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    Parte (443): sura An-Nahl (Ape), versetti 81-84

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    Parte (443): sura An-Nahl (Ape), versetti 81-84

     

    Nella nostra lettura siamo giunti alla sura dell’Ape, la sedicesima sura o brano, nel sacro testo. Ecco dunque il versetto numero 81:

    وَاللَّهُ جَعَلَ لَكُمْ مِمَّا خَلَقَ ظِلَالًا وَجَعَلَ لَكُمْ مِنَ الْجِبَالِ أَكْنَانًا وَجَعَلَ لَكُمْ سَرَابِيلَ تَقِيكُمُ الْحَرَّ وَسَرَابِيلَ تَقِيكُمْ بَأْسَكُمْ ۚ كَذَٰلِكَ يُتِمُّ نِعْمَتَهُ عَلَيْكُمْ لَعَلَّكُمْ تُسْلِمُونَ

    Con quel che ha creato, Allah vi ha dato l’ombra e ha fatto per voi rifugi nelle montagne. Vi ha concesso vesti che vi proteggono dal calore e altre, che vi proteggono dalla vostra stessa violenza. Ha in tal modo completato la Sua benevolenza su di voi, affinché siate sottomessi. (16:81)

    Dopo aver enumerato i doni divini nei versetti precedenti, questo versetto parla di altri doni. Uno di questi, a cui raramente facciamo caso, è l’ombra. Il fatto che alcuni materiali non trasparenti possano creare l’uomo è un dono per gli uomini che così possono trovare riparo dal sole. L’altro dono di cui parla il versetto sono le grotte, grandi e piccole, nel cuore delle montagne. In passato erano la dimora degli uomini ed oggi sono un rifugio naturale in situazioni di emergenza. L’altro dono sono i vestiti, quelli normali che proteggono e coprono il corpo e poi vi sono anche le armature, ‘i vestiti militari’, che proteggono il corpo dei soldati nelle guerre. Sono anch’esse doni divini perchè i materiali per costruirli sono stati collocati da Dio in natura; lo stesso talento umano per poter fabbricare questi e ricavarli dai materiali naturali è altresì dono divino. Da questo versetto apprendiamo che: 1) Tutto ciò che esiste è dono divino: la luce, l’ombra, le nostre case, i vestiti ecc… Non dobbiamo ignorare nessun dono divino, anche se ci può sembrare semplice o scontato. 2) Il ricordo dei doni del Signore mantiene sveglio nello spirito umano la propensione ad arrendersi alla volontà divina. Ed ora i versetti 82 ed 83 della sura dell’Ape:

    فَإِنْ تَوَلَّوْا فَإِنَّمَا عَلَيْكَ الْبَلَاغُ الْمُبِينُ

    Se poi volteranno le spalle, [sappi] che a te incombe [solo] l’obbligo della comunicazione esplicita. (16:82)

    يَعْرِفُونَ نِعْمَتَ اللَّهِ ثُمَّ يُنْكِرُونَهَا وَأَكْثَرُهُمُ الْكَافِرُونَ

    Conoscono la benevolenza di Allah e poi la rinnegano. La maggior parte di loro sono miscredenti. (16:83)

    Dopo la citazione di alcuni dei doni dati dal Signore all’uomo e ad altri esseri, il versetto 82 si rivolge al profeta dell’Islam e gli ricorda che il suo dovere è solo riferire il messaggio divino alle persone e che dunque se certa gente volge le spalle il profeta non deve rattristarsi. Il versetto successivo, il numero 83, spiega che certa gente pur sapendo della grande benevolenza di Dio, ne rinnega l’esistenza divenendo quindi miscredente. Pure in altri versetti del Corano si legge che molte persone non credono non per non aver compreso la verità, ma per superbia ed ostinazione. Da questi versetti apprendiamo che: 1) Dio ha lasciato all’uomo la libertà di accettare o meno la giustizia e di scegliere. Non bisogna però dimenticare che ogni scelta ha le sue conseguenze. 2) La scienza e la conoscenza non bastano, è necessario avere fede ed agire in proporzione al credo, e cioè compiere buone azioni. Ed ora leggiamo il versetto numero 84 della sura dell’Ape:

    وَيَوْمَ نَبْعَثُ مِنْ كُلِّ أُمَّةٍ شَهِيدًا ثُمَّ لَا يُؤْذَنُ لِلَّذِينَ كَفَرُوا وَلَا هُمْ يُسْتَعْتَبُونَ

    Il Giorno in cui susciteremo un testimone da ogni comunità, ai miscredenti non sarà data la parola e non avranno nessuna scusa. (16:84)

    Questo versetto parla di due argomenti, entrambi inerenti al giorno del giudizio. Parla dei testimoni del Giorno del Giudizio e del chiedere scusa in quel giorno. Il versetto spiega che per ogni comunità, ogni gruppo, o meglio dire i seguaci di ogni profeta, vi sarà un testimone; secondo alcuni detti o Ahadith del profeta, saranno gli Imam, i sacri discendenti del profeta ad essere testimoni nel giorno del Giudizio. Il versetto illustra altresì che ai peccatori, in quel giorno, non verrà data l’opportunità di parlare e di chiedere scusa o di dirsi pentiti delle proprie azioni. In quel giorno, sarà troppo tardi per poter rimediare. L’uomo può pentirsi ed essere perdonato da Dio solo prima della morte, ma non dopo. Da questo versetto apprendiamo che: 1) Al cospetto del Signore, anche se Egli stesso è sufficiente per poter giudicare gli uomini, vi saranno pure testimoni per ogni comunità affinchè le persone non abbiano nulla da contestare. 2) Nel giorno del giudizio non è possibile chiedere scusa o pentirsi, ormai è troppo tardi per poter rimediare i peccati commessi in vita.

     

    Davood Abbasi

     

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