Fonti Islamiche

    1. home

    2. article

    3. Parte (358) : sura Yusuf (Giuseppe) (as), versetti 11-15

    Parte (358) : sura Yusuf (Giuseppe) (as), versetti 11-15

    Parte (358) : sura Yusuf (Giuseppe) (as), versetti 11-15
    Rate this post
    Il sentiero della luce (358) Gentili ascoltatori prosegue su Radio Italia la lettura e l’interpretazione semplice dei versetti del Corano, il testo sacro della religione islamica. Se avete seguito il nostro programma durante le ultime puntate, saprete che stiamo leggendo la dodicesima sura del sacro Corano, la sura di Giuseppe, in arabo Yusuf (la pace sìa con lui). Abbiamo detto che l’intera sura narra la storia della sua vita senza interruzioni, storia che il Corano stesso definisce la migliore delle storie. Nei primo dieci versetti della sura abbiamo appreso che Giuseppe vide in sogno che il sole, la luna e le stelle si prostravano davanti a lui, che raccontò questo sogno al padre Giacobbe, e che i suoi fratelli tramarono e decisero di gettarlo in un pozzo per allontanarlo per sempre dal padre che secondo i fratelli lo amava più degli altri. Ecco il resto della storia nei versetti 11 e 12:
    قالوا يا ابانا ما لک لا ثامنّا علي يوسف و انّا له لناصحون
    ارسله معنا غدا یرتع و یلعب و انا له لحافظون
    Dissero: “O padre nostro, perché non ti fidi di noi a proposito di Giuseppe? Eppure siamo benevoli nei suoi confronti.
    Lascia che venga con noi, domani, a divertirsi e a giocare; veglieremo su di lui”
    I fratelli di Giuseppe erano pastori e per mettere in atto il loro piano decisero di chiedere al padre di mandarlo, un giorno, insieme a loro. Per questo andarono dal padre e gli chiesero di non dividerlo da loro e di mandarlo con loro per far pascolare le mandrie. Il bisogno di giocare e di divertirsi fu il motivo che i fratelli di Giuseppe citarono per la loro richiesta e con questa richiesta riuscirono a convincere loro padre Giacobbe. Ciò significa che per i profeti del Signore e quindi per Dio stesso, la gioia, il divertimento, il gioco, sono un qualcosa di necessario per ogni giovane e ogni bambino. La questione è così importante che Giacobbe accettò di mandare Giuseppe con i suoi fratelli, anche se non si fidava di loro. Da questi versetti apprendiamo che: 1) Non bisogna mai fidarsi ad occhi chiusi di ciò che la gente dice o sostiene di essere. I fratelli di Giuseppe dissero al padre di essere benevoli nei suoi confronti. Ma lo erano davvero? 2) L’invidia è molto pericolosa perchè molte volte fa sì che l’uomo menta alle persone più vicine. 3) I giovani hanno bisogno di sport e divertimento ma non dobbiamo permettere che i malintenzionati approfittino di questa necessità naturale dei giovani per rovinare la loro vita. Nel versetto 13 leggiamo ciò che Giacobbe rispose inizialmente:
    قال انّی ليحزننی ان تذهبوا به و اخاف ان یاکله الذئب وانتم عنه غافلون
    Disse: “Mi rattrista che lo conduciate [con voi]; temo che il lupo lo divori, mentre non badate a lui”
    Giacobbe amava particolarmente Giuseppe e conosceva più o meno anche la sensazione che i suoi fratelli avevano nei suoi confronti. Ma Giuseppe cresceva e Giacobbe sapeva che prima o poi avrebbe dovuto permettere che lui affrontasse e vedesse il mondo. Per questo alla fine permise che Giuseppe andasse. Il concetto importante, quì, è che i genitori non devono imprigionare i figli in casa temendo per via dei pericoli che li possono minacciare nel mondo di fuori. Il pericolo c’è ma i figli devono imparare ad essere autonomi ed indipendenti e per questo devono uscire e a loro bisogna dare gradualmente la possibilità di affrontare il mondo. I genitori hanno il dovere di ricordare quali siano i pericoli. In questo versetto vediamo che Giacobbe indica il pericolo che gli sembra importante, il fatto che il lupo possa sbranare Giuseppe mentre i suoi fratelli sono al lavoro. Da questo versetto possiamo apprendere almeno due concetti. 1) Nell’educazione dei giovani dobbiamo preparare il terreno fertile per la loro indipendenza e la formazione della loro personalità autonoma ma dobbiamo pure metterli in guardia dinanzi ai probabili pericoli. 2) Ignorare i pericoli può anche significare ricevere danni irreparabili e condizionanti per tutta la vita pertanto i giovani, devono stare molto attenti ai loro primi passi nella società. Ed ora leggiamo il versetto numero 14:
    قالوا لئن اکله الذئب و نحن عصبة انا اذا لخاسرون
    Dissero: “Se lo mangiasse il lupo, mentre siamo tanto numerosi, veramente saremmo disgraziati!”
    I fratelli di Giuseppe che avevano intenzione di portare con se Giuseppe per allontanarlo per sempre da casa, raccontarono al padre che erano forti e numerosi e che avrebbero difeso Giuseppe. La sottile questione che quì bisogna notare è che chi è forte, non è necessariamente buono e affidabile. I fratelli di Giuseppe erano forti, ma non erano ben intenzionati nei riguardi del fratello. Giacobbe (la pace sìa con lui), aveva un cattivo presentimento, ma non poteva dimostrare nulla e per questo accettò obtorto collo di mandare il figlio con i suoi fratelli. Sono due le conclusioni che possiamo trarre da questa breve riflessione. 1) Di solito i più giovani sono fieri della loro forza e per questo non tengono in considerazione il pericolo; ciò mentre i più grandi sono più attenti ai pericoli. 2) Alcune persone sono disposte ad ogni azione pur di raggiungere i propri obbiettivi e per loro non ha importanza mentire o rovinare la propria reputazione. Ed ora passiamo alla lettura del versetto numero 15:
    فلما ذهبوا به واجمعوا ان یجعلوه فی غیابت الجبّ و اوحینا الیه لتنبئنهم بامرهم هذا و هم لایشعرون
    Quando poi lo ebbero condotto con loro e furono d’accordo nel gettarlo in fondo alla cisterna, Noi gli ispirammo: “Ricorderai loro quello che hanno commesso quando meno se lo aspetteranno”
    I fratelli di Giuseppe lo gettarono in fondo ad un pozzo; non nell’acqua, in maniera che morisse, ma in una sorta di luogo asciutto che si trovava in fondo ad esso. Fecero così in modo che lui potesse farsi aiutare dalla prima carovana di passaggio e salvarsi. Dio l’Altissimo mentre lo portavano in quel luogo buio ed oscuro parlò a Giuseppe e lo calmò e gli promise che presto avrebbe rinfacciato ai loro fratelli quell’azione deplorevole, quando meno se lo sarebbero aspettato. Da questo versetto apprendiamo che: 1) Dio può parlare non solo ai profeti ma anche alle persone pure e innocenti. Quando Giuseppe venne gettato nel pozzo non era ancora profeta, ma Dio parlò lo stesso a lui. 2) La speranza è il miglior patrimonio per il proseguimento della vita. Dio il Misericordioso, ispirando parole e pensieri al piccolo Giuseppe, gli donò la speranza necessaria per poter affrontare quel tratto difficile della sua vita. 3) Nei momenti di difficoltà e solitudine, bisogna sperare nell’Aiuto e nella Grazia di Dio e non perdersi mai d’animo. Gentili ascoltatori, termina qui il tempo a nostra diposizione. Grazie per l’attenzione e a presto!