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    3. Parte (329) : sura Hud (as), versetti 9-12

    Parte (329) : sura Hud (as), versetti 9-12

    Parte (329) : sura Hud (as), versetti 9-12
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    Nelle puntate precedenti abbiamo avviato la lettura dell’11esima sura del testo sacro, ossia la sura di Hud(la pace sìa con lui), uno dei profeti citati dal Corano. Ecco quindi il seguito nei versetti numero 9 e 10:

    وَلَئِنْ أَذَقْنَا الْإِنْسَانَ مِنَّا رَحْمَةً ثُمَّ نَزَعْنَاهَا مِنْهُ إِنَّهُ لَيَئُوسٌ كَفُور

    Se facciamo gustare all’uomo la Nostra misericordia e poi gliela neghiamo, ecco che, ingratamente, si dispera. (11:9)

    وَلَئِنْ أَذَقْنَاهُ نَعْمَاءَ بَعْدَ ضَرَّاءَ مَسَّتْهُ لَيَقُولَنَّ ذَهَبَ السَّيِّئَاتُ عَنِّي ۚ إِنَّهُ لَفَرِحٌ فَخُورٌ

    Se gli facciamo gustare una grazia dopo la sventura, dirà certamente: “I mali si sono allontanati da me” e diverrà esultante e borioso. (11:10)

    I due versetti parlano degli stati d’animo altalenanti dell’uomo nella sua vita; quando perde qualcosa o viene colpito da un fatto spiacevole, l’uomo si scoraggia e perde le speranze, ed invece quando gli succede qualcosa di bello diviene superbo, credendo che i mali si siano allontanati per sempre da lui. Ma la verità è che non tutti i fatti positivi che ci capitano sono dimostrazione del fatto che Dio è soddisfatto di noi e non tutto ciò che ci capita di spiacevole vuole significare che il Signore ci vuole punire. Può sempre capitare che Dio voglia metterci alla prova, con fatti piacevoli o dispiacevoli, indipendentemente dal fatto che sia o meno soddisfatto di noi. Questo versetto poi ci aiuta a comprendere la natura instabile della vita, costellata di avvenimenti buoni e cattivi. E questo dovrebbe cambiare il nostro modo di vedere le cose: non tutti i piaceri e le bellezze di questa vita sono eterni e nemmeno i problemi e le avversità rimarranno per sempre. Come spiegano anche le figure sacre della religione islamica, la vita presenta a tutti due volti; un volto affettuoso ed un volto spietato. Non bisogna diventare superbi quando la vita ci mostra il suo volto buono e non bisogna perdersi d’anima quando lei ci mostra il suo volto cattivo. La pazienza e la lungimiranza, sono le nostre migliori compagne in questo tragitto. Riassumendo le nostre brevi riflessioni su questi due versetti possiamo dire che: 1) Gli uomini hanno sentimenti e stati d’animo molto facilmente variabili; basta un piccolo avvenimento positivo per renderli superbi e basta una piccola avversità per renderli tristi. 2) I doni divini giungono a noi non per nostro merito ma per Misericordia del Signore. Pertanto è buona regola essere sempre riconoscenti nei confronti di Dio. 3) Le difficoltà da una parte ed i piaceri dall’altra, dureranno poco. Ciò che sarà eterna sarà la vita dell’aldilà. Il versetto 11 prosegue:

    إِلَّا الَّذِينَ صَبَرُوا وَعَمِلُوا الصَّالِحَاتِ أُولَٰئِكَ لَهُمْ مَغْفِرَةٌ وَأَجْرٌ كَبِيرٌ

    [tutti si comportano così] eccetto coloro che perseverano e compiono il bene. Essi avranno perdono e mercede grande. (11:11)

    Dinanzi a coloro che diventano superbi o coloro che si perdono d’animo, ci sono pure coloro che sono pazienti e che compiono il bene in ogni situazione, sia quando stanno bene che quando vengono colpiti da fatti dispiacevoli. Sono loro, dice il versetto, che raggiungeranno la felicità eterna. Bisogna spiegare che la pazienza di cui parla il versetto è una pazienza che deve venire a crearsi nel nostro cuore in virtù della fede nel Signore. Questo mette in rilievo il ruolo della fede ed in tutto il Corano osserviamo che le buone azioni, quando vengono nominate, vengono sempre accoppiate alla fede. Da ricordare che la pazienza ci serve non soltanto quando ci succede qualcosa di brutto; lì la pazienza serve a non farci disperare ma attenzione che la pazienza ci serve pure quando ci capita qualcosa di bello; quì la pazienza deve impedirci di diventare superbi e boriosi. Da questo versetto apprendiamo che: 1) Il fedele, in qualunque situazione si trovi, compie buone azioni. Sia nel benessere che nel giorno della difficoltà. 2) La pazienza che sia basata sulla fede nel Signore è dolce ed illumina il nostro essere. Ciò per il fatto che verrà premiata col paradiso divino. Passiamo ora alla lettura del versetto numero 12:

    فَلَعَلَّكَ تَارِكٌ بَعْضَ مَا يُوحَىٰ إِلَيْكَ وَضَائِقٌ بِهِ صَدْرُكَ أَنْ يَقُولُوا لَوْلَا أُنْزِلَ عَلَيْهِ كَنْزٌ أَوْ جَاءَ مَعَهُ مَلَكٌ ۚ إِنَّمَا أَنْتَ نَذِيرٌ ۚ وَاللَّهُ عَلَىٰ كُلِّ شَيْءٍ وَكِيلٌ

    Forse, vorresti tralasciare una parte di ciò che ti è stato rivelato e forse, il tuo petto è angustiato da quello che dicono: “Perché non è stato fatto scendere un tesoro su di lui, o perché non è accompagnato da un angelo?”. In verità, tu sei solo un ammonitore. Allah è il garante di tutto. (11:12)

    Questo versetto ricorda che se non fosse stato per il Signore e per la grande forza dell’animo donata da Egli al suo profeta, persino quest’ultimo avrebbe mancato nella sua missione di informare la gente. Ciò perchè sarebbe stato scoraggiato da tutte le offese e le accuse dei rinnegatori della fede e dei pagani. Il profeta avrebbe di certo pensato che quella gente non si meritava la guida divina e la Parola del Signore e l’avrebbe lasciata, o almeno, avrebbe lasciato stare la divulgazione di parte del suo messaggio. Dio, nel versetto, invita il profeta a non offendersi dinanzi alle accuse dei rinnegatori e promette di rispondere alle loro ingiustizie e poi rammenta al profeta che il suo dovere è solo quello di essere un nunzio ed un ammonitore e non il responsabile del destino di chi ascolta. Pertanto la divulgazione del messaggio divino non deve essere ritardata per alcun motivo, sottolinea il versetto. Ricapitolando possiamo dire che: 1) Chi diffonde la religione deve essere fermo e deciso nella divulgazione della parola del Signore e non lasciarsi influenzare dalle cautele o dalle dicerie della gente. 2) Ognuno di noi siamo responsabili dello svolgimento del nostro dovere ma non possiamo mai garantirne pure l’esito. Nella vita dobbiamo sempre fare del nostro meglio e affidarci a Dio per raggiungere il miglior esito possibile.

    Davood Abbasi

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