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    Palestina occupata: crimini del regime sionista e’ senza fine

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    Palestina occupata: crimini del regime sionista e’ senza fine
    Dati ufficiali rivelano che una cittadina palestinese di 44 anni, è morta il mese scorso in seguito a soffocamento causato dal lancio da parte delle forze d’occupazione di gas lacrimogeni durante un attacco al campo profughi di ‘Ayda, a Betlemme.

    Nel suo dossier mensile “Un popolo sotto occupazione”, che monitora le violazioni israeliane nei confronti del popolo palestinese, il Dipartimento Relazioni Internazionali dell’Olp ha reso noto che le forze d’occupazione hanno ferito più di 166 cittadini palestinesi, di cui 22 bambini ed una donna, ed arrestatone più di 354, tra cui 32 bambini ed una donna.

    Le forze d’occupazione hanno inoltre trattenuto altri 305 cittadini, di cui 17 sono donne e bambini, presso i posti di blocco militari nelle zone occupate e per diverso tempo.

    Inoltre le autortià d’occupazione hanno demolito 107 tra abitazioni e strutture, mentre i coloni e l’esercito hanno sradicato più di 490 alberi da frutto.

    Inoltre il 23 apile scorso, 120 prigionieri hanno iniziato lo sciopero della fame. Muhammad al-Natsha, Dawud Hamdan e Tareq Da’is sono stati portati in ospedale, mentre Ayman Tabish, in sciopero da 65 giorni, e ‘Adnan Shanayta, da 39, continuano a portare avanti il loro sciopero nonostante il peggioramento delle condizioni di salute ed il loro trasferimento in ospedale. Nel frattempo altri prigionieri minacciano d’intraprendere lo sciopero.

    le condizioni di salute dei prigionieri nelle carceri dell’occupazione peggiorano pericolosamente di giorno in giorno a causa delle politiche portate avanti dalle autorità carcerarie, decise a prolungare la loro sofferenza ed inasprirne le pene.

    i prigionieri malati sono più di 1700, 75 dei quali malati cronici che soffrono di malattie mentali, disabilità, paralisi del corpo, cancro ai reni, ed altri tipi di malattie.

    Il Circolo del prigioniero palestinese ha reso noto che “Hebron ha sperimentato, durante lo scorso mese di aprile, una vastissima e crudele campagna di arresti contro la popolazione della provincia, in cui il numero dei cittadini arrestati è arrivato, in questo mese, a 100. A ciò si aggiunge la proroga della detenzione di 35 prigionieri per periodi di 4 o 6 mesi”.

    In un comunicato inviato a Quds Press, il Circolo del prigioniero ha dichiarato che la provincia di Hebron “ha raggiunto, negli ultimi anni, la più alta percentuale di arresti rispetto alle altre province, in una campagna senza precedenti, ancora in corso, durante la quale non è mai passato un mese senza l’arresto di almeno 100 abitanti della provincia”.Le testimonianze di decine di famiglie, che hanno assistito all’arresto dei propri figli, hanno riferito che “era chiara l’intenzione di una vendetta furiosa dalle modalità operative adottate dai soldati durante le operazioni di arresto: irruzione nelle case nel cuore della notte; abbattimento di porte, distruzione totale della mobilia delle abitazioni; aggressione dei prigionieri e dei loro familiari con brutali percosse; isolamento dei membri della famiglia in una stanza, mentre i soldati rivoltavano la casa da cima a fondo; obbligo, per l’intera famiglia a uscire di casa in presenza di cani feroci, l’utilizzo dei quali è diventato una pratica quotidiana nelle operazioni di arresto. In molti casi, si è verificato anche il sequestro di computer e di dispositivi mobili, con il pretesto della sicurezza”.

    Infatti il regime sionista sta praticando una politica caratterizzata dall’arresto dei bambini: nel mese di aprile sono stati arrestati 34 bambini e ragazzini al di sotto dei 18 anni, in contrasto con le disposizioni dell’art. 40 della Convenzione sui Diritti del Fanciullo del 1989, sottoscritta da Israele. In base al decreto militare n. 132, invece, il regime espansionista procede all’arresto dei bambini palestinesi a partire dai 12 anni di età.

    La maggior parte dei bambini e ragazzini arrestati in questo mese è stata trasferita nel carcere di ‘Asuyun, vicino Betlemme, dove i piccoli vivono in condizioni molto difficili, picchiati e costretti a false confessioni sul lancio di pietre.

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