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    Parte (326): sura Yunus (Giona), versetti 107-109

    Parte (326): sura Yunus (Giona), versetti 107-109
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    Riprendiamo da dove eravamo giunti e cioe’ dalla decima sura del Corano ovvero la Sura di Giona o Yunus (la pace sia con lui) . Oggi concluderemo la lettura di questa Sura. Ecco ora il versetto 107:
    وَإِنْ يَمْسَسْكَ اللَّهُ بِضُرٍّ فَلَا كَاشِفَ لَهُ إِلَّا هُوَ ۖ وَإِنْ يُرِدْكَ بِخَيْرٍ فَلَا رَادَّ لِفَضْلِهِ ۚ يُصِيبُ بِهِ مَنْ يَشَاءُ مِنْ عِبَادِهِ ۚ وَهُوَ الْغَفُورُ الرَّحِيمُ
    Se Allah decreta che ti giunga una sventura, non c’e’ nessuono, eccetto Lui, che possa liberarene. E se vuole un bene per te, nessuno puo’ ostacolare la Sua grazia. Egli ne gratifica chi vuole tra i suoi servi. Egli e’ il Perdonatore, il Misericordioso. (10:107)
    Nell’ultimo versetto letto la puntata precedente, Dio incoraggiava il suo messaggero Mohammad (la pace di Dio sia con lui) a non avere timore nella diffusione della Sua parola e di non temere i pagani che lo minacciavano. Questo versetto completa tale concetto e spiega al profetta che gli avvenimenti buoni o cattivi che possono accadere al profeta sono voluti dal Signore e che la diffusione del messaggio o la mancata diffusione di questo non possono modificare tali avvenimenti. Da questo versetto apprendiamo che: 1-I miscredenti ed i rinnegatori devono sapere che sootraendosi alla fede non si sottraggono certo al poter ed al dominio del Signore. Cio’ che Dio vorra’ per loro si realizzera’. 2-Il bene e i doni che l’uomo riceve derivano dalla Misericordia del Signore e non sono meritati dalgi esseri umani. Ed ora passiamo al versetto sucessivo ovvero al 108:
    قُلْ يَا أَيُّهَا النَّاسُ قَدْ جَاءَكُمُ الْحَقُّ مِنْ رَبِّكُمْ ۖ فَمَنِ اهْتَدَىٰ فَإِنَّمَا يَهْتَدِي لِنَفْسِهِ ۖ وَمَنْ ضَلَّ فَإِنَّمَا يَضِلُّ عَلَيْهَا ۖ وَمَا أَنَا عَلَيْكُمْ بِوَكِيلٍ
    Di’: ”O uomini!Vi e’ giunta la verita’ da parte del vostro Signore. Chi e’ sulla Retta Via lo e’ per se stesso, e chi se ne allontana lo fa solo a suo danno. Io non sono responsabile di voi”. (10:108)
    Al termine della sura di Giona il profeta viene incaricato di dire alla gente che e’ solo un messaggero che non e’ certo incaricato di costringere la gente ad accettare la fede. Il profeta deve dire che chi decide di percorrere il sentiero divino lo fa per se e che lui non e’ responsabile del destino della gente. Da questo versetto apprendiamo che: 1-Dio ha dimostrato la via della giustizia alla gente ed ha lasciato libera la scelta. Sono gli uomini che devono decidere se accettare l’invito. 2-Dal versetto si apprende che pure oggi il dovere dei capi religiosi e degli uomini religiosi e’ diffondere il messaggio della fede ma non certo obbligare la gente. Ed infine il versetto concluso della sura di Giona ossia il numero 109:
    وَاتَّبِعْ مَا يُوحَىٰ إِلَيْكَ وَاصْبِرْ حَتَّىٰ يَحْكُمَ اللَّهُ ۚ وَهُوَ خَيْرُ الْحَاكِمِينَ
    Segui cio’che ti e’ stato rivelato e sopporta con pazienza, finche’ Allah giudichi. Egli e’ il migliore dei giudici. (10:109)
    Alla fine il profetta dell’Islam viene ancora una volta invitato alla pazienza ed alla parsimonia ed alla perseveranza sulla via della fede. Secondo alcuni interpreti il versetto potrebbe rivolgersi oltre che al profeta anche ai fedeli in generale. E’ infatti chiaro che nel corso della storia gli ingiusti ed i tiranni, che vedono la religione una minaccia per i loro interessi, creeranno problemi ed insidie sul sentiero dei fedeli e per questo quest’ultimi dovranno essere resistenti per poter vincere. A dare loro maggior sicurezza c’e’ il fatto che Dio e’ presente ed assiste a tutto cio’ che accade e che Egli giudichera’ giustamente tra gli uomini nel giorno della Resurrezione. Da questo versetto apprendiamo che: 1-La gente ha il diritto di poter accettare o respingere la fede ma cio’ non deve indurci nel dubbio e nell’errore. Dobbiamo avere pazienza nel nostro percorso e rimanere fedeli alla leggi della religione. 2-Dobbiamo eseguire i nostri doveri e non essere preoccupati per il futuro visto che il futuro e’ nelle mani del migliore dei Giudici, il Signore.
    Davood Abbasi
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