Fonti Islamiche

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    3. Considerando il versetto “Vi abbiamo creato da un maschio e una femmina, e abbiamo fatto di voi popoli e tribù, affinché vi conosceste a vicenda”, sforzarsi di eliminare le differenze etniche, è contrario al volere divino?

    Considerando il versetto “Vi abbiamo creato da un maschio e una femmina, e abbiamo fatto di voi popoli e tribù, affinché vi conosceste a vicenda”, sforzarsi di eliminare le differenze etniche, è contrario al volere divino?

    Considerando il versetto “Vi abbiamo creato da un maschio e una femmina, e abbiamo fatto di voi popoli e tribù, affinché vi conosceste a vicenda”, sforzarsi di eliminare le differenze etniche, è contrario al volere divino?
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    Considerando il versetto “Vi abbiamo creato da un maschio e una femmina,

    e abbiamo fatto di voi popoli e tribù, affinché vi conosceste a vicenda”,

    sforzarsi di eliminare le differenze etniche, è contrario al volere divino?

     

    Domanda

    Considerando il versetto “Vi abbiamo creato da un maschio e una femmina, e abbiamo fatto di voi popoli e tribù, affinché vi conosceste a vicenda”, sforzarsi di eliminare le differenze etniche, è contrario al volere divino?

     

    Risposta (di islamquest.net)

    Risposta concisa

    Considerando gli insegnamenti islamici diventa chiaro che eliminare le differenze e le discriminazioni razziali, e il mescolarsi delle culture, sono conformi ai principi dell’Islam riportati nel Corano e negli hadìth. Perciò il nobile versetto in questione non contraddice affatto ciò; infatti la fine del versetto è come se indicasse proprio questo concetto: “Presso Allah, il più nobile di voi è colui che più Lo teme”.

    Risposta dettagliata

    Tra le tribù dell’era preislamica la discendenza e la propria tribù costituivano i valori più importanti; infatti ogni tribù si considerava la migliore e altrettanto ogni etnia. Altri consideravano la ricchezza, il possedere un palazzo, la servitù e simili, un segno di distinzione, e si sforzavano perennemente di ottenerli. Altri ancora invece consideravano come criterio l’alto rango sociale o politico. In tal modo ogni gruppo seguiva un determinato percorso, dando importanza a un certo valore e stabilendolo come criterio.

    Dal momento però che tutto ciò è vacillante, superfluo, materiale ed effimero, una religione celeste come l’Islam non lo potrà mai accettare; perciò essa ha rifiutato tutto ciò e considera le virtù come il timore di Dio, l’astinenza dal peccato, sentirsi vincolati alla propria religione e la purità dell’essere umano, i suoi veri valori. Anche un attributo come la conoscenza, se non è sul sentiero della fede, del timore reverenziale e dei valori etici, non è ritenuta degna di alcun valore.

    Dai contesti in cui il versetto fu rivelato, si possono fare delle considerazioni che mostrano la profondità di questo ordine islamico; per esempio, dopo la conquista della Mecca, il Profeta (S) ordinò di recitare l’azan, Bilal (un fratello di pelle nera) salì sul tetto della Kabah e recitò il richiamo alla preghiera. ‘Attab ibn Asid disse: “Ringrazio Iddio che mio padre ha lasciato questo mondo e non ha dovuto assistere a tale giorno!”. Harith ibn Hisham disse: “L’Inviato di Allah (S) non ha trovato altri, oltre a questo corvo nero?!”. Quindi il versetto fu rivelato spiegando il vero criterio per stabilire il valore dell’essere umano[1].

    In un hadìth leggiamo che un giorno il Profeta (S) pronunciò  il seguente sermone alla gente:

    “O gente! Iddio vi ha purificato dalla vergogna dell’ignoranza e dal vantarvi dei vostri padri e antenati; le persone sono solo di due tipi: i probi timorati, preziosi presso Iddio, oppure i malvagi meschini, abietti presso Iddio. Tutti gli esseri umani sono figli di Adamo e Iddio ha creato Adamo dalla terra, infatti dice: «Vi abbiamo creato da un maschio e una femmina e abbiamo fatto di voi popoli e tribù, affinché vi conosceste a vicenda. Presso Allah, il più nobile di voi è colui che più Lo teme. In verità Allah è sapiente, ben informato».[2]

    Nel libro Adab al-nufus di Tabari è stato riportato che il Profeta (S), durante l’undicesimo, il dodicesimo e tredicesimo giorno di Zi al-Hajjah (i giorni del tashriq) si trovava a “Mina”, e mentre era sopra un cammello si rivolse alla gente, dicendo: “O gente! Sappiate che il vostro Dio è unico e quello dei vostri padri pure; né l’arabo è migliore dello straniero, né lo straniero di un arabo; una persona di colore non è migliore di un bianco come quest’ultimo non lo è rispetto a un nero; tranne per il timor di Dio. Ho trasmesso l’ordine divino?”. Tutti affermarono: “Sì”. Disse: “Gli astanti comunichino questo discorso agli assenti!”[3].[4]

    Considerando i concetti che sono stati espressi e i contesti in cui il versetto fu rivelato, è chiaro che eliminare le differenze e le discriminazioni razziali e il mescolarsi delle culture, sono conformi agli insegnamenti islamici, come è stato riportato nel Corano e negli hadìth. Perciò questo nobile versetto non contraddice affatto tale pensiero. Infatti la fine del versetto è come se indicasse proprio questo concetto: “Presso Allah, il più nobile di voi è colui che più Lo teme”[5].

    Ora, il fatto che il mondo stia procedendo verso la globalizzazione o il villaggio globale, oppure il fatto che uno stato, nonostante la presenza di più lingue, ne considera solo una ufficiale, tutto questo non significa che le differenze razziali siano finite o che ciò non è conforme al sopraccitato versetto, infatti queste differenze si presentano sotto altri aspetti e forme.

     

    Note

    [1] Isma’il Haqqi Barusawi, Ruh al-bayan, vol. 9, pag. 90, Dar al-fikr, Beirut; Muhammad ibn Ahmad Qurtabi, Al-Jamili-Ahkam al-Quran, vol. 9, pag. 6160, Entesharat Naser Khosro, prima stampa, Teheran, 1985.

    [2] Al-Jami li-Ahkam al-Quran, vol. 9, pag. 6161.

    [3] Ivi, pag. 6162.

    [4] Naser Makarem Shirazi, Tafsir-e Nemune, vol. 22, pag. 198-203, Dar al-kutub al-islamiyyah, prima stampa, Teheran, 1995.

    [5] “Presso Allah, il più nobile di voi è colui che più Lo teme. In verità Allah è sapiente, ben informato”. Sacro Corano, 49:13.