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    Parte (272): sura Al-Anfal (Il Bottino), versetti 55-59

    Parte (272): sura Al-Anfal (Il Bottino), versetti 55-59
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    In nome di Dio, il Clemente, il Misericordioso.
    Come ricorderete da alcune settimane siamo intenti alla lettura dell’ottava sura del sacro Corano, la sua Al-Anfal, termine arabo che può significare bottino di guerra, ma che può pure indicare le ricchezze naturali di un territorio come le foreste e le miniere. Durante la puntata precedente abbiamo appreso che nel corso della storia, certa gente si è ostinata a rinnegare la religione e la fede in Dio, causando così la sua stessa rovina. Oggi il discorso prosegue e vediamo cosa dice approposito il versetto 55 della sura Al-Anfal:
    إِنَّ شَرَّ الدَّوَابِّ عِنْدَ اللَّهِ الَّذِينَ كَفَرُوا فَهُمْ لَا يُؤْمِنُونَ
    Di fronte ad Allah non ci sono bestie peggiori di coloro che sono miscredenti e che non crederanno mai. (8:55)
    In pratica, coloro che per pura ostinazione continuano ad ignorare la religione e i segni divini, al cospetto di Dio sono peggiori di qualsiasi animale. Nel versetto 22 di questa stessa sura abbiamo anche letto che son peggiori delle bestie coloro che non usano il proprio intelletto e la ragione per decidere nella vita ed allora, considerando questi due versetti insieme, possiamo concludere che son peggio degli animali quegli individui che senza ragionare e per ostinazione, rifiutano la fede e rinnegano Dio. Certo è possibile che gente simile sia pure rispettata nella propria società, ma questo è solo un aspetto mondano e in realtà ed al cospetto di Dio, questa gente sta in una posizione inferiore agli animali. Riassumiamo in questi due concetti la nostra breve riflessione: 1) Il valore dell’uomo dipende dalla sua fede e dalla sua capacità di usare la ragione; la mancanza di fede in Dio aliena l’uomo dalla sua natura umana. 2) Gli animali e gli esseri viventi almeno sono utili per la vita dell’uomo e per la natura ma i rinnegatori di Dio, sono senza valore e al cospetto di Dio, figurano peggio degli animali. Ed ora ascoltiamo il versetto 56:
    الَّذِينَ عَاهَدْتَ مِنْهُمْ ثُمَّ يَنْقُضُونَ عَهْدَهُمْ فِي كُلِّ مَرَّةٍ وَهُمْ لَا يَتَّقُونَ
    Coloro con i quali stipulasti un patto e che continuamente lo violano e non sono timorati [di Allah]. (8:56)
    Secondo gli interpreti del Corano questo versetto, in particolare, si riferisce alla comunità ebrea di Medina, che in partenza strinse un accordo di alleanza con i musulmani ma che, come si venne a sapere in seguito, aveva dato ai nemici dei musulmani soldi ed aiuti di vario genere. Anche se in questo versetto si parla di una delle caratteristiche degli infedeli, e cioè quella di non rispettare gli impegni assunti, il profeta dell’Islam e i suoi discendenti hanno spiegato che non rispettare gli impegni è segnale di Nefaq, ovvero ipocrisia nella fede; quindi chi non mantiene le promesse non è realmente fedele, anche se prega, digiuna ed esegue regolarmente tutti i doveri prescritti dall’Islam. Questo versetto che fa riferimento anche ad un passo della storia dell’Islam racchiude importanti regole per i fedeli: 1) È lecito stringere patti o accordi persino con i miscredenti e i rinnegatori di Dio, e fin quando questi rispettano gli impegni assunti, è vietato ai musulmani violarli. 2) Coloro che violano i patti assunti non hanno timore di Dio e per questo l’Islam dice che chi non rispetta i patti non è veramente fedele. Ed ora passiamo al versetto 57:
    فَإِمَّا تَثْقَفَنَّهُمْ فِي الْحَرْبِ فَشَرِّدْ بِهِمْ مَنْ خَلْفَهُمْ لَعَلَّهُمْ يَذَّكَّرُونَ
    Se quindi li incontri in guerra, sbaraglia le loro ultime file facendone un esempio per quelli che li seguono, affinché riflettano. (8:57)
    Dopo aver annunciato al profeta che i miscredenti e gli infedeli del suo tempo avevano rotto i patti stretti coi musulmani, questo versetto lo invita a combatterli con tutte le proprie forze; nel corso della battaglia, indica precisamente il versetto, si deve cercare di incutere paura tra le ultime file del loro esercito, che danno sostegno alle prime file, affinchè lascino il conflitto e si ritirino, lasciando stare il pensiero di agire contro i musulmani. Alcuni interpreti pensano che per ultime file dell’esercito nemico, si intenda non i soldati che stanno dietro alle prime file ma coloro che con ricchezza e potere sostengono le azioni armate contro i musulmani. Perciò questo versetto può anche significare che i musulmani devono cercare di disinnescare i complotti dei loro nemici alla radice e farsi temere da persone che potrebbero sostenere azioni armate contro di loro. Ricapitolando possiamo dire che: 1) Se si vuole vincere un nemico affrontarlo in battaglia non basta; bisogna contrastarlo alle radici, insomma fermare chi lo sostiene e chi lo comanda. 2) L’Islam è la religione della pace e del perdono ma non reputa giusto che i fedeli si lascino sopraffare dai traditori e dagli ingiusti. Ed ora ascoltiamo i versetti 58 e 59:
    وَإِمَّا تَخَافَنَّ مِنْ قَوْمٍ خِيَانَةً فَانْبِذْ إِلَيْهِمْ عَلَىٰ سَوَاءٍ ۚ إِنَّ اللَّهَ لَا يُحِبُّ الْخَائِنِينَ
    E se veramente temi il tradimento da parte di un popolo, denunciane l’alleanza in tutta lealtà, ché veramente Allah non ama i traditori. (8:58)
    وَلَا يَحْسَبَنَّ الَّذِينَ كَفَرُوا سَبَقُوا ۚ إِنَّهُمْ لَا يُعْجِزُونَ
    E non credano di vincere, i miscredenti. Non potranno ridurCi all’impotenza. (8:59)
    Dopo aver fatto cenno alla questione storica della violazione dei patti di alleanza stretti coi musulmani da parte degli ebrei di Medina, qui il Corano enuncia alcuni criteri generali che il leader di una società islamica deve seguire. Egli, ad esempio, deve sempre essere attento ai comportamenti dei popoli e delle comunità che hanno stretto alleanza coi musulmani e quando questi iniziano a comportarsi in modo dubbio, e cioè contro i musulmani, è suo dovere rammentar loro la loro alleanza coi musulmani e in caso di mancata risposta, abolire l’alleanza con il suddetto popolo o gruppo in modo che la società islamica possa essere pronta a rispondere ad ogni sorta di tradimento e non rimanga sorpresa dal cambio di fronte degli ex alleati. Certo, il Corano dice che quando si sente tradimento nell’aria, il leader della società islamica è autorizzato ad abolire l’alleanza con un’altro popolo o gruppo ma non certo ad attaccarlo. I musulmani non devono essere iniziatori di un conflitto e devono solo difendersi in caso di aggressione. Infine citiamo come sempre le conclusioni che a nostro avviso possono essere tratte dalla nostra lettura: 1) Il rispetto dei patti, degli accordi, dei trattati, secondo la visione islamica del mondo, è un dovere fino a quando non si teme che la controparte dell’accordo stia tentando di violare questo. 2) L’abolizione dei patti, degli accordi o delle alleanze secondo l’Islam intanto deve avvenire dinanzi a motivazioni precise e poi deve essere dichiarata ufficialmente e in maniera leale in modo da non gettare nell’errore gli altri. 3) Il leader della società islamica deve sempre essere attento e pronto a individuare gli eventuali complotti che possono minacciare la vita della comunità.
    Davood Abbasi
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