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    Parlare alle spalle di chi non prega, è considerato ghaybah (maldicenza)?

    Parlare alle spalle di chi non prega, è considerato ghaybah (maldicenza)?
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    Parlare alle spalle di chi non prega, è considerato ghaybah (maldicenza)?

     

    Domanda

    Parlare alle spalle di chi non prega, è considerato ghaybah (maldicenza)?

     

    Risposta (di islamquest.net)

    Lo Shaykh Ansari (ra) definendo la maldicenza (ghaybah) disse: “Dall’insieme delle opinioni dei giurisperiti si deduce che la ghaybah consiste nel parlare alle spalle della gente dicendo cose che infastidirebbero l’interessato[1]. La maldicenza è uno dei peccati maggiori ed è stata severamente vietata dai versetti del Corano e dagli hadìth[2].

    Secondo gli hadìth pervenutici dalle nostre Guide, la realtà della maldicenza è che qualcuno parli alle spalle di un altro che se udisse non gradirebbe. Sia che si tratti di un difetto in lui, del suo corpo o che riguardi la sua religione o la sua vita, oppure qualcosa legato a lui.

    In merito al fatto di chi sia vietato sparlare (di tutti i credenti musulmani che credono in Dio e la resurrezione e sono fedeli all’Islam, oppure …?), molti sapienti e giurisperiti, basandosi sui versetti del Corano e gli hadìth concernenti la maldicenza, rispondono che il divieto di praticare la maldicenza deriva dal rispetto che la gente ha ottenuto da parte della religione. Perciò chi non è credente, poiché non ha accettato la fede di propria volontà, non è degno di rispetto. In conclusione non c’è problema se si sparla di costoro[3].

    È importante sapere che la maldicenza, per considerarsi tale, deve essere accompagnata da certe condizioni, per esempio:

    1. Colui di cui si sparla sia assente.
    2. Ciò che viene detto sia considerato un difetto.
    3. Questo difetto sia segreto.
    4. L’interessato sia infastidito da ciò che dicono di lui.
    5. Chi parla abbia l’intenzione di biasimare e screditare[4].

    Considerando la domanda avanzata, per la seconda condizione ci sono due possibilità:

    1. Chi non prega non si preoccupa per nulla di questa faccenda e a volte invita anche gli altri a trascurare la preghiera; secondo la terminologia giurisprudenziale è al-mutajahir bil-fisq (intenzionalmente pecca in modo palese) e si presenta con questa caratteristica tra la gente.

    È stato tramandato dal Profeta (S) che:

    “من اتقی جلباب الحیاء فی وجهه فلاغیبة له”.

    “Non è vietato sparlare di colui che toglie il velo del pudore da se stesso”[5]. Dal significato di questo hadìth si può dedurre che se un individuo si vanta della propria abiezione e non mostra alcun pudore, ha distrutto la propria dignità e personalità, e questo comportamento permette di sparlare di lui.

    1. A volte però le persone che non pregano, interiormente se ne vergognano e non vogliono perdere il proprio onore; in futuro si sforzeranno di rimediare e svolgere la preghiera. In questo caso non è concesso sparlare ed è anche possibile che facendolo, queste persone (a causa della propria ostinazione e orgoglio) siano spinte a trascurare la preghiera.

    Inoltre, in merito alla quinta condizione, bisogna dire che in molti casi quando si dichiarano i difetti di un individuo, non vi è l’intenzione di biasimare e screditare, bensì questo gesto viene compiuto per ottenere un’opinione generale per guidare l’interessato sulla retta via, come un’equipe medica che discute di un paziente o dei difetti nascosti di un individuo[6], affinché possa trovare una soluzione per guarire il suo stato corporale; quindi con l’esistenza di una tale condizione le regole religiose ci concedono di parlare alle spalle di qualcuno. È importante che in queste situazioni siano rispettate assolutamente le condizioni dell’ordinare il bene e vietare il male e ci si comporti conformemente.

    Un punto importante è che nonostante la maldicenza sia uno dei maggiori peccati etici e sociali, e porti a pericolose complicazioni, in casi particolari, in cui siano coinvolti l’interesse e il bene delle persone, e abbia un obiettivo lecito e razionale che ne rimedi i danni, oppure sia esente da danni, dal punto di vista religioso, è permessa.

    Questi sono alcuni casi in cui la ghaybah è permessa:

    1. Richiesta di giustizia (chi è stato oppresso può informare gli altri dell’oppressione subita dall’oppressore).
    2. Vietare il male (per impedire a un peccatore di commettere peccato e deviarsi, si può informare i responsabili o chi gli è vicino, del suo peccato).
    3. Domandare e consultare (nelle ricerche per un matrimonio o per affidare una responsabilità a qualcuno, bisogna dire il vero e informare dei difetti e delle deviazioni di un individuo).
    4. Chi si presenta come un sapiente (coloro che con pretese false vogliono approfittarsi degli altri).
    5. Chi è noto per corruzione (al-mutajahir bil-fisq; chi pecca esplicitamente).

    Tuttavia riguardo all’al-mutajahir bil-fisq bisogna dire che secondo il punto di vista dei giurisperiti sciiti è lecito sparlare solamente in merito al peccato che compiono palesemente, non quelli segreti[7]. In caso contrario tutte le persone, giacché non sono infallibili, compiono dei peccati, e se fosse lecito sparlare di chiunque compia un peccato, nella società nessuno avrebbe più una dignità.

    In conclusione, se un individuo che non prega, trascura la preghiera palesemente e non è restio al fatto che la gente lo riferisca, è permesso riferire questo difetto, sia nel caso che non venga considerato proprio ghaybah, sia se è considerata un’eccezione in quanto è una persona al-mutajahir bil-fisq.

    Per approfondire cfr.:

    Makasib Muharramah, Imam Khomeini, pp. 370-480.

    Makasib Muharramah, Shaykh Ansari, vol. 1, pp. 267-319.

    Gheybat, Mohammad Taqi Khalaji.

    Gheybat az negah-e Shaykh Ansari, Hosseyn Mirza Khani.

     
    Note

    [1] Shaykh Ansari, Makasib Muharramah, vol. 1, pag. 276.

    [2] Sacro Corano, 49:12 e 104:1.

    [3] Mohammad Taqi Khalaji, Gheybat, pag. 128.

    [4] Cfr.: Mohammad Mahdi Naraqi, Jami’ al-Sa’adat, vol. 2, pag. 293; Shahid Thani, Jami’ al-Maqasid, stampato da Al al-Bayt, vol. 4, pag. 27.

    Lo Shaykh Ansari nel libro Makasib scrisse: “Dall’insieme di ciò che si dice riguardo alla ghaybah (come avviene), sia negli hadìth che le opinioni dei giurisperiti, si può desumere che:

    a. Se ciò che viene detto alle spalle di qualcuno non è un difetto, non costituisce ghaybah, anche se l’interessato è convinto che si tratti di ciò.

    b. Se invece ciò che viene detto alle sue spalle, religiosamente e secondo l’opinione comune, è considerato nel suo stato un difetto, nel caso sia segreto ed egli sia contrario che altri lo scoprano ed inoltre chi sparla abbia intenzione di mostrare la sua imperfezione, certamente costituisce ghaybah.

    c. E se chi sparla (nel caso appena citato) non ha intenzione di screditare l’interessato, anche in questo caso apparentemente è vietato, poiché in realtà manifesta il difetto di un credente. In ogni caso, secondo l’intelletto e le fonti islamiche, in generale si conviene che è vietato palesare ciò che è fonte di umiliazione per il credente.

    d. Se ciò che viene detto alle spalle di qualcun altro è un difetto che conosce anche chi ascolta, nel caso in cui chi parla non abbia intenzione di biasimare l’interessato e la caratteristica che gli viene attribuita non sia di quelle da cui si possa dedurre biasimo, apparentemente non è considerato ghaybah, poiché l’interessato non è infastidito. Se invece è una delle caratteristiche da cui si può dedurre biasimo, oppure chi parla abbia intenzione di biasimare l’interessato, in questo caso è sicuramente proibito. E anche il caso precedente è proibito poiché considerato molestia e biasimo di un credente.

    In ogni caso secondo lo Shaykh Ansari l’intenzione di screditare non è cruciale, cioè anche se chi sparla non ha intenzione di screditare, viene considerato ghaybah (Shaykh Ansari, Makasib Muharramah, pag. 278-286). Però secondo l’opinione dell’Imam Khomeini (ra), l’intenzione di screditare influisce sulla definizione di ghaybah, perciò se un individuo non intende screditare un altro raccontando un suo difetto, non è considerato ghaybah (Imam Khomeini, Makasib al-Muharramah, vol. 1, pag. 402-409, software Jami’ al-Fiqh).

    [5] Jami’ al-Sa’adat, vol. 2, pag. 322.

    [6] Ivi, pag. 321.

    [7] Mohammad Taqi Bahjat, Jami’al-Masa’il, vol. 2, pag. 404.