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    Parte (300): sura At-Tawba (Del Pentimento), versetti 104-107

    Parte (300): sura At-Tawba (Del Pentimento), versetti 104-107
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    In nome di Allah, il Clemente, il Misericordioso. Amici proseguiamo la lettura della parte finale della sura del Pentimento, in arabo At-Tawba. Ora ascoltiamo il versetto 104 della sura; come sempre ci sarà prima la recitazione in arabo e poi la traduzione e l’interpretazione in italiano.

    أَلَمْ يَعْلَمُوا أَنَّ اللَّهَ هُوَ يَقْبَلُ التَّوْبَةَ عَنْ عِبَادِهِ وَيَأْخُذُ الصَّدَقَاتِ وَأَنَّ اللَّهَ هُوَ التَّوَّابُ الرَّحِيمُ

    Non sanno dunque che è Allah Che accetta il pentimento dei Suoi servi e Che accoglie le elemosine? Allah è Colui Che accetta il pentimento, il Misericordioso. (9:104)

    Il versetto precedente a questo parlava del pagamento dell’elemosina ai poveri e questo ricorda che anche se apparentemente non è Dio a raccogliere le elemosine e a dividerle tra i poveri, in realtà è proprio Egli a fare ciò. Anche il profeta ed i suoi discendenti hanno detto che prima che arrivi nelle mani del povero, l’elemosina arriva nelle mani di Dio. Questo versetto conferma questa realtà ed in più si riferisce anche ad un’altro concetto e ricorda che chi non paga l’elemosina o compie altri peccati può essere perdonato solo e solamente da Dio. Questo versetto ripropone la questione del Pentimento ed in questo versante riteniamo importante ribadire che dal punto di vista islamico, il solo rimorso non basta affinchè Dio perdoni e ci vogliono pure azioni da parte della persona per rimediare al male fatto in precedenza. L’altro tema trattato dal versetto è quello della Zakat, una sorta di imposta su alcuni beni e profitti che viene data ai poveri ma il cui pagamento è obbligatorio. Una tassa che come abbiamo detto viene ricevuta da Dio e divisa tra i poveri. Ma ora passiamo alla lettura del versetto 105:

    وَقُلِ اعْمَلُوا فَسَيَرَى اللَّهُ عَمَلَكُمْ وَرَسُولُهُ وَالْمُؤْمِنُونَ ۖ وَسَتُرَدُّونَ إِلَىٰ عَالِمِ الْغَيْبِ وَالشَّهَادَةِ فَيُنَبِّئُكُمْ بِمَا كُنْتُمْ تَعْمَلُونَ

    Di’: “Agite, Allah osserverà le vostre opere e [le osserveranno] anche il Suo Messaggero e i credenti. Presto sarete ricondotti verso Colui Che conosce il visibile e l’invisibile ed Egli vi informerà di quello che avete fatto”. (9:105)

    Questo versetto avvisa seriamente gli ipocriti e i peccatori e a loro ricorda di non credere che le loro azioni rimarranno nascoste al profeta ed ai credenti. Il versetto promette la rivelazione delle loro azioni in questa stessa vita e quindi promette loro ignominia. Poi a loro viene ricordato che nell’altra vita verranno condotti da Dio, colui che conosce tutte le loro azioni, quelle fatte pubblicamente e quelle nascoste. In base ai Hadith islamici, il profeta era al corrente delle azioni della gente ma non solo in vita. Anche dopo la morte egli è al corrente delle azioni dei suoi seguaci. Secondo la tradizione islamica tranne il profeta anche le persone devote possono acquisire tale capacità. Da questo versetto apprendiamo che: 1- Ricordare che siamo perennemente davanti a Dio può aiutarci nel rinunciare ai peccati ed alle cattive azioni. 2- Non è solo Dio a osservare i nostri peccati; ne sono al corrente anche il profeta e gli uomini devoti. Ed ora passiamo al versetto successivo, il numero 106:

    وَآخَرُونَ مُرْجَوْنَ لِأَمْرِ اللَّهِ إِمَّا يُعَذِّبُهُمْ وَإِمَّا يَتُوبُ عَلَيْهِمْ ۗ وَاللَّهُ عَلِيمٌ حَكِيمٌ

    Altri sono lasciati in attesa del decreto di Allah: li punirà o accoglierà il loro pentimento. Allah è audiente, sapiente. (9:106)

    Proseguendo il discorso del versetto precedente, questo ricorda che c’è un gruppo di peccatori che non chiede perdono ma non accresce nemmeno i propri peccati e non insiste su di essi. Il loro destino verrà deciso da Allah, dice il versetto e spetterà ad Egli decidere se perdonarli o meno. Da questo versetto apprendiamo almeno due concetti: 1) Dio può perdonare o punire i peccatori; 2) Ciò dipende dalla Sua immensa Saggezza. Ed ora passiamo al versetto 107:

    وَالَّذِينَ اتَّخَذُوا مَسْجِدًا ضِرَارًا وَكُفْرًا وَتَفْرِيقًا بَيْنَ الْمُؤْمِنِينَ وَإِرْصَادًا لِمَنْ حَارَبَ اللَّهَ وَرَسُولَهُ مِنْ قَبْلُ ۚ وَلَيَحْلِفُنَّ إِنْ أَرَدْنَا إِلَّا الْحُسْنَىٰ ۖ وَاللَّهُ يَشْهَدُ إِنَّهُمْ لَكَاذِبُونَ

    Quanto a coloro che hanno costruito una moschea per recar danno, per miscredenza, per [provocare] scisma tra i credenti, [per tendere] un agguato a favore di colui che, già in passato, mosse la guerra contro Allah e il Suo Messaggero, quelli certamente giurano: “Non abbiamo cercato altro che il bene!”. Allah testimonia che sono dei bugiardi. (9:107)

    Il versetto 107 fa riferimento ad una delle vicende note della storia islamica e della vita del profeta. Gli ipocriti a Medina costruirono una moschea, che passò alla storia e che viene chiamata in questo versetto con il nome di Masjed-e-Zerar, Moschea del Danno, ed in questa si riunivano per complottare contro il profeta ed i fedeli. Prima della spedizione di Tabuk gli ipocriti chiesero al profeta di pregare nella moschea che avevano costruito e di inaugurarla ma questo versetto venne ispirato al profeta e come avete appreso, questo mette al corrente del fatto che quella moschea non è stata costruita per amor del cielo ma per tramare contro i musulmani. Il profeta ordinò allora la distruzione del luogo e ordinò che venne usata come discarica per i rifiuti. Da questo versetto e dalla vicenda storica che riguarda concludiamo che: 1) Uno dei metodi adottari dagli ipocriti e dai nemici è quello di usare la religione e i simboli religiosi contro la religione stessa. Anche oggi possono essere molto coloro che si dichiarano musulmani ma potrebbero avere l’obbiettivo di danneggiare l’Islam con le loro azioni fingendosi musulmani. 2) Infrangere l’unità della comunità dei fedeli è un peccato grave quanto la rinnegazione del Signore. Se persino una moschea è motivo di divisione, allora bisogna distruggerla, proprio come avvenne nel caso della moschea di Zerar.

    Davood Abbasi