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    Nell’Islam è stato considerato il benessere? Qual è il limite all’utilizzo dei beni?

    Nell’Islam è stato considerato il benessere? Qual è il limite all’utilizzo dei beni?
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    Nell’Islam è stato considerato il benessere? Qual è il limite all’utilizzo dei beni?

     

    Domanda

    Nel libro Hilyat al-Muttaqin, nella sezione “Il buon costume concernente l’abbigliamento”, sono stati riportati hadìth riguardanti l’indossare abiti eleganti, halal, ecc. Tale stile di vita, non è in contraddizione con la condotta degli Infallibili (A) e il vivere semplicemente? Nell’Islam qual è il limite posto nell’utilizzo dei beni che l’agiatezza ci ha procurato?

     

    Risposta (di islamquest.net)

    Risposta concisa

    Parte degli insegnamenti islamici rientra nei principi della religione che col passare del tempo non mutano in alcun modo e, tutti, in qualsiasi epoca, devono rispettarli, come per esempio l’unicità di Dio, la profezia del Profeta (S), la realtà della resurrezione, la giustizia divina, compiere ciò che è obbligatorio, aiutare i bisognosi e i propri familiari, e astenersi da ciò che Iddio ha vietato. Questi precetti nel corso del tempo non cambiano, esiste però una parte di regole islamiche non legate al nucleo della religione, e che dipendono dall’epoca in cui i musulmani vivono e quindi, col passare del tempo, il dovere della gente muta.

    È ovvio che la condotta del Profeta (S), dell’imam Alì (A) e dei credenti della loro epoca, fosse differente dagli altri Imam (A), giacché diverse erano le condizioni di vita della gente.

    Durante l’era proto-islamica, poiché i musulmani non avevano a disposizione beni mondani di cui usufruire a sufficienza, le loro Guide (A), oltre a vivere esse stesse al livello dello strato più basso della società, esortavano anche i musulmani a rispettare lo stato dei poveri e dei deboli.

    Tuttavia nelle epoche successive, quando i musulmani progredirono economicamente e politicamente, la questione mutò. Gli Imam (A) vivevano secondo il livello medio della società, invitavano i propri seguaci a usufruire delle grazie di Dio e consideravano i credenti le persone più degne di utilizzare i beni della terra e dicevano che nessuno ha diritto di vietare a se stesso ciò che Iddio ha considerato halal.

    Una condizione importante, che è stata evidenziata riguardo all’utilizzo dei beni, è che non siano calpestati i diritti di Dio e della gente.

    Risposta dettagliata

    Per ottenere una risposta, analizzeremo l’argomento in tre passi:

    1. Citazione dei versetti del Corano e alcuni hadìth riguardo al fatto che Iddio vuole che ogni qualvolta sia donato un bene a un servo, egli lo manifesti.
    2. La condotta degli Infallibili (A) in merito e la differenza del loro comportamento con i relativi motivi.
    3. Il limite d’utilizzo dei beni divini.

    Di seguito analizziamo l’argomento con questo criterio e in modo sintetico.

    1. Iddio riferendosi al Profeta dice: “E proclama la grazia del tuo Signore!”[1]. L’imam Sadiq (A) interpretando questo versetto a uno dei suoi compagni, che gliene aveva chiesto il significato, disse: “[O Profeta] colui che donandoti la Sua religione, ti ha reso il migliore tra tutti, quindi parla di Lui e proclama le Sue grazie”[2].In un altro hadìth dell’imam Alì (A) è riportato che uno dei suoi compagni, ‘Ala ibn Zyad al-Harithi, disse: “O Principe dei Credenti! Denuncio a voi mio fratello ‘Asim”. Quel nobile chiese: “Perché? Cosa è successo?”. Disse: “Ha indossato un abito di lana grezza e si è isolato dal mondo irritando sua moglie e i figli”. Quel Nobile (A) rimproverò ‘Asim e gli disse: “O nemico di te stesso! Satana ti ha rubato l’intelletto? Non puoi risparmiare tua moglie e i tuoi figli? Pensi che Iddio ti abbia concesso delle cose pure e piacevoli ma non voglia che tu le utilizzi?”. In seguito recitò il versetto in questione. Tuttavia quando ‘Asim chiese al Principe dei Credenti: “Allora perché voi non vi cibate di buone pietanze e non utilizzate vestiti adeguati?”. Quel Nobile (A) rispose: “Io non sono come voi. Iddio mi ha scelto come guida della gente e perciò è necessario che io adegui la mia vita, il mio cibo e i miei vestiti al livello più basso dei ceti sociali, di modo che da una parte tranquillizzi le pene dei poveri e dall’altra impedisca ai ricchi di eccedere”[3].

    2. Le regole imposte dalla sacra sharia all’essere umano, sono di due tipi: il primo è costituito dai principi fondamentali che col passare del tempo non vengono modificati in nessun modo e tutti gli esseri umani di tutte le epoche devono rispettarli, come per esempio l’unicità di Dio, la profezia del Profeta, la giustizia divina, la riprovevolezza dell’oppressione e l’astenersi da essa, e la positività del bene e dell’esortare ad esso.Questo genere di precetti, allo stesso modo di come vigevano al tempo del Profeta (S), rimarranno fino alla fine del mondo. In un hadìth dell’imam Sadiq (A) è stato indicato questo concetto: “L’halal (ciò che è permesso) di Muhammad, fino al giorno della resurrezione, è halal, e anche l’haram (ciò che è proibito) di Muhammad, fino al giorno della resurrezione, è haram (non saranno modificati)”[4].

    Il secondo tipo di regole non consiste di principi incontestabili, bensì sono legate a condizioni come quelle spazio-temporali e con il mutamento di queste condizioni anch’esse cambiano. Questa questione è stata chiesta anche al tempo degli Infallibili (A) e l’hadìth che citiamo di seguito ci aiuta a raggiungere il nostro obiettivo:

    “Un giorno Sufyan Thuri andò presso l’imam Sadiq (A) e vide che egli indossava un vestito elegante e soffice. Con tono di rimprovero gli chiese perché indossasse un simile abito, dal momento che i suoi padri non avevano vissuto in questo modo. Il nobile Sadiq (A) rispose: «L’Inviato di Dio (S) ha vissuto in un’epoca durante la quale dalla terra non si otteneva un gran raccolto, né erano diffusi cibi prelibati. In quest’epoca però le circostanze sono cambiate e le persone più degne di usufruire delle grazie di Dio, sono coloro che fanno del bene, non i corrotti; i credenti, non gli ipocriti; i musulmani, non i miscredenti! O Thuri, qual è la tua obiezione? Giuro su Dio, io in questo stato in cui mi vedi, da quando sono venuto a conoscenza del bene e del male di questo mondo, non ho trascorso giorno e notte che ci fosse un bene tra i mie beni, e Dio avesse ordinato di utilizzarlo in un determinato modo e io non l’abbia fatto»”[5].

    Il martire Motahhari a tale proposito disse: “In merito a questa differenza esteriore nella condotta, attraverso ciò che hanno detto gli Infallibili (A), diventa chiaro per noi che dal punto di vista islamico nella vita quotidiana certe cose sono considerate principi stabili ed immutabili, e altre no”.

    Un principio stabile e immutabile è che un individuo musulmano non deve considerare separatamente la propria vita da quella pubblica, piuttosto adeguarla ad essa. Non ha senso che, mentre la maggior parte della gente vive in modo penoso, un gruppo di persone, sfruttando il versetto “Di’: «Chi ha proibito gli ornamenti che Allah ha prodotto per i Suoi servi e i cibi eccellenti?»”[6], ecceda nei beni lussuosi sebbene ottenuti in modo lecito.

    Lo stesso imam Sadiq (A), che in base alle circostanze dell’epoca aveva migliorato il tenore di vita della propria famiglia, quando il prezzo degli alimenti aumentò e vi fu un periodo di crisi, chiese al proprio servo: “Quante provviste e grano abbiamo immagazzinato?”. Rispose: “Tanto, ci basterà per alcuni mesi”. L’Imam (A) disse: “Porta tutto al bazar e vendilo alla gente”. Replicò: “Se lo vendo non riuscirò più a procurare del grano”. Affermò: “Non è necessario, d’ora in poi lo procurerai giorno dopo giorno come il resto della gente”. Inoltre ordinò al servo che da quel momento in poi avrebbe dovuto utilizzare del pane composto di metà orzo e metà frumento, cioè lo stesso pane che utilizzava la maggior parte della gente. A quel punto disse: “In questo momento difficile, io ho la possibilità di dare del pane di frumento ai miei figli, ma voglio che Iddio veda che sono vicino alla gente”[7].

    3. Tutte le questioni riportate in precedenza riguardano le persone che hanno fede e sanno come utilizzare i propri beni. In un hadìth l’imam Reza (A) disse: “Il credente è sempre esposto alla grazia, se fanno a pezzi il suo corpo con una forbice per lui sarà un bene, e se ottiene il governo dell’Oriente e dell’Occidente per lui sarà ancora un bene”[8].Infine riportiamo alcuni esempi di persone che non hanno utilizzato correttamente i beni di Dio e sono stati rimproverati.

    È stato tramandato dall’imam Sadiq (A) che disse: “Un povero si presentò dall’Inviato di Dio (S) dove era presente anche un uomo ricco. Appena il povero gli si sedette accanto, egli raccolse immediatamente i propri vestiti e si sedette un po’ più lontano da lui. L’inviato di Dio (S) chiese: “Cosa ti ha spinto ad allontanarti da lui? Hai temuto di ricevere un po’ della sua povertà? O che un po’ della tua ricchezza passasse a lui?”. Il ricco disse: “Adesso che hai detto ciò, per rimediare al mio gesto, gli darò metà della mia ricchezza!”. Il Profeta (S) chiese al povero se avrebbe accettato. Il povero rispose: “O Inviato di Dio, no!”. Quel Nobile (S) chiese: “Perché non accetti?”. Rispose: “Temo di prendere la stessa malattia che aveva preso lui”[9].

    Quindi l’utilizzo dei beni divini, se non allontana l’essere umano dal ricordo di Dio e non lo rende egocentrico, non è un problema, piuttosto è anche motivo di crescita e perfezionamento dell’individuo che ha fede.

     
    Note

    [1] Sacro Corano, 93:11.

    [2] Muhammad ibn Yaqub Kulayni, Usul al-Kafi, vol. 2, pag. 94, hadìth 5, Dar al-kutub al-islamiyyah, Teheran, 1986.

    [3] Ivi, vol. 1 , pag. 411, hadìth 3.

    [4] Ivi, vol. 1 , pag. 58, hadìth 19.

    [5] Abu Muhammad Hasan ibn Shu’bah, Tuhaf al-‘Uqul, vol. 1, pag. 348, Entesharat-e jame’e-ye modaressin, Qom, 1404 AH.

    [6] Sacro Corano, 7:32.

    [7] Majmu’e-ye Athar-e Ostad Motahhari, vol. 18, pag. 44.

    [8] Fiqh al-Ridha, vol. 1, pag. 360, Kongre-ye emam Reza, Mashhad, 1406 AH.

    [9] Usul al-Kafi, vol. 2, pag. 262, hadìth 11.