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    La storia del martirio dell’Imam Hussain (A)

    La storia del martirio dell’Imam Hussain (A)
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    La storia del martirio dell’Imam Hussain (A)

     

    Poster Imam Hussain 1 web

     

     

    Gli istanti precedenti al martirio dell’Imam Hussain (A)

     

    gli ultimi istanti di hussain (A) small

     

    Husain disse: “Portatemi una veste senza valore, tale da non essere desiderata da alcuno, affinché io possa non rimanere nudo dopo il mio martirio”. Gli fu allora data una veste piccola e stretta ed egli disse: “Non la voglio, poiché questa è la veste dei vili”. Prese poi una vecchia veste e, dopo averla lacerata, la indossò; nonostante ciò, dopo il suo martirio, gli fu tolta di dosso. Prese quindi un altro vestito, tessuto nello Yemen, e, dopo averlo strappato, lo indossò. Husain strappava le vesti, prima di indossarle, poiché non voleva che dopo il suo martirio qualcuno gliele togliesse di dosso, lasciandolo in tal modo nudo. Si narra però che dopo il suo martirio Abjar Ibni Ka´b gli tolse di dosso anche questa veste e lo abbandonò nudo sul suolo. A causa di questo vile gesto, ogni anno in estate, ambedue le mani gli si seccavano, diventando come due legni secchi; in inverno invece erano umide e da esse fuoriusciva sangue e pus. Visse in queste condizioni fino al giorno in cui morí.
    Si narra che quando Husain rimase sfinito a causa delle ferite che aveva subito e delle frecce che gli si erano conficcate nel corpo (che erano cosí tante che assomigliavano alle spine di un riccio) Salih Ibni Wahab gli infilò una lancia nel fianco e lo fece cadere da cavallo; Husain disse allora: “Nel nome di Dio, con l’aiuto di Dio, secondo la religione dell’Inviato di Dio”. Zainab uscí dalla sua tenda ed esclamò: “Fratello mio! O mio signore! Famiglia mia! Potesse il cielo precipitare sulla terra e le montagne frantumarsi e cadere al suolo”. Shimr, tuonante, disse ai suoi: “Cosa aspettate?! Fatelo fuori!”, e l’armata attaccò vilmente Husain; Zar´ah Ibni Sharík lo colpí con la spada sulla spalla sinistra e Husain rispose con la spada uccidendolo. Un altro colpo sulla spalla fece cadere Husain col viso a terra; il dolore e la fatica erano ormai tali da non permettergli piú neanche di alzarsi. Sanàn Ibni Anas An-nakh´iyy gli trafisse la gola con la lancia, estrasse la lancia e lo colpí nel petto e, per finire, lo colpí con una freccia nella gola. Il nobile Imam, estratta la freccia, prendeva il sangue che fuoriusciva dalla gola, e, spalmandolo sulla testa e sulla barba, diceva: “Cosí incontro Allah, tinto del mio stesso sangue, usurpato dei miei diritti”. Umar Ibni Sa´d disse a uno degli uomini della sua armata, che si trovava sulla sua destra: “Guai a te! Scendi e vai a uccidere Husain”; Khul-i-bni Yazid Al-asbahiyy volle decapitare Husain, ma iniziò a tremare e ritornò indietro. Sanàn Ibni Anas An-nakh´iyy scese dunque da cavallo, colpí l’Imam alla gola e disse: “Giuro su Dio che, nonostante sappia bene che tu sei il nipote del Profeta e che non esistono genitori migliori dei tuoi, io ti decapiterò”. Dopo aver pronunciato queste parole lo decapitò. A tal proposito il Poeta dice: “Nessuna disgrazia è pari a quella del martirio dell’imam Husain nel giorno in cui le impure e scellerate mani di Sanàn Ibni Anas lo uccisero, lo decapitarono”. Si narra che Al-mukhtar amputò le dita, le braccia e le gambe Sanàn Ibni Anas, poi fece preparare una grande caldaia piena di olio d’oliva bollente e lo gettò in essa. L’empio Sanàn, terrorizzato e tremendamente agitato, rimase nella caldaia fino a morire.
    Abu Tàhir Muhammad Ibni-l-hasan narra che l’imam As-sadig disse: «Quando Husain fu ucciso, alto si fece il lamento degli Angeli, i quali dissero allora: “O Signore, questo è Husain, Tuo eletto, figlio del Tuo Eletto e della figlia del Tuo Profeta”. Dio allora mostrò loro il viso del Ga’im [il dodicesimo Imam, Hujjat-i-bni-l-hasan) e disse loro: “Attraverso lui lo vendicherò”»
    Si narra inoltre che quando l’imam Husain fu ucciso si alzò un’immensa nuvola di polvere nera che oscurò il cielo, e iniziò a spirare, in quell’oscurità, un vento rosso che azzerò totalmente la visibilità; l’armata d’Ibni Sa´d pensò che Dio avesse deciso di punirli. Rimasero in quelle condizioni per un po’ di tempo, dopodiché la luce del sole ritornò a illuminare la piana di Karbalà.

     
     

    Gli istanti successivi al martirio dell’Imam Hussain (A)

     

    gli istanti successivi al martirio di Hussain A

     

    Si narra che Hilàl Ibni Nafi´ disse: «Io ero con l’esercito d’Ibni Sa´d quando, d’un tratto, qualcuno gridò: “O Duce, lieta novella! Shimr ha ucciso Husain”; io uscii dalle schiere dell’esercito e mi avvicinai a Husain e vidi che stava per morire: giuro su Dio che mai avevo visto una persona morire in un bagno di sangue migliore e piú avvenente di Husain; la luce che emanava il suo viso, la sua bellezza mi distolsero dal pensiero di ucciderlo. Egli in quello stato chiedeva dell’acqua e uno di quegli empi gli disse: “Non ti disseterai se non quando entrerai nel Hàmiah e berrai della sua bollente acqua”. Egli rispose allora: “Io andrò da mio nonno, l’Inviato d’Allah, vivrò della sua dimora in Paradiso, berrò della sua gradevole acqua e denuncerò a lui le ingiustizie che m’avete fatto”. Gli uomini d’Ibni Sa´d sentendo queste parole furono presi da un’incredibile ira: sembrava che Iddio non avesse messo nei loro nemmeno un briciolo di pietà; mentre Husain parlava con loro lo decapitarono. Io rimasi profondamente colpito dalla loro crudeltà e dissi loro: “Non vi seguirò piú in nulla, non collaborerò mai piú con voi”»
    Dopo che Husain cadde martire, gli uomini d’Ibni Sa´d iniziarono a denudarlo. Ishag Ibni Hubah Al-hadramiyy (che Iddio lo maledica) gli tolse la camicia e la indossò; per questo vile gesto prese poi la lebbra e perse tutti i peli del corpo. Secondo quanto è stato narrato, la camicia dell’Imam portava i segni di circa centodiciannove colpi di spada, freccia e lancia. A tal proposito, l’imam As-sadig dice: “Sul corpo di Husain sono stati rinvenuti trentatré colpi di lancia e trentaquattro ferite di spada”. Abjar Ibni Ka´b At-tamimiyy (che Iddio lo maledica) rubò i pantaloni dell’Imam; si narra che dopo aver commesso questo vile gesto rimase paralizzato. Akhnas Ibni Murthad Ibni Algamah Al-hadramiyy o, secondo un’altra tradizione, Jàbir Ibni Yazid Al-awdiyy gli rubò il turbante e se lo mise in testa; in seguito a questo atto impazzí. Al-aswad Ibni Khàlid rubò le scarpe dell’Imam, mentre Bajdal Ibni Salím Al-kalbiyy gli levò l’anello; per poterlo estrarre gli amputò il dito. Si narra che Al-mukhtàr arrestò Bajdal Ibni Salím, gli amputò tutti gli arti e lo abbandonò in quello stato, facendolo morire dissanguato. La gatifah di Husain, che era di pelle pregiata, fu rubata da Gais Ibni Al’ash´ath e il suo scudo, chiamato Al-batrà, da Umar Ibni Sa´d. Quando quest’ultimo fu ucciso, Al-mukhtar donò questo scudo al suo uccisore. La spada di Husain fu invece rubata da Jami´ Ibni-l-khalg o, secondo un’altra tradizione, da un uomo appartenente alla tribú dei Baní Tamím, chiamato Aswad Ibni Hanzalah. Un’altra tradizione dice che Ibni Sa´d rubò la spada all’Imam che in seguito passò alla figlia di Habíb Ibni Badíl. Bisogna sapere che questa famosa spada non è la Zu-l-fagàr [la celebre spada dell’imam Alí], poiché quest’ultima è custodita [dal dodicesimo Imam] con il resto dei cimeli della profezia e dell’imamato. I narratori di tradizioni tramandano hadith che confermano quanto abbiamo ora detto.

     

     

    Gli uomini d’Ibni Sa´d saccheggiano e bruciano le tende dell’Imam Hussain (A)

     

    Saccheggio delle tende dell'imam Hussain (A) small

     

    Si narra che dopo il martirio di Husain una serva uscí dalle tende e un uomo le disse: “O serva di Dio, il tuo signore è stato ucciso!”. Ella narra la seguente vicenda: “Quando sentii quella notizia mi diressi urlando verso le tende delle donne, le quali a sentirmi gridare si alzarono tutte e iniziarono a piangere, a lamentarsi; dopodiché gli uomini d’Ibni Ziad si diressero velocemente verso l’accampamento di Husain per saccheggiare i beni dei figli del Profeta, delle creature di Fatima: strappavano persino il velo che le donne portavano per coprirsi. Le figlie del Profeta uscirono quindi dalle tende e iniziarono a piangere, a lamentarsi per aver perso gli uomini che le difendevano e si curavano di loro”. Hamid Ibni Muslim narra che una donna, appartenente alla tribú dei Baní Bakr Ibni Wa’il, che, insieme a suo marito, era venuta a Karbalà con l’armata d’Ibni Sa´d, quando vide gli uomini di quest’ultimo attaccare le donne della famiglia di Husain e saccheggiare le sue tende, impugnò una spada e si diresse verso le tende dicendo: “O famiglia di Bakr Ibni Wa’il, stanno saccheggiando i vestiti delle figlie del Profeta in vostra presenza?! Non v’è giudizio all’infuori di quello divino! Ya latharati Rasulillah!”. Dopo questo avvenimento, la donna fu ricondotta alle tende dal marito.
    Si narra che gli uomini d’Ibni Sa´d dopo avere saccheggiato le tende le bruciarono e le nobili donne della famiglia di Husain, depredate dei loro abiti, si riversarono fuori dalle tende con il capo scoperto e a piedi nudi, piangendo e lamentandosi. Mentre venivano portate via – in modo umiliante – come prigioniere, dicevano agli uomini d’Ibni Sa´d: “Vi scongiuriamo, in nome di Dio, di farci passare davanti al cadavere dell’imam Husain”. Quando arrivarono al luogo dove erano caduti i martiri e videro i loro cadaveri, urlarono e si colpirono la testa e il viso con le mani.

     

     

    Zainab e il cadavere dell’Imam Hussain (A)

     

    zainab accanto al cadavere di hussain small

     

    Un narratore di hadith dice: “Giuro su Dio che non dimenticherò mai il momento in cui Zainab, la figlia del Principe dei Credenti, piangeva e si lamentava per la morte di suo fratello Husain; con voce triste e piena di dolore, diceva: “O Muhammad, o nobile nonno, che la pace degli angeli sia su di te! Questo è il tuo Husain che si voltola nel proprio sangue, il cui corpo è stato fatto a brandelli, e queste sono le tue figlie che sono state fatte prigioniere. Denuncio queste ingiustizie a Dio, a Muhammad l’Eletto, ad Alí il Prediletto, a Fatima la Splendente e a Hamzà, il Signore dei Martiri. O Muhammad, questo è il tuo Husain che, caduto senza vestiti sulla terra di Karbalà, viene ricoperto di polvere dallo zeffiro. Questo è il tuo Husain che è stato ucciso dall’ingiustizia dei Figli Illegittimi. Ahimé, o Abà Abdillah, oggi mio nonno, il Messaggero di Dio, è morto! O compagni di Muhammad, questi sono i figli del vostro profeta che sono portati via al pari di prigionieri”
    Un’altra tradizione afferma che Zainab disse: “O Muhammad, le tue figlie sono state fatte prigioniere, i tuoi figli sono stati uccisi e lo zeffiro ricopre di sabbia i loro cadaveri. Questo è il tuo Husain, la cui testa è stata mozzata dalla nuca, il cui turbante e mantello sono stati depredati. Che mio padre sia sacrificato per colui i cui uomini sono stati uccisi e il cui accampamento è stato saccheggiato nel mezzogiorno di lunedí; che mio padre sia sacrificato per colui le cui tende sono state distrutte, che mio padre sia sacrificato per colui che non ha parente o compagno che non sia stato ucciso o fatto prigioniero. Che mio padre sia sacrificato per colui le cui ferite sono tali da non potere essere guarite, che mio padre sia sacrificato per chi avrei voluto essere sacrificata per lui, che mio padre sia sacrificato per colui il cui cuore era pieno di tristezza e angoscia fino a che non lasciò questo mondo. Che mio padre sia sacrificato per colui che aveva molta sete e in questo stato fu ucciso, che mio padre sia sacrificato per colui il cui nonno è Muhammad l’Eletto, il messaggero del Signore dei Cieli, che mio padre sia sacrificato per chi è figlio di colui che il sole è stato fatto ritornare indietro per lui”. Un narratore di hadith dice: “Giuro su Dio che Zainab col suo pianto fece piangere tutti, amici e nemici”
    Sukainah si avvicinò al cadavere del padre e lo abbracciò; vennero quindi alcuni Arabi e l’allontanarono dal corpo senza vita di Husain.
    Umar Ibni Sa´d si dispose tra i suoi uomini e gridò: “Chi è disposto a passare sul corpo di Husain e a schiacciargli la schiena e il petto con gli zoccoli del proprio cavallo?”. Dieci dei suoi uomini s’impegnarono di compiere questo [spregevole] atto; i loro nomi sono: Ishag Ibni Haubah (lo stesso che gli rubò la camicia), Akhnas Ibni Marthad, Hakím Ibni Tufail As-sunbusiyy, Umar Ibni Sabíh As-saidawiyy, Rajà Ibni Munghiz Al´abdiyy, Sàlim Ibni Khuthaimah Al-ju´afiyy, Hani Ibni Shibth Al-hadramiyy e Usaid Ibni Màlik (che Iddio li maledica). Passarono quindi con gli zoccoli dei propri cavalli sul corpo di Husain fratturandogli le ossa del petto e della schiena. Queste dieci persone, ritornate a Kufa, andarono da Ibni Ziad, al quale Usaid Ibni Màlik disse: “Noi abbiamo rotto il petto e la schiena [di Husain], con veloci, lunghi e potenti cavalli”. Ibni Ziad chiese allora: “Chi siete voi?”. Risposero: “Coloro che passarono con i propri cavalli sul corpo di Husain, rompendogli le ossa del petto e della schiena”. Su ordine d’Ibni Ziad fu loro data una un’esigua ricompensa; Abú Umar Az-zàhid dice: “Osservai quei dieci uomini e vidi che erano tutti figli illegittimi”. Queste dieci persone furono arrestate da Al-mukhtar, il quale inchiodò le loro mani e i loro piedi al suolo e ordinò che con dei cavalli si passasse sui loro corpi; in tal modo morirono.
    Ibnu Riàh narra che un giorno vide un uomo cieco che, il giorno del martirio di Husain, era presente a Karbalà. Quando gli fu chiesta la ragione della sua cecità, egli raccontò la seguente storia: «Eravamo dieci amici e andammo a Karbalà per uccidere Husain; io però non feci uso della spada e non lanciai nessuna freccia. Dopo che Husain fu ucciso ritornai a casa, eseguii la preghiera della sera e mi coricai. In sogno vidi una persona avvicinarsi a me e dirmi: “Il Messaggero di Dio ti vuole vedere: alzati dunque ed esaudiscilo!”. Dissi: “Cosa c’entro io con lui”. Quella persona m’afferrò e, trascinandomi, mi portò dall’Inviato di Dio. Vidi il Profeta seduto in una deserta piana; egli aveva tirato su le maniche e teneva in mano un’arma. Aveva di fronte un angelo con in mano una spada di fuoco; questo angelo uccise i miei nove compagni, ogni colpo che ricevevano venivano completamente avvolti dalle fiamme, bruciando. Io andai dal Messaggero d’Allah, m’inginocchiai dinanzi a lui e dissi: “La pace sia su di te, o Inviato di Dio”, egli però non rispose e rimase in silenzio per un lungo periodo, dopodiché alzò la testa e disse: “O nemico di Dio, mi hai mancato di rispetto, hai ucciso la mia famiglia, ha calpestato i miei diritti e… hai fatto quel che hai fatto!”. Io risposi: “O Messaggero di Dio, giuro su Dio che non ho dato un solo colpo di spada né di lancia, non ho lanciato una sola freccia per uccidere i tuoi figli”. Il Profeta disse allora: “È vero, tuttavia hai contribuito a rendere piú folta la schiera degli armati che uccisero Husain”. “Avvicinati a me” disse il Profeta; io mi avvicinai e vidi vicino a lui un catino pieno di sangue, mi disse allora: “Questo è il sangue di mio figlio Husain”. Dopodiché spalmò un po’ di quel sangue sui miei occhi. Da quando mi sono svegliato da quel sogno, non vedo piú nulla»

     

     

    La nobile Fatima (A) e l’Imam Hussain (A) nel Giorno del Giudizio

     

    Fatima

     

    L’imam As-sadig narra che l’Inviato d’Allah disse: «Nel Giorno del Giudizio sarà elevata una cupola di luce per Fatima.
    Husain, con la propria testa nella mano, farà ingresso nel mahshar; quando Fatima lo vedrà, si lamenterà in modo tale che tutti gli angeli e i profeti piangeranno per lei. Dio mostrerà quindi Husain a Fatima con il migliore aspetto; egli combatterà i suoi assassini, quelli che lo uccisero e quelli che collaborarono ad assassinarlo. Io quindi li ucciderò uno ad uno e dopo che saranno ritornati in vita saranno uccisi dal Principe dei Credenti; ritorneranno quindi un’altra volta in vita e saranno uccisi da Hasan. Risusciteranno, e questa volta saranno uccisi da Husain, dopodiché risorgeranno ancora e saranno uccisi da ciascuno dei nostri discendenti. Solo allora la nostra ira si spegnerà e noi dimenticheremo le nostre pene». L’imam As-sadig in questa tradizione continua dicendo: “Che Iddio benedica i nostri seguaci, giuro su Dio che a causa delle lunghe pene e sofferenze che hanno patito per tale disgrazia, condivideranno con noi la ricompensa che Dio ci accorderà per essa”
    Si narra che il Profeta disse: «Nel Giorno del Giudizio, Fatima, con un gruppo di donne, verrà nella piana ove sono riunite le anime e gli sarà detto di entrare in Paradiso; lei dirà: “Non entrerò fino a quando non saprò che cosa hanno fatto con la mia progenie dopo di me”. Gli sarà quindi detto: “Osserva il centro della piana”, e quando guarderà il punto indicatogli vedrà Husain fermo, in piedi, senza testa. A vedere questa scena griderà in modo tale da fare gridare anche me e gli angeli». Un’altra tradizione dice: «Fatima a vedere Husain griderà: “O figlio mio, o amato figlio”. Dio s’incollerirà quindi a causa [delle pene] di Fatima e incaricherà un particolare fuoco, chiamato Hab Hab – diventato nero dopo essere arso mille anni, nel quale non entrerà mai quiete e tranquillità e dal quale la tristezza e l’affanno non usciranno mai – di raccogliere gli assassini di Husain. Quando li avrà raccolti tra la gente, quando saranno caduti in esso, il fuoco lancerà un tremendo grido e divamperà, e lo stesso faranno quelle persone, esclamando: “O Signore, perché hai reso obbligatorio il fuoco prima a noi che agli idolatri, dannandoci?”. Sarà loro detto: “Chi sa non è come chi non sa…”»
    Queste due tradizioni sono narrate da Ibni Bàbiwaih nell’opera Igabu-l’a´mal. Nel trentesimo volume dell’opera Tazyil – scritta da Shaykhu-l-muhaddithin Bi Baghdad Muhammad Ibni An-najjàr, nella parte dedicata alla biografia di Fatima figlia di Abi-l-abbàs Al’azudiyy – si narra da Talhah la seguente tradizione: «Ho sentito l’Inviato d’Allah dire: “Mosè, figlio di Imràn, disse a Dio: ‘Mio fratello Aronne è morto, benedicilo dunque!’. Dio allora gli rivelò: ‘O Mosè figlio di Imràn, se tu mi chiedessi di perdonare tutti gli uomini, dal primo all’ultimo, ti esaudirei sicuramente, a eccezione però di ciò che riguarda gli assassini di Husain figlio di Alí Ibni Abitàlib [che non saranno mai perdonati]’”»

     

     

    Tratto dal libro al-Luhuf di Sayyid bin Tawus