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    Parte (296): sura At-Tawba (Del Pentimento), versetti 85-90

    Parte (296): sura At-Tawba (Del Pentimento), versetti 85-90
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    Riprendiamo la nostra lettura da dove eravamo giunti la puntata precedente e cioè dal versetto numero 85:

    وَلَا تُعْجِبْكَ أَمْوَالُهُمْ وَأَوْلَادُهُمْ ۚ إِنَّمَا يُرِيدُ اللَّهُ أَنْ يُعَذِّبَهُمْ بِهَا فِي الدُّنْيَا وَتَزْهَقَ أَنْفُسُهُمْ وَهُمْ كَافِرُونَ

    I loro beni e i loro figli non ti stupiscano. Con quelli Allah vuole castigarli in questa vita e [far sì] che periscano penosamente nella miscredenza. (9:85)

    Agli albori dell’Islam, quando Mohammad(la pace sìa con lui e con la sua immacolata famiglia) iniziò a diffondere il messaggio della religione e ad invitare all’adorazione dell’unico Dio, pochi accettarono la fede ed erano soprattutto delle classi più basse della società; operai, schiavi, poveri. In questo versetto, simile per significato al numero 55 di questa stessa sura, Dio si rivolge ai musulmani di quell’epoca e a loro ricorda che non devono lasciarsi colpire dalla ricchezza e dai beni dei miscredenti. Il versetto spiega che persino la ricchezza data da Dio, quando si trova nelle mani dei miscredenti, è per loro motivo di sofferenza e dolore sia in questa vita che nell’altra. A nostro avviso il versetto racchiude due messaggi che sono utili anche nella vita di oggi: Il primo è che la ricchezza alle volte è motivo di sofferenza. Quando osserviamo il benessere e la felicità apparente dei ricchi non dobbiamo sentirci inferiori. Il secondo messaggio è che l’importante è come sarà il nostro destino. È importante il nostro destino finale e non la ricchezza effimera di questa vita. Ma ora ascoltiamo i versetti 86 e 87:

    وَإِذَا أُنْزِلَتْ سُورَةٌ أَنْ آمِنُوا بِاللَّهِ وَجَاهِدُوا مَعَ رَسُولِهِ اسْتَأْذَنَكَ أُولُو الطَّوْلِ مِنْهُمْ وَقَالُوا ذَرْنَا نَكُنْ مَعَ الْقَاعِدِينَ

    E quando è stata fatta scendere una sura che dice: “Credete in Allah e combattete a fianco del Suo messaggero”, i più agiati tra loro ti chiedono dispensa, dicendo: “Lascia che stiamo con quelli che rimangono a casa”. (9:86)

    رَضُوا بِأَنْ يَكُونُوا مَعَ الْخَوَالِفِ وَطُبِعَ عَلَىٰ قُلُوبِهِمْ فَهُمْ لَا يَفْقَهُونَ

    Hanno preferito rimanere con [le donne] lasciate a casa. I loro cuori sono stati sigillati e non comprenderanno. (9:87)

    I due versetti iniziano a raccontare quali siano i difetti dei ricchi che dicono di credere ma che in realtà sono accecati dall’avidità. Si spiega che quando al profeta viene ispirato un versetto in cui i fedeli vengono invitati ad avere fede e imbracciare le armi per la difesa, gli ipocriti corrono subito dal profeta e per poter salvaguardare la loro ricchezza cercano una scusa per non partecipare alla sacra difesa. Questa gente è così attaccata ai soldi che è disposta ad accettare la vergogna di rimanere a casa con le donne, i bambini, gli anziani, gli ammalati e i criminali pur di sorvegliare la propria ricchezza. Il Corano conclude infine che questa gente si comporta così perchè non comprende davvero cosa stia facendo ed è come se avesse il cuore sigillato; in altre parole è come se non avesse alcun strumento per comprendere e capire. Sono almeno tre le conclusioni che possiamo trarre da questi versetti. 1) La Jihad contro i nemici è un dovere per i fedeli ed uno dei segni dell’autentica fede. 2) L’eccessivo attaccamento alle ricchezze mondane è uno degli elementi che inducono le persone a sottrarsi alla Jihad. Dobbiamo pertanto ricordare che se non abbiamo una personalità capace di rimanere stabile dinanzi a tanta ricchezza, non dobbiamo andarla a cercare perchè altrimenti ciò, oltre alla nostra vita mondana potrebbe compromettere pure il nostro destino nell’aldilà. 3) Gli ipocriti sbagliano nell’interpretazione e nella conoscenza della vita ed hanno perso la capacità di comprendere e capire il vero senso delle cose. Cari amici, ora leggeremo i versetti 88 e 89 della sura del Pentimento.

    لَٰكِنِ الرَّسُولُ وَالَّذِينَ آمَنُوا مَعَهُ جَاهَدُوا بِأَمْوَالِهِمْ وَأَنْفُسِهِمْ ۚ وَأُولَٰئِكَ لَهُمُ الْخَيْرَاتُ ۖ وَأُولَٰئِكَ هُمُ الْمُفْلِحُونَ

    Ma il Messaggero e quelli che hanno creduto lottano con i loro beni e le loro vite. Avranno le cose migliori. Essi sono coloro che prospereranno. (9:88)

    أَعَدَّ اللَّهُ لَهُمْ جَنَّاتٍ تَجْرِي مِنْ تَحْتِهَا الْأَنْهَارُ خَالِدِينَ فِيهَا ۚ ذَٰلِكَ الْفَوْزُ الْعَظِيمُ

    Allah ha preparato per loro Giardini, dove scorrono i ruscelli e dove rimarranno in perpetuo. Questo è il successo immenso! (9:89)

    Al contrario degli ipocriti che sono disposti a tutto pur di non partecipare alla sacra difesa e poter salvaguardare la loro ricchezza, i fedeli e i veri credenti sono pronti a dare tutto per difendere la religione. È questa la gente che in vita ed anche dopo la morte raggiunge la vera felicità e riceve il migliore compenso. Partecipare alla sacra difesa, in altre parole rischiare la vita per difendere la religione e la giustizia, crea nell’uomo la predisposizione a svolgere ogni sorta di buona azione. Dio compensa il loro sforzo e i loro problemi in vita e mette a disposizione di queste persone il Suo paradiso nell’aldilà. Da questi versetti apprendiamo che: 1) Gli ipocriti non devono pensare che con il loro sottrarsi alla sacra difesa la religione rimanga senza difensori. Ci sono sempre i veri fedeli per difenderla. 2) Credere nel profeta non basta; bisogna agire come lui ha ordinato e ciò avviene quando l’uomo si sforza per diffondere il messaggio della religione. Ed ora ascoltiamo il versetto 90:

    وَجَاءَ الْمُعَذِّرُونَ مِنَ الْأَعْرَابِ لِيُؤْذَنَ لَهُمْ وَقَعَدَ الَّذِينَ كَذَبُوا اللَّهَ وَرَسُولَهُ ۚ سَيُصِيبُ الَّذِينَ كَفَرُوا مِنْهُمْ عَذَابٌ أَلِيمٌ

    Quei beduini che cercano scuse sono venuti per chiederti dispensa, mentre coloro che hanno mentito ad Allah e al Suo Messaggero, non si sono mossi. Ben presto un castigo doloroso colpirà quelli di loro che sono miscredenti. (9:90)

    Il versetto divide i credenti del tempo del profeta in due gruppi. Coloro che avevano veramente dei problemi che gli impedivano di partecipare alla guerra e coloro che non volevano andare per capriccio. Il gruppo che aveva dei problemi si recò dal profeta, disse qual’era il proprio problema e chiese il permesso di restare, permesso che venne accordato dal profeta. Il gruppo che invece poteva partecipare non partecipò per scuse infondate ma non andò dal profeta a chiedere permesso per non andare. E così proprio per questo comportamento ignobile il secondo gruppo viene considerato miscredente. Da questo versetto apprendiamo che: 1) La Jihad, la sacra difesa, è una questione inerente all’intera società e per questo è di competenza del leader della comunità islamica. Senza il suo permesso non si può avviare o fermare la sacra difesa. 2) Le persone bugiarde non vengono scoperte solo attraverso le loro dichiarazioni; alcune volte le azioni di una persona dimostrano che questa persona è bugiarda.

    Davood Abbasi