Fonti Islamiche

    1. home

    2. article

    3. Parte (324): sura Yunus (Giona), versetti 98-100

    Parte (324): sura Yunus (Giona), versetti 98-100

    Parte (324): sura Yunus (Giona), versetti 98-100
    Rate this post
    Riprendiamo da dove eravamo giunti; ecco quindi il versetto numero 98:
    فَلَوْلَا كَانَتْ قَرْيَةٌ آمَنَتْ فَنَفَعَهَا إِيمَانُهَا إِلَّا قَوْمَ يُونُسَ لَمَّا آمَنُوا كَشَفْنَا عَنْهُمْ عَذَابَ الْخِزْيِ فِي الْحَيَاةِ الدُّنْيَا وَمَتَّعْنَاهُمْ إِلَىٰ حِينٍ
    Ci fosse stata almeno una città credente, cui fosse stata utile la sua fede, a parte il popolo di Giona. Quando ebbero creduto, allontanammo da loro il castigo ignominioso in questa vita e li lasciammo godere per qualche tempo. (10:98)
    Come abbiamo detto la puntata precedente, la tradizione di Dio è dare tempo alle genti affinchè possano pentirsi delle loro azioni ingiuste e chiedere perdono al Signore e rimediare i propri errori. Il tempo a disposizione però non è infinito e può durare al massimo fino all’istante della morte oppure fino a quando Dio manda il suo castigo come punizione. Divenire fedeli e pentirsi proprio nell’istante finale, quando ormai l’occasione che era stata data da Dio per rimediare è terminata, di fatto non serve a nulla. Infatti, quel pentimento è dovuto alla paura e non alla reale volontà della persona. Tra i popoli del passato di cui il Corano parla per poter guidare i posteri solo il popolo di Giona accettò la fede in tempo e si salvò dal castigo divino, come diceva il versetto che abbiamo letto poco fà. Giona(la pace sìa con lui), predicò la fede nell’unico Dio per tutta la sua vita ma solo due persone accettarono il suo messaggio. E così alla fine dei suoi giorni Giona maledisse la sua gente e se ne andò. Uno dei due uomini che avevano accettato la fede dopo aver assistito alla sua maledizione comprese che il pericolo era vicino ed andò dalla sua gente e disse loro che presto un castigo devastante sarebbe giunto a meno che non avessero pregato chiedendo il perdono a Dio. La gente comprese di avere agito ingiustamente e per questo uscì dalla propria città e si recò nel deserto. Lì gli adulti allontanarono da se i bambini per farli piangere e poter piangere e chiedere perdono a Dio. Il Signore perdonò quella gente e Giona tornò tra di loro. Da questo versetto apprendiamo che: 1) Tra i popoli del passato citati nel Corano è solo il popolo di Giona che si salvò in tempo dal castigo divino pentendosi e chiedendo il perdono del Signore. 2) Il destino delle persone è nelle loro stesse mani e loro possono cambiarlo con la preghiera. Ed ora leggiamo il versetto 99:
    وَلَوْ شَاءَ رَبُّكَ لَآمَنَ مَنْ فِي الْأَرْضِ كُلُّهُمْ جَمِيعًا ۚ أَفَأَنْتَ تُكْرِهُ النَّاسَ حَتَّىٰ يَكُونُوا مُؤْمِنِينَ
    Se il tuo Signore volesse, tutti coloro che sono sulla terra crederebbero. Sta a te costringerli ad essere credenti? (10:99)
    La volontà del Signore è dare la guida a tutti gli uomini in modo che possano raggiungere la felicità eterna ma tale felicità è tale che può essere raggiunta solo con la scelta volontaria da parte degli uomini stessi. Dio non ha voluto costringere tutti gli uomini a credere anche se avrebbe potuto farlo. Gli uomini sono liberi nella scelta del loro percorso nella vita ma sono costretti a subirne pure le conseguenze, buone o cattive che siano. L’affettuoso profeta dell’Islam nella sua vita cercò di attirare la gente verso la fede nell’unico Dio e si rattristava per coloro che non accettando la fede respingevano la salvezza nell’aldilà. Dio in questo versetto consola il profeta e a lui ricorda che non bisogna pretendere che tutti accettino la fede. Da questo versetto apprendiamo che: 1) La fede ha valore ma solo quando viene scelta volontariamente. Non con la forza e l’imposizione perchè in questo caso la fede non è più reale. 2) Il profeta, per la guida della gente, era così preoccupato e attento che persino Dio lo invita a non affliggersi per coloro che non vogliono credere. Ed ora passiamo alle lettura del centesimo versetto:
    وَمَا كَانَ لِنَفْسٍ أَنْ تُؤْمِنَ إِلَّا بِإِذْنِ اللَّهِ ۚ وَيَجْعَلُ الرِّجْسَ عَلَى الَّذِينَ لَا يَعْقِلُونَ
    Nessuno può credere, se Allah non lo permette. Egli destina all’abominio coloro che non ragionano. (10:100)
    Come abbiamo detto la gente non è costretta a credere e ad avere fede e la fede obbligatoria è sostanzialmente priva di ogni valore. Ma è anche vero che per avere fede ed essere guidati ci vuole pure la Misericordia divina, ossia, Egli deve creare le condizioni adatte affinchè questa ci succeda. Per questo chi è credente non deve credere che la sua fede sia dovuta solo al suo stesso essere e deve ricordarsi che senza la Misericordia divina non avrebbe creduto. Come diceva il versetto nessuno può credere senza che Allah lo voglia. Da questo versetto apprendiamo che: 1) La Misericordia divina comprende tutti coloro che usano la propria ragione ma coloro che senza usarla respingono la parola della verità affidandosi invece alle passioni ed all’anima bassa non fanno altro che incamminarsi verso la rovina. 2) Il pensiero sano è alla base della fede e la mancanza di fede è segno di mancanza di senno. L’uomo saggio è fedele ed il fedele è saggio.
    Davood Abbasi
    Tag:, , ,