Fonti Islamiche

    1. home

    2. article

    3. Parte (351) : sura Hud (as), versetti 108-110

    Parte (351) : sura Hud (as), versetti 108-110

    Parte (351) : sura Hud (as), versetti 108-110
    Rate this post

    Iniziando la lettura e la spiegazione dei versetti coranici sin dal primo versetto della prima sura oggi siamo giunti alla parte conclusiva dell’undicesima sura del testo, la sura di Hud(la pace sìa con lui). Abbiamo appreso che quest’ultimo è stato uno dei profeti del Signore ed abbiamo letto approposito del suo popolo e della storia della sua vita. Riprendiamo quindi da dove eravamo giunti cioè dal versetto numero 108:

    واما الذين سعدوا ففي الجنة خالدين فيها مادامت السٌموات والارض الا ما شاء ربٌک عطاء غير مجذوذ

    Coloro invece che saranno felici, rimarranno nel Paradiso fintanto che dureranno i cieli e la terra, a meno che il tuo Signore non decida altrimenti. Sarà questo un dono senza fine. (11:108)

    Nei versetti precedenti a questo, abbiamo letto che il Corano divide la gente in due gruppi: coloro che saranno felici e coloro che saranno infelici. Nei versetti precedenti si parlava del destino di coloro che nel Giorno del Giudizio sarebbero stati infelici. Questo versetto invece presenta i felici, coloro che raggiungono il Paradiso. Da notare un concetto importantissimo. Sia quando si parla dell’Inferno, sia quando si parla del Paradiso, il Corano ricorda che comunque Dio è capace di fare quello che vuole e con questa frase intende dire, che Dio può trasferire per propria volontà una persona dall’Inferno al Paradiso e viceversa. Dio può portare una persona dall’Inferno al Paradiso perchè è Egli il più grande Perdonatore, l’essere che ama di più. Al contrario Dio può anche trasferire qualcuno dal Paradiso all’Inferno, perchè nessuno si merita in realtà il Paradiso e questo è un dono che Dio da ad alcuni dei suoi servi. Comunque ci sono pure versetti nel Corano che spiegano che una volta entrati nel Paradiso non si uscirà più da questo. Gli interpreti dicono che forse il versetto intende dire che Dio perdona alcuni portandoli in Paradiso per certi motivi ma non fa la stessa cosa nei confronti di altri. Da questo versetto apprendiamo un concetto molto importante. Il Paradiso è un dono ed un’altra manifestazione della Benevolenza e dell’Immenso Affetto del Signore nei confronti degli uomini e non è un qualcosa che gli imperfetti esseri umani si possano meritare. Ed ora il versetto numero 109:

    فلاتک في مرية ممٌا يعبد هؤلاء ما يعبدون الا کما يعبد اباؤهم من قبل وانٌا لموفوهم نصيبهم غيرمنقوص

    Non essere in dubbio a proposito di quello che essi adorano: non adorano se non come adoravano i loro avi. Daremo loro la loro spettanza, senza diminuzione. (11:109)

    Uno dei pericoli che minaccia i fedeli, è il dubbio che può nascere a loro sull’esattezza del loro credo; ciò può far divenire non-praticante una persona ed allontanarla dallo status reale di fedele. D’altra parte il dubbio è umano e se si accetta qualcosa senza pensarci, dice l’Islam, quell’accettare è privo di valore perchè non è basato sulla ragione e sull’uso dell’intelletto. Per sottolineare l’importanza della questione, Dio in questo versetto si rivolge direttamente a Mohammad(la pace sìa con lui e con la sua immacolata famiglia) e lo invita a non avere dubbi sull’autenticità della religione alla vista dei tanti miscredenti che vivevano al suo tempo. È naturale che un personaggio come il profeta non aveva dubbi sulla religione quando aveva ricevuto la parola del Signore, ma il monito al profeta è in realtà rivolto ai fedeli. Pertanto possiamo concludere, da questo versetto, che riflettere sulle questioni più svariate ed avere dubbi inizialmente è buono, anzi raccomandato dall’Islam, ma rimanere nel dubbio è un qualcosa di pericoloso. Da questo versetto apprendiamo che: 1) Bisogna sostenere fermamente ciò che è giusto. Non dobbiamo mai smettere di difendere una giusta causa anche se la maggiorparte della gente, per ignoranza o per interessi, sta dalla parte opposta. 2) Seguire le tradizioni e gli usi e i costumi degli avi non è sempre una buona cosa. Per quanto riguarda la fede, ad esempio, ogni persona deve pensarci personalmente e con la propria ragione per poter poi scegliere la via giusta. Ed ora leggiamo il versetto numero 110:

    ولقد آتينا موسي الکتاب فاختلف فيه و لولا کلمة سبقت من ربٌک لقضي بينهم و انٌهم لفي شکٌ منه مريب

    Già demmo a Mosè la Scrittura, e sorsero divergenze in suo proposito. Se non fosse stato per un Decreto precedente del tuo Signore, già sarebbe stato giudicato tra loro. E su di essa sono in dubbio profondo. (11:110)

    Proseguendo il discorso riguardante il dubbio, il Corano cita un esempio del dubbio nocivo, cioè quel dubbio che come abbiamo spiegato diviene permanente e allontana le persone dalla fede. Il Corano cita come esempio la comunità che fa riferimento a Mosè, ovvero gli ebrei. Spiega che dopo di lui gli ebrei hanno interpretato volontariamente in maniere diverse il suo messaggio per poi creare scuse e non mettere in atto ciò che voleva realmente la religione. Bisogna comprendere che nel caso ci siano veramente dubbi o sincere interpretazione diverse su un testo religioso, ciò non è mal visto dall’Islam e dal Corano. Il fatto è che il Corano racconta e spiega che alcuni popoli del passato, pur sapendo l’autentico significato di certi comandamenti dei profeti cercavano scuse per non metterli in atto e per raggiungere questo scopo dicevano che tale parola o frase poteva essere pure interpretata in un’altro modo e in modo che significasse un’altra cosa. Insomma il Corano condanna il dubbio che sia per capriccio e non quello reale. Nel versetto però si ricorda che questi “dubbi artificiali”, ossia creati per capriccio, verranno duramente puniti da Dio e se non fosse per il fatto che Dio ha voluto dare questa vita terrena come occasione ai malfattori per pentirsi e rimediare, questi sarebbero già stati puniti. Da questo versetto apprendiamo che: 1) Il dubbio espresso dalla gente sulla fede non deve indurci nell’errore. Certi dubbi espressi per capriccio e come scusa per non seguire le leggi della religione vengono espressi da secoli da certa gente. 2) Dio ha la tradizione di rimandare fino al Giorno della Resurrezione la punizione dei miscredenti e dei malfattori. Se alcuni di questi proseguono le loro malefatte in vita non dobbiamo credere che rimarranno impuniti per sempre.

    Davood Abbasi

    Tag:, , ,