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    Come possiamo capire se ciò che chiediamo a Iddio nelle suppliche è nel nostro interesse?

    Come possiamo capire se ciò che chiediamo a Iddio nelle suppliche è nel nostro interesse?
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    Come possiamo capire se ciò che chiediamo a Iddio nelle suppliche è nel nostro interesse?

     

    Domanda

    I versetti del Corano e gli hadìth riportano di chiedere a Iddio ciò che vogliamo, affinché esaudisca le nostre richieste. Dall’altra parte, si dice di non chiedere mai niente con insistenza a Iddio, poiché il suo esaudimento potrebbe non essere nel nostro interesse. Come facciamo a capire se ciò che chiediamo è nel nostro interesse oppure no?

     

    Risposta (di islamquest.net)

    Risposta concisa

    In base ai versetti e agli hadìth, la du’a e la supplica fanno parte degli atti di culto e sono regolate da norme, condizioni e pratiche particolari. Una di tali norme è che l’individuo non chieda a Iddio ciò che è proibito, che potrebbe nuocere agli altri, ecc.

    Inoltre, le suppliche che i versetti e gli hadìth raccomandano, riguardano le necessità spirituali, come il chiedere aiuto a Iddio per obbedire ai Suoi comandi e abbandonare le azioni proibite, pregare per la società islamica e i credenti, ecc.

    Pertanto anche se gli insegnamenti islamici ci dicono di eseguire du’a per questioni piccole e grandi, e di persistere nella supplica, per capire qual è il nostro interesse, dobbiamo prestare attenzione al fatto che anche la supplica segue la legge divina, e non può quindi divergere dalle leggi naturali e legislative di Dio. Inoltre non bisogna aver fretta di vedere la supplica esaudita, ma occorre lasciare che sia Iddio a decidere quando è nel nostro interesse che sia accolta.

    Risposta dettagliata

    Come certamente sa, la du’a è uno degli atti di culto intensamente raccomandato nei versetti e negli hadìth. Iddio nel Corano dice: “Il vostro Signore ha detto: «InvocateMi, vi risponderò. Coloro che per superbia non Mi adorano, entreranno presto nell’Inferno, umiliati»”[1].

    Nel versetto sopraccitato, la du’a, oltre a essere considerata un’azione preliminare per ottenere le proprie necessità (InvocateMi, vi risponderò), è considerata anche uno scopo (Coloro che per superbia non Mi adorano …).

    Cioè la du’a è sia una richiesta sia ciò che viene richiesto (sia che venga esaudita o no, è un fine), è sia un mezzo che lo scopo, sia uno dei preliminari che il fine: in ciò si cela il segreto dell’enfasi che gli hadìth pongono sulla du’a[2].

    All’imam Baqir (A) fu chiesto quale fosse il miglior atto di culto, rispose: “Non c’è niente di meglio presso Iddio che Gli sia richiesto e Gli sia chiesto di ciò che è presso di Lui. Non c’è nessuno più odiato da Iddio di chi sia arrogante nell’adorarLo (si ribelli) e non chieda di ciò che c’è presso di Lui”[3].

    Inoltre negli hadìth è riportato di non abbandonare le piccole richieste perché considerate piccole, poiché Colui Che è in grado di esaudire le nostre piccole necessità, è in grado di esaudire anche quelle grandi[4].

    L’imam Sadiq (A) disse: “Iddio non gradisce che gli individui siano insistenti tra di loro per ottenere le proprie necessità, apprezza però ciò nei Propri confronti”[5].

    Essendo quindi la du’a un atto di culto, sicuramente è un profitto e sarà nell’interesse di colui che la compie; nonostante ciò è necessario prestare attenzione al fatto che, come gli altri atti di culto, è regolata da norme, condizioni e pratiche precise.

    Se le condizioni e le pratiche di una du’a vengono rispettate, sicuramente sarà esaudita e se così non fosse, è ovvio che il suo esaudimento è stato impedito da ciò che lo previene, come l’assenza di un’intenzione sincera, l’ipocrisia, l’aver consumato cibo proibito, il non aver dato l’elemosina né aiutato sulla via di Dio, ecc[6].

    In altre parole, la du’a e la richiesta a Iddio, sebbene a volte permettano all’essere umano di ottenere alcune delle sue richieste, non vuol dire che qualsiasi richiesta sarà esaudita; la du’a segue leggi specifiche, contempla condizioni e impedimenti, per esempio:

    1. Dev’essere accompagnata da un credo completo e un’intenzione sincera, infatti, i beni divini vengono elargiti in base alla sincerità dell’intenzione, l’imam Alì (A) disse: “L’elargizione divina è in proporzione alla sincerità dell’intenzione”[7].
    2. La sua richiesta dev’essere ragionevole e permessa, cioè l’individuo non deve chiedere a Iddio ciò che porterebbe a commettere un peccato o abbandonare un’azione obbligatoria, per esempio richiedere la lontananza dai parenti di sangue, quando invece è obbligatorio mantenere i contatti con loro, ecc.
    3. Nella du’a l’individuo deve prestare attenzione a quelle che sono le leggi della natura stabilite da Iddio; infatti, in alcuni casi l’esaudimento della du’a potrebbe essere impossibile dal punto di vista delle leggi naturali oppure violerebbe quella che è la “tradizione” divina, oppure affinché la richiesta sia esaudita deve compiere alcune azioni preliminari, materiali o non, per esempio se un uomo è seduto in casa e chiede a Iddio il sostentamento, gli sarà risposto: “Non ti ordinai di andare alla ricerca del tuo sostentamento?”.
    4. Alcune delle condizioni molto importanti e influenti sull’esaudimento di una richiesta o di un ricorso, sono la fede e le azioni probe. È ovvio che chi viola il proprio patto con Iddio, non deve poi aspettarsi che qualsiasi sua richiesta sia subito accolta.
    5. A volte non è ancora giunto il momento opportuno perché la richiesta sia esaudita. In questo stato, quando il tempo prima dell’esaudimento della du’a si prolunga, l’individuo acquisisce uno stato di pentimento e implorazione presso Iddio, il suo contatto con Lui si estende, e diventa quindi più forte.

    In realtà l’aver ottenuto l’opportunità stessa e il favore di recitare suppliche e fare ricorso, è il più alto livello di sottomissione e servitudine, è segno della grazia e attenzione divina verso l’individuo, a cui seguiranno grazie e benedizioni maggiori.

    1. A volte l’esaudimento della richiesta, non giova al richiedente, ed è per il suo bene che non viene accolta: “Ebbene, è possibile che abbiate avversione per qualcosa che invece è un bene per voi, e può darsi che amiate ciò che invece vi è dannoso. Iddio sa e voi non sapete”[8].

    In questo caso, apparentemente la sua richiesta non è stata esaudita, ma ciò è per il suo bene e interesse, e in realtà la sua du’a – che è la richiesta di ciò che è nel suo interesse – viene esaudita in modo celato.

    In ogni caso, Iddio, per il fatto stesso che l’individuo ha fatto du’a e ricorso, gli donerà una grande ricompensa e lo ricompenserà della vicinanza a Se stesso.

    Perciò la porta della grazia divina non è mai chiusa a nessuno, sia che la sua richiesta sia esaudita oppure, per il suo bene, apparentemente non lo sia, infatti tali du’a vengono esaudite in modo celato[9]. Dall’altra parte la stessa du’a e il ricorso dell’individuo sono un esaudimento da parte di Dio[10].

    In conclusione:

    1. Benché riguardo alle du’a sia stato raccomandato di persistere nelle proprie richieste, non bisogna però aver fretta che vengano esaudite, si deve lasciare che sia Iddio, il Saggio, a decidere quando è il momento giusto per l’esaudimento ed essere soddisfatti della Sua decisione. Può darsi infatti che l’esaudimento rapido della du’a non sia nell’interesse della persona o addirittura che ciò che viene richiesto non lo sia del tutto, e quindi la sua richiesta sarà esaudita in altro modo oppure riceverà comunque una ricompensa maggiore il Giorno del Giudizio. Comunque se tutte le condizioni sono state rispettate, la du’a sarà certamente esaudita[11].
    2. Quello che ci è stato chiesto è di fare du’a ed è ovvio che un individuo faccia una richiesta che è nel suo interesse, questa tuttavia non dev’essere incompatibile con le condizioni e pratiche che sono state citate, poiché in tal caso, una du’a che non possieda le condizioni necessarie, come il non essere in conflitto con le leggi naturali e legislative di Dio, non è nemmeno nell’interesse del richiedente. Tuttavia è possibile che noi riteniamo a nostro vantaggio una du’a, non contraria al raziocinio e alla sharia, che invece non è nel nostro interesse. Perciò è Dio a stabilire se l’esaudimento di una du’a è nel nostro interesse o no, non il servo: infatti per poter comprendere precisamente quali siano gli interessi degli individui, bisogna avere una conoscenza infinita, che i servi non possiedono.
    3. Da ciò che è stato detto, diventa chiaro che la frase riportata nella domanda “non chiedere mai niente con insistenza a Iddio poiché il suo esaudimento potrebbe non essere nel nostro interesse” dev’essere corretta e spiegata. Infatti, se lei compie una du’a, rispettandone le condizioni e gli usi, e ritiene che non sia in conflitto con le leggi naturali e legislative, e che sia nel suo interesse in questo mondo e nell’altro, deve persistere nella du’a, e non abbandonarla solo perché suppone che potrebbe non essere nel suo interesse. Se nonostante ciò non venisse esaudita, deve pensare che probabilmente c’era un altro interesse di cui lei non era a conoscenza e bisogna rispettare la decisione divina. In fondo, noi abbiamo il dovere di giudicare secondo la nostra ragione e comprensione, e Iddio secondo la Sua. Ovverosia se noi giungiamo alla conclusione che la nostra richiesta è per il nostro bene, persistiamo nella du’a, ché questa stessa persistenza ci giova, poiché ci permetterà di rafforzare il nostro rapporto con Dio. In altre parole, è possibile che come preliminare per l’esaudimento, la du’a non sia nel nostro interesse, ma dal punto di vista dell’essere la du’a stessa un fine, lo sarà in ogni caso.
     
    Note

    [1] Sacro Corano 40:60.

    “وَ قالَ رَبُّکُمُ ادْعُونی‏ أَسْتَجِبْ لَکُمْ إِنَّ الَّذینَ یَسْتَکْبِرُونَ عَنْ عِبادَتی‏ سَیَدْخُلُونَ جَهَنَّمَ داخِرین”.

    [2] Per approfondire, cfr.: Morteza Motahhari, Bist Goftar, pp. 226-237.

    [3] Usul al-Kafi, vol. 4, pag. 210, hadìth 2.

    [4] Usul al-Kafi, vol. 4, pag. 212, hadìth 6.

    [5] Usul al-Kafi, vol. 4, pag. 224, hadìth 2.

    [6] Tafsir-e Nemuneh, vol. 20, pag. 152.

    [7] Nahj al-Balaghah, lettera 31. Anche se è possibile interpretare questa frase dell’Imam (A) in un altro modo, cioè “L’elargizione divina è basata sull’intenzione”, se si chiedono piccole cose, verranno date queste, se invece si desiderano cose importanti e di valore, sono quest’altre che si otterranno, perciò è meglio che l’essere umano abbia grandi ambizioni.

    [8] Sacro Corano 2:216.

    [9] Nei versetti e negli hadìth è stato garantito l’esaudimento delle du’a ed è stato riportato che non c’è nessun servo che alzi le mani verso Iddio ed Egli non si vergogni di lasciarlo senza risposta fino a che non vi avrà posto del Suo favore e della Sua grazia. Cfr: Usul al-Kafi, vol. 4, pag. 218, hadìth 2.

    [10] Cfr.: Seyyed Mohammad Kazem Ruhani, Shafa’at va Tavassol, pp. 51-69.

    [11] In un hadìth è riportato che quando nel Giorno del Giudizio, a un servo sarà data la ricompensa di una sua du’a che non era stata esaudita, ed egli si renderà conto di quanto essa è grande, desidererà che nessuna delle sue du’a fosse mai stata esaudita! Cfr.: Usul al-Kafi, vol. 3, pag. 246, hadìth 9.