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    Iddio accetta che un individuo presti pedissequamente fede all’Islam?

    Iddio accetta che un individuo presti pedissequamente fede all’Islam?
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    Iddio accetta che un individuo presti pedissequamente fede all’Islam?

     

    Domanda

    Quando nell’altro mondo ci chiederanno perché abbiamo accettato l’Islam e siamo musulmani, cosa dovremo rispondere? Che i nostri genitori erano musulmani e quindi lo siamo anche noi?

     

    Risposta (di islamquest.net)

    Risposta concisa

    Se nell’altro mondo non avremo altro modo di motivare la nostra fede se non per un’imitazione cieca e pedissequa di ciò in cui credevano i nostri genitori e avi, sapendo che essi non erano né sapienti, né intellettuali, né erano stati guidati da tali persone, in questo caso non saremo giustificati. Infatti tali comportamenti e credi sono contrari all’indole umana. Ovviamente quando diciamo che il credo di un individuo deve basarsi su conoscenza e certezza, non intendiamo che egli debba addurre prove filosofiche e scientifiche, da ognuno ci si aspetta ciò che è alla sua portata, né intendiamo che egli in questo campo non possa giovare della guida dei sapienti.

    Risposta dettagliata

    Per chiarire la risposta è necessario prestare attenzione ad alcuni punti:

    1. Iddio ha creato la natura umana in modo che fosse sempre alla ricerca della verità e la padronanza scientifica delle realtà che la circondano. Dalla nascita fino alla morte, un individuo non trascura nemmeno per un momento la ricerca scientifica e la comprensione della verità. Ovviamente questo sforzo scientifico è proporzionato alla sua età, alle sue condizioni fisiche, al suo pensiero e comportamento.

    In altre parole, Iddio in questo mondo ha dato all’essere umano sufficienti strumenti per raggiungere la perfezione, la beatitudine e comprendere le realtà e le conoscenze, utilizzando i quali raggiunge lo scopo della sua creazione.

    Il Corano dice: “… per l’anima e Chi l’ha formata armoniosamente, ispirandole empietà e devozione. Ha successo invero chi la purifica, è perduto chi la corrompe”[1].

    Considerando che l’essere umano è la più importante creatura divina grazie alla sua capacità di acquisire conoscenze e progredire, se un individuo non utilizza questi strumenti per la più fondamentale delle sue necessità, cioè raggiungere il fine della sua creazione che gli permette di avvicinarsi a Iddio, ed è negligente nella scelta della via che lo porta a destinazione (limitandosi a seguire il credo, le idee e le tradizioni dei suoi antenati, pur sapendo che essi non erano né sapienti, né intellettuali, né la loro vita era guidata dalla conoscenza) come potrà essere giustificato?[2] Egli è condannato dalla sua stessa coscienza e natura, poiché ha proceduto nella direzione inversa a ciò che esse esigono, e ha sopraffatto con le proprie mani la sua realtà umana. Il sacro Corano riguardo a ciò dice: “In verità creammo molti dei démoni e molti degli uomini per l’Inferno: hanno cuori che non comprendono, occhi che non vedono e orecchi che non sentono, sono come le bestie, anzi ancor peggio. Questi sono gli incuranti”[3].

    2. Ogni musulmano che si consideri un vero seguace dell’Islam, deve avere un motivo per il suo credo che non sia la semplice imitazione di ciò che hanno fatto i propri antenati. È per questo che all’inizio delle guide per le regole pratiche (risalah), che ogni musulmano è obbligato a imparare, leggiamo che l’imitazione pedissequa (taqlid) dei principi religiosi non è permessa, ma ognuno deve raggiungere la conoscenza e la certezza[4]. Inoltre, l’insegnamento islamico si fonda proprio sulla riflessione e la conoscenza e ci invita sempre a riflettere e pensare[5].

    È ovvio che le capacità riflessive differiscono in ogni individuo in base alle sue conoscenze. Da una persona illetterata ci si aspetta ragionamenti conformi alla sua capacità di riflettere e alle sue condizioni di vita, come è riportato in un hadìth famoso nel quale si narra che il Profeta (S) chiese a un’anziana signora che stava filando, come dimostrava l’esistenza di Dio, ella rispose: “Attraverso questo (e indicò il proprio fuso)”. Quella donna non si era basata su argomentazioni filosofiche, che nessuno pretendeva da lei e nemmeno ne sarebbe stata in grado, bensì ella si basò su una questione che tutti possono comprendere: cioè se questo fuso per filare necessita di qualcuno che lo metta in moto, com’è possibile che il mondo non abbia bisogno di un creatore e amministratore?

    Simile è l’argomentazione di quell’uomo che disse che l’orma del cammello indica la presenza di quest’ultimo, così come il cielo e la terra dimostrano l’esistenza di Dio[6].

    Il modo più semplice e comprensibile per dimostrare la veridicità dell’Islam, è che quest’ultimo è conforme alla natura e indole umana, e se un individuo non calpesta la sua natura innata con il comportamento scorretto e il peccato, può comprendere e accertarsi dell’autenticità dell’Islam, e di questa via si può anche usufruire per ottenere il credo corretto accanto alla riflessione e al ragionamento.

    3. È vero che il credo nella religione deve raggiungere la certezza e se non la si raggiunge, cioè è unita al dubbio, non è sufficiente, pur giungendo a una supposizione molto forte; ed è vero che per diventare musulmani non basta la via dell’imitazione pedissequa e un individuo che vuole convertirsi deve prestare particolare attenzione al fatto che una religione sia vera o no. Nonostante ciò, si può giungere a questa certezza sia attraverso argomentazioni razionali che per mezzo di altre vie, come ascoltare i versetti del Corano, ecc[7]. Oppure seguendo le indicazioni dei sapienti per giungere alla certezza riguardo ai principi della religione[8].

    Ciò che il Corano condanna, è il seguire altri nella religione ciecamente e fanaticamente: “E quando si dice loro: ‘Seguite quello che Allah ha fatto scendere’, essi dicono: ‘Seguiremo piuttosto quello che seguivano i nostri antenati!’. E ciò anche se i loro antenati non comprendevano e non erano ben guidati”[9]. Un simile concetto è espresso anche dal versetto5:104.

    Da questo versetto si può dedurre che se i loro antenati fossero stati sapienti e ben guidati, sarebbe stato giusto seguirli[10], ma sapendo che essi erano ignoranti, illetterati e superstiziosi, che senso avrebbe avuto seguirli? Ciò non è forse un esempio di imitazione di un ignorante da parte di un ignorante?[11]

    Perciò come si può considerare un individuo musulmano, quando segue ciecamente persone che non sono né sapienti, né il loro comportamento è conforme alla guida divina e alla natura innata? È ovvio che i veri musulmani sono coloro che o sono sapienti, oppure il loro comportamento è basato sulla guida divina e la natura innata, la loro imitazione è scientifica e razionale, non cieca e fanatica, poiché sanno che altrimenti, al cospetto di Dio, non sarebbero giustificati.

     

    Note

    [1] Sacro Corano 91:7-10.

    [2] Salvo che una persona sia jahil qasir, cioè colui che non è stato negligente nell’imparare queste questioni, in altre parole o si trovava in condizioni in cui gli era impossibile conoscerle, e/o non considera se stesso ignorante o non prende in considerazione la possibilità che le sue azioni siano nulle. Al contrario del jahil muqassir, che è colui che è stato negligente nell’imparare tali questioni, cioè aveva la possibilità di impararle ma non l’ha fatto.

    [3] Sacro Corano 7:179.

    [4] Risalah al-‘amaliyyah di qualsiasi marja’, questione 1.

    [5] Il Corano, che è la nostra fonte religiosa principale, invita ovunque alla riflessione e al pensiero, per esempio almeno in diciassette versetti, utilizzando verbi derivanti dalla radice fa-ka-ra (riflettere), invita a riflettere, e da questi sono esclusi i versetti in cui vengono utilizzati verbi derivanti dalle radici ‘a-la-ma (sapere, insegnare), fa-qa-ha (riflettere profondamente), ‘a-qa-la (ragionare), ecc.

    [6] Bihar al-Anwar, vol. 66, pag. 133.

    [7] Per approfondire cfr.: trad. in persiano di al-Mizan, vol. 9, pag. 209.

    [8] Nel Tafsir Nemuneh è riportato che alcuni esegeti narrano il seguente hadìth dell’imam Sadiq (A) secondo cui un uomo chiese all’Imam (A): “I comuni giudei non possiedono alcuna conoscenza del loro Libro se non attraverso i propri sapienti, allora perché il Corano li biasima per aver imitato e accettato ciò che essi hanno detto [riferimento ai vari versetti]? La gente giudea normale è forse diversa dalla nostra che segue i propri sapienti?”. L’Imam (A) rispose: “Tra la nostra gente e quella giudea da un certo punto di vista c’è differenza e da un altro uguaglianza. È uguale nel senso che anche la nostra gente è biasimata da Iddio allo stesso modo di quella giudea. È invece diversa per quanto concerne il fatto che i giudei conoscevano i propri sapienti, sapevano che mentivano apertamente, usufruivano di ciò che era proibito ed erano corrotti, inoltre cambiavano le leggi divine. I giudei avevano compreso che i loro sapienti erano corrotti e pertanto non era permesso accettare le loro opinioni riguardo a Dio e alle Sue leggi, e non era giusto accettare la loro testimonianza riguardo ai Profeti (A). Perciò Iddio li ha biasimati, ma la nostra gente non segue sapienti del genere. Se la nostra gente notasse nei propri sapienti corruzione, fanatismo, brama dei beni terreni e di ciò che è proibito, e ciononostante li seguisse, sarebbe come i giudei, che sono stati biasimati da Iddio per aver seguito sapienti corrotti. Mentre invece i sapienti che proteggono la purezza del proprio animo, salvaguardano la propria religione, si oppongono alla concupiscenza, obbediscono al proprio Imam (A), possono essere seguiti dalla gente comune …”.

    È chiaro che questo hadìth non fa riferimento all’imitazione pedissequa delle norme pratiche, ma al seguire le indicazioni dei sapienti per ottenere la conoscenza e la certezza riguardo ai principi della religione, infatti l’hadìth parla del fatto di conoscere il Profeta, che fa sicuramente parte dei principi in cui non è permessa l’imitazione pedissequa (Tafsir-e Nemuneh, vol. 1, pag. 320).

    La stessa esegesi in altra sede riporta che il profeta Abramo (A) invitò suo zio Azar a seguirlo, nonostante quest’ultimo fosse più anziano di lui e più conosciuto nella sua società, dicendo che egli possedeva scienze che suo zio non aveva. Questa è una regola generale in base a cui chi non ha conoscenza riguardo a una determinata questione debba rivolgersi a chi ne è a conoscenza; ciò chiarisce la questione del rivolgersi agli specialisti in ogni campo, tra cui ai giurisperiti (mujtahid) nelle questioni delle norme religiose pratiche. Il profeta Abramo (A) non faceva riferimento alle norme pratiche, ma alle principali questioni dei fondamenti della religione, e anche in questi casi è necessario usufruire della guida dei sapienti affinché si possa essere guidati sulla Retta Via (Tafsir-e Nemuneh, vol. 13, pag. 81).

    [9] Sacro Corano 2:170.

    [10] In realtà si può dire che seguire in questo senso ha una base scientifica e razionale e non è una semplice imitazione.

    [11] Tafsir-e Nemuneh, vol. 1, pag. 576.