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    Parte (347) : sura Hud (as), versetti 87-89

    Parte (347) : sura Hud (as), versetti 87-89
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    Amici anche oggi andiamo avanti con la lettura del testo sacro dell’Islam. La nostra lettura ci ha portati fin qui all’undicesima sura del testo, la sua di Hud (la pace sìa con lui), uno dei profeti nominati nel Corano. Nei versetti letti la puntata scorsa abbiamo appreso alcune nozioni sulla vita di un’altro profeta, Shuaib, ed approposito dell’invito che egli portò alla sua gente che viveva nella città di Madyan. Il buon profeta intanto chiese alla sua gente di adorare l’unico e vero Dio e poi chiese loro di non ingannare il prossimo nel commercio. Ma vediamo ora cosa avvenne in seguito.

    قالوا یا شعیب اصلوتک تامرک ان نترک ما یعبد آباؤنا او ان نفعل فی اموالنا ما نشاء انک لانت الحليم الرشید

    Dissero: “O Shuayb! Abbandonare quello che adoravano i nostri avi, non fare dei nostri beni quello che ci aggrada… è questo che ti ordina la tua preghiera? Invero tu sei indulgente e retto!”. (11:87)

    Il popolo di Shuayb si diceva incredula per quello che aveva sentito dire al profeta. La gente diceva di conoscerlo come una persona saggia e per questo gli diceva che la sua religione ordinava cose che erano contrarie alle tradizioni ed al fare di tutti. Lasciar stare l’adorazione degli dei che avevano conosciuto attraverso i propri padri, rinunciare all’elevato profitto del commercio scorretto. Shuayb però diceva che il vero Dio era unico e se i loro padri sbagliavano ciò non costringeva loro a farlo. E poi ottenere introiti minori ma introiti leciti era migliore per la stessa vita della gente. Il bello è che la gente di Madyan pensava che tutto quello che dicesse Shuayb provenisse dal suo pregare. Da questo versetto apprendiamo che: 1) La preghiera è un qualcosa di presente in tutte le religioni e i seguaci di tutte le religioni abramitiche stabiliscono un rapporto diretto con Dio attraverso la preghiera. 2) Seguire cecamente le tradizioni e le idee degli avi non è un qualcosa che regga dinanzi ai chiari e logici ragionamenti fatti dai profeti nel corso della storia. 3) Se qualcuno possiede una merce non è autorizzato ad usarla come vuole. L’uso delle proprie proprietà deve avvenire nell’ambito delle leggi stabilite da Dio. Ma ora leggiamo il versetto numero 88 della sura di Hud (la pace sìa con lui):

    قال یا قوم ارایتم ان کنت علی بينة من ربی و رزقنی منه رزقا حسنا و ما ارید ان اخالفکم الی ما انهيكم عنه ان ارید الا الاصلاح ما استطعت و ما توفیقی الا بالله علیه توکلت و الیه انيب

    Disse: “O popol mio, cosa pensate se mi baso su una prova evidente giuntami dal mio Signore, Che mi ha concesso provvidenza buona? Non voglio fare diversamente da quello che vi proibisco, voglio solo correggervi per quanto posso. Il mio successo è soltanto in Allah, in Lui confido e a Lui ritornerò. (11:88)

    Shuayb rispose alla sua gente che se lui chiedeva di fermare l’uso improprio della ricchezza ed il commercio scorretto, ciò era per il bene stesso della gente e della società di Madyan e non per invidia o follia. Shuayb spiegò di aver ricevuto da Dio il compito di portare alla gente il messaggio e di guidarla sul giusto sentiero. Shuayb disse che non erano leggi che lui ordinava agli altri e che lui stesso non eseguiva e diceva che lui in primis avrebbe rispettato le leggi di Dio. Da questo versetto apprendiamo che: 1) La vita felice si realizza solo grazie a soldi che vengano ottenuti con una attività corretta. Dobbiamo andare alla ricerca di profitti leciti, perchè Dio li ha collocati da qualche parte per noi. 2) L’obbiettivo dei profeti è stato quello di riformare le società umane e aggiustare gli uomini. Ma ora leggiamo il versetto numero 89:

    و یا قوم لایجرمنکم شقاقی ان یصیبکم مثل ما اصاب قوم نوح او قوم هود او قوم صالح و ما قوم لوط منکم ببعید

    O popol mio, non vi spinga nell’abiezione il contrasto con me, [al punto che] vi colpisca ciò che colpì il popolo di Noè, la gente di Hûd e il popolo di Salih; il popolo di Lot non è lontano da voi. (11:89)

    Il buon Shuayb, che come dicevano i versetti precedenti era affettuoso nei confronti della sua gente come un fratello, mise in guardia chi lo ascoltava e disse di non incorrere nell’ira del Signore per testardia e solo per il gusto di opporsi a lui. In altre parole Shuayb non voleva che eventuali inimicizie o antipatie per la sua persona portassero nell’errore la gente e facessero sì che questa venisse punita da castighi come quelli che colpirono i popoli di Noè, Hud, Salih o Lot. Soprattutto il popolo di Lot che in senso temporale era anche vicino a quello del popolo di Shuayb. Insomma il profeta invitava la sua gente almeno ad informarsi su quello che era successo a quel popolo del passato quando non aveva dato retta alle leggi del Signore. Da questo versetto concludiamo che: 1) La storia dei popoli umani è molto affine. Per questo studiare la storia può darci grandi e importanti lezioni. 2) Dio è capace di castigare ogni popolo in ogni maniera che Egli, con la sua saggezza infinita, ritenga opportuno. Il popolo di Noè col diluvio, il popolo di Hud con il ciclone, il popolo di Salih con un suono arrivato dal cielo e il popolo di Lot con un sisma.

    Davood Abbasi

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