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    3. Parte (325): sura Yunus (Giona), versetti 101-106

    Parte (325): sura Yunus (Giona), versetti 101-106

    Parte (325): sura Yunus (Giona), versetti 101-106
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    Riprendiamo da dove eravamo giunti e cioè dalla decima sura del Corano ovvero la sura di Giona o Yunus(la pace sìa con lui). Ecco quindi il versetto 101:
    قُلِ انْظُرُوا مَاذَا فِي السَّمَاوَاتِ وَالْأَرْضِ ۚ وَمَا تُغْنِي الْآيَاتُ وَالنُّذُرُ عَنْ قَوْمٍ لَا يُؤْمِنُونَ
    Di’: “Osservate quello che c’è nei cieli e sulla terra”. Ma né i segni, né le minacce serviranno alla gente che non crede. (10:101)
    Nell’ultimo versetto letto la puntata precedente abbiamo concluso che la mancanza di fede è segno di mancanza di saggezza. Questo versetto di fatto invita i rinnegatori a riflettere e a scrutare con attenzione i segni della Potenza e dell’Esistenza del Signore nel Creato, ricordando che la giusta e profonda riflessione è di fatto la premessa della vera ed autentica fede. Come vuole l’Islam, la fede non deve essere obbligatoria e per questo in molti versetti agli uomini viene consigliato l’uso del pensiero e della ragione per poter scegliere la fede in maniera volontaria, guidati dalla forza della ragione. È naturale che guardare e in un senso più profondo studiare i cieli e la terra non può che indurre l’uomo ad inchinarsi alla Potenza ed alla Magnificenza del Signore visibile nel Creato. Come nota il versetto, però, certa gente non è disposta ad abbracciare la fede nemmeno dinanzi a tutti ciò. Da questo versetto possiamo trarre almeno due conclusioni: 1) Studiare e osservare il Creato è la via più naturale per poter creare al proprio interno la vera fede in Dio. 2) Vedere i segni di Dio ed ascoltare la sua parola nelle Sacre Scritture non basta. L’uomo deve accettare ed abbracciare la religione attuandola nella sua vita. Il versetto 102 prosegue riferendosi ai rinnegatori della fede:
    فَهَلْ يَنْتَظِرُونَ إِلَّا مِثْلَ أَيَّامِ الَّذِينَ خَلَوْا مِنْ قَبْلِهِمْ ۚ قُلْ فَانْتَظِرُوا إِنِّي مَعَكُمْ مِنَ الْمُنْتَظِرِينَ
    Cos’altro aspettano, se non giorni simili a quelli di coloro che vissero prima di loro? Di’: “Aspettate, sarò con voi tra coloro che aspettano”. (10:102)
    Nei versetti precedenti Dio invitava i rinnegatori della fede a riflettere sui segni della sua Potenza nel Creato. In questo versetto il Signore parla nuovamente a questa gente ricordando che coloro che non sono disposti a usare l’intelletto e la ragione devono attendere pertanto il castigo divino. Per quanto riguarda il destino delle società umane, anch’esso è simile a quello degli individui. Se la maggiorparte di una società è formata da persone buone e credenti tale società si salva ma nel caso contrario è condannata alla distruzione ed al castigo divino che si palesa sottoforma di crisi e problemi. Ciò avviene pure se in queste società ci sono persone buone ma sono in minoranza. La storia dei popoli del passato citata dal Corano rivela tale realtà. Prendiamo come esempio le genti tra cui vissero i profeti Noè, Lot e Hud(la pace sìa con loro). Questo versetto incarica il profeta dell’Islam di dire ai suoi contemporanei che rinnegando la fede, dovranno attendere l’accadimento di ciò che avvenne pure ai popoli passati. Da questo versetto possiamo trarre almeno due conclusioni: 1) La tradizione del Signore è sempre valida e comprende tutti gli uomini. 2) La storia dei popoli del passato è un’ottima maestra di vita per i posteri. Il versetto 103 rivela:
    ثُمَّ نُنَجِّي رُسُلَنَا وَالَّذِينَ آمَنُوا ۚ كَذَٰلِكَ حَقًّا عَلَيْنَا نُنْجِ الْمُؤْمِنِينَ
    Infine salveremo i Nostri messaggeri e coloro che credono. Salvare i credenti è incombenza Nostra. (10:103)
    Per quanto riguarda il castigo delle società peccatrici, come avvenne per i popoli del passato come quelli di Lot, il Corano spiega comunque che la giustizia divina non permise e non permetterà mai che buoni e cattivi vengano puniti insieme. Se il castigo divino colpirà i miscredenti ed i peccatori in questa vita, i fedeli verranno salvari e ciò, dice il Corano, è un impegno assunto dal Signore. Da questo versetto apprendiamo che: 1) I veri fedeli vengono difesi e tutelati dal Signore e vengono salvati da Dio anche se si trovano in mezzo da una società corrotta. 2) Il futuro appartiene ai fedeli e saranno loro che rimarranno anche quando i peccatori verranno annientati. Ed ora leggiamo il versetto 104 della sura di Giona:
    قُلْ يَا أَيُّهَا النَّاسُ إِنْ كُنْتُمْ فِي شَكٍّ مِنْ دِينِي فَلَا أَعْبُدُ الَّذِينَ تَعْبُدُونَ مِنْ دُونِ اللَّهِ وَلَٰكِنْ أَعْبُدُ اللَّهَ الَّذِي يَتَوَفَّاكُمْ ۖ وَأُمِرْتُ أَنْ أَكُونَ مِنَ الْمُؤْمِنِينَ
    Di’: “O uomini! Se avete qualche dubbio sulla mia religione, [confermo che] io non adoro quello che voi adorate all’infuori di Allah, ma adoro Allah che vi farà morire. Mi è stato ordinato di essere uno di coloro che credono”. (10:104)
    Qui Allah ricorda al suo messaggero di ribadire ai miscredenti di essere fermamente credente e di non essere mai disposto a fare concessioni sulla propria fede. Il profeta ha l’incarico di ricordare la sua fede nel vero Dio, l’Essere che ha posto la morte come fine della vita mondana. In pratica qui il versetto intende dire ai pagani dell’era del profeta che è Dio a far morire e che nessuno dei loro idoli di pietra è in grado di impedire la morte di una persona. Da questo versetto possiamo trarre almeno due conclusioni: 1) Il dubbio degli altri, anche se questi altri sono tanti, non deve indurci ad essere perplessi sulla religione. Sulla via della giustizia bisogna essere fermi e decisi. 2) È degno di essere adorato quel Dio che ha nelle sue mani la nostra vita. Ed ora i versetti numero 105 e 106:
    وَأَنْ أَقِمْ وَجْهَكَ لِلدِّينِ حَنِيفًا وَلَا تَكُونَنَّ مِنَ الْمُشْرِكِينَ
    E [mi è stato ordinato]: “Sii sincero nella religione, non essere un associatore, (10:105)
    وَلَا تَدْعُ مِنْ دُونِ اللَّهِ مَا لَا يَنْفَعُكَ وَلَا يَضُرُّكَ ۖ فَإِنْ فَعَلْتَ فَإِنَّكَ إِذًا مِنَ الظَّالِمِينَ
    E non invocare, all’infuori di Allah, chi non ti reca né beneficio, né danno. Se lo facessi, saresti uno degli ingiusti”. (10:106)
    Ancora una volta Dio incarica il Suo messaggero di annunciare che la gente deve abbracciare la fede nel Signore, la ver a religione, lontana dalle superstizioni che invece caratterizzano il politeismo. Nel paganesimo, infatti, vengono adorati dèi che non danno ne danno e ne vantaggio agli uomini e questo è chiaramente un fare insulso e senza motivo. Da questi due versetti apprendiamo che: 1) Sono accettabili solo dottrine che siano in armonia con l’essere e la natura umana e siano accettabili dalla ragione. 2) Le persone sagge si danno da fare o per ottenere un vantaggio o per sottrarsi ad un danno. L’adorazione degli idoli non crea nessuna delle due conseguenze e perciò è un’azione del tutto futile.
    Davood Abbasi
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