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    Parte (308): sura Yunus (Giona), versetti 11-14

    Parte (308): sura Yunus (Giona), versetti 11-14
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    Cari amici abbiamo iniziato la lettura della decima sura del sacro Corano, la sura Yunus o Giona (la pace sìa con lui), una delle sure meccane e cioè rivelate prima dell’egira.

    وَلَوْ يُعَجِّلُ اللَّهُ لِلنَّاسِ الشَّرَّ اسْتِعْجَالَهُمْ بِالْخَيْرِ لَقُضِيَ إِلَيْهِمْ أَجَلُهُمْ ۖ فَنَذَرُ الَّذِينَ لَا يَرْجُونَ لِقَاءَنَا فِي طُغْيَانِهِمْ يَعْمَهُونَ

    Se Allah affrettasse la disgrazia degli uomini con la stessa fretta con cui essi cercano il benessere, il loro termine sarebbe compiuto. Lasciamo [invece] procedere alla cieca, nella loro ribellione, coloro che non sperano nel Nostro incontro. (10:11)

    Una delle tradizioni del Signore è quella di dare tempo alla gente affinchè possa scegliere in maniera netta la via che vuole intraprendere nella sua vita. In altre parole, Dio non castiga subita una persona per un peccato e le dà tempo; o per pentirsi e chiedere perdono e ritrovare la salvezza o per andare avanti con altri peccati ed appesantire il proprio conto. Questo versetto ribadisce che coloro che insistono con i peccati avranno solo questa breve vita e che dopo, nell’altro mondo, verranno certamente puniti per le loro azioni ingiuste. Da questo versetto possiamo trarre due conclusioni: 1) Il fatto che le persone ingiuste e talvolta malvagie non vengano castigate in questa vita mondana non significa che non risponderanno delle proprie azioni; è Dio che vuol dare loro più tempo. 2) Coloro che dimenticano Dio e si attaccano al mondo si smarriscono e perdono la strada giusta nella loro vita. Il 12esimo versetto ricorda:

    وَإِذَا مَسَّ الْإِنْسَانَ الضُّرُّ دَعَانَا لِجَنْبِهِ أَوْ قَاعِدًا أَوْ قَائِمًا فَلَمَّا كَشَفْنَا عَنْهُ ضُرَّهُ مَرَّ كَأَنْ لَمْ يَدْعُنَا إِلَىٰ ضُرٍّ مَسَّهُ ۚ كَذَٰلِكَ زُيِّنَ لِلْمُسْرِفِينَ مَا كَانُوا يَعْمَلُونَ

    Quando la disgrazia lo tocca, l’uomo Ci invoca, coricato su un fianco, seduto o in piedi. Quando poi lo liberiamo dalla sua disgrazia, si comporta come se non Ci avesse mai invocato a proposito della disgrazia che lo aveva colto. Così abbelliamo agli empi le azioni loro. (10:12)

    Il versetto ricorda che la tranquillità ed il benessere nella vita fanno scordare agli uomini il Signore ed al contrario i problemi e le difficoltà rievocano Dio nel pensiero umano. Il versetto auspica che la gente si ricordi sempre del Signore, allo stesso modo del periodo in cui invoca il Suo aiuto nel momento delle difficoltà. Da questo versetto apprendiamo che: 1) La fede in Dio esiste nel profondo dell’anima di tutti gli uomini e per questo nel momento del bisogno tutti chiedono il Suo aiuto. 2) I profeti e gli uomini di religione hanno consigliato di pregare e chiedere l’aiuto del Signore nei momenti di bisogno e difficoltà. 3) Essere ingrati nei confronti di Dio allontana gli uomini dal sentiero della verità e rende alla loro vista bello e giusto ciò che invece è brutto e ingiusto Ed infine i versetti 13 e 14:

    وَلَقَدْ أَهْلَكْنَا الْقُرُونَ مِنْ قَبْلِكُمْ لَمَّا ظَلَمُوا ۙ وَجَاءَتْهُمْ رُسُلُهُمْ بِالْبَيِّنَاتِ وَمَا كَانُوا لِيُؤْمِنُوا ۚ كَذَٰلِكَ نَجْزِي الْقَوْمَ الْمُجْرِمِينَ

    Facemmo perire le generazioni precedenti, perché furono ingiuste. Messaggeri della loro gente avevano portato le prove, ma essi non furono disposti a credere. Compensiamo così gli empi. (10:13)

    ثُمَّ جَعَلْنَاكُمْ خَلَائِفَ فِي الْأَرْضِ مِنْ بَعْدِهِمْ لِنَنْظُرَ كَيْفَ تَعْمَلُونَ

    Quindi vi costituimmo, dopo di loro, vicari sulla terra, per vedere come vi sareste comportati. (10:14)

    Anche se abbiamo detto che Dio da agli uomini la possibilità di pentirsi dei propri peccati oppure di appesantirli e che non li castiga al primo peccato, bisogna anche dire che esperienze storiche citate anche dal Corano rivelano che quando a smarrirsi e a diventare ingiusta è una intera società, allora Dio provvede a punire collettivamente queste comunità. Le nuove generazioni e i nuovi popoli che succedono a quelli puniti del passato devono riflettere sul destino dei loro predecessori e non ripetere i loro errori. Da questi versetti apprendiamo che: 1) L’ingiustizia e il male portano alla distruzione ed al crollo delle società e dei governi; ciò è voluto da Dio, nei casi in cui non c’è speranza per la guida di una intera società. 2) Il destino della gente è nelle loro stesse mani e sono le loro azioni a stabilire il loro destino. 3) I potenti devono ricordarsi che vengono messi alla prova dal Signore e che dinanzi ad Egli sono uguali a tutti gli altri uomini.

    Davood Abbasi

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