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    Negli hadìth è stato riportato: “I credenti quando s’incontrano hanno un viso affabile e sorridente”, questo vale anche per la vita matrimoniale?

    Negli hadìth è stato riportato: “I credenti quando s’incontrano hanno un viso affabile e sorridente”, questo vale anche per la vita matrimoniale?
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    Negli hadìth è stato riportato: “I credenti quando s’incontrano hanno

    un viso affabile e sorridente”, questo vale anche per la vita matrimoniale?

     

    Domanda

    Considerando che il credente è chi ha un viso affabile e allegro, quando si rattrista, è meglio che nasconda questo dispiacere al consorte e si confidi con Dio, oppure condivida la sensazione di dolore e tristezza? Secondo voi, qual è la cosa migliore?

     

    Risposta (di islamquest.net)

    Risposta concisa

    Una delle caratteristiche del credente citata negli hadìth, è di mostrarsi con un viso affabile e sorridente agli altri e nascondere i propri dispiaceri. Da questa caratteristica nascono attrazione e amicizia. Nella vita matrimoniale questo concetto è diverso, poiché marito e moglie condividono sia i dispiaceri che le gioie. Più è profondo il loro legame affettivo, maggiormente saranno al corrente dei propri problemi e non vi sarà motivo di nascondersi le avversità della vita.

    Lo scopo del mostrarsi sereni e nascondere i dispiaceri, è di aumentare la confidenza e l’affetto tra gli individui; poiché questi elementi sono già presenti in una coppia, conoscere i segreti dell’altro permette agli sposi di aiutarsi a vicenda nel risolvere i problemi.

    Naturalmente questo vale per i coniugi che rispettino i principi etici e religiosi nella propria vita comune. Se invece, Dio non voglia, moglie e marito non condividono un’armonia etica e religiosa, è meglio che celino i propri dispiaceri.

    Risposta dettagliata

    Una delle cose che influenza maggiormente il nostro perfezionamento è il buon comportamento. Esso è la ragione più importante per la quale è stato inviato il Profeta (S). Egli dice: “Io sono stato inviato per perfezionare le caratteristiche etiche gradevoli”[1]. Il Profeta, tra tutte le caratteristiche positive, cita il viso affabile e sereno come esempio di un buon comportamento; negli hadìth è stato descritto in questo modo:

    caratteristica del credente[2], caratteristica degli individui liberi e misericordiosi, la prima virtù, estinguitore del fuoco dell’Inferno, corda dell’amicizia, fonte di confidenza ed è come invitare un ospite, vale a dire un viso affabile ha la stessa ricompensa dell’ospitare la gente[3].

    Un’altra caratteristica raccomandata negli insegnamenti religiosi, è che il credente trattenga le avversità e i dispiaceri nel proprio cuore e li nasconda agli altri. Dal rispetto di questa esortazione scaturiscono molti esiti positivi. L’imam Baqir (A) disse: “Ci sono quattro cose che sono inestimabili tesori: nascondere il bisogno, nascondere l’elemosina, nascondere la malattia e nascondere le avversità”[4].

    Informare o meno il coniuge del proprio dispiacere, dipende dal tipo di legame che unisce la coppia. Più marito e moglie sono vicini dal punto di vista del credo e dell’etica, più sarà utile conoscere i rispettivi problemi, poiché condividono una vita comune e possono aiutarsi a risolvere le carenze della vita e condurre un’esistenza più gradevole.

    Informare il coniuge consapevole dei doveri islamici, in merito ai problemi della vita, rafforza la famiglia, e il risultato sarà il compiacimento di Iddio e l’ingresso nel Paradiso. Al riguardo c’è un hadìth a cui è necessario prestare attenzione: “Un uomo andò presso il Profeta (S) e disse: «O Inviato di Allah! Ho una moglie che quando torno a casa mi viene incontro e quando esco, mi accompagna all’uscita. Se mi vede triste mi dice: ‘Non preoccuparti; se ti preoccupi del pane quotidiano, Iddio si è incaricato di provvedere, se invece pensi e ti preoccupi dell’Aldilà, che Iddio aumenti la tua preoccupazione e pensiero’». Il Profeta (S) disse: «Annunciale la lieta novella che andrà in Paradiso e dille che lei è un’aiutante di Dio e per ogni giorno le sarà data la ricompensa di settanta martiri»”[5].

     
    Note

    [1] Mohammad Baqer Majlesi, Bihar al-Anwar, vol. 67, pag. 371, Mu’assasat al-Wafa’, Beirut, 1404 AH.

    [2] Ivi, vol. 64, pag. 305.

    [3] ‘Abd al-Wahid Amidi, Ghurar al-Hikam, vol. 1, pag. 434, Entesharat-e daftar-e tablighat, Qom, 1987.

    [4] Mohammad Baqer Majlesi, Bihar al-Anwar, vol. 75, pag. 175, Mu’assasat al-Wafa’, Beirut, 1404 AH.

    [5] Hasan ibn al-Fadhl Tabarsi, Makarim al-Akhlaq, vol. 1, pag. 200, Entesharat-e Sharif-e Razi, Qom, 1412 AH.