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    3. Parte (342) : sura Hud (as), versetti 64-68

    Parte (342) : sura Hud (as), versetti 64-68

    Parte (342) : sura Hud (as), versetti 64-68
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    Andiamo avanti con la lettura dell’undicesima sura del sacro testo ovvero la sura di Hud(la pace sìa con lui) che come ormai saprete è il nome del profeta che portò il messaggio del Signore al popolo degli Ad. Dopo aver appreso approposito della sua storia in questa sura il testo divino ha iniziato a riferire delle vicende di vita di un’altro profeta, Salih (la pace sìa con lui), che portò il messaggio del Signore al popolo dei Thamud. Abbiamo appreso nelle settimane scorso che il suo popolo, pur rispettandolo lo rinnegò ed in più gli chiese un segno evidente della sua profezia. Ecco il seguito nel versetto 64 della sura di Hud:

    و يا قوم هذه نافة الله لکم آية فذروها تاکل في ارض الله و لاتمسٌوها بسوء فياخذکم عذاب قريب

    O popol mio, ecco la cammella di Allah, un segno per voi. Lasciatela pascolare sulla terra di Allah e fate sì che non la tocchi male alcuno, ché vi colpirebbe imminente castigo”. (11:64)

    Come tutti i profeti, anche Salih (la pace sìa con lui) accetto la richiesta ragionevole del suo popolo e cioè quella di mostrar loro un miracolo che possa rassicurarli della verità della sua parola. E così per ordine di Dio, quando un giorno tutti erano riuniti, una cammella uscì all’improvviso dalla parete di una montagna. La cammella oltre alla sua comparsa miracolosa dava anche ogni quantità di latte che si volesse senza che avesse partorito. Si narra che producesse il latte necessario per tutto il popolo dei Thamud. L’unica raccomandazione di Salih su quella cammella fu di non darle fastidio perchè era segno della Misericordia divina. Qualora le avessero fatto del male, disse Salih, sarebbe disceso su di loro un doloroso castigo. Da questo versetto apprendiamo che: 1) Il potere di Dio è superiore alle leggi della natura. Un esempio è la storia di Salih in cui una cammella uscì all’improvviso dal cuore di una montagna. 2) Offendere le sacralità o qualsiasi cosa che ricordi o simboleggi il Signore crea conseguenze gravi alle persone, anche in questa stessa vita. Ma ora leggiamo il versetto numero 65:

    فعقروها فقال تمتٌعوا في دارکم ثلاثة ايٌام ذلک وعد غيرمکذوب

    Le tagliarono i garretti. Disse: “Godetevi le vostre dimore [ancora per] tre giorni, ecco una promessa non mendace!”. (11:65)

    Il popolo dei Thamud nonostante quel miracolo che testimoniava chiaramente la verità del messaggio di Salih, si ostinarono all’adorazione degli idoli e uno di loro la decisione di uccidere la cammella. La gente che sapeva della sua decisione non si oppose e così la cammella venne barbaramente uccisa. E così dopo questa iniqua azione Salih disse al suo popolo che avrebbero avuto tre giorni di tempo e dopo sarebbero stati colpiti dal castigo di Dio. Da questo versetto apprendiamo due concetti importanti: 1) Far silenzio dinanzi al peccato degli altri significa essere partecipi in esso. 2) Bisogna prendere sul serio i moniti dati agli uomini dal Signore e ricordarci che offendere le sacralità comporta un veloce castigo. Ed ora leggiamo il versetto numero 66:

    فلمٌا جاء امرنا نجٌينا صالحا والذين آمنوا معه برحمة منٌا و من خزي يومئذ انٌ ربٌك هو القويٌ العزيز

    Quando giunse il Nostro decreto, per Nostra misericordia salvammo Sâlih e coloro che avevano creduto, dall’ignominia di quel giorno. In verità, il Tuo Signore è il Forte, l’Eccelso. (11:66)

    Le catastrofi naturali come le inondazioni, i terremoti e le eruzioni vulcaniche colpiscono buoni e cattivi assieme e lì non ci sono differenza. Ma se si tratta del castigo divino, i fedeli vengono sicuramente salvati e sono solo i miscredenti a perdere la vita. Quando il castigo divino colpì il popolo dei Thamud uccidendoli tutti, Dio salvò Salih e coloro che avevano accettato la fede ed ancora una volta questo fu una dimostrazione della forza senza fine e dell’imbattibilità del Signore. Da questo versetto apprendiamo che: 1) Seguire i profeti alla fine porta gli uomini a conquistare alte vette e li rende nobili e felici. 2) Il salvare un gruppo esiguo di fedeli in mezzo ad un numero elevato di infedeli è un qualcosa di facile per il Signore. I versetti 67 e 68 spiegano di cosa si trattò il castigo che colpì il popolo dei Thamud:

    و اخذ الذين ظلموا الصٌيحة فاصبحوا في ديارهم جاثمين » ، « کان لم يغنوا فيها الا انٌ ثمود کفروا ربٌهم الا بعداً لثمود

    Il Grido* investì quelli che erano stati ingiusti e li lasciò bocconi nelle loro case. (11:67)

    كَأَنْ لَمْ يَغْنَوْا فِيهَا ۗ أَلَا إِنَّ ثَمُودَ كَفَرُوا رَبَّهُمْ ۗ أَلَا بُعْدًا لِثَمُودَ

    come se non le avessero mai abitate. In verità i Thamûd non credettero nel loro Signore? Periscano i Thamûd! (11:68)

    La promessa del Signore si avverò e così dopo tre giorni arrivò vi fu prima un urlo terribile e disumano dal cielo che fece cadere la gente per terra e la fece morire; poi seguì anche un terribile sisma che completò la distruzione dei Thamud e della loro civiltà. Da questi due versetti apprendiamo che: 1) Il castigo divino è l’esito delle ingiustizie e dei peccati degli uomini e il Signore, il più Misericordioso che esista, non è certo propenso a castigare gli uomini che ha creato. 2) Il castigo divino non si palesa solo nell’aldilà ma può colpire anche nella vita terrena.

    Davood Abbasi

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