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    Parte (292): sura At-Tawba (Del Pentimento), versetti 66-69

    Parte (292): sura At-Tawba (Del Pentimento), versetti 66-69
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    In nome di Dio, il Clemente, il Misericordioso. In queste settimane siamo intenti alla lettura della nona sura del sacro Corano, la sura At-Tawba, del Pentimento o della Disapprovazione. Ecco dove eravamo arrivati e cioè al versetto 66:
    لَا تَعْتَذِرُوا قَدْ كَفَرْتُمْ بَعْدَ إِيمَانِكُمْ ۚ إِنْ نَعْفُ عَنْ طَائِفَةٍ مِنْكُمْ نُعَذِّبْ طَائِفَةً بِأَنَّهُمْ كَانُوا مُجْرِمِينَ
    Non cercate scuse, siete diventati miscredenti dopo aver creduto; se perdoneremo alcuni di voi, altri ne castigheremo, poiché veramente sono stati empi! (9:66)
    Nell’ultimo versetto letto la settimana precedente il Corano narrava che alcuni ipocriti prendevano in giro i credenti al tempo del profeta dell’Islam. Il Corano spiegava che questa gente giustificava il suo comportamento diceva che voleva solo scherzare. Il Corano però rispondeva che la religione di Dio non era cosa con cui si potesse scherzare. In questo versetto proseguendo a rimproverare gli ipocriti, il Corano invita loro a non cercare scuse e ad accettare la verità: il fatto che loro hanno perso la fede dopo averla accettata una prima volta. Il versetto comunque non chiude la porta in faccia a coloro che si pentiranno di aver preso in giro la religione e assicura che i pentiti verranno perdonati da Dio; il castigo rimarrà per coloro che continueranno con questa azione ingiusta, conclude il versetto. Dalla nostra breve riflessione su questo possiamo trarre almeno due conclusioni. 1) Prendere in giro la religione e i segni divini è di fatto dimostrazione di miscredenza, un errore che può cambiare il destino delle persone 2) Imparando dal Corano, dobbiamo ricordarci che quando vengono puniti i peccatori e i criminali, dobbiamo sempre stare attenti a fare distinzione tra coloro che hanno fatto qualcosa di ingiusto volontariamente e con premeditazione e tra coloro che hanno fatto qualcosa di sbagliato per errore e per distrazione e senza volontà. Ma ora passiamo al versetto 67:
    الْمُنَافِقُونَ وَالْمُنَافِقَاتُ بَعْضُهُمْ مِنْ بَعْضٍ ۚ يَأْمُرُونَ بِالْمُنْكَرِ وَيَنْهَوْنَ عَنِ الْمَعْرُوفِ وَيَقْبِضُونَ أَيْدِيَهُمْ ۚ نَسُوا اللَّهَ فَنَسِيَهُمْ ۗ إِنَّ الْمُنَافِقِينَ هُمُ الْفَاسِقُونَ
    Gli ipocriti e le ipocrite appartengono gli uni alle altre. Ordinano quel che è riprovevole, proibiscono le buone consuetudini e chiudono le loro mani. Dimenticano Allah, ed Egli li dimenticherà. Sono loro, gli ipocriti, ad essere empi! (9:67)
    Il versetto 67 elenca alcune delle caratteristiche degli ipocriti. Umiliano i credenti e prendono in giro le loro buone azioni ed al contrario prendono come amici i peccatori e ammirano le loro malefatte. In pratica distolgono dal bene e invitano al male. Non hanno fede veritiera nel giorno del Giudizio e per questo non aiutano i bisognosi. Il Corano dice che hanno letteralmente dimenticato Dio e come punizione, anche Dio li ha dimenticati. È chiaro che Dio non dimentica come gli uomini e la frase intende dire che Dio li ha dimenticati e non li aiuta e non riserva loro la sua misericordia. Il versetto parla di ipocriti e ipocrite. Proprio per questo possiamo dire che per il Corano sia uomini che donne sono importanti per la società e la deviazione di entrambi va a danneggiare la salute di questa. La seconda conclusione che possiamo trarre è che le punizioni delle opere ingiuste degli uomini sono in qualche modo proporzionali alle azioni stesse. Ad esempio nel versetto 67 della sura del Pentimento abbiamo appreso che Dio dimentica, o meglio abbandona chi lo ha dimenticato. Ed ora leggiamo il versetto 68:
    وَعَدَ اللَّهُ الْمُنَافِقِينَ وَالْمُنَافِقَاتِ وَالْكُفَّارَ نَارَ جَهَنَّمَ خَالِدِينَ فِيهَا ۚ هِيَ حَسْبُهُمْ ۚ وَلَعَنَهُمُ اللَّهُ ۖ وَلَهُمْ عَذَابٌ مُقِيمٌ
    Agli ipocriti, maschi e femmine, e ai miscredenti, Allah ha promesso il Fuoco dell’Inferno, nel quale rimarranno in perpetuo. Questo è quanto si meritano. Allah li ha maledetti e avranno duraturo tormento. (9:68)
    Questo versetto affianca agli ipocriti i miscredenti, e cioè coloro che rinnegano in maniera totale la religione e a tutti loro annuncia che verranno castigati nell’altra vita dal fuoco dell’Inferno. Questo versetto ci suggerisce almeno due conclusioni: La prima è che gli ipocriti, al massimo si possono mimetizzare tra le file dei credenti solo in questa vita ma nell’altra saranno ben divisi da loro e condotti nell’Inferno insieme ai miscredenti. La seconda conclusione è che la peggiore punizione dell’Inferno è la maledizione divina. Al contrario, in altre parti del Corano si apprende che il migliore dono divino è la Misericordia e la Soddisfazione del Signore. Ma ora passiamo al versetto 69:
    كَالَّذِينَ مِنْ قَبْلِكُمْ كَانُوا أَشَدَّ مِنْكُمْ قُوَّةً وَأَكْثَرَ أَمْوَالًا وَأَوْلَادًا فَاسْتَمْتَعُوا بِخَلَاقِهِمْ فَاسْتَمْتَعْتُمْ بِخَلَاقِكُمْ كَمَا اسْتَمْتَعَ الَّذِينَ مِنْ قَبْلِكُمْ بِخَلَاقِهِمْ وَخُضْتُمْ كَالَّذِي خَاضُوا ۚ أُولَٰئِكَ حَبِطَتْ أَعْمَالُهُمْ فِي الدُّنْيَا وَالْآخِرَةِ ۖ وَأُولَٰئِكَ هُمُ الْخَاسِرُونَ
    Così [avvenne] a quelli che vennero prima di voi, che erano più potenti e più ricchi di beni e di figli! Godettero della loro parte e voi godete della vostra, come quelli che vennero prima di voi godettero della loro. Voi polemizzate come essi polemizzarono. Essi sono coloro le cui opere sono rese vane in questa vita e nell’altra, essi sono i perdenti. (9:69)
    Questo versetto parla del corso storico seguito dagli ipocriti e a loro ricorda che pure prima di loro c’erano persone che cercarono di fare quello che oggi loro cercano di fare e cioè fingersi credenti per questioni di ricchezza e potere. Il Corano dice che prima di loro ci sono state persone anche più potenti di loro che hanno sì goduto di tanta ricchezza ma che alla fine hanno lasciato la vita terrena con umiliazione e che nel giorno della Resurrezione non avranno nulla in mano. Da questo versetto apprendiamo che: 1) La potenza militare ed economica o la potenza umana in generale non può ostacolare il castigo divino. Non bisogna vantarsi della potenza terrena perchè è davvero nulla davanti alla volontà di Dio. 2) I piaceri mondani sono effimeri ed instabili. Non bisogna affezionarsi ad essi perchè il rischio è quello di perdere il treno per la felicità eterna dell’altra vita. 3) Quello che è pericoloso è immergersi nel peccato, nella corruzione e nel contrasto con la religione. Altrimenti un peccato o un errore, seguito dal pentimento e dalla richiesta di perdono, non provoca certo lo smarrimento dei fedeli.
    Davood Abbasi