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    Il diritto di Alì bin Abi Talib a succedere al Profeta (S)

    Il diritto di Alì bin Abi Talib a succedere al Profeta (S)
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    DOMANDA
    Ma chi tra il mondo sunnita sta con l’imam Ali Ibn Abi Talib, come fa a sostenere anche il califfato? Non è più coerente la posizione sciita, perlomeno in termini politici?
    RISPOSTA
    Chi nel mondo sunnita sta con Ali bin Abi Talib, lo fa limitandosi a considerarlo un sahabah, un compagno del sommo Profeta, o al limite il quarto califfo delle genti sunnite.
    La posizione sciita è invece più limpida e coerente nel considerare Alì bin Abi Talib avente diritto all’immediata successione al sommo Profeta (S), che più volte indicò Alì come suo successore e califfo. A tal proposito riporto di seguito alcune chiare ed inconfutabili prove ed argomenti dottrinali.
    La distinzione e divisione iniziò quando si negò ad Alì bin Abi Talib il suo legittimo diritto di succedere al sommo Profeta (S), il quale più volte lo aveva presentato ai mussulmani come suo immediato successore e vicario.
    L’imamato e il califfato del Principe dei Credenti Alì (A) può essere dimostrato sia attraverso il sacro Corano che attraverso la sacra Sunna.
    Nel sacro Corano vi sono numerosi versetti che dimostrano l’imamato di Alì (A) e degli altri Imam (A). Essi devono comunque essere interpretati attraverso i numerosi hadìth mutawatir [[un hadìth è definito mutawatir quando è stato trasmesso da un numero talmente elevato di catene di trasmissione differenti che sarebbe stato impossibile per tutti i trasmettitori concordare su una fabbricazione] tramandati dal nobile Profeta (S) riguardo al contesto in cui furono rivelati; hadìth accettati da sunniti e sciiti. Tra questi versetti possiamo citare:
    Il versetto del tabligh: “O Messaggero, comunica quello che è sceso su di te da parte del tuo Signore. Ché se non lo facessi non assolveresti alla tua missione. Allah ti proteggerà dalla gente. Invero Allah non guida un popolo di miscredenti”[Sacro Corano 5:67].
    Iddio l’Altissimo ingiunge al Suo Profeta (S) di comunicare il suo messaggio e secondo gli hadìth, egli, in seguito alla rivelazione di questo versetto, presso Ghadir Khumm, nomina Alì (A) suo successore con la famosa frase: “Di chiunque io sia il mawla (guida), Alì (A) è il suo mawla”.
    Il versetto della wilayah: “In verità i vostri wali (guide) sono Allah, il Suo Messaggero e i credenti che assolvono all’orazione dando l’elemosina con umiltà mentre compiono il ruku’ (genuflessione)” [Sacro Corano 5:55]. Molti esegeti e tradizionisti [Coloro che si occupano di tramandare, analizzare, ecc., gli hadìth ovvero le tradizioni] sostengono che questo versetto fu rivelato riguardo all’imam Alì (A) [Infatti in base a hadìth validi colui che donò il proprio anello al mendicante durante il ruku’ fu Alì (A)].
    Suyuti, uno dei sapienti sunniti, nell’esegesi Al-Dur al-Manthur, in merito a questo versetto riporta un hadìth di Ibn ‘Abbas che tramanda: “Alì (A) stava compiendo il ruku’ della preghiera, quando un mendicante chiese l’elemosina ed egli gli donò il suo anello. Il Profeta (S) chiese al mendicante chi gli avesse dato l’anello ed egli indicò l’Imam (A) dicendo: ‘Quell’uomo che sta compiendo il ruku’, quindi fu rivelato questo versetto” [Al-Dur al-Manthur, vol. 2 pag. 293]. Altri due sapienti sunniti, Wahidi [Asbab al-Nuzul, pag. 148] e Zamakhshari [Tafsir Kashshaf, vol. 1 pag. 649], citano questo hadìth e sostengono che questo versetto riguardi l’imam Alì (A). Fakhr Razi nella sua esegesi riporta da ‘Abdullah ibn Salam che quando questo versetto fu rivelato, egli disse al Profeta (S) di avere visto personalmente Alì (A) donare il suo anello al mendicante durante il ruku’, e di conseguenza di accettare la sua wilayah; egli inoltre cita anche un altro hadìth simile tramandato da Abuzar riguardo al contesto in cui questo versetto [Tafsir Fakhr Razi, vol. 12, pag. 26] fu rivelato. Anche Tabari (un altro sapiente sunnita) nella sua esegesi riporta numerosi hadìth concernenti il momento della rivelazione di questo versetto di cui la maggior parte sostiene che riguardi l’imam Alì (A) [Tafsir Tabari, vol. 6 pag. 186].
    L’allamah Amini nel suo libro al-Ghadir afferma che questo versetto si riferisce all’imam Alì (A) citando hadìth da una ventina di libri validi sunniti, riportandone la fonte precisa [Al-Ghadir, vol. 2, pag. 52 e 53]. In questo versetto la wilayah dell’imam Alì (A) viene posta allo stesso livello di quella di Dio e del Profeta (S).
    (2) Versetto degli ulu al-‘amr: “O voi che credete, obbedite ad Allah, al Messaggero e a coloro di voi che hanno l’autorità (ulu al-‘amr)” [Sacro Corano 4:59].
    Da una parte i sapienti [nel Tafsir Barhan sono menzionate decine di hadìth riguardo a questo versetto sostenenti che esso riguardi l’imam Alì (A), oppure Alì (A) e gli altri Imam (A) dell’Ahl al-Bayt; in alcuni hadìth sono addirittura citati i nomi di ognuno dei dodici Imam (A); cfr. Tafsir Barhan, vol. 1, pag. 381-387] sostengono che questo versetto fu rivelato riguardo all’imam Alì (A): per esempio Hakim Haskani Hanafi Neyshaburi (famoso esegeta sunnita) in merito a questo versetto cita cinque hadìth in cui è riportato che per ulu al-‘amr s’intende l’imam Alì (A) [Shawahid al-Tanzil, vol. 1, pag. 148-151]. Nell’esegesi al-Bahr al-Muhit di Abu Hayyan Andalusi Maghribi, tra le varie opinioni citate concernenti gli ulu al-‘amr, riporta quelle di Muqatil, Maymun e Kalbi (tre esegeti) che essi sono gli Imam (A) dell’Ahl al-Bayt [Al-Bahr al-Muhit, vol. 3 pag. 278]. Abu Bakr ibn Mu’min Shirazi (sapiente sunnita) nella sua risalah I’tiqad riporta da Ibn ‘Abbas che questo versetto fu rivelato riferendosi all’imam Alì (A) [Ihqaq al-Haqq, vol. 3 pag. 425].
    Dall’altra parte in questo versetto l’obbedienza a Iddio, al Messaggero (S) e agli ulu al-‘amr, con lo stesso stile e senza ripetere la parola “obbedite”, è considerata obbligatoria, perciò gli ulu al-‘amr devono essere infallibili (altrimenti non avrebbe senso ordinare l’obbedienza assoluta a loro) allo stesso modo che lo sono Iddio e il Profeta (S), e secondo quanto è riportato negli hadìth, solo gli Imam (A) della Shi’a sono infallibili.
    Ciò che è stato riportato sono solo alcuni degli hadìth citati nei libri sunniti, tramandati dai loro tradizionisti attendibili e presenti nei libri sciiti riguardo a questi versetti che sono solo tre dei versetti inerenti alla wilayah e all’imamato dell’imam Alì (A). Ci sono altre considerazioni importanti concernenti questi versetti nei libri sunniti; per approfondirle è necessario consultare quelli validi.
    Oltre a questi tre versetti ve ne sono altri che riguardano direttamente la wilayah e l’imamato dell’imam Alì (A) e degli altri Imam (A), citati negli hadìth del nobile Profeta (S) e riportati nei libri sunniti e sciiti, per esempio il versetto dei sadiqin “O voi che credete, temete Allah e state con i sinceri (sadiqin)” [Sacro Corano 9: 119; negli hadìth è riportato che per sinceri s’intendono l’imam Alì (A) e l’Ahl al-Bayt (A) del Profeta (S) (Yanabi’ al-Mawaddah, pag. 115; Shawahid al-Tanzil, vol. 1, pag. 262).], e il versetto “Di’: «Non vi chiedo alcuna ricompensa, oltre all’amore per i parenti (l’Ahl al-Bayt)»” [Sacro Corano 42:23].
    In aggiunta a questi versetti ce ne sono pure alcuni che riportano le qualità dell’imam Alì (A) e il fatto che egli fosse migliore degli altri Compagni, aiutanti e vicini del Profeta (S); quindi basandosi sulla sentenza razionale che ritiene riprovevole preferire “colui che non è migliore” (marjuh) al migliore (arjah) si può dedurre che l’imamato e la successione dopo il Profeta (S) spettasse per diritto all’imam Alì (A).
    Diamo ora uno sguardo alla Sunna e agli ahadith.
    In numerose fonti sciite e sunnite sono riportati molti hadìth in cui il nobile Profeta (S) disse che il suo successore sarebbe stato Alì ibn Abitalib (A) e dopo di lui i suoi due nipoti Hasan e Husayn (A), seguiti da nove Imam (A) dalla discendenza di Husayn (A) [Sabt ibn Juzi, Tazkirat al-Khawas, ed. libanese, pag. 327; Shaykh Sulayman Qanduzi, Yanabi’ al-Mawaddah, cap. 77, pag. 444, ed. di Istanbul; Juwayni, Fara’id al-Simtayn, ed. di Beirut, vol. 2, pag. 134]. Inoltre vi sono gli hadìth di yawm al-dar, del manzilat, di Ghadir Khumm, quello famoso dei thaqalayn e gli hadìth in cui il Profeta dice (S) che dopo di lui sarebbero venuti dodici califfi che avrebbero onorato la religione.
    Per chiarire la discussione citiamo brevemente tre degli hadìth importanti:
    1. Hadìth del manzilat:
    Il Profeta (S) in occasione della battaglia di Tabuk, uscì da Medina insieme a numerosi Compagni per dirigersi verso l’esercito romano. Affinché Medina non rimanesse senza guida, il Profeta (S) nominò Alì (A) suo successore. Alcuni dei Compagni lo schernirono dicendo che il Profeta (S) aveva lasciato Alì (A) a Medina per prendersi cura delle donne e dei bambini. L’imam Alì (A) si lamentò di questo comportamento presso il Profeta (S) che gli disse la frase storica: “Tu sei per me come Aronne per Mosè, con la differenza che non ci sarà profeta dopo di me” [Fadha’il al-Khamsah, vol. 1, pag. 299-316].
    2. Hadìth dei thaqalayn:
    Questo hadìth è riportato in numerosi e validi libri sunniti [Sahih Muslim; Sahih Tirmizi, vol. 2, pag. 308; Khasa’is Nisa’iy, pag. 21; Mustadrak Hakim, vol. 3, pag. 109; Musnad Ahmad ibn Hanbal, vol. 3, pag. 17]. Gli ultimi giorni della sua vita, il Profeta (S) disse ai suoi Compagni: “O gente! È vicino il momento che sarò chiamato dal mio Signore e risponderò al Suo invito. Vi lascio due cose preziose: una è il Libro di Dio e l’altra la mia Famiglia (A). Il Libro di Dio è una salda corda dal Cielo alla Terra e la mia Famiglia sono la mia Ahl al-Bayt (A). Questi due non si separeranno mai finché non giungeranno a me presso lo stagno di Kawthar. Perciò prestate attenzione a come vi comporterete con loro dopo di me” [Fadha’il al-Khamsah, vol. 2, pag. 44-53].
    3. Hadìth Ghadir:
    L’avvenimento di Ghadir accadde nell’ultimo anno di vita del nobile Profeta (S) durante il suo ultimo hajj (hajjat al-wida’), quando pronunciando la frase: “Di chiunque io sia la guida, Alì (A) sarà la sua guida” esplicitamente annunciò l’imamato di Alì ibn Abitalib (A) e comunicò così il suo messaggio.
    Questa vicenda è stata narrata da numerosi (centodieci) compagni [come Abu Sa’id Khadri, Zayd ib Arqam, Jabir ibn ‘Abdullah Ansari, Ibn ‘Abbas, Bura’ ibn ‘Azib, Huzayfah, Abu Hurayrah, Ibn Mas’ud e ‘Amir ibn Layla] del nobile Profeta (S), ottantaquattro tabi’in (seguaci dei compagni) e trentasei sapienti e scrittori. L’allamah Amini nel suo libro al-Ghadir cita tutte queste narrazioni con le fonti e le prove tratte da famosi libri di autori sunniti e sciiti.
    Quelle che abbiamo citato sono solo alcune delle numerose prove per dimostrare il califfato diretto, ossia senza interposizioni, di Alì (A) [Per approfondire cfr. al-Ghadir, vol. 1 dell’allamah Amini e Pishvayi az Nazar-e Eslam dell’ayatollah Ja’far Sobhani, pag. 274 e 317, in particolare le spiegazioni riguardanti l’hadìth di Ghadir].
    Questo è quanto. La trattazione è dottrinale e forse un po’ pesante, ma sono comunque a vostra disposizione per rispondere a qualsiasi vostra domanda.