Fonti Islamiche

    1. home

    2. article

    3. Parte (352) : sura Hud (as), versetti 111-115

    Parte (352) : sura Hud (as), versetti 111-115

    Parte (352) : sura Hud (as), versetti 111-115
    Rate this post

    Iniziando la lettura e la spiegazione dei versetti coranici sin dal primo versetto della prima sura oggi siamo giunti alla parte conclusiva dell’undicesima sura del testo, la sura di Hud(la pace sìa con lui). Abbiamo appreso che quest’ultimo è stato uno dei profeti del Signore ed abbiamo letto approposito del suo popolo e della storia della sua vita. Riprendiamo quindi da dove eravamo giunti cioè dal versetto numero 111:

    و انٌ کلا لمٌا ليوفٌينٌهم ربک اعمالهم انٌه بما يعملون خبير

    In verità il tuo Signore darà a tutti il compenso delle opere loro. Egli è perfettamente al corrente di quello che fanno. (11:111)

    Il sistema della premiazione e della punizione degli uomini sulla base delle loro azioni volontarie fa parte della volontà e della tradizione del Signore. Affinchè la premiazione o la punizione sia veramente giusta, è necessario che il Giudice di questa Corte sia informato in maniera completa sulla reale natura delle azioni degli uomini e persino sull’intenzione che questi avevano nelle loro singole azioni. In questo modo possiamo comprendere che è anche una necessità per la sua Giustizia perfetta che Dio sappia tutto quello che passa attraverso il pensiero, il cuore, l’anima degli uomini e che conosca alla perfezione tutte le azioni umane e persino le intenzioni che hanno portato ad ogni azione. La punizione o la premiazione per le cattive o buone azioni, lo si apprende dal Corano, viene data agli uomini fondamentalmente e principalmente nel Giorno del Giudizio ma parte di ciò viene riservato agli uomini anche in questa vita terrena. Da questo versetto possiamo trarre almeno due conclusioni: 1) Nella visione monoteista della vita, nessuna azione buona o cattiva è vana e viene lasciata senza risposta. 2) Nel sistema di premiazione e punizione divino, non ci sono imperfezioni o errori e ognuno riceve ciò che si merita realmente. Ed ora leggiamo il versetto numero 112:

    فاستقم کما امرت و من تاب معک ولا تطغوا انٌه بما تعملون بصير

    Sii dunque retto come ti è stato ordinato, tu e coloro che si sono convertiti insieme con te. Non prevaricate, ché Egli osserva quello che fate. (11:112)

    Dopo che il versetto precedente parlava delle azioni ingiuste dei miscredenti, questo versetto ricorda al profeta ed ai fedeli di resistere e di avere pazienza. I fedeli hanno un preciso tragitto da seguire; devono resistere agli attacchi ed ai soprusi degli infedeli ma non devono nemmeno prevaricare e cioè non devono commettere ingiustizie nei confronti degli altri e ricordarsi che Dio osserva le loro azioni. Secondo i testi storici il profeta dell’Islam disse che questa sura, la sura di Hud lo fece invecchiare. Secondo gli interpreti a fare invecchiare il profeta e cioè a indurlo a sopportare tante sofferenze fu proprio questo versetto. Un versetto che invita i musulmani a resistere alle ingiustizie ma a non essere ingiusti. Da questo versetto apprendiamo almeno due concetti: 1) Quando un popolo o un gruppo decide di avviare una impresa, il primo ad agire deve essere il leader della comunità. 2) Dinanzi ai nemici e agli oppositori non bisogna agire debolmente ma non bisogna nemmeno prevaricare. L’equilibrio e la moderazione è la via prescritta dal Corano e dall’Islam. Ed ora leggiamo il versetto numero 113:

    ولا ترکنوا الي الذين ظلموا فتمسٌکم النٌار و ما لکم من دون الله من اولياء ثمٌ لا تنصرون

    Non cercate il sostegno degli ingiusti: [in tal caso] il Fuoco vi colpirebbe, non avrete alcun alleato contro Allah e non sarete soccorsi. (11:113)

    Dopo l’ordine di resistere dinanzi agli ingiusti, impartito nel versetto precedente, in questo il Signore ricorda ai fedeli di cercare solo il sostegno divino e di affidarsi solo all’Onnipotente. Solo lui infatti potrà proteggere i fedeli e scendere a compromessi con i nemici della religione, dice il versetto, porterà solo alla rovina i fedeli. Dalle tradizioni citate dal profeta dell’Islam e dalle figure importanti della religione islamica si apprende che non si deve nutrire speranza nei miscredenti e negli infedeli, anche se questi sono parenti vicini. Se siamo felici o soddisfatti della vita di una persona ingiusta, anche se è nostro parente, di fatto siamo partecipi nei suoi peccati. Da questo versetto apprendiamo almeno tre lezioni importanti: 1) Invece di cercare rifugio nel potere degli ingiusti potenti dobbiamo affidarci a Dio perchè Egli è l’Invincibile, il Glorioso. 2) Nell’approccio politico voluto dall’Islam reale, allearsi alle potenze ingiuste e contrarie alla religione è vietato ed è considerato un grande peccato. 3) L’esito dell’affidarsi ai prepotenti è la distruzione e l’infelicità. Ed ora leggiamo i versetti 114 e 115:

    و اقم الصٌلوة طرفي النٌهار و زلفا من الٌليل انٌ الحسنات يذهبن السٌيئات ذلک ذکري للذٌاکرين ” ، ” و اصبر فانٌ الله لا يضيع اجر المحسنين

    Esegui l’orazione alle estremità del giorno e durante le prime ore della notte.* Le opere meritorie scacciano quelle malvagie. Questo è un ricordo per coloro che ricordano. (11:114)

    Per gli arabi “il giorno” sottintende le ore di luce, per cui le sue “estremità” indicano il tempo dell’orazione del mattino (dopo la prima luce, prima del levarsi del sole), e quello del pomeriggio inoltrato (prima che il sole sia tramontato). Le preghiere delle prime ore della notte sono, evidentemente, quella del tramonto (appena il sole è calato) e quella della notte (quando sono cadute le tenebre). Non viene citata, in questo caso, la preghiera del mezzogiorno (che si esegue dopo che il sole ha raggiunto il suo culmine e ha cominciato a declinare). La definizione delle cinque orazioni venne stabilita dopo la rivelazione della sura XVII]

    وَاصْبِرْ فَإِنَّ اللَّهَ لَا يُضِيعُ أَجْرَ الْمُحْسِنِينَ

    Sii paziente, ché Allah non manda perduta la mercede di coloro che fanno il bene. (11:115)

    Dio l’Altissimo in questi due versetti indica ai fedeli pure la via per poter resistere alle avversità ed ai soprusi dei prepotenti. I fedeli devono rafforzare la loro capacità di resistenza attraverso la preghiera e con il perenne ricordo del Signore. Il legame con Dio dona all’uomo una sensazione di tranquillità e di pace interiore unica ed una forza esteriore ineguagliabile per poter superare le difficoltà. Il legame stabilito con Dio attraverso la preghiera comporta altresì il perdono dei peccati e la purificazione dell’anima dall’effetto negativo delle cattive azioni. Nella storia dell’Islam leggiamo che Alì(la pace sìa con lui), una delle figure sacre dell’Islam, dopo aver incontraro un gruppo di persone chiese loro quale fosse secondo loro il versetto del Corano che dava maggiore speranza. Ognuno diede la sua risposta. Dopo aver ascoltato le risposte della gente l’Imam Alì disse di aver appreso dal profeta dell’Islam che proprio il versetto che abbiamo letto poco fa “Esegui l’orazione alle estremità del giorno e durante le prime ore della notte.* Le opere meritorie scacciano quelle malvagie. Questo è un ricordo per coloro che ricordano”, è il versetto che da maggiore speranza. “Dopo, disse Alì, il profeta affermò: O Ali! Giuro su Dio che quando l’uomo si lava per prepararsi alla preghiera, i suoi peccati cadono e quando sta in piedi in direzione della Qibla per pregare i suoi peccati vengono cancellati. O Ali! Colui che prega è come una persona che ogni giorni si lavi cinque volte in un ruscello d’acqua. Chi si lava così rimane forse ancora sporco?”. Da questi due versetti possiamo trarre almeno due conclusioni: 1) La preghiera islamica è basata su un programma regolare e molto preciso ed ogni preghiera va eseguita in una parte specifica della giornata. 2) La preghiera è la buona azione per eccellenza ed ha la facoltà di cancellare i peccati.

    Davood Abbasi

    Tag:, , ,