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    3. È attendibile la fonte dell’hadìth che dice: “Iddio, il Giorno della Resurrezione, non parlerà con tre persone: chi radeva la propria barba …”? E perché vi si menziona un peccato minore insieme a uno maggiore?

    È attendibile la fonte dell’hadìth che dice: “Iddio, il Giorno della Resurrezione, non parlerà con tre persone: chi radeva la propria barba …”? E perché vi si menziona un peccato minore insieme a uno maggiore?

    È attendibile la fonte dell’hadìth che dice: “Iddio, il Giorno della Resurrezione, non parlerà con tre persone: chi radeva la propria barba …”? E perché vi si menziona un peccato minore insieme a uno maggiore?
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    È attendibile la fonte dell’hadìth che dice: “Iddio, il Giorno della

    Resurrezione, non parlerà con tre persone: chi radeva la propria barba …”?

    E perché vi si menziona un peccato minore insieme a uno maggiore?

     

    Domanda

    Volevo sapere se la fonte dell’hadìth “Iddio, il Giorno della Resurrezione, non parlerà con tre persone: chi radeva la propria barba, chi praticava l’autoerotismo e …”, è attendibile. E perché un peccato minore è stato citato insieme a uno maggiore?

     

    Risposta (di islamquest.net)

    Risposta concisa

    Questo hadìth, secondo la versione originale, dato che nella sua catena di trasmissione è citato “Ibn Abi Najran” (e non “Abi Najran”), dal punto di vista della fonte non presenta problemi, però “’Abdul-Rahman ibn ‘Awn”, che compare nella catena, è sconosciuto e su di lui non è disponibile alcuna informazione nella scienza del Rijal. Le altre persone di questa catena non hanno problemi e sono considerate veritiere. Per tale motivo nei libri di giurisprudenza si è utilizzato questo hadìth come fonte.

    Il significato di “al-Natif shaybah” è strappare i peli o i capelli bianchi; poiché shaybah deriva da shayb che significa incanutimento e anche anziano o chi possiede peli bianchi.

    Compiere ripetutamente un peccato minore lo trasforma in uno maggiore; quindi se lo strappo dei peli o dei capelli bianchi o il radersi della barba viene ripetuto, diventa un peccato maggiore, e se non ci si pente di questo gesto, secondo l’hadìth in questione, nell’Aldilà s’incorrerà nelle conseguenze negative descritte.

    Risposta dettagliata

    La risposta alla domanda, sarà suddivisa in alcune parti.

    A) Analisi della fonte dell’hadìth

    Questo hadìth insieme ai suoi trasmettitori, in alcuni libri di hadìth[1], è stato scritto nel seguente modo:

    “شیخ صدوق: عن أَبِیهِ عَنْ سَعْدِ بْنِ عَبْدِ اللَّهِ عَنْ مُحَمَّدِ بْنِ خَالِدٍ الطَّیَالِسِیِّ عَنْ عَبْدِ الرَّحْمَنِ بْنِ عَوْنٍ عَنْ أَبِی نَجْرَانَ التَّمِیمِیِّ عَنْ عَاصِمِ بْنِ حُمَیْدٍ عَنْ أَبِی بَصِیرٍ قَالَ سَمِعْتُ أَبَا عَبْدِ اللَّهِ (ع) یَقُولُ ثَلَاثَةٌ لَا یُکَلِّمُهُمُ اللَّهُ یَوْمَ الْقِیَامَةِ وَ لَا یَنْظُرُ إِلَیْهِمْ وَ لَهُمْ عَذَابٌ أَلِیمٌ النَّاتِفُ شَیْبَهُ وَ النَّاکِحُ نَفْسَهُ وَ الْمَنْکُوحُ فِی دُبُرِهِ”.

    Shaikh Saduq tramanda da suo padre da Sa’d ibn ‘Abdullah da Muhammad ibn Khalid al-Tayalisiyy da Abdul-Rahman ibn ‘Awn da Abi Najran al-Tamimiyy da ‘Asim ibn Humayd da Abu Basir Asadi che narrò: “Ho sentito l’imam Sadiq (A) dire: «Il Giorno della Resurrezione Iddio non parlerà con tre persone, non le guarderà[2], non le purificherà e avranno un doloroso castigo: chi si strappa i peli o i capelli bianchi, chi si sposa con se stesso (autoerotismo) e chi si mette a disposizione  degli omosessuali»”.

    Questo hadìth si trova in raccolte di hadìth come il Bihar al-Anwar e Wasa’il al-Shi’ah, che lo riportano a loro volta dal libro Al-Khisal dello shaykh Saduq.

    Questo hadith è stato tramandato allo shaykh Saduq da suo padre, e a costui dai suoi maestri; di seguito analizziamo la catena di trasmissione:

    1. Alcuni giurisperiti hanno criticato la fonte considerandola debole.[3] Questa obiezione tuttavia non è corretta, poiché la motivazione è la differenza tra le versioni: nella versione originale, riportata nel libro Al-Khisal dello shaykh Saduq, è presente “Ibn Abi Najran” che corrisponde a “’Abdul-Rahman ibn Abi Najran”[4] che nei libri di Rijal è considerato veritiero[5]. Però nelle raccolte di hadìth come Wasa’il al-Shi’ah è presente “Abi Najran” che era il padre di ‘Abdul-Rahman e  giudicato persona non veritiera[6]. In conclusione questo hadìth secondo la versione del libro Al-Khisal dello shaykh Saduq, poiché viene nominato “Ibn Abi Najran”, non presenta problemi nella catena di trasmissione, mentre “’Abdul-Rahman ibn ‘Awn”, che è citato nella fonte, è sconosciuto e non è disponibile alcuna informazione su di lui nella scienza del Rijal. Tutti gli altri trasmettitori non hanno problemi e sono considerati veritieri[7].

    2. Esistono anche degli indizi attestanti la versione originale (legata a Ibn Abi Najran):

    2.1 “’Abdul-Rahman ibn Abi Najran” fu un compagno dell’imam Ridha (A) e dell’imam Javad (A)[8] ed è ovvio che narrava un hadìth dell’imam Sadiq (A) attraverso alcuni intermediari; suo padre “Abu Najran”, al contrario, visse al tempo dell’imam Sadiq (A)[9] e quindi non aveva bisogno di due intermediari per tramandare un hadìth di questo Imam.

    2.2 “’Abdul Rahman ibn Abi Najran” ha tramandato hadìth da “’Asim ibn Hamid Hannat”[10], però suo padre “Abi Najran” non ha tramandato hadìth da ‘Asim.

    3. In ogni caso i giurisperiti hanno utilizzato il secondo caso dell’hadìth in questione, insieme ad altri hadìth, per stabilire che l’autoerotismo è vietato[11].

    B) Analisi delle parole “al-Natif shaybah” contenute nell’hadìth

    “Natif” deriva da “natf” che terminologicamente significa strappare i peli o simili[12].

    “Shayb” significa incanutimento e viene utilizzato anche col significato di anziani e coloro che hanno peli o capelli bianchi[13].

    In merito al significato delle parole “al-Natif shaybah”, nei libri di giurisprudenza islamica, sono state esposte diverse opinioni che riportiamo di seguito:

    1. Il significato è strappare i peli o i capelli bianchi[14].

    2. Questa parte dell’hadìth indica il divieto di radersi la barba[15].

    3. Radere (halq) è diverso da strappare (natf) e quindi questo hadìth non fa riferimento al divieto di rasarsi la barba[16].

    4. Questo hadìth indica che è sconsigliato strappare i peli o i capelli bianchi, pertanto è permesso strapparli[17].

    A quanto pare la prima opinione (strappare i peli o capelli bianchi) è quella corretta; poiché come è stato detto, shayb significa incanutimento; quindi il significato è strappare i peli o i capelli bianchi; tuttavia da questo hadìth non si può dedurre un divieto, è più probabile che sia sconsigliato (quarta opinione).

    Inoltre bisogna rammentare che ripetendo continuamente un peccato minore, questo viene considerato maggiore; quindi, se vengono strappati più volte i peli bianchi (o viene rasa la barba) più volte, si commette un peccato maggiore, e se non ci si pente, secondo questo hadìth, nell’Aldilà s’incorrerà nelle conseguenze descritte.

     

    Note

    [1] Shaykh Saduq, Al-Khisal, vol. 1, pag. 106, Entesharat-e Jame’e-ye Modaressin, Qom, 1403 AH; Mohammad Baqer Majlesi, Bihar al-Anwar, vol. 73, pag. 106, Mu’assisat al-Wafa’, Beirut, 1404 AH; Shaykh Hurr ‘Amili, Wasail al-Shiah, vol. 2, pag. 131, Mu’assisat Al al-Bayt (A), Qom, 1409 AH.

    [2] Significa metaforicamente che costoro non saranno mai degni della misericordia, al contrario, avendo scatenato l’ira di Dio, saranno sempre lontani dalla Sua grazia.

    [3] Sayyid Abul Hasan Musawi, Al-Hilyat fi Hurmat Halqi al-Lihyah, pag. 13 e 14, Nashr-e nur al-wilayah, Tabriz, prima stampa, 1421 AH.

    [4] Ja’far Sobhani, Musu’at Tabaqat al-Fuqaha, vol. 3, pag. 310, ricerca – correzione: Goruh-e pajuhesh-e mo’assese-ye Emam Sadeq (A), Mo’assese-ye Emam Sadeq (A), Qom, prima stampa; Mirza Abul-Qasim ibn Muhammad Naraqi, Shuab al-Maqal fi Darajat al-Rijal, pag. 92, ricerca – correzione: Mohsen Ahmadi, Kongre-ye bozorghdasht-e Naraqi (ra), Qom, seconda ristampa 1422 AH.

    [5] Ahmad ibn Alì, Abul-Hasan Najashi, Rijal al-Najashi – Fehrest Asma’ al-Musannafa al-Shi’ah, pag. 235, ricerca – correzione: Seyyed Musa Shobeyri Zanjani, Daftar-e entesharat-e eslami, Qom, 1407 AH; Ja’far Sobhani, Musuat Tabaqat al-Fuqaha, vol. 3, pag. 311; Mirza Abul-Qasim Naraqi, Sha’ab al-Maqal fi Darajat al-Rijal, pag. 92; Sayyid Mustafa ibn Husayn Husayni Tafrishi, Naqd al-Rijal, vol. 3, pag. 41, ricerca – correzione: Goruh-e pajuhesh-e Mo’assese-ye Al al-Bayt (A), Mo’assese-ye Al al-Bayt (A), Qom, prima stampa, 1418 AH.

    [6] Muhammad ibn ‘Umar ibn ‘Abdul-‘Aziz, Abu ‘Amr Kashshi, Rijal al-Kashshi (con le note di Mirdamad), vol. 2, pag. 610, spiegazione di: Mohammad Baqer Hosseyni Astarabadi (Mirdamad), Qom, prima stampa, (data di stampa sconosciuta); Sayyid Abul-Hasan Musawi, Al-Hilyat fi Hurmat Halqi al-Lihyah, pp. 13 e 14; Hasan ibn Yusuf ibn Mutahhar Asadi Hilli, Rijal al-Alamah (Khulasat al-Aqwal), pp. 267 e 268, Manshurat al-Matba’at al-Haydariyyah, Najaf, seconda ristampa, 2002; Seyyed Abol-Qasem Khoy, Rijal al-Hadith, vol. 14, pag. 139.

    [7] “Sa’d ibn ‘Abdullah” (Ja’far Sobhani, Musuat Tabaqat al-Fuqaha, vol. 3, pp. 263-265); “Muhammad ibn Khalid al-Tayalasi” secondo una ricerca (Ja’far Sobhani, Musuat Tabaqat al-Fuqaha, vol. 3, pp. 498 e 499); Mirza Husayn Nuri, Khatamat al-Mustadrak, vol. 9, pp. 39 e 40, ricerca – correzione: Goruh-e pajuhesh-e Mo’assese-ye Al al-Bayt (A), Mo’assese-ye Al al-Bayt (A), Qom, prima edizione, 1417 AH; “’Asim ibn Hamid al-Hannat” (Mirza Husayn Nuri, Khatamat al-Mustadrak, vol. 1 pag. 59; Mirza Abul-Qasim Naraqi, Shaab al-Maqal fi Darajat al-Rijal, pag. 90; ecc.); “Abu Basir al-Asadi” (Ja’far Sobhani, Musuat Tabaqat al-Fuqaha, vol. 2, pp. 632-634).

    [8] Ja’far Sobhani, Musuat Tabaqat al-Fuqaha, vol. 3, pag. 310; Mirza Abul-Qasim Naraqi, Sha’ab al-Maqal fi Darajat al-Rijal, pag. 92.

    [9] Ja’far Sobhani, Musuat Tabaqat al-Fuqaha, vol. 3, pag. 310; Mirza Abul-Qasim Naraqi, Sha’ab al-Maqal fi Darajat al-Rijal, pag. 92; Ahmad ibn Alì, Abul-Hasan Najashi, Rijal al-Najashi – Fehrest asma’ al-musannafa al-Shi’ah, pag. 235.

    [10] Ja’far Sobhani, Musuat Tabaqat al-Fuqaha, vol. 3, pag. 311;Mirza Husayn Nuri, Khatamat al-Mustadrak, vol. 1, pag. 59; Mirza Abul-Qasim Naraqi, Sha’ab al-Maqal fi Darajat al-Rijal, pag. 90 e altri libri della scienza del Rijal.

    [11] Per esempio: Muhammad Hasan Najafi, Jawahir al-Kalam fi Sharh Sharai al-Islam, vol. 41, pag. 648, ricerca – correzione: ‘Abbas Quciani e Alì Akhundi, Dar ihya’’ al-turath al-‘arabi, settima ristampa, (data di stampa sconosciuta; Muhammad ibn Hasan Fadhil Hindi Isfahani, Kashf al-Litham wa al-Ibham an Qawaid al-Ahkam, vol. 10, pp. 516 e 517, Daftar-e entesharat-e eslami, Qom, prima stampa, 1416 AH; Seyyed Abdul-A’la Sabzewari, Muhazzab al-Ahkam, vol. 28, pag. 153, Mo’assese-ye al˗Menar, Qom, quarta ristampa, 1413 AH; Mohammad Fazel Lankarani, Al-Hudud, pp. 728 e 729, ricerca – correzione: Hosseyn Vaseqi, ‘Ebadollah Sarshar, Mohammad Alì Meqdadi, Morteza Va’ezi, Mohammad Mahdi Meqdadi e Mohsen Asadi, Markaz –e feqhi-e A’emmeh Athar (A), Qom, prima stampa, 1422 AH.

    [12] Khalil ibn Ahmad Farahidi, Kitab al-Ain, vol. 8, pag. 127, ricerca – correzione: Dr. Mahdi Makhzumi e Dr. Ibrahim Samerra’i, Nashr-e hejrat, Qom, seconda ristampa 1410 AH; Muhammad ibn Mukarram ibn Manzur, Lisan al˗Arab, vol. 9, pag. 323, ricerca – correzione: Ahmad Fars Sahib al-Jawa’ib, Dar al-fikr lil-taba’at wa al-nashr wa al-tuzi’ – Dar Sadir, Beirut, terza ristampa, 1414 AH.

    [13] Seyyed Alì Akbar Qurashi, Qamus Quran, vol. 4, pag. 94, Dar al-kutub al-islamiyyah, Teheran, sesta ristampa, 1412 AH; Muhammad ibn Mukarram ibn Manzur, Lisan al˗Arab, vol. 1, pag. 512.

    [14] Javad ibn Alì Tabrizi, Sirat al-Nijah, vol. 5, pp. 374 e 375 (data di stampa sconosciuta).

    [15] Muhammad Javad ibn Hasan, Balaghi Najafi, Risalat fi Hurmat Halqi al-Lihyah, pag. 150, ricerca – correzione: Reza Ostadi, Daftar-e entesharat-e eslami, Qom, prima stampa, 1415 AH; Seyyed Abdul-Husayn Lari, Majmu al-Rasail, pag. 304, Mo’assese-ye ma’aref-e eslami, Qom, prima stampa, 1418 AH.

    [16] Seyyed Abul-Hasan Musawi, Al-Hilyat fi Hurmat Halqi al-Lihyah, pag. 14.

    [17] Wasail al-Shiah, vol. 2, pp. 130 e 131, Bab jawaz jazz al-shayb wa karahat natfih wa ‘adam tahrimih, hadìth 5.