Fonti Islamiche

    1. home

    2. article

    3. Parte (13): sura Al-Baghara (Giovenca), versetti 44-47

    Parte (13): sura Al-Baghara (Giovenca), versetti 44-47

    Parte (13): sura Al-Baghara (Giovenca), versetti 44-47
    Rate this post
    In nome di Dio, il Clemente, il Misericordioso
    Salve e benvenuti all’appuntamento che vi presenta la traduzione ed in parte l’interpretazione del Corano, versetto per versetto. Il Corano, è un testo che può aiutare l’uomo a raggiungere una visione generale del mondo. Può aiutare l’uomo a capire e a trovare una risposta a molti perchè sulla sua esistenza, sulla vera entità di essa, e sul creatore. Il Corano dà all’uomo la possibilità di ritrovare e riscoprire la sua posizione in seno all’universo e capire qual’è veramente il suo dovere. Per questo, in molti, musulmani e non, considerano questo libro fonte di ispirazione per grandi movimenti nel corso della storia umana. Il Corano è soprattutto una guida per gli uomini. Il profeta dell’Islam, Mohammad (la pace sìa con lui) affermava: ” Quando il male vi circonderà in modo da rendere tutto intorno a voi come la notte oscura, rifugiatevi nella lettura del Corano.” L’importante è che il testo sacro dei musulmani, non da solo indicazioni che riguardano il profilo personale dell’uomo, ma insegna anche come agire come membro della società. Come ricorderete dalle settimane precedenti, stavamo leggendo la seconda sura del Corano, ovvero quella della Giovanca(AlBagharà). Dal 40imo versetto in poi, i versetti si rivolgono direttamente ai figli d’Israele, alle loro abitudini ed alla loro storia. Proseguiamo la nostra lettura ora con il versetto 44:
    َتَأْمُرُونَ النَّاسَ بِالْبِرِّ وَتَنْسَوْنَ أَنْفُسَكُمْ وَأَنْتُمْ تَتْلُونَ الْكِتَابَ ۚ أَفَلَا تَعْقِلُونَ
    “Come potete invitare gli altri al bene mentre lo dimenticate voi stessi, voi che leggete il libro? Non ragionate dunque?”. (2:44)
    Anche se il versetto stigmatizza il comportamento di alcuni capi religiosi e scienziati ebrei in un tratto della storia di questo popolo, intende mettere in guardia gli uomini in generale, da uno dei vizi non poco diffusi. Le opere di bene, si sà, sono un qualcosa di benefico per chi le compie. C’è però tra gli esseri umani, chi si limita solo a parlare del bene, senza però agire e mettere in atto le cose che consiglia al suo prossimo. Ecco che il versetto che abbiamo appena letto, critica le persone che mostrano tale comportamento, definendo irragionevole il loro operato. Anche in altre parti del Corano, si parla di questa questione. Nel quinto versetto della sura del Venerdì (Jumu’ah), i sapienti che però non fanno uso del loro sapere, vengono paragonati a dei quadrupedi che portano con sè un carico pesante senza trarne il minimo vantaggio. Nella società, gli scienziati o le guide religiose, che usando il loro sapere indicano alla gente cosa è giusto e cosa è ingiusto, devono essere i primi a mettere in atto ciò che ritengono giusto. L’Imam Alì(la pace sìa con lui), l’esempio perfetto della giustizia islamica, ricordava: ” O gente, giuro a Dio che non vi invito a compiere nessuna azione a meno che non l’abbia provata prima io di persona, e non vi invito ad evitare nessuna azione, a meno che io stesso sia riuscito ad evitarla”. Ed ecco i versetti 45 e 46 della sura della Giovenca:
    وَاسْتَعِينُوا بِالصَّبْرِ وَالصَّلَاةِ ۚ وَإِنَّهَا لَكَبِيرَةٌ إِلَّا عَلَى الْخَاشِعِينَالَّذِينَ يَظُنُّونَ أَنَّهُمْ مُلَاقُو رَبِّهِمْ وَأَنَّهُمْ إِلَيْهِ رَاجِعُونَ
    “Cercate aiuto nella pazienza e nella preghiera, che in verità è cosa faticosa, se non per gli umili, i quali pensano che invero incontreranno il loro Signore e che invero torneranno a Lui.” (2:45,46)
    In questi versetti, il Corano, indica all’uomo 2 forti fonti di sostegno, una interiore ed una esteriore. La pazienza, rende insignificante ogni problema; affidarsi al Signore invece, risveglia nell’uomo lo spirito della forza e della tranquillità ed aiuta a superare la avversità. Come si apprende dal versetto seguente, per chi crede realmente nel Signore, la preghiera è un bene e una fonte di sostegno, ma per gli iniqui è una cosa faticosa. Nel versetto i Khashein ovvero gli umili, vengono presentati coloro che credono realemente nel giorno del giudizio e che sanno che un giorno verranno ricondotti al cospetto del Signore. La coscienza rispetto a questo evento inevitabile, rende questa gente umile dinanzi a Dio e soprattutto li rende giudiziosi nella loro vita; una vita della quale un giorno dovranno rispondere. È degno di nota che in questo versetto per “ricondotti dal loro Signore”, non s’intende percepire Dio con i sensi umani come la vista, l’udito ed ecc… . S’intende un’incontro spirituale, come affermava l’emiro dei credenti, l’Imam Alì (la pace sìa con lui), il Signore si può vederlo con gli occhi del cuore. Un giorno infatti uno dei conoscenti dell’Imam gli chiese? “Hai mai visto il tuo Signore?”. E l’Imam rispose: “Secondo te sarebbe giusto adorare un Dio che non è visibile”. E poi l’Imam spiegò al suo amico: ” Gli occhi non lo vedono, ma i cuori sentono la sua presenza grazie alla luce della fede”. Proseguendo la nostra lettura, giungiamo al versetto 47, dove il Corano si rivolge nuovamente ai figli d’Israele:
    يَا بَنِي إِسْرَائِيلَ اذْكُرُوا نِعْمَتِيَ الَّتِي أَنْعَمْتُ عَلَيْكُمْ وَأَنِّي فَضَّلْتُكُمْ عَلَى الْعَالَمِينَ
    “O figli di Israele! Ricordatevi dei doni che vi elargii e di come vi elevai al di sopra di tutti i popoli del mondo”. (2:47)
    Come vedremo meglio la prossima settimana, il Signore, intende ricordare ai figli d’Israele, la sua benevolenza verso questo popolo; come li salvò dalla malvagità del Faraone grazie al suo messaggiero Mosè (la pace sìa con lui) e soprattutto li preferì agli altri popoli della terra inviando appunto tra di loro il Suo Profeta.