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    3. Parte (311): sura Yunus (Giona), versetti 24-27

    Parte (311): sura Yunus (Giona), versetti 24-27

    Parte (311): sura Yunus (Giona), versetti 24-27
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    Leggiamo subito il versetto numero 24:

    إِنَّمَا مَثَلُ الْحَيَاةِ الدُّنْيَا كَمَاءٍ أَنْزَلْنَاهُ مِنَ السَّمَاءِ فَاخْتَلَطَ بِهِ نَبَاتُ الْأَرْضِ مِمَّا يَأْكُلُ النَّاسُ وَالْأَنْعَامُ حَتَّىٰ إِذَا أَخَذَتِ الْأَرْضُ زُخْرُفَهَا وَازَّيَّنَتْ وَظَنَّ أَهْلُهَا أَنَّهُمْ قَادِرُونَ عَلَيْهَا أَتَاهَا أَمْرُنَا لَيْلًا أَوْ نَهَارًا فَجَعَلْنَاهَا حَصِيدًا كَأَنْ لَمْ تَغْنَ بِالْأَمْسِ ۚ كَذَٰلِكَ نُفَصِّلُ الْآيَاتِ لِقَوْمٍ يَتَفَكَّرُون

    In verità, questa vita è come un’acqua che facciamo scendere dal cielo, e che si mescola alle piante della terra di cui si nutrono gli uomini e gli animali. Quando la terra prende i suoi ornamenti ed è rigogliosa di bellezza, i suoi abitanti pensano di possederla, ma giunge il Nostro decreto di giorno o di notte e la rendiamo spoglia, come se il giorno prima non fosse fiorita. Così esplichiamo i Nostri segni a coloro che riflettono. (10:24)

    Per divulgare le verità ed i segreti della vita, il Signore, nel Corano, si avvale anche di paragoni e metafore. Un esempio è proprio il versetto che abbiamo appena letto. Per farci capire che questo mondo, anche se attraente, ha una breve durata, il versetto lo paragona ad un terreno, verdeggiante dopo la pioggia, che però può morire molto presto per via di intemperie come il freddo eccessivo, alluvioni ed ecc… e diventare secco ed arido, come se non fosse mai stato rigoglioso.   Da questo versetto apprendiamo che: 1) Le bellezze della natura sono state create per l’uomo ma attenzione, non bisogna lasciarsi ingannare da queste bellezze e ricordare che sono tutte instabili e di breve durata. 2) La nostra vita in questo mondo è come quello dell’erbetta e dei fiori nei prati. Sbaglia chi si crede eterno e dimentica che presto dovrà andare.   Ma ora passiamo alla lettura del versetto successivo, ovvero il numero 25:

    وَاللَّهُ يَدْعُو إِلَىٰ دَارِ السَّلَامِ وَيَهْدِي مَنْ يَشَاءُ إِلَىٰ صِرَاطٍ مُسْتَقِيم

    Allah chiama alla dimora della pace e guida chi Egli vuole sulla Retta via. (10:25)

    Dopo aver parlato della vita breve di questo mondo, il Corano, nel versetto 25 fa cenno alla vita eterna dell’aldilà, la stessa a cui Dio ha invitato gli uomini; la stessa che i profeti hanno dimostrato alla gente sempre per volere di Dio. Questa vita è la dimora della pace e della tranquillità vera e duratura, ricorda il versetto, ed è chiaro che Allah guiderà verso questo luogo coloro che saranno meritevoli e non si smarriranno con azioni ingiuste. Da questo versetto possiamo trarre almeno due conclusioni.   1) La pace e la tranquillità mondana sono effimere ma la pace dell’aldilà è duratura ed eterna. 2) Per raggiungere la vera pace e quindi la felicità, l’unica via è quella che passa attraverso la fede nel Dio unico e le buone azioni.   Il versetto 26 della sura di Giona(la pace sìa con lui) prosegue così:

    لِلَّذِينَ أَحْسَنُوا الْحُسْنَىٰ وَزِيَادَةٌ ۖ وَلَا يَرْهَقُ وُجُوهَهُمْ قَتَرٌ وَلَا ذِلَّةٌ ۚ أُولَٰئِكَ أَصْحَابُ الْجَنَّةِ ۖ هُمْ فِيهَا خَالِدُونَ

    Bene a chi fa il bene, e ancor di più. Polvere e umiliazione non copriranno i loro volti. Essi sono i compagni del Giardino, e vi resteranno in perpetuo. (10:26)

    Dopo aver fatto cenno al paradiso nel versetto precedente, qui il Corano spiega che questo paradiso andrà ai benefattori e che in verità sarà molto di più del compenso meritato persino dalle migliori persone. In altre parti del Corano si dice che gli uomini ricevono un compenso 10 volte superiore a ciò che spetterebbe loro per ogni buona azione ed in un’altra parte del Corano si apprende che gli dona al prossimo viene premiato con un qualcosa di 700 volte più valoroso. Anche questo versetto ci porta a trarre almeno due conclusioni.   1) Allah invita al bene, ci dimostra la giusta via, ci incoraggia a percorrerla e premia pure chi raggiunge la meta con più di ciò che si merita. Ma allora perchè non accettare l’invito del Signore? 2) Compiere buone azioni ha come esito finale una vita felice ed eterna nel paradiso divino.   Il versetto 27 torna a mettere in guardia coloro che hanno agito con ingiustizia.

    وَالَّذِينَ كَسَبُوا السَّيِّئَاتِ جَزَاءُ سَيِّئَةٍ بِمِثْلِهَا وَتَرْهَقُهُمْ ذِلَّةٌ ۖ مَا لَهُمْ مِنَ اللَّهِ مِنْ عَاصِمٍ ۖ كَأَنَّمَا أُغْشِيَتْ وُجُوهُهُمْ قِطَعًا مِنَ اللَّيْلِ مُظْلِمًا ۚ أُولَٰئِكَ أَصْحَابُ النَّارِ ۖ هُمْ فِيهَا خَالِدُون

    E coloro che hanno commesso azioni malvagie, vedranno pagato col male, il male loro. Saranno avvolti nella vergogna, senza nessun protettore al cospetto di Allah, come se i loro volti fossero coperti da oscuri lembi di notte. Essi sono i compagni del Fuoco, in cui rimarranno in perpetuo. (10:27)

    Al contrario dei buoni, che avranno un destino felice, i malfattori verranno colpiti dall’ira e dal castigo divino e non avranno via di scampo. L’intensità del castigo sarà tale da rendere cupi e bui i loro volti. Da sottolineare il fatto che come vuole la giustizia del Signore, i malfattori non verranno castigati più del male che hanno fatto ma tanto quanto questo male. Al contrario, come abbiamo detto prima, per benevolenza e misericordia, i benefattori saranno premiati più del bene che hanno compiuto. Da questo versetto apprendiamo che:   1) Dio ha creato liberi gli uomini e quest’ultimi scelgono con libertà la loro via; per questi un gruppo diviene benefattore ed un gruppo malfattore. 2) Nel sistema educativo dell’Islam, l’intensità della premiazione per le buone azioni è sempre superiore all’intensità del castigo per le cattive azioni.

    Davood Abbasi

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