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    Parte (260): sura Al-Anfal (Il Bottino), versetti 1-4

    Parte (260): sura Al-Anfal (Il Bottino), versetti 1-4
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    In nome di Dio, il Clemente, il Misericordioso.
    Salve gentili ascoltatori, benvenuti all’appuntamento di questa settimana con la rubrica dedicata alla lettura ed all’interpretazione del Corano. Da oggi inizia la lettura di una nuova sura, l’ottava del testo sacro islamico. Si chiama Al-Anfal, ovvero il Bottino. Per saperne di più non vi resta che seguirci! Durante la puntata precedente abbiamo terminato la lettura della sura Al-Araf ed oggi iniziamo con la sura seguente, l’ottava della sacra scrittura dell’Islam. La sura si chiama Al-Anfal, ovvero il Bottino. Ha 75 versetti, ed è stata rivelata dopo l’Egira. Precisamente è stata ispirata due anni dopo l’Egira e nel giorno XVII del mese arabo di Ramadan, dopo la battaglia di Badr. Il suo nome deriva dal primo versetto in cui si parla del Bottino di Guerra. Ma leggiamo subito questo versetto e vediamo cosa dice l’Islam approposito delle ricchezze e dei beni conquistati durante le guerre: In nome di Allah, il Compassionevole, il Misericordioso.
    بِسْمِ اللَّهِ الرَّحْمَٰنِ الرَّحِيمِ يَسْأَلُونَكَ عَنِ الْأَنْفَالِ ۖ قُلِ الْأَنْفَالُ لِلَّهِ وَالرَّسُولِ ۖ فَاتَّقُوا اللَّهَ وَأَصْلِحُوا ذَاتَ بَيْنِكُمْ ۖ وَأَطِيعُوا اللَّهَ وَرَسُولَهُ إِنْ كُنْتُمْ مُؤْمِنِينَ
    Ti interrogano a proposito del bottino. Di’: “Il bottino appartiene ad Allah e al Suo Messaggero”. Temete Allah e mantenete la concordia tra di voi. Obbedite ad Allah e al Suo Messaggero, se siete credenti. (8:1)
    Come abbiamo accennato, nel secondo anno dell’egira, cioè dopo che i musulmani erano fuggiti a Medina per scampare alle persecuzioni dei pagani della città di Mecca, si verificò una battaglia nelle vicinanze di Medina. Nei pressi dei pozzi di Badr, vicino Medina, i musulmani riuscirono ad infliggere una dura sconfitta ai pagani e così entrarono in possesso di tante ricchezze. I musulmani andarono dal profeta e chiesero cosa si doveva fare con quei beni ottenuti in guerra ed allora ecco che in risposta a loro Dio ispirò al profeta questo versetto. Bisogna ricordare che nell’Arabia pre-islamica, il bottino di guerra veniva diviso inegualmente tra i membri dell’esercito; ai comandanti andavano grandi ricchezze mentre ai poveri soldati toccavano le briciole. Il profeta dell’Islam, per ordine divino, diede a tutti un qualcosa dello stesso valore. Gli studiosi del Corano tenendo in considerazione anche gli altri versetti spiegano che la parola araba Anfal, non significa solo Bottino di guerra, ma indica anche le terre, le foreste, le miniere, i laghi e tutto quello che appartiene al capo della società islamica, il profeta durante la sua vita e i suoi discendenti dopo la sua morte. In base al versetto, sulla proprietà di questi luoghi e sull’uso di questi beni i fedeli devono accettare il verdetto di Dio e del suo profeta e non disputare tra di se su ciò. Sul Bottino, le terre e le ricchezze di vario tipo il Corano mette in guardia i fedeli e li invita a controllare la propria avidità dato che questa potrebbe creare discordia tra loro e permettere a Satana di ingannarli. Da questo primo versetto della sura Anfal possiamo trarre alcune conclusioni; 1) Per prima cosa dobbiamo dire che l’Islam offre regole precise anche per gli aspetti sociali ed economici della vita umana. 2) I musulmani devono respingere fermamente le aggressioni dei nemici ma devono essere molto affettuosi nei confronti dei loro fratelli e delle loro sorelle. 3) Anche la correttezza negli affari economici e finanziari è una prova per la devozione delle persone secondo l’Islam. È in altri termini una Jihad, ovvero un grando sforzo. Chi crede veramente in Dio deve rispettare anche le sue regole in materia di economia e non deve volere più di quanto gli spetta per legge. Ed ora passiamo ai versetti 2 e 3:
    إِنَّمَا الْمُؤْمِنُونَ الَّذِينَ إِذَا ذُكِرَ اللَّهُ وَجِلَتْ قُلُوبُهُمْ وَإِذَا تُلِيَتْ عَلَيْهِمْ آيَاتُهُ زَادَتْهُمْ إِيمَانًا وَعَلَىٰ رَبِّهِمْ يَتَوَكَّلُونَ
    In verità i [veri] credenti sono quelli i cui cuori tremano quando viene menzionato Allah e che, quando vengono recitati i Suoi versetti, accrescono la loro fede. Nel Signore confidano, (8:2)
    الَّذِينَ يُقِيمُونَ الصَّلَاةَ وَمِمَّا رَزَقْنَاهُمْ يُنْفِقُونَ
    quelli stessi che eseguono l’orazione e donano di quello di cui li abbiamo provvisti. (8:3)
    Qui i due versetti enumerano alcune delle caratteristiche dei veri credenti. Queste persone credono sempre di più in Dio quando ascoltano i versetti da Lui ispirati al profeta; questa gente teme Dio per via dei propri peccati ma raggiunge la tranquillità quando si ricorda della Benevolenza e della Misericordia di Allah. In altre parole la relazione di questo persone con Dio e come quello di una persona che ama i propri genitori pur rispettandoli e temendoli anche fino ad un certo punto. Chi nutre questi sentimenti nel suo cuore svolge anche l’orazione, la preghiera ed elargisce anche la Zakat, l’elemosina, ai poveri ed i bisognosi. Da questo versetto apprendiamo che: 1) La fede in Dio ha sia effetti interiori che esteriori sugli esseri umani. 2) La condizione di fedele, si raggiunge gradualmente ed è come se si dovessero salire per i gradini di una scalinata. La lettura del Corano, Parola del Signore, è un elemento che aiuta a salite questi gradini. 3) Donare parte dei propri averi e delle proprie ricchezze e una necessità per essere riconosciuti fedeli dall’Islam. Gli avari, dice l’Islam, sono lontani dalla Misericordia del Signore. Ed ora il quarto versetto della sura Al-Anfal o del Bottino:
    أُولَٰئِكَ هُمُ الْمُؤْمِنُونَ حَقًّا ۚ لَهُمْ دَرَجَاتٌ عِنْدَ رَبِّهِمْ وَمَغْفِرَةٌ وَرِزْقٌ كَرِيمٌ
    Sono questi i veri credenti: avranno gradi [d’onore] presso il loro Signore, il perdono e generoso sostentamento. (8:4)
    Questo versetto ricorda quali saranno i premi che Dio darà ai veri fedeli e ciò ci indica che il Momen, fedele e devoto, è un grado molto alto nella visione islamica del mondo. È chiaro che quando parliamo del premio dei fedeli non ci riferiamo solo al dono dell’aldilà; gli interpreti del Corano sottolineano che i fedeli vengono premiati sia in questa che nell’altra vita dal loro Signore. Nel versetto si parla ancora di gradi, il che conferma il discorso precedente sul fatto che la fede non è una condizione unitaria ma ha diversi gradi e livelli. In più il discorso generale di oggi ci ha fatto comprendere che i fedeli non sono coloro che non peccano mai ma sono coloro che peccano poco e che si pentono veramente dopo un errore e che chiedono sinceramente perdono a Dio per i loro errori. Gentili ascoltatori, termina qui il tempo a nostra disposizione. Vi ringraziamo per l’attenzione e vi diamo appuntamento alla prossima puntata. A presto!
    Davood Abbasi
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