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    3. Parte (303): sura At-Tawba (Del Pentimento), versetti 119-122

    Parte (303): sura At-Tawba (Del Pentimento), versetti 119-122

    Parte (303): sura At-Tawba (Del Pentimento), versetti 119-122
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    Come ricorderete siamo giunti alla parte conclusiva della sura At-Tawba, del Pentimento. Ecco quindi il versetto 119:
    يَا أَيُّهَا الَّذِينَ آمَنُوا اتَّقُوا اللَّهَ وَكُونُوا مَعَ الصَّادِقِينَ
    O voi che credete, temete Allah e state con i sinceri. (9:119)
    La fede ha i suoi gradi ed i suoi livelli. Il solo fatto di credere in Dio e nel Giorno del Giudizio non basta. Il credente deve essere giusto e sincero nelle sue azioni. La fede non è una dichiarazione che una volta fatta termina lì; è uno stato che deve dominare l’anima e rendere sincere le persone in modo che la loro lingua dichiari ciò che hanno nel cuore. In altre parole il fedele deve credere in ciò che dice e agire in base a ciò che crede. Per questo nel versetto che abbiamo appena letto Dio invita i credenti ad essere sinceri e a dire sempre la verità. Da questo versetto possiamo apprendere che: 1) Stare in compagnia delle persone sincere è un modo per trovare la via della felicità. 2) La verità e la giustizia sono così preziose che Dio nel Corano definisce i profeti ed i suoi prescelti come Sadeqin,ovvero “sinceri”. Ma ora leggiamo insieme i versetti 120 e 121 della sura del Pentimento:
    مَا كَانَ لِأَهْلِ الْمَدِينَةِ وَمَنْ حَوْلَهُمْ مِنَ الْأَعْرَابِ أَنْ يَتَخَلَّفُوا عَنْ رَسُولِ اللَّهِ وَلَا يَرْغَبُوا بِأَنْفُسِهِمْ عَنْ نَفْسِهِ ۚ ذَٰلِكَ بِأَنَّهُمْ لَا يُصِيبُهُمْ ظَمَأٌ وَلَا نَصَبٌ وَلَا مَخْمَصَةٌ فِي سَبِيلِ اللَّهِ وَلَا يَطَئُونَ مَوْطِئًا يَغِيظُ الْكُفَّارَ وَلَا يَنَالُونَ مِنْ عَدُوٍّ نَيْلًا إِلَّا كُتِبَ لَهُمْ بِهِ عَمَلٌ صَالِحٌ ۚ إِنَّ اللَّهَ لَا يُضِيعُ أَجْرَ الْمُحْسِنِينَ
    È indegno per gli abitanti di Medina e per i beduini che vivono nei dintorni, non seguire il Messaggero di Allah, e preferire la loro vita alla sua! Non proveranno né sete, né fatica, né fame per la causa di Allah; non calpesteranno terra che possa essere calpestata – nonostante l’ira dei miscredenti – e non riceveranno nessun danno da un nemico, senza che sia scritta a loro favore una buona azione.In verità Allah non lascia che si perda la ricompensa dei buoni. (9:120)
    وَلَا يُنْفِقُونَ نَفَقَةً صَغِيرَةً وَلَا كَبِيرَةً وَلَا يَقْطَعُونَ وَادِيًا إِلَّا كُتِبَ لَهُمْ لِيَجْزِيَهُمُ اللَّهُ أَحْسَنَ مَا كَانُوا يَعْمَلُونَ
    Non faranno nessuna spesa, piccola o grande, e non percorreranno nessuna valle, senza che ciò sia registrato a loro favore, affinché Allah li compensi per le loro azioni più belle. (9:121)
    Anche questi due versetti fanno riferimento ad una precisa circostanza storica ma il messaggio che racchiudono, come tutti gli altri versetti, non è limitato ad un luogo o ad un tempo specifico. I due versetti hanno lo scopo di far comprendere che le buone azioni non sono solo le preghiere ma ogni singola azione che venga effettuata per amore del cielo e per obbedire al volere di Dio. Ad esempio, se si sopporta la fame e la sete per fare un qualcosa di giusto, ciò viene premiato da Dio ed ha un valore pari a quello delle preghiere. Se una comunità di fedeli si ritrova sotto embargo solo per via della sua fede e della sua voglia di libertà allora questo viene premiato da Dio. Nella vicenda storica di cui parlano i versetti, alcune persone preferivano la propria vita a quella del profeta e ciò in questo versetto viene biasimato. La conclusione generale che si può ricavare è che nelle società islamiche le persone devono dare maggiore importanza alla vita ed all’incolumità dei leader che a quella della loro stessa persona. Ciò per il semplice fatto che la presenza di quei leader può essere vitale per la comunità. Poi possiamo dire che come dicono molti proverbi, per ottenere un qualcosa di prezioso bisogno faticare e lo stesso vale per la beatitudine e la felicità eterna; in questa vita bisogna lottare e faticare sul sentiero del Signore. Ed infine possiamo notare che dai versetti arriva una rassicurazione; le azioni buone e cattive verranno prese in considerazione senza eccezione, che siano piccole o grandi. Ma ora vediamo cosa aggiunge il versetto 122:
    وَمَا كَانَ الْمُؤْمِنُونَ لِيَنْفِرُوا كَافَّةً ۚ فَلَوْلَا نَفَرَ مِنْ كُلِّ فِرْقَةٍ مِنْهُمْ طَائِفَةٌ لِيَتَفَقَّهُوا فِي الدِّينِ وَلِيُنْذِرُوا قَوْمَهُمْ إِذَا رَجَعُوا إِلَيْهِمْ لَعَلَّهُمْ يَحْذَرُونَ
    I credenti non vadano in missione tutti insieme. Perché mai un gruppo per ogni tribù, non va ad istruirsi nella religione, per informarne il loro popolo quando saranno rientrati, affinché stiano in guardia? (9:122)
    Nella cultura islamica chi migra per apprendere la scienza fa un qualcosa di prezioso al cospetto di Dio ed il premio che gli viene riservato è pari a quello che viene dato a chi parte per la guerra santa. Nel versetto 122 alla comunità dei fedeli viene ricordata una cosa; non tutti devono partecipare alle operazioni di difesa militare ed in ogni caso c’è sempre bisogno di un gruppo che apprendano le scienze religiose e si dedichino alla diffusione del messaggio divino una volta che lo hanno appreso. Nell’Islàm tutti devono conoscere le leggi della religione ma in base alle spiegazioni date dal profeta e dai suoi successori, ci devono essere anche degli studiosi specializzati in queste leggi che vengono detti Faqih. Possiamo citare due esempi dalla storia dell’Islam in cui questo termine viene usato; la prima circostanza fu quella in cui l’Imam Alì(la pace sìa con lui), venne incaricato di andare nello Yemen e prima di partire il profeta ordinò a lui di insegnare il Fiqh alla gente e di rendere la gente Faqih. L’altra circostanza la troviamo nel testamento dell’Imam Alì(la pace sìa con lui) al figlio, laddove raccomanda a lui di divenire Faqih della religione perchè i Faqih, dice l’Imam, sono i successori dei profeti. Da questo versetto apprendiamo che: 1) Il vero fedele è pronto a migrare; per difendere la religione o per apprenderla al meglio. 2) Persino in tempo di guerra le questioni sociali, culturali, religiose e ideologiche non devono essere accantonate. 3) Per i veri scienziati nella vita ci sono due grandi e difficili migrazioni. La migrazione dalla propria terra verso il luogo in cui si apprende la scienza. E la seconda migrazione il ritorno da quel luogo nella propria terra per poter portare alla propria gente il frutto ed il beneficio della scienza appresa.
    Davood Abbasi