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    L’esegesi del Corano

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    L’esegesi del Corano
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    Prima di voler comprendere i significati del sacro Corano e cercarne la corretta interpretazione sarebbe opportuno fare almeno una breve premessa sull’esegesi coranica, con il beneplacito di Allah, gloria a Lui l’Altissimo, e questo è quanto cercheremo di fare nelle righe seguenti.

    Secondo alcuni studiosi il miglior sistema per comprendere il sacro Corano sarebbe quello di far riferimento alla modalità di interpretazione dei Sahaba ossia i Compagni del nobile Profeta, su di lui la pace e sulla sua famiglia, coloro che lo hanno accompagnato perlomeno in un periodo della sua vita e sono stati con lui sostenendolo. Tra essi vi fu anche l’Emiro dei Credenti Ali Ibn Abi Talib, su di lui la pace, il quale gode di una posizione particolare ai nostri occhi ed eccelle rispetto ad ogni altro Compagno non solo a causa delle sue distinte qualità morali ed etiche ma anche al suo status spiritualis che lo ha reso la persona più vicina a Allah, gloria a Lui l’Altissimo, dopo il nobile Profeta Muhammad, su di lui la pace e sulla famiglia.

    I sostenitori di questa corrente di pensiero, che ritiene l’opinione dei Sahaba come il miglior mezzo per giungere ad una corretta e legittima interpretazione del sacro Corano, vengono a volte chiamati Ahl al-Hadith ossia “la Gente delle tradizioni” poiché essi si rifanno a quanto è stato detto e compiuto dai Sahaba e quindi alle loro tradizioni. In genere i Sahaba interpretavano i versetti del sacro Corano in base al loro significato letterale ed apparente cercando di riportare la causa particolare della rivelazione di un determinato versetto e analizzando il contesto e l’evento in cui questi è disceso ed è stato rivelato. Nello spiegare il sacro Corano, i Sahaba facevano anche riferimento alle tradizioni del nobile Profeta, su di lui la pace e sulla sua famiglia, anche se non con la stessa enfasi dei loro studenti (i tabi’iyn). A volte un versetto veniva spiegato proponendo un altro versetto come chiarificazione.

    Questo sistema presenta però vari problemi. Innanzitutto la gran parte delle tradizioni narrate dai Sahaba non ci sono giunte da catene di trasmissione affidabili, in ispecie le tradizioni concernenti la spiegazione dei versetti del sacro Corano. In secondo luogo molte di queste tradizioni fanno parte delle isra’iliyyat ossia una categoria particolare di tradizioni che sono state fabbricate e inventate. Per esempio alcuni Compagni del nobile Profeta, su di lui la pace e sulla sua famiglia, onde spiegare e approfondire le storie dei profeti precedenti fecero riferimento alle storie contenute nelle rivelazioni anteriori come la Torah o il Vangelo oppure a chi, ebreo o cristiano, avendo abbracciato l’Islam già conosceva queste storie. Il problema inerente alla suddetta situazione è ovvio: seppur le rivelazioni precedenti siano state annunciate attraverso l’intermediazione dei profeti, è vero anche che esse vennero alterate non rispecchiando più, quindi, la loro forma e il loro significato originale. Infine si deve notare che l’autorità dei Sahaba nell’interpretare il sacro Corano non viene resa esplicita in un nessuna tradizione autentica: ciò significa che l’opinione di un Compagno, in linea di principio, non è più o meno legittima dell’opinione di qualsiasi altro esegeta.

    Vi sono poi i teologi i quali fanno affidamento ai principi dottrinali, razionali, intellettuali e teologici delle loro scuole di pensiero. Dopo la dipartita da questo mondo del nobile Profeta, su di lui la pace e sulla sua famiglia, vennero a formarsi molte scuole teologiche ognuna delle quali affermava di presentare e delineare l’ortodossia islamica secondo le Sacre Scritture. Conseguentemente al loro approccio, l’interpretazione che essi avevano o potevano avere dei versetti del sacro Corano non si scontrava mai con i principi e i criteri delineati dalla loro scuola di pensiero.

    Un’altra scuola esegetica venne poi a formarsi con l’avvento e il consolidamento dei filosofi islamici. Essi si rifacevano a principi universali, razionali e intellettuali ma, a differenza dei teologi, non finivano col presentare le Sacre Scritture come autorità ultima nei circoli sapienziali. Essi, pur non rinnegando ma anzi credendo alle Sacre Scritture, consideravano piuttosto gli argomenti inerenti all’essere e al non-essere, alla realtà e all’illusione come il centro dell’attenzione delle loro ricerche.

    Vi furono poi gli interioristi ossia chi, per le proprie inclinazioni interiori e introspettive, sosteneva che per interpretare il sacro Corano fosse necessario uno svelamento interiore e una visione propria del cuore. E’ il caso di gnostici, mistici e sufi, molti dei quali hanno commentato gli aspetti interiori ed esoterici del sacro Corano a discapito di quelli esteriori ed essoterici.

    Per quanto concerne i teologi, i filosofi e gli interioristi si potrebbe muovere un’unica critica. Essi infatti hanno interpretato e interpretano il sacro Corano in base ad un loro pregiudizio, dottrinale, intellettuale o interiore. Quello che hanno fatto non è stato tafsir (esegesi) ma tatbiq (applicazione), poiché hanno applicato i loro criteri nello spiegare i versetti divini senza tenere in considerazione i criteri delineati dal Corano stesso. Si tratta dunque di una contrapposizione tra volere umano e volere divino. Detto questo, siamo coscienti del fatto che non tutte le personalità che sono state definite teologi, filosofi o interioristi siano necessariamente soggetti a questa critica.

    L’ultima corrente esegetica che qui vogliamo menzionare è quella che ritiene le tradizioni del nobile Profeta e della sua Ahl al-Bayt, su di loro la pace e le benedizioni di Allah, come l’unica autorità in grado di poter introdurre a spiegare il sacro Corano a chiunque altro. In linea teorica non ci sarebbero problemi con questo sistema se non per il fatto che anche in questo caso ci sono diverse tradizioni riportate su autorità dell’Ahl al-Bayt che non soddisfano i criteri formali di autenticità e validità, che suddividono le tradizioni in sahih (autentiche), mu’athaq (affidabili), hasan (buone) e da’if (deboli). A questa critica alcuni dotti rispondono dicendo che l’Ahl al-Bayt stessa ci ha esposto il criterio per l’accettazione e l’autenticazione delle tradizioni e che esso non debba necessariamente accordarsi con i criteri formali.[1] Per esempio essi hanno esortato i credenti a confrontare le loro tradizioni con il sacro Corano, accettare quelle che ad esso si conformano e rigettare quelle che lo contraddicono. Secondo questa prospettiva, le tradizioni autentiche dell’Ahl al-Bayt sarebbero quelle che testimoniano la verità coranica, a conferma del fatto che il Corano è “l’Imam silente” (al-Imam al-Samit) e l’Imam “il Corano parlante” (al-Qur’an al-Natiq), individuando così la realtà elevata e celeste del sacro Corano e dell’Imam intesi nei termini più profondi.

    Comunque sia, tra i metodi noti, affidabili e sicuri per l’esegesi del sacro Corano possiamo annoverare l’interpretazione del significato apparente dei termini e delle espressioni (tafsir bi-zawahir al-Qur’an) e il l’interpretazione dei versetti attraverso altri versetti coranici (tafsir Qur’an bil-Qur’an). La legittimità di queste due ultime metodologie esegetiche menzionate risiede nell’autorità del sacro Corano stesso in cui è detto: “Abbiamo fatto scendere su di te il Libro come spiegazione di ogni cosa, guida, misericordia e lieta novella per i musulmani” (16:89). Se il sacro Corano vi è la spiegazione per ogni cosa, in esso dovrà per forza trovarsi anche la spiegazione di sé stesso. A rafforzare quest’idea possiamo citare anche il versetto seguente: “O uomini! Vi è giunta una prova da parte del vostro Signore. E abbiamo fatto scendere su di voi una luce manifesta” (4:174).

    All’infuori del sacro Corano, le tradizioni mutawatir del Profeta e dell’Ahl al-Bayt possono essere considerate come un valido strumento di interpretazione della parola di Allah. A tal riguardo si noti che il grado di validità delle tradizioni mutawatir differisce da quello delle altre poiché una tradizione mutawatir è un documento che è stato riportato da un numero così elevato di catene di trasmissione da confutare una qualsiasi e possibile fabbricazione o debolezza.

    Infine è opportuno citare anche un’ulteriore possibilità per interpretare il sacro Corano ossia quella di attingere direttamente dai Quattordici Purissimi[2] i quali si svelano, in sogno o da svegli, a coloro che hanno purificato il proprio cuore e raggiunto un livello particolare di sincerità e devozione. Ovviamente non tutti possono accedere a questo tipo di benedizione speciale, e ciò che viene spiegato nelle suddette circostanze a chi appartiene a questa élite non può essere una prova anche per chi non vi appartiene. Ciò significa che il contenuto o l’indicazione ricevuta direttamente da un Purissimo rimarrà un segreto tra i due che solo Allah conosce, a meno che Egli non vi voglia coinvolgere altre persone degne di ciò. Da quanto detto, è chiaro che quest’ultimo metodo di esegesi coranica sia tra i più sicuri seppur intimo e personale.

    NOTE
    [1] Si noti che questo criterio viene comunque accettato in materia di diritto (fiqh). Per la legittimità dell’autenticazione delle tradizioni nel diritto si consulti un testo di giurisprudenza islamica come “Durus fi ’ilm al-usul” di Ayatullah Muhammad Baqir Sadr o “Kifaya al-Usul” di Akhund Muhammad Kazim Khurasani.

    [2] Il nobile Profeta Muhammad, sua figlia Fatima Zahra e i dodici Imam dell’Ahl al-Bayt, su tutti loro la pace e le benedizioni di Allah.

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