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    Parte (6): sura Al-Baghara (Giovenca), versetti 13-18

    Parte (6): sura Al-Baghara (Giovenca), versetti 13-18
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    In nome di Dio, il Clemente, il Misericordioso
    Salve ebenvenuti ad un’altro appuntamento con il Sentiero della Luce. Nelle puntate precedenti abbiamo letto insieme i primi 13 versetti della sura AlBagharà(La Giovenca). Come ricorderete questa parte della sura parlava delle caratteristiche degli ipocriti, i Munafeghin. Oggi proseguiremo questo discorso, a mano a mano che procederemo con la lettura della sura. Dunque ecco il 14imo versetto della sura ALBagharà(La Giovenca):
    َإِذَا لَقُوا الَّذِينَ آمَنُوا قَالُوا آمَنَّا وَإِذَا خَلَوْا إِلَىٰ شَيَاطِينِهِمْ قَالُوا إِنَّا مَعَكُمْ إِنَّمَا نَحْنُ مُسْتَهْزِئُونَ
    “Quando incontrano i credenti, dicono: “Crediamo”, ma quando si trovano soli con i loro demoni, dicono: “Siamo dei vostri; non facciamo che burlarci di loro”.(2:14)
    Un’altra delle caratteristiche della gente falsa è la facilità con la quale riescono a cambiare personalità ed aspetto; questo perchè non hanno una personalità indipendente. Il loro comportamento è una perenne simulazione dei sentimenti, delle qualità e delle intenzioni che chi sta intorno a loro ritiene positivi. Ed ecco che quando simili individui sono tra i fedeli, dichiarano la loro fede. Ma poi quando rimangono soli con altri ipocriti(probabilmente la sura intende questo per “i loro demoni”), si prendono gioco dei fedeli. La sura dunque mette anche in guardia e ricorda che chi si dichiara fedele potrebbe non esserlo. Come abbiamo accennato in precedenza, l’esperienza storica dimostra, che proprio i personaggi ipocriti, hanno arrecato i magiori danni alle società islamiche; questi si sono accattivati la fiducia popolare ma poi l’hanno tradita, operando a favore dei nemici. Ma nei versetti 15 e 16, il Singore ricorda anche quale castigo tocchi a questa gente:
    اللَّهُ يَسْتَهْزِئُ بِهِمْ وَيَمُدُّهُمْ فِي طُغْيَانِهِمْ يَعْمَهُونَُولَٰئِكَ الَّذِينَ اشْتَرَوُا الضَّلَالَةَ بِالْهُدَىٰ فَمَا رَبِحَتْ تِجَارَتُهُمْ وَمَا كَانُوا مُهْتَدِينَ”
    Allah si burla di loro e quindi lascia che sprofondino nella ribellione, accecati. Sono quelli che hanno barattato la perdizione con la retta guida. Il loro non è quindi un commercio profittevole e non sono ben guidati”.(2:15,16)
    Una delle tradizioni divine, è proprio quella di lasciare tempo ai peccatori e di non castigarli subito per le loro azioni. Ciò perchè il Signore, con la sua immensa benevolenza, dà anche a chi gli ha disobbedito, l’opportunità di accorgersi del proprio errore, di pentirsi e dunque di tornare tra i credenti. Ma c’è anche chi non si accorge mai dei suoi errori; per meglio dire, se ne accorge ma non decide di pentirsi. Allora con la ripetizione dei peccati, sprofonda in uno stato che la sura definisce perdizione; una perdizione totale come quella di coloro che non vedono. Questo accecamento, che è il risultato dei loro peccati, è dunque il castigo che Dio riserva agli ipocriti. Se ricorderete, nel 14imo versetto abbiamo letto che questa gente si prendeva gioco dei fedeli; ora nel 15imo versetto apprendiamo che così invece è Dio a prendersi gioco di loro. Nel sedicesimo versetto, l’azione degli ipocriti viene paragonata a quella di commercianti maldestri, che comprano la perdizione ed invece vendono la felicità e la guida verso essa. In ognuno di noi esistono degli istinti che ci attraggono verso il bene, le virtù morali e la felicità. Ma chi si accanisce nel compiere i peccati e non si pente, allora perde questi istinti positivi. Gli ipocriti, dunque svolgono un “commercio” che non è fruttuoso. In molti versetti del Corano, Dio paragona le azioni buone e cattive degli uomini al commercio. La fede e la Jihad(la guerra santa, la guerra svolta per una causa divina), vengono definiti “commercio profittevole”, nei versetti 10 ed 11 della sura “Assaf”(Ranghi Serrati): “O voi che credete! Volete che vi indichi un commercio che vi salvi dal duro castigo? Credete in Dio e nel Suo inviato, e nella sua via combattete con l’anima ed i vostri averi. E questo è il meglio per voi; se solo lo sapeste!”. Prima di proseguire facciamo un’ultima riflessione sui versetti precedenti della sura della Giovenca. Nella nostra vita dobbiamo sempre stare attenti alle nostre azioni ed evitare di svendere la nostra vera felicità per raggiungere altro. La vera felicità è il risultato delle nostre azioni; l’Islam sottolinea con forza il libero arbitrio degli esseri umani e nega ogni sorta di predestinazione. Tornando alla sura della Giovenca, giungiamo ai versetti 17 e 18 che parlano sempre degli ipocriti:
    مَثَلُهُمْ كَمَثَلِ الَّذِي اسْتَوْقَدَ نَارًا فَلَمَّا أَضَاءَتْ مَا حَوْلَهُ ذَهَبَ اللَّهُ بِنُورِهِمْ وَتَرَكَهُمْ فِي ظُلُمَاتٍ لَا يُبْصِرُونصُمٌّ بُكْمٌ عُمْيٌ فَهُمْ لَا يَرْجِعُون
    “Assomigliano a chi accende un fuoco; poi quando il fuoco ha illuminato i suoi dintorni Allah sottrae loro la luce e li abbandona nelle tenebre in cui non vedono nulla. Sordi, muti, cechi, non possono ritornare”.(2:17,18)
    Il versetto ricorda che gli ipocriti si trovano nelle tenebre. Questa metafora è usata per indicare che questa gente non distigue più il bene dal male, come chi sta al buio e non distingue più le cose. Questo buio, gli ipocriti se lo sono costruiti da soli, con le loro azioni. Nella parte finale della sura, viene sottolineata nuovamente la totale perdizione di coloro che sono falsi; questa perdizione è tale che è come se fossero privi della vista, dell’udito e della parola.