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    3. Parte (626): sura Al-Furqan (Il Discrimine), versetti 31-34

    Parte (626): sura Al-Furqan (Il Discrimine), versetti 31-34

    Parte (626): sura Al-Furqan (Il Discrimine), versetti 31-34
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    Oggi prosegue la lettura della 25esima sura del sacro Corano che s’intitola Furqan o Discrimine.
    Questo brano del testo sacro islamico ha 77 versi ed e’ stato ispirato al messagero di Dio durante la sua permanenza alla Mecca, ovvero prima della sua storica egìra dalla Mecca a Medina.
    Il nome della sura, Furqan, o Discrimine, e’ uno dei nomi del Corano che appunto divide il vero dal falso.
    Ed ora leggiamo il verso numero 31 della sura del Discrimine:

    وَ کَذَلِکَ جَعَلْنَا لِکُلِّ نَبِیٍّ عَدُوًّا مِنَ الْمُجْرِ‌مِینَ وَ کَفَى بِرَ‌بِّکَ هَادِیًا وَ نَصِیرً‌ا
    Ad ogni profeta assegnammo un nemico scelto tra i malvagi. Ti basti il tuo Signore come guida e ausilio! (25:31)
    Questo verso del sacro testo vuole consolare il profeta, l’ultimo messaggero del Signore. Dio, si rivolge a lui ricordandogli che non e’ il solo ad avere a che fare con gente capricciosa ed ostinata; tutti i profeti, nel corso della storia, hanno avuto condizioni simili e a loro si contrapponevano i malfattori ed i criminali. Il verso ricorda al profetaq che nonostante queste avversità, deve sempre ricordarsi di non essere solo e che Dio e’ sempre suo sostenitore; Egli lo guiderà nel migliore dei modi per sconfiggere i loro complotti e far trionfare sempre più l’Islam.
    Fondamentalmente, la scelta della via del bene o del male, e’ affidata, per la stessa volontà di Dio, agli uomini stessi e loro hanno l’autorizzazione di scegliere la via che vogliono. Proprio per l’esistenza di questa libera scelta, alcuni scelgono la via del male e si oppongono ai profeti e non sono disposti ad accettare la Verità.
    Da questo verso del Corano possiamo apprendere diverse conclusioni tra le quali citiamo queste tre:
    1) Il contrasto tra bene e male, e’ sempre esistito nel corso della storia e proseguirà fino alla fine dei tempi.
    2) Il peccato ed il crimine allontanano l’uomo dalla retta via. Perseverare nel peccato, rende infine gli uomini nemici dei profeti divini.
    3) Dinanzi ai nostri nemici, dobbiamo affidarci al Signore dato che Egli ci basta come guida e sostegno.
    Ed ora leggiamo i versi 32 e 33 della sura del Discrimine:
    وَقَالَ الَّذِینَ کَفَرُ‌وا لَوْلَا نُزِّلَ عَلَیْهِ الْقُرْ‌آنُ جُمْلَةً وَاحِدَةً کَذَلِکَ لِنُثَبِّتَ بِهِ فُؤَادَکَ وَرَ‌تَّلْنَاهُ تَرْ‌تِیلًا
    I miscredenti dicono: “Perché il Corano non è stato fatto scendere su di lui in un’unica soluzione!”. [Lo abbiamo invece rivelato] in questo modo per rafforzare il tuo cuore. E te lo facciamo recitare con cura. (25:32)
    وَلَا یَأْتُونَکَ بِمَثَلٍ إِلَّا جِئْنَاکَ بِالْحَقِّ وَأَحْسَنَ تَفْسِیرً‌ا
    Non proporranno alcun interrogativo, senza che [Noi] ti forniamo la verità [in proposito] e la migliore spiegazione. (25:33)
    I miscredenti e gli idolatri che non erano disposti ad accettare la parola del profeta, ogni volta citavano una scusa. Una volta dicevano: “Perchè non siamo direttamente noi a ricevere il messaggio divino?” Altre volte dicevano: “Perchè non vediamo l’angelo che riferisce la parola divina?”. Questi versi raccontano un altro dei loro capricci: “Perchè il Corano non e’ stato ispirato al profeta tutto in una sola volta, in modo che si apprenda una volta per tutte quali sono tutti gli insegnamenti del Dio presentato da Mohammad?”.
    E Dio, come avete appreso, risponde a queste parole e spiega: “Noi abbiamo ispirato gradualmente i versi del Corano in modo che il profeta li possa leggere alla gente nei momenti opportuni e in concomitanza con il verificarsi di fatti ed eventi specifici in modo che quei versi potessero guidare la gente in ogni evento specifico.”
    L’insegnamento delle leggi e delle regole divine, come si evince da questi versi, e’ un qualcosa di graduale che necessita di tempo e non e’ un traguardo che si raggiunge dalla mattina alla sera.
    Insomma, il disegno divino, e’ stato quello di inviare il profeta tra la gente in modo che egli, come un maestro affettuoso, possa guidarla in tutte le situazioni più difficili. Il messaggero divino non e’ uno scrittore che porti un libro alle persone, egli e’ per di più un maestro che deve poco alla volta insegnare alla gente ciò che vi e’ nel libro divino; come un maestro che inizia ad insegnare l’alfabeto agli alunni delle elementari per poi passare a lezioni più complicate.
    La storia dell’Islam, segue più o meno lo stesso tragitto. In un primo momento, nella città di Mecca, il profeta invita soprattutto al culto dell’unico Dio e lotta contro il paganesimo e l’idolatrismo. Dopo l’egira a Medina, quando le condizioni sono adeguate, il profeta completa il messaggio insegnando alla gente la preghiera, il digiuno ed il pagamento della Zakat, un tipo di elemosina da destinare ai poveri.
    Fondamentalmente, nell’apprendimento, ciò che rende profondi gli insegnamenti e’ solo la ripetizione ed il passare del tempo e l’attuazione di un programma graduale.
    Indubbiamente, Dio era a conoscenza, sin dall’inizio, del piano completo a cui gli uomini dovevano essere invitati, ma l’attuazione graduale di questo programma, e’ un qualcosa di necessario affinchè possa avere l’effetto desiderato.
    Se il profeta avesse comunicato ai primi musulmani nel primo anno, ciò che poi disse loro nel decimo anno, forse a molti di loro la religione sarebbe apparsa difficile o incomprensibile e si sarebbero allontanati da essa.
    Un altro vantaggio della graduale comunicazione del Corano al profeta, fu quello di mantenere un perenne contatto tra di lui e la fonte del messaggio, cioè Dio. Ciò dava sicurazza e forza al profeta che nella sua vita dovette affrontare situazioni difficilissime.
    In più, in questo modo, quando i nemici del profeta si opponevano a lui con capricci e citando scuse, Dio aveva modo di risponder loro e rincuorare il profeta.
    Da questi versi apprendiamo che:
    1) L’insegnamento del Corano e delle leggi della religione, devono avvenire considerando la capacità e la ricettività degli interlocutori.
    2) Una religione vera e viva deve avere una risposta per ogni cosa ed ogni evenienza.
    3) La lettura del Corano deve avvenire lentamente e deve essere accompagnata dalla riflessione.
    4) La lettura del Corano e’ motivo di tranquillità per il cuore dei fedeli ed un rifugio per loro nei momenti di difficoltà.
    5) Ciò che dicono i miscredeti e’ errato ed il Corano risponde alle loro farneticazioni con la ragione ed il senno. E’ probabile che nelle contestazioni dei miscredenti ci sia anche qualche cosa di giusto, ma ciò che e’ totalmente giusto e completo viene detto dal Corano.
    Ed ora leggiamo il verso numero 34 della sura al Furqan:
    الَّذِینَ یُحْشَرُ‌ونَ عَلَى وُجُوهِهِمْ إِلَى جَهَنَّمَ أُولَئِکَ شَرٌّ‌ مَّکَانًا وَأَضَلُّ سَبِیلًا
    Coloro che saranno trascinati sui loro volti verso l’Inferno, quelli sono coloro che avranno la peggiore delle condizioni, i più sviati dalla retta via. (25:34)
    Gli uomini vengono fatti resuscitare nell’altra vita in una condizione che e’ proporzionale a quella che hanno avuto in questa vita. Ad esempio, coloro che in questa vita chiudono gli occhi sulle verità, nell’altra vita vengono fatti resuscitare orbi. Coloro che in vita hanno pensato, come degli animali, solo al cibo ed al piacere sessuale, nell’altra vita verranno fatti resuscitare sottoforma di animali oppure cammineranno a quattro zampe. Chi in questa vita volge le spalle al bene, nell’altra verrà trascinato per terra e sul proprio volto e verrà scaraventato nell’inferno.
    In pratica, coloro che in questa vita si ritenevano i più coscienti, e si ritenevano superiori giudicando ignoranti i fedeli, nell’altra vita capiranno di essere stati i più incoscienti.
    Da questo verso apprendiamo che:
    1) Chi umilia i fedeli, verrà umiliato nell’altra vita.
    2) Fin quando non conosceremo la via della giustizia, non potremo essere sicuri di averla intrapresa. Non sapremo se ci stiamo avvicinando alla meta o se ci stiamo allontanando da essa.
    Davood Abbasi

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