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    3. Parte (332) : sura Hud (as), versetti 20-24

    Parte (332) : sura Hud (as), versetti 20-24

    Parte (332) : sura Hud (as), versetti 20-24
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    Leggiamo quindi da dove eravamo giunti ossia del versetto numero 20:

    أُولَٰئِكَ لَمْ يَكُونُوا مُعْجِزِينَ فِي الْأَرْضِ وَمَا كَانَ لَهُمْ مِنْ دُونِ اللَّهِ مِنْ أَوْلِيَاءَ ۘ يُضَاعَفُ لَهُمُ الْعَذَابُ ۚ مَا كَانُوا يَسْتَطِيعُونَ السَّمْعَ وَمَا كَانُوا يُبْصِرُونَ

    Non sono loro ad avere potere sulla terra e non avranno patrono alcuno all’infuori di Allah. Il loro castigo sarà raddoppiato. Non sapevano ascoltare e neppure vedere. (11:20)

    Nei versetti precedenti abbiamo appreso dal testo sacro che chiunque distoglierà la gente dal sentiero divino verrà colpito dal castigo del Signore in vita e nell’aldilà. In questo versetto questo concetto viene ribadito ed a coloro che cercano di allontanare la gente dalla religione viene ricordato che non potranno sottrarsi mai al potere di Dio sulla terra o superarlo. Secondo questo versetto il castigo di questo tipo di peccatori sarà doppio dato che oltre al proprio peccato, hanno anche addosso la colpa di aver condotto nell’errore altre persone. Nell’Islam dopo i profeti e gli uomini prescelti da Dio, grande importanza viene data agli scienziati ed ai sapienti. Se in ogni società questo gruppo è pio ed invita alla gente a cose giuste, quell’intera società si incamminerà su un giusto sentiero. Al contrario, scienziati deviati possono corrompere intere comunità. Per questo nell’Islam, si dice che il peccato degli scienziati viene punito maggiormente, dato che loro sono al corrente della verità ma agiscono lo stesso al contrario di essa e poi visto che sono considerati come esempio dalla gente, con il loro fare ingiusto trascinano nel peccato anche molte altre persone. Da questo versetto possiamo apprendere almeno due concetti importanti. 1)   Nel giorno del giudizio, i peccatori non potranno fuggire e coloro che li sostenevano in terra, i dittatori ed i governanti ingiusti, non avranno il potere di difenderli. 2)   L’ostinazione, talvolta, chiude occhi ed orecchie alla gente e le impedisce di apprendere la verità com’essa realmente è. Ma ora passiamo alla lettura dei versetti 21 e 22:

    أُولَٰئِكَ الَّذِينَ خَسِرُوا أَنْفُسَهُمْ وَضَلَّ عَنْهُمْ مَا كَانُوا يَفْتَرُونَ

    Hanno rovinato le anime loro e, quello che inventavano, li ha abbandonati. (11:21)

    لَا جَرَمَ أَنَّهُمْ فِي الْآخِرَةِ هُمُ الْأَخْسَرُونَ

    Sono certamente quelli che, nella vita futura, saranno quelli che avranno perduto di più. (11:22)

    Nel gergo coranico molte volte per indicare il brutto destino dei peccatori nell’aldilà si usano termini riguardanti il commercio e si dice che i peccatori nell’altra vita “perderanno” o che ad esempio “il loro baratto non darà profitto”. Il motivo di tale linguaggio è che secondo il Corano e secondo le parabole del profeta dell’Islam e di altre figure sacre dell’Islam, la vita terrena è come un grande mercato. Ognuno ha un patrimonio, la sua vita, e durante questa vende la sua merce, ovvero compie azioni di diverso tipo. Coloro che acquistano la merce o le azioni sono Dio, Satana, gli altri, e le voglie e le passioni della stessa persona. Tra tutti i clienti però solo Dio dà vero compenso per le nostre azioni e promette di premiarci sia in vita che nell’aldilà. Vendere le proprie azioni e la propria vita a chiunque tranne che a Dio significa fare un baratto dannoso perchè al massimo in tal modo, possiamo ottenere la felicità nella vita, ma non quella della vita eterna. Da questi versetti possiamo apprendere che: 1)   Perdere ricchezza e potere è un danno. Ma il danno maggiore è perdere la propria identità umana e la possibilità di raggiungere l’eterna felicità. 2)   I danni materiali di questa vita sono sempre rimediabili. Nel giorno del giudizio, però, la vita sarà ormai finita ed allora, non ci sarà rimedio per i danni creati dalle nostre stesse mani: i peccati. Ed ora il versetto 23 della sura Hud(la pace sìa con lui):

    إِنَّ الَّذِينَ آمَنُوا وَعَمِلُوا الصَّالِحَاتِ وَأَخْبَتُوا إِلَىٰ رَبِّهِمْ أُولَٰئِكَ أَصْحَابُ الْجَنَّةِ ۖ هُمْ فِيهَا خَالِدُونَ

    In verità, quelli che credono, compiono il bene e si umiliano di fronte al loro Signore, saranno i compagni del Giardino e vi rimarranno in perpetuo. (11:23)

    Il Corano mette sempre e volontariamente a confronto buoni e cattivi. Qui ricorda perciò che coloro che hanno fede in Dio e sono sottomessi alla sua volontà e che compiono buone azioni per obbedire a lui e che in pratica vendono a lui le loro azioni, otterranno il profitto eterno e verranno introdotti nel Paradiso. In questo versetto avrete notato l’enfasi sulla questione dell’umiltà dei fedeli; in verità la superbia è un pericolo che minaccia perennemente i fedeli e può essere che alcuni di loro si sentano superiori agli altri o migliori per via della loro fede. La vanità e l’orgoglio e la sensazione di superiorità verso il prossimo non sono sentimenti accettabili per la religione. I fedeli devono essere umili, modesti e affettuosi con la gente e completamente sottomessi dinanzi al loro Signore. Da questo versetto possiamo trarre almeno due conclusioni: 1)   Le buone azioni sono necessarie ma non sono sufficienti; devono essere originate da un sentimento di fede ed amore per Dio per essere premiate dal Signore. 2)   Nella scuola di Dio, le buone novelle e le ammonizioni vengono sempre insieme. I peccatori vengono ammoniti e a loro viene detto che nell’aldilà troveranno la punizione mentre ai benefattori viene data la buona novella del Paradiso. Ed ora il versetto numero 24:

    مَثَلُ الْفَرِيقَيْنِ كَالْأَعْمَىٰ وَالْأَصَمِّ وَالْبَصِيرِ وَالسَّمِيعِ ۚ هَلْ يَسْتَوِيَانِ مَثَلًا ۚ أَفَلَا تَذَكَّرُونَ

    E’ come se fossero due gruppi, uno di ciechi e sordi e l’altro che vede e sente. Sono forse simili? Non rifletterete dunque?  (11:24)

    Il Corano conclude questa sezione di versetti con un paragone e dice che la situazione di fedeli e peccatori è come quella di coloro che non vedono e non sente e quella di coloro che vedono e sentono. I peccatori non vedono e non sentono la giustizia ed agiscono ingiustamente. Dall’altra parte ci sono i fedeli che vedono e sentono la giustizia ed agiscono conformemente a quanto comprendono. Ora, si chiede il Corano, questi due gruppi sono forse paragonabili? Da questo versetto apprendiamo che: 1)   Ciò che distingue l’uomo dagli altri esseri è che oltre ai sensi che ha in comune con gli animali, ha anche lo spirito che riesce a vedere e sentire realtà e concetti astratti e metafisici. 2)   Il metodo di comparazione tra buoni e cattivi, brutto e bello e benefattore e peccatore è uno dei metodi efficaci del Corano per l’educazione e l’istruzione degli uomini.

    Davood Abbasi

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