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    Il taqwa è graduale e ognuno ne possiede una parte, oppure è assoluto e necessita di condizioni particolari?

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    Il taqwa è graduale e ognuno ne possiede una parte, oppure è assoluto e necessita di condizioni particolari?

     

    Domanda

    Il taqwa è graduale e ognuno ne possiede una parte, oppure è assoluto e necessita di condizioni particolari?

     

    Risposta (di islamquest.net)

    Risposta concisa

    Il termine arabo taqwa in origine era waqwa.Per semplificarne la pronuncia è stato trasformato nel termine corrente; deriva dalla radice wa-qa-ya e significa astensione. Questo termine è stato così interpretato: preservare una cosa da ciò che è fastidioso e dannoso. Nel campo etico significa astenersi da ciò che è vietato.

    Dagli insegnamenti religiosi si deduce che il taqwa possiede vari livelli; questo fatto è confermato dal versetto “Presso Allah, il più nobile di voi è colui che più Lo teme [che possiede più taqwa]”[0].

    Anche negli hadìth è stata espressa la gradualità del taqwa. Dall’imam Sadiq (A) è stato tramandato: “Il taqwa possiede tre gradi. Il primo è il timore del fuoco e del castigo, che corrisponde all’astenersi da ciò che è vietato ed è il taqwa della gente comune. Il secondo è il timore di Dio (non per paura dell’Inferno), ovvero l’astensione da ciò che è dubbio, ed è il taqwa delle persone speciali. Il terzo è il taqwa fi Allah che consiste nell’astenersi da ciò che è permesso per evitare ciò che è incerto”. In conclusione il taqwa è graduale e ognuno si avvicinerà a Dio nella stessa misura in cui si allontanerà da ciò che è vietato e sconsigliato.

    Risposta dettagliata

    Il termine arabo taqwa in origine era waqwa, che per semplificazione di pronuncia è stato trasformato nel termine corrente; deriva dalla radice wa-qa-ya e significa astensione. Questo termine è stato così interpretato: preservare una cosa da ciò che è fastidioso e dannoso[1]. Nel campo etico significa astenersi da ciò che è stato vietato da Dio. Colui che si astiene da ciò che è vietato dalla sharia, viene definito muttaqi.

    Dalle conoscenze islamiche si deduce che il taqwa possiede dei livelli; questo fatto è confermato dal versetto “Presso Allah, il più nobile di voi è colui che più Lo teme [che ha più taqwa]”[2].

    Iddio nel Sacro Corano dice: “Per coloro che credono e operano il bene non c’è male alcuno in quello che hanno mangiato, purché abbiano temuto [Allah], abbiano creduto e compiuto il bene, temano [Allah], credano, e [sempre] temano [Allah] e operino al meglio. Allah ama i buoni”.[3]

    Uno dei concetti che questo nobile versetto vuole spiegare è che il taqwa possiede vari gradi. I sapienti musulmani attraverso questo versetto e altre informazioni ricavate dai testi islamici, hanno suddiviso i livelli del taqwa in questo modo: taqwa comune, taqwa speciale e taqwa esclusivo.

    Bisogna dire che i versetti del Corano in merito al taqwa non sono tutti uguali, bensì invitano ad esso in vari modi. In un versetto dice: “Temete Allah come deve essere temuto”[4]. In un altro versetto dice: “Temete Allah per quello che potete”[5]. In un terzo punto dice: “Temete il Fuoco, il cui combustibile sono gli uomini e le pietre”[6].

    Dai versetti del Corano si comprende pertanto chiaramente che il taqwa possiede diversi stadi. A volte il timore dell’uomo è tale da astenersi dai peccati maggiori ed evitare di ripetere quelli minori; questo è il primo grado del taqwa, attraverso il quale viene stabilita la giustizia. Un grado più alto è quando l’uomo si astiene anche dai peccati minori. Ancor più alto è il livello nel quale l’essere umano si astiene da ciò che è sconsigliato, cioè si astiene in modo da non compiere mai le azioni che sono state sconsigliate.

    I gradi del taqwa secondo gli hadìth

    Anche negli insegnamenti degli Infallibili (A), ovvero gli hadìth, è stato riportato che il taqwa è graduale. In questo articolo per essere concisi citeremo solo un esempio. L’imam Sadiq (A) ha considerato tre gradi per il taqwa: “Il timore reverenziale è di tre tipi: il primo è il timore del fuoco e dalla punizione che consiste nell’astenersi da ciò che è vietato (haram), e invero è il taqwa della gente comune. Il secondo è il timore di Dio (non dell’Inferno) che equivale a rinunciare a ciò che è dubbio ed è il livello speciale del timore reverenziale. L’ultimo è il taqwa fi Allah che consiste nell’astensione da ciò che è permesso per evitare ciò che è incerto”[7].

    Secondo questo hadìth le fasi del taqwa a loro volta possono esser suddivise in categorie secondarie:

    1. Taqwa comune – I comuni credenti si astengono da ciò che è vietato (haram) per paura delle pene dell’Inferno.

    2. Taqwa speciale – Coloro che non hanno raggiunto il grado di perfezione della terza categoria ma sono in un livello nel quale, non solo si astengono dai divieti divini, bensì anche da ciò che è ambiguo.

    3. Taqwa esclusivo – Coloro che sono giunti vicino a Dio e si astengono da ciò che è permesso se non in caso di bisogno; figurarsi quindi ciò che è incerto. Questo è il rango più alto del timore reverenziale.

    È degno di nota che alcuni sapienti d’etica hanno aggiunto pure un’altra categoria alle tre precedenti, ovvero il taqwa dei veritieri, che si astengono da tutto ciò che non è per Dio[8]. Questo tipo di timore supera quelli precedenti e riguarda quei nobili individui per i quali ogni movimento e pausa sono per Iddio: “Dì: In verità la mia orazione e tutti i miei atti adorativi, la mia vita e la mia morte, sono per Allah, Signore dei Mondi”[9].

    In conclusione il taqwa è graduale e ogni individuo nella stessa misura in cui si sforzerà e impegnerà (naturalmente con l’aiuto divino), ne raggiungerà un determinato livello. Nella stessa misura in cui si allontanerà dai divieti e da ciò che è sconsigliato, si avvicinerà a Dio.

     

    Note

    [0] Sacro Corano, 49:13.

    [1] Raghib Isfahani, Al-Mufradat, lemma “taqwa”.

    [2] Sacro Corano, 49:13.

    [3] Sacro Corano, 5:93.

    [4] Sacro Corano, 3:102.

    [5] Sacro Corano, 64:16.

    [6] Sacro Corano, 2:24.

    [7] Imam Sadiq, Misbah al-Shari’ah, pag. 38, bab 83, Mu’assese-ye a’lami, 1980.

    [8] Muhammad Mahdi Naraqi, Jami’ al-Sa’adat, vol. 1, pag. 506, Esma’ilian, Qom, settima ristampa, 2007.

    [9] Sacro Corano, 6:162.