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    Parte (404): sura di Ibrahim (Abramo), versetti 15-18

    Parte (404): sura di Ibrahim (Abramo), versetti 15-18
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    Iniziamo da dove eravamo rimasti e cioè dalla sura di Ibrahim o Abramo (la pace sìa con lui) e dai versetti 15 e 16:

    وَاسْتَفْتَحُوا وَخَابَ كُلُّ جَبَّارٍ عَنِيدٍ

    Cercarono la vittoria: fu sconfitto ogni ostinato tiranno. (14:15)

    مِنْ وَرَائِهِ جَهَنَّمُ وَيُسْقَىٰ مِنْ مَاءٍ صَدِيدٍ

    E’ destinato all’Inferno e sarà abbeverato di acqua fetida . (14:16)

    Nella puntata precedente abbiamo detto che i miscredenti avevano sempre nel corso della storia, l’abitudine di minacciare i fedeli ma che Dio prometteva ai fedeli di farli vincere e di castigare i rinnegatori della fede. Quì si legge che la promessa di Dio si realizzò sempre ed i miscredenti, pur cercando di vincere, vennero sempre sconfitti. L’umiliazione fu il loro castigo mondano mentre pure nell’altra vita li attende un duro castigo. Tra il fuoco ardente invece di un’acqua fresca e pura devono bere di un’acqua sporca e fetida. In molti versetti del Corano viene promesso l’aiuto divino ai profeti, un aiuto che ci è stato in particolari momenti ma che si realizzerà nella maniera completa solo verso la fine del mondo, quando uno dei prescelti, discendente del profeta dell’Islam, il Mahdi (Che Dio affretti la sua apparizione), sconfiggerà una volta per tutte il male stabilendo sulla Terra il dominio assoluto del bene e della giustizia. I fedeli di tutte le ere, di fatto, hanno atteso e contribuito a questa grande e gloriosa vittoria finale del bene. Dalla riflessione su questi due versetti possiamo concludere che: 1) Il fedele non si perde mai d’animo ed ha sempre la speranza che si verifichino condizioni migliori per lui e che il male e l’ingiustizia se ne vadano per sempre. 2) I nemici del bene non devono pensare che le loro malefatte rimarranno senza risposta. Li aspetta il castigo dell’aldilà. Ed ora leggiamo il versetto numero 17:

    يَتَجَرَّعُهُ وَلَا يَكَادُ يُسِيغُهُ وَيَأْتِيهِ الْمَوْتُ مِنْ كُلِّ مَكَانٍ وَمَا هُوَ بِمَيِّتٍ ۖ وَمِنْ وَرَائِهِ عَذَابٌ غَلِيظٌ

    cercherà di inghiottire (quell’acqua fetida) a piccoli sorsi, senza riuscirvi. La morte lo assalirà da ogni parte, eppure non potrà morire: avrà un castigo inattenuabile. (14:17)

    Questo versetto prosegue con la descrizione dei miscredenti all’inferno e spiega che cercano di inghiottire a piccoli sorsi l’acqua impura e fetida che c’è; le stesse persono che nella vita bevevano vino prendendo in giro i fedeli, in quel giorno sono costrette a bere bibite nauseanti. Il castigo dell’inferno è talmente intenso che la persona crede di morire ogni istante ma non c’è morte e non c’è fine al castigo. Dalla lettura di questo versetto apprendiamo che: 1) Il passare del tempo non fa sì che i malfattori si abituino al castigo dell’inferno. Il castigo s’intensifica sempre più. 2) All’inferno non vi è morte ed il castigo non ha fine. Ed ora il versetto numero 18:

    مَثَلُ الَّذِينَ كَفَرُوا بِرَبِّهِمْ ۖ أَعْمَالُهُمْ كَرَمَادٍ اشْتَدَّتْ بِهِ الرِّيحُ فِي يَوْمٍ عَاصِفٍ ۖ لَا يَقْدِرُونَ مِمَّا كَسَبُوا عَلَىٰ شَيْءٍ ۚ ذَٰلِكَ هُوَ الضَّلَالُ الْبَعِيدُ

    Questa è la metafora di coloro che rinnegano il loro Signore: le loro azioni saranno come cenere sulla quale infuria il vento, in un giorno di tempesta. Non avranno alcun pro da ciò che hanno fatto. Questa è la perdizione totale. (14:18)

    Il Corano in molti versetti definisce futili le azioni dei miscredenti e le paragona alla schiuma che si forma sulle onde del mare o alla polvere nell’aria o alla cenere del fuoco che si disperde molto facilmente senza lasciare traccia di se. Il Corano vuole dire che l’effetto delle loro azioni positive si dilegua velocemente per via delle loro cattive azioni. Questa legge, è quella che viene detta Habt, e di cui il Corano parla; significa appunto che le cattive azioni cancellano e distruggono quelle buone. Per i credenti invece la condizione è differente; le azioni negative delle persone, qualora si pentano veramente e chiedano perdono, si trasformano in azioni positive. Il Corano, poi, quando parla delle persone smarrite, usa diversi termini. Alcune volte, come nel versetto che abbiamo detto, parla di uno smarrimento lontano o profondo, una situazione in cui il ritorno delle persone sul giusto percorso è molto difficile e improbabile. Da questo versetto apprendiamo che: 1) Persino le buone azioni dei miscredenti sono prive di valore perchè scaturiscono da un’anima impura e per questo tali azioni si dileguano come cenere al vento. 2) I credenti non devono lasciarsi stupire dalle poche buone azioni delle persone malvagie perchè queste loro azioni non sono basate su nulla e non hanno effetto.

    Davood Abbasi