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    Parte (387): sura Raad (Tuono), versetti 4-6

    Parte (387): sura Raad (Tuono), versetti 4-6
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    La settimana precedente abbiamo iniziato la lettura della tredicesima sura del sacro testo, la sura Raad o del Tuono, sura ispirata al profeta a Mecca che come abbiamo detto mette in rilievo alcuni dei segni della potenza divina nel Creato e nella natura. Proseguiamo da dove eravamo giunti e cioè dal versetto numero 4:

    و في الارض قطع متجاورات و جنّات من اعناب و زرع و نخيل صنوان وغير صنوان يسقي بماء واحد و نفضّل بعضها علي بعض في الاکل انّ في ذلک لايات لقوم يعقلون

    Sulla terra ci sono porzioni vicine le une alle altre, vigneti, campi di grano e palmeti a ciuffo o separati, che la stessa acqua irriga. Agli uni diamo, però, preminenza di frutti sugli altri. In ciò vi sono segni per coloro che capiscono. (13:4)

    In questo versetto si parla dei diversi frutti che la terra regala all’uomo e si ricorda che tutti questi frutti diversi vengono irrigati con un’unica acqua. Il versetto richiama l’attenzione proprio su questa semplice e per molti scontata verità e si chiede se proprio questo non sia una dimostrazione della potenza del Signore. Da questo versetto apprendiamo che: 1) Anche se due cose sono vicine non necessariamente sono uguali di merito. È più meritevole chi rende di più. Stare vicini agli scienziati ed alle persone fedeli non porta bene in sè e per sè. Dipende dalla persona stessa e dalle sue qualità. Anche gli alberi, anche se vicini, ed anche se irrigati con la stessa acqua, possono dare frutti diversi o uno può darli mentre un’altro non può darli per niente. 2) Fare semplicemente uso dei doni della natura non è da essere umani. L’uomo è un essere dotato di intelletto ed è degno di lui riflettere sulla fonte e sull’origine delle cose, persino sulla crescita e la provenienza dei frutti e dei cibi che mangia. Altrimenti, che differenza ha l’uomo con gli animali, che mangiano e bevono per la sopravvivenza. Ed ora leggiamo il versetto numero 5 della sura Raad o del Tuono:

    وَإِنْ تَعْجَبْ فَعَجَبٌ قَوْلُهُمْ أَإِذَا كُنَّا تُرَابًا أَإِنَّا لَفِي خَلْقٍ جَدِيدٍ ۗ أُولَٰئِكَ الَّذِينَ كَفَرُوا بِرَبِّهِمْ ۖ وَأُولَٰئِكَ الْأَغْلَالُ فِي أَعْنَاقِهِمْ ۖ وَأُولَٰئِكَ أَصْحَابُ النَّارِ ۖ هُمْ فِيهَا خَالِدُونَ

    Se ti stupisci, è davvero stupefacente il loro dire: “Quando saremo polvere, davvero passeremo una nuova creazione?”. Sono quelli che rinnegano il loro Signore e che avranno al collo, catene. Sono i compagni del Fuoco, in cui rimarranno in perpetuo. (13:5)

    Questo versetto si rivolge al profeta dell’Islam. Lo consola e gli da ragione per il fatto che egli sia stupefatto dai rinnegatori. Il versetto sottolinea che però è più sconcertante della rinnegazione del profeta stesso, la rinnegazione della potenza del Signore, e la parola di coloro che si chiedono come sia possibile una nuova creazione dopo la morte. Il versetto si conclude ricordando che l’ostinazione di questa gente ha fatto sì che questa non creda in Dio e naturalmente chi è privo di fede in Dio, non può accettare i profeti di Dio e nemmeno credere nella Resurrezione del giorno del Giudizio. Questo versetto ci suggerisce almeno due concetti importanti: 1) Chi nega l’esistenza del Signore, finisce per adorare le passioni e diviene servo della parte bassa del suo essere; proprio queste voglie e queste passioni, nel giorno della Resurrezione, assumeranno per queste persone la forma di catene. 2) Chi rinnega la Resurrezione dopo la morte, di fatto, non crede nella giustizia divina e perciò ogni azione buona che compie può avere un esito solo nella sua vita terrena e non verrà più premiata nel Giorno del Giudizio. Semplicemente perchè in questo giorno non ha creduto nella sua vita. Ed ora leggiamo il versetto numero 6 della sura del Tuono:

    و يستعجلونك بالسّيّئة قبل الحسنة و قد خلت من قبلهم المثلات و انّ ربّک لذو مغفرة للنّاس علي ظلمهم و انّ ربّک لشديد العقاب

    E ti chiedono di sollecitare il Castigo, prima del bene! Eppure, prima di loro si produssero castighi esemplari. In verità, il tuo Signore è disposto al perdono degli uomini, nonostante la loro iniquità. In verità, il tuo Signore è severo nel castigo. (13:6)

    Durante la sua vita, il profeta del Signore, Mohammad (la pace sìa con lui e con la sua immacolata famiglia), venne più volte sfidato dai rinnegatori. Loro divevano di non voler lasciar stare le azioni ingiuste ed i peccati e sollecitavano il profeta a far venire quel Castigo divino dinanzi al quale li metteva in guardia. Dio risponde in questo versetto ricordando che molti popoli del passato vennero puniti con forza e che chiedere il Castigo non è a loro favore. Perchè il Castigo divino è molto severo. Dio stesso, in questo versetto, ricorda di essere Misericordioso, e di essersi imposto la Misericordia e alla gente, anche i peccatori, ricorda di cercare il perdono ed il pentimento. Da questo versetto apprendiamo che: 1) Bisogna riflettere sul Castigo divino inflitto ai popoli del passato, di cui conosciamo le storie, ma andare alla ricerca del perdono e della Misericordia divina per se stessi e cercare di non attirare su di se nuovamente il Castigo. 2) La volontà di Dio è sempre quella di dare opportunità agli uomini in modo che loro abbiano la possibilità di comprendere i propri errori e pentirsi dei propri peccati. 3) La Misericordia e la Clemenza di Dio è maggiore e anteriore alla sua volontà di Castigare.

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