar al-Anwar, H. 384]
    http://www.islamshia.org/item/507-consigli-dell-imam-sadiq-a-per-il-viaggio-spirituale-verso-dio-hadith-di-unwan-basri.html
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    As salam alaikum

    (11 Febbraio 2015)

    Auguri a tutti in occasione dell’anniversario della vittoria della Rivoluzione Islamica. Al di la’ di quello che si dice a favore e contro di essa, si e’ trattato di un celebre evento nella storia del Tashayyu°, quei giorni in cui un grande uomo con l’aiuto dell’Imam del Tempo,su di lui la pace, ha fondato un Paese per i credenti nonche’ sulla coscienza della sua dottrina e di una prassi dimenticata da secoli a causa di pressioni ed emarginazioni.

    E’ un giorno significativo nella storia dell’Islam… e mentre la storia e Allah giudicheranno i suoi sviluppi e traguardi con l’arrivo dell’Imam del Tempo, su di lui la pace, noi ringraziamo Allah perche’ tutto cio’ ha avuto origine da un grande bene.

    Che Allah benedica l’anima del suo fondatore e che Allah protegga questo Paese poiche’ se non fosse stato per questa Rivoluzione questo non lo avremmo fatto e qui non saremmo…
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