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    I miscredenti andranno all’Inferno? Un musulmano in che modo può aiutarli?

    I miscredenti andranno all’Inferno? Un musulmano in che modo può aiutarli?
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    I miscredenti andranno all’Inferno? Un musulmano in che modo può aiutarli?

     

    Domanda

    Ho un amico che non è religioso, non crede nella religione e non possiede nemmeno molte informazioni su di essa. So che i miscredenti rimarranno all’Inferno eternamente. Ho cercato d’insegnargli delle cose riguardo all’Islam, ma lui si è mostrato ostile alle mie parole. Questo significa che andrà all’Inferno? Potete dirmi che altre vie esistono per aiutarlo?

     

    Risposta (di islamquest.net)

    Risposta concisa

    Cerchi di mostrargli i lati più belli della religione affinché egli sia motivato ad impararla e inclinarsi ad essa; per esempio manifesti la religione e la sua etica nella propria vita affinché egli capisca fino a che punto la religione e la religiosità possono essere influenti nel migliorare i rapporti con gli amici, la famiglia, ecc. Inoltre lei, nelle ricorrenze che per lui sono importanti, può regalargli libri utili e coinvolgenti sul tema in questione.

    Si sforzi di invitarlo all’Islam e alla religione con le azioni, il comportamento e l’etica, e non limitandosi solamente alle parole.

    L’ingresso in Paradiso è basato sul criterio della “fede” e delle “azioni probe”.

    Anche un individuo sciita entrerà in Paradiso purché l’essere sciita non sia stato unicamente un titolo, bensì abbia messo in pratica ciò che è il dovere di uno sciita, oppure abbia raccolto delle azioni positive che gli permetteranno di godere dell’intercessione.

    I seguaci di ogni religione celeste, fin prima della rivelazione della religione successiva (se si sono comportati secondo la propria religione), apparterranno al Paradiso. Pertanto, dopo la profezia di Muhammad (S), l’unica religione accettata da Dio è il puro Islam, rivelatosi nella scuola di pensiero dell’Ahl al-Bayt (A).

    Dal Corano e dagli hadìth islamici si comprende che i mustadh afin , vale a dire coloro che non hanno potuto usufruire di una guida e non hanno nemmeno avuto la possibilità di emigrare in altri paesi, ecc., ma hanno vissuto secondo la propria indole di essere umani, usufruiranno della grazia divina [0] . Oltre a costoro, che erano involontariamente inconsapevoli, anche chi non ha raggiunto la maturità islamica, i malati di mente e simili, fanno parte dei mustadhafin .

    Quindi solamente chi non ha accettato ostinatamente e protervamente la verità dopo averla appresa, e in egual modo chi ha trascurato la conoscenza della verità, se considerato colpevole, non sarà salvato; però la maggior parte delle persone che non era colpevole né proterva, per via della grazia divina, sarà salva.

    Risposta dettagliata

    In un primo momento si sforzi di mostrargli i lati più belli della religione affinché si crei in lui la motivazione per impararla e inclinarsi ad essa; per esempio manifesti la religione e la sua etica nella propria vita affinché egli capisca fino a che punto la religione e la religiosità possono essere influenti nell’abbellire i rapporti con gli amici, la famiglia, ecc. Inoltre lei, nelle ricorrenze che per lui sono importanti, può regalargli libri utili e coinvolgenti sul tema in questione.

    In ogni modo s’impegni nell’invitarlo all’Islam e alla religione con le azioni, il comportamento e l’etica, e non limitandosi solamente alle parole[1].

    L’ingresso in Paradiso non si ottiene con un titolo o la pretesa di essere religiosi, bensì è basato sul criterio della “fede” e delle “azioni probe”[2]. Perciò chi porterà con sé queste due provviste da questo mondo, nell’Aldilà troverà una via verso il Paradiso, altrimenti cadrà nell’Inferno, salvo che appartenga ai mustadhafin e sia avvolto dalla grazia divina, oppure qualcuno interceda per lui, liberandolo così dalla dannazione.

    Il sacro Corano a tale proposito dice: “In verità coloro che hanno prestato fede, i giudei, i nazareni e i sabei, quelli [di loro] che credono in Allah e nell’Ultimo Giorno e compiono buone azioni, hanno la propria ricompensa presso il loro Signore. Non avranno nulla da temere e non saranno mai tristi”.[3]

    Questo versetto oltre a considerare insufficiente il titolo di giudeo, cristiano e simili per entrare in Paradiso, enfatizza il criterio per entrarvi, ossia la fede e le azioni probe.

    Dato che l’adesione a qualsiasi religione è condizionata dal fatto che questa non sia stata abolita dalla religione o dal profeta successivo, era legittimo seguire il nobile Mosè (A) fino alla venuta di Gesù (A); e allo stesso modo era lecito seguire Gesù (A) fino alla manifestazione del Profeta dell’Islam (A), che abolì le religioni precedenti.

    Inoltre la mera pretesa di essere seguaci non basta, bensì è necessaria la fede e questa, senza il rispetto dei credi fondamentali, le regole pratiche ed etiche, non sarà una vera fede. Perciò la fede in Mosè (A) necessita l’adesione al profeta o ai profeti successivi e l’adesione a Gesù (A) esige l’accettazione della profezia dell’Ultimo Profeta (S). Di conseguenza la fede nel profeta Muhammad (S) impone di accettare completamente i suoi ordini e le sue raccomandazioni; tra queste raccomandazioni e ordini da parte del Profeta (S) vi è il riconoscere la guida del Principe dei Credenti Alì (A) e dei suoi undici Discendenti (A), uno dopo l’altro. Senza questa completa obbedienza, non si diventerà un vero musulmano, né un seguace della vera religione divina, e non sarà rilasciato il permesso per entrare in Paradiso.

    In altre parole, dopo la profezia del nobile Muhammad (S), l’unica religione legittima e accettata è l’Islam[4] e questa senza la guida (wilayah) degli Imam (A), non è considerata il puro Islam o la fede completa in Dio, nel Profeta (S) e nel Giorno del Giudizio, per ottenere il permesso di entrare in Paradiso. Infatti l’unica retta via collegata al Paradiso è lo sciismo. Si sottolinea che il solo titolo di sciita non è sufficiente; il credente deve essere un vero sciita e compiendo azioni probe sarà degno del Paradiso o dell’intercessione di un devoto.

    Tuttavia i mustadhafin, (coloro che involontariamente non conoscono la verità, i malati di mente, i bambini, ecc.) che non hanno avuto la possibilità di conoscere la verità, attenderanno il giudizio e la grazia divina, e saranno quindi esentati dalla norma esposta[5].

    A questo punto è bene ricordare alcuni punti:

    1. Con colui che non conosce la verità involontariamente, s’intende chi non ha ricevuto il messaggio della verità né commette negligenza nella sua ricerca; perciò non commette peccato, poiché in questo caso non ha avuto la prova definitiva di Dio, e fin quando una persona non riceve questa prova, è impossibile che Iddio la giudichi[6].

    Tra questi individui si possono ipotizzare tre casi:

    1. Coloro che dal punto di vista dell’ambiente in cui vivono o simili, non hanno ricevuto il messaggio della verità.
    2. I malati di mente: cioè chi non può comprendere la verità poiché la sua mente ha delle mancanze.
    3. Coloro che sono affetti da “ignoranza composta”: sono certi che “A è B”, poiché questa certezza è il risultato dei loro sforzi, anche se in realtà “A non è B”.

    Sarà colpevole e assaggerà la punizione divina colui che ha ricevuto la verità, ma volontariamente, nonostante la conoscesse, le ha voltato le spalle, oppure era in grado di arrivare ad essa, ma ha trascurato la sua ricerca.

    1. Bisogna considerare che la fede e la miscredenza non sono il prodotto di un solo sforzo mentale, bensì sono influenzati da un insieme di pensieri e comportamenti, infatti il sacro Corano rammenta che: “E fu triste il destino di quelli che compirono azioni reprobe, smentirono i segni di Allah e li schernirono”[7].

    Quindi bisogna dire: se una persona non si comporta negativamente e non è influenzata da questioni politiche, di un partito o di un gruppo, cioè si astiene da azioni che l’intelletto non accetta, e allo stesso tempo si sforza mentalmente di trovare la verità dell’universo, ma non trova certezza nell’esistenza di Dio o non riesce a stabilire quale sia la religione corretta, oppure, Dio non voglia, ottiene come risultato la miscredenza, questo tipo di persona secondo la giustizia divina non può essere ripresa.

    Questa è tuttavia solo un’ipotesi razionale, in verità il sacro Corano ha promesso che se qualcuno si sforza veramente sul sentiero di Dio, gli saranno mostrate delle vie e sarà guidato[8].

    1. Negli hadìth islamici riguardo a coloro che muoiono in tenera età, è stato riportato quanto segue:
    2. Se appartengono ai credenti:
    3. Nel barzakh serviranno il nobile profeta Abramo e sua moglie Sara (A), oppure la nobile Fatima (A), e colà impareranno ciò che è necessario per completarsi spiritualmente e raggiungeranno la perfezione.
    4. Nell’esegesi del ventunesimo versetto della sura al-Tur (52) è stato riportato che: “verranno riuniti con i loro genitori affinché li rendano felici in Paradiso”[9].
    5. Se sono figli dei miscredenti o degli ipocriti:
    6. Nell’esegesi del versetto “Vagheranno tra loro fanciulli di eterna giovinezza”[10], è stato riportato che i figli dei miscredenti saranno al servizio della gente del Paradiso; certamente questa non sarà considerata una punizione, né sarà simile al servizio in questo mondo che è causa di umiliazione, stanchezza e affini, bensì sarà fonte di gioia, vitalità e bellezza per loro.
    7. Alcuni hadìth rimandano la conoscenza di questa questione a Iddio dicendo: “Iddio sa che cosa compivano o che cosa facevano”[11].
    8. Iddio per mezzo di un angelo innalzerà un fuoco e ordinerà a questi bambini di entrarvi; un gruppo vi entrerà ma il fuoco per loro sarà freddo e innocuo, come lo era stato per Abramo (A), mentre un altro gruppo non obbedirà e non vi entrerà; solamente il primo gruppo sarà salvo. Sicuramente i malati di mente e chi non ha ricevuto una prova determinante e un profeta nel lasso di tempo che intercorre tra due profeti, saranno sottoposti a tale prova[12].
    9. Alcuni teologi islamici sono convinti che i figli dei miscredenti non dimoreranno né in Paradiso, né all’Inferno, bensì in un luogo denominato Araf[13], dove non saranno puniti né beati[14].

    Il defunto Allamah Tabatabai riguardo ai bambini, i malati di mente, ecc., disse: “Ciò che il sacro Corano ha detto in merito ai bambini, i malati di mente, ecc., sono delle frasi da cui non si possono dedurre dei dettagli, se nell’Aldilà otterranno la beatitudine o se incomberà l’avversità su di loro. Infatti l’intelletto non può concepire dettagliatamente lo stato della gente nell’Aldilà. A meno che non sosteniamo che il peccato e il perdono non sono limitati alla disobbedienza ai propri doveri, bensì alcuni stadi del perdono sono legati ad alcune malattie dell’anima e stati negativi che l’anima subisce e si interpongono tra l’anima e Dio. È vero che questo tipo di persone, a causa della propria carenza o deficienza mentale, non hanno doveri, nonostante ciò non si può dire che le cattive azioni da loro compiute non abbiano influenzato la loro anima, non l’abbiano inquinata e non abbiano velato loro la verità; in realtà da questo punto di vista sono uguali agli altri. In sintesi per avvicinarsi a Dio in Paradiso e trovarsi al Suo cospetto, è necessario eliminare quelle malattie e veli che ostacolano questo avvicinamento; niente può risolvere tutto ciò se non il perdono di Dio. Probabilmente il significato degli hadìth che dicono “Iddio il Sublime resusciterà la gente e creerà un fuoco, quindi ordinerà alla gente di entrarvi: chi vi entrerà, andrà in Paradiso e chi disubbidirà, cadrà nell’Inferno”, è proprio questo, cioè il significato di “fuoco” è l’eliminazione dei veli e la guarigione dalle malattie (dell’anima)[15].

     

    Note

    [0] Indice connesso: “L’inferno e i non musulmani”.

    [1] Bihar al-Anwar, vol. 5, pag. 198 e vol. 67, pag. 309:

    “کونوا دعاة الناس بغیر السنتکم.”

    [2] Sacro Corano, 85:11.

    [3] Sacro Corano, 2:62; 5:69 e 22:17. Cfr.: Al-Mizan, vol. 1, pag. 192-196.

    [4] Sacro Corano, 3:81-91.

    [5] Sacro Corano, 4:97-99.

    [6] “Non castigheremo alcun popolo senza prima inviar loro un messaggero” (Sacro Corano, 17:15). Certamente il significato d’ “inviare un profeta” non si limita all’invio, bensì deve avvenire anche un contatto, cioè se viene inviato un profeta ma una persona non ha modo di conoscerlo, non avrà avuto la prova decisiva e quindi non esisterà motivo per essere condannato.

    “ما کنا معذبین حتی نبعث رسولا”.

    [7] Sacro Corano, 30:10.

    [8] “Quanto a coloro che fanno uno sforzo per Noi, li guideremo sulle Nostre vie” (sacro Corano, 29:69).

    “وَ الَّذینَ جاهَدُوا فینا لَنَهْدِیَنَّهُمْ سُبُلَنا”.

    [9] Bihar al-Anwar, vol. 5, capitolo 13, pag. 290 e vol. 6, pag. 229; Shaykh Saduq, Amali, pag. 269-271.

    [10] Sacro Corano, 56:17.

    [11] Cfr.: Bihar al-Anwar, vol. 5, pag. 288-297, capitolo 13:

    “اللّه اعلم بما کانوا عاملین”- “اللّه اعلم بما کانوا فاعلین”

    [12] Bihar al-Anwar, vol. 6, pag. 292, hadìth 14 e vol. 5, pag. 295, hadìth 22.

    [13] Il defunto Allamah Tabatabai per vari motivi era convinto che il significato di “rijal A’raf” (uomini dell’A’raf), nel versetto quarantotto della sura A’raf (7),

    “و نادی اصحاب الاعراف رجالا یعرفونهم بسیماهم”

    e i compagni dell’A’raf chiameranno gli uomini che riconosceranno per il loro aspetto”, non corrispondesse ai mustadh’afin. Per approfondire cfr.: traduzione persiana dell’esegesi Al-Mizan, vol. 8, pag. 154-156.

    [14] Bihar al-Anwar, vol. 5, capitolo 13, pag. 298.

    [15] Traduzione persiana dell’esegesi Al-Mizan, vol. 6, pag. 535 e 536.