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    3. Parte (336) : sura Hud (as), versetti 38-41

    Parte (336) : sura Hud (as), versetti 38-41

    Parte (336) : sura Hud (as), versetti 38-41
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    Partendo dalla prima sura oggi siamo giunti all’undicesima sura della Sacra Scrittura, la sura intitolata con il nome del profeta Hud (la pace sìa con lui). Se ci avete seguiti durante le puntate precedenti saprete che questa parte della sura parla della vita del nobile Noè (la pace sìa con lui). La settimana scorsa eravamo giunti al momento in cui dopo circa mille anni di invito vano al monoteismo, Noè venne incaricato dal Signore di costruire una grande Arca per salvare i pochi fedeli e gli altri esseri viventi dal castigo universale. Ed ecco il seguito nei versetti 38 e 39:

    وَيَصْنَعُ الْفُلْكَ وَكُلَّمَا مَرَّ عَلَيْهِ مَلَأٌ مِنْ قَوْمِهِ سَخِرُوا مِنْهُ ۚ قَالَ إِنْ تَسْخَرُوا مِنَّا فَإِنَّا نَسْخَرُ مِنْكُمْ كَمَا تَسْخَرُونَ

    E mentre costruiva l’Arca, ogni volta che i notabili della sua gente gli passavano vicino, si burlavano di lui. Disse: “Se vi burlate di noi, ebbene, allo stesso modo ci burleremo di voi. (11:38)

    فَسَوْفَ تَعْلَمُونَ مَنْ يَأْتِيهِ عَذَابٌ يُخْزِيهِ وَيَحِلُّ عَلَيْهِ عَذَابٌ مُقِيمٌ

    E ben presto saprete su chi si abbatterà un castigo ignominioso, su chi verrà castigo perenne”. (11:39)

    Come avete appreso, mentre il buon Noè era intento alla costruzione dell’Arca, i suoi nemici e coloro che rinnegavano la fede lo deridevano e gli dicevano che dopo aver predicato per mille anni la fede nel Dio invisibile, ora si era dato all’attività di falegname ma costruiva un’Arca in una terra lontanissima dal mare. Queste prese in giro facevano soffrire Noè che rispondeva ricordando che un giorno sarebbe stato lui a ridere di loro; nel giorno in cui il castigo divino sarebbe arrivato ed i rinnegatori, che tanto lo avevano perseguitato, avrebbero avuto ciò che si erano meritati. Oltre a quello, poi, Noè ricordava che ad attenderli nell’aldilà, ci sarebbe stato anche un’altro castigo, questa volta perenne. Da questi due versetti possiamo prendere lezioni importanti. 1) Se non avete compreso l’obbiettivo di azioni compiute da grandi uomini religiosi o scienziati, non affrettatevi a dare giudizi e non pensate che siano azioni strane e non prendeteli in giro. Forse stanno compiendo un qualcosa che è al di sopra della nostra comprensione. In ogni caso prendere in giro le persone è un’azione inaccettabile e tipica delle persone prive di senno. 2) Non dobbiamo perderci d’animo dinanzi alle prese in giro dei nemici. Se quello che facciamo è giusto, dobbiamo procedere con fermezza. Ma ora leggiamo il versetto numero 40 della sura:

    حَتَّىٰ إِذَا جَاءَ أَمْرُنَا وَفَارَ التَّنُّورُ قُلْنَا احْمِلْ فِيهَا مِنْ كُلٍّ زَوْجَيْنِ اثْنَيْنِ وَأَهْلَكَ إِلَّا مَنْ سَبَقَ عَلَيْهِ الْقَوْلُ وَمَنْ آمَنَ ۚ وَمَا آمَنَ مَعَهُ إِلَّا قَلِيلٌ

    Quando giunse il Nostro Decreto e il forno buttò fuori*, dicemmo: “Fai salire una coppia per ogni specie e la tua famiglia, eccetto colui del quale è già stata decisa la sorte, e coloro che credono”. Coloro che avevano creduto insieme con lui, erano veramente pochi. (11:40)

    Il primo concetto interessante da spiegare è che il Corano per indicare il castigo del tempo di Noè usa il termine “il forno buttò fuori” l’acqua. Gli interpreti credono che per forno s’intendano le viscere incandescenti della terra e che quindi l’acqua oltre che dal cielo fuoriusciva pure dal profondo della crosta terrestre. In ogni caso, quando il castigo iniziò, Dio ordinò a Noè di far salire sull’Arca i pochi uomini che avevano creduto nella sua parola ed una coppia per ogni tipo di essere vivente in modo da salvaguardare le speci animali. Da questo versetto apprendiamo che: 1) I legami religiosi sono superiori a quelli di sangue. Dio ordinò a Noè di portare sull’Arca solo i credenti e perciò lui non portò con se il figlio e la moglie che non credevano in Dio. 2) L’acqua, che è l’origine della vita, con la volontà di Dio può anche trasformarsi nel messaggero della morte e della distruzione.   Ed ora leggiamo il versetto 41 della sura di Hud:

    وَقَالَ ارْكَبُوا فِيهَا بِسْمِ اللَّهِ مَجْرَاهَا وَمُرْسَاهَا ۚ إِنَّ رَبِّي لَغَفُورٌ رَحِيمٌ

    Disse allora [Noè]: “Salite, il viaggio e l’ormeggio sono in nome di Allah. In verità il mio Signore è perdonatore misericordioso”. (11:41)

    Con il palesarsi dei segnali del castigo, Noè fece salire i fedeli sull’Arca e informò loro della Misericordia e della Clemenza del Signore che li avrebbe salvati. Ricordò che quell’Arca si sarebbe mossa con il nome di Dio e che con il suo volere si sarebbe fermata e che non era certo lui alla guida di essa. L’Arca di Noè è importante perchè in una famosissima affermazione del profeta dell’Islam, egli paragona l’Arca ai suoi 12 sacri discendenti, gli Imam. Da quì la fede sciita segue questi Imam e crede che seguendo i loro insegnamenti e la loro tradizione si può raggiungere la salvezza eterna. Abozar, noto discepolo del profeta dell’Islam disse che se la famiglia del profeta è come l’Arca di Noè, ciò vuol dire che chi li segue si salverà, proprio come coloro che salirono sull’Arca. Questa affermazione, Hadith, è documentato da tantissimi storici e discepoli degli albori dell’Islam come Ibne Abbas, Abdullah Ibne Zubair, Anas Ibne Malik e Abu Said Khedri. Da questo versetto apprendiamo che: 1) L’inizio di ogni azione importante nella nostra vita deve essere siglato col nome di Dio ed anche la fine di ogni azione si deve verificare col suo ricordo. 2) Ricordare il nome di Dio all’inizio della azioni importanti è tradizione islamica ma anche una tradizione di tutti i profeti passati. 3) In questa storia l’Arca è solo uno strumento e ciò che è magnifico da osservare è il volere del Signore, l’Invincibile. Per questo Noè disse ai fedeli saliti sull’Arca che lui non era alla guida di quella e che li avrebbe salvati e guidati il Signore.

    Davood Abbasi

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