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    Parte (630): sura Al-Furqan (Il Discrimine), versetti 50-52

    Parte (630): sura Al-Furqan (Il Discrimine), versetti 50-52
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    Con la nostra lettura settimanale ci siamo inoltrati nella seconda metà della 25esima sura del sacro Corano che s’intitola Furqan o Discrimine.
    Questo brano del testo sacro islamico ha 77 versi ed e’ stato ispirato al messagero di Dio durante la sua permanenza alla Mecca, ovvero prima della sua storica egìra dalla Mecca a Medina.
    Il nome della sura, Furqan, o Discrimine, e’ uno dei nomi del Corano che appunto divide il vero dal falso.
    Iniziamo con la lettura del verso 50 della sura Al Furqan o del Discrimine:

    وَلَقَدْ صَرَّ‌فْنَاهُ بَیْنَهُمْ لِیَذَّکَّرُ‌وا فَأَبَى أَکْثَرُ‌ النَّاسِ إِلَّا کُفُورً‌ا
    Li abbiamo distribuiti (i segni divini) tra loro affinché ricordino. Ma la maggior parte degli uomini rifiutò tutto, eccetto la miscredenza. (25:50)

    Dio, per guidare gli esseri umani, ha inviato e trasmesso segni sotto forme diverse. Ci sono le Sacre Scritture, ed in esse alle volte vi e’ la buona novella del paradiso, ed in altri passi la promessa circa le pene dell’inferno. Alcuni versi parlano di ciò che fu dei popoli del passato, altri parlano di ciò che accadrà nel futuro, nel Giorno del Giudizio o alla fine del mondo. Alcune parti parlano della Benevolenza divina, altre della sua ira.
    Questa diversità che si riscontra nei testi Sacri come il Corano, ha come scopo quello di guidare l’uomo sulla retta via, tenere presente in lui il ricordo del passato e renderlo sempre attento al suo futuro. Purtroppo, però, come ricorda il verso che abbiamo letto, la maggiorparte della gente non sa’ e non se ne accorge e si sottrae alla verità e non sceglie il tragitto segnato dagli insegnamenti dei profeti divini.
    Da questo verso apprendiamo che:
    1) Ignorare se stessi ed il proprio Creatore e’ un pericolo molto grande che minaccia l’essere umano. E’ pertanto necessario che all’uomo venga sempre ricordato ciò che e’ importante per lui.
    2) Ignorare gli ordini divini nella vita personale e sociale, significa essere ingrati nei confronti del Signore.
    Ed ora leggiamo il verso numero 51 della sura Al Furqan o del Discrimine:
    وَلَوْ شِئْنَا لَبَعَثْنَا فِی کُلِّ قَرْ‌یَةٍ نَّذِیرً‌ا
    Se avessimo voluto, avremmo suscitato un ammonitore in ogni città. (25:51)

    Questo verso vuole sottolineare che e’ compito divino scegliere dove e quando inviare i propri messaggeri; Dio sceglie i suoi messaggeri sulla base della sua immensa saggezza.
    Consultando i cenni storici e le condizioni della Mecca al momento dell’ispirazione di questo verso, ci accorgiamo che questo venne in risposta ad alcuni pagani che al profeta chiedevano che Dio mandasse un profeta per ogni città.
    Il verso quì sopra ricorda che se Dio avesse voluto lo avrebbe fatto, ma la sua saggezza lo ha portato a scegliere Mohammad, il profeta dell’Islam, nella penisola araba e nel 7esimo secolo cristiano, come proprio messaggero.
    Questo verso, in pratica, sottolinea come l’Islam sia una religione completa e rivolta all’umanità intera. Questo si evince anche dal fatto che Mohammad fu l’ultimo messaggero divino e la ragione implica che il suo messaggio fosse il più completo ed il più universale.
    Da questo verso apprendiamo che:
    1) Secondo il pensiero islamico, la società islamica deve avere un’unica guida e leadership.
    2) I profeti venivano scelti ed incaricati dal Signore e gli esseri umani non avevano alcun ruolo nella loro scelta.
    Ed ora leggiamo il verso numero 52:

    فَلَا تُطِعِ الْکَافِرِ‌ینَ وَجَاهِدْهُم بِهِ جِهَادًا کَبِیرً‌ا
    Non obbedire ai miscredenti; lotta contro di loro con l’aiuto di esso (il Corano) e da’ vita ad un grande sforzo. (25:52)

    Dopo aver risposto all’ennesimo capriccio degli idolatri della Mecca, nel verso precedente, quì il Signore ordina al profeta di non dare ascolto a quella gente e di essere forte dinanzi alle loro deviazioni. Il Signore chiede anche al profeta un grande sforzo, una grande Jihad contro questi miscredenti; forse per errore o forse di proposito, alcuni studiosi occidentali hanno preso per guerra questo termine, la Jihad, ma quì si intende il confronto intellettuale con i miscredenti, la lotta basata sul pensiero e la ragione, concetto sulla quale il Corano si sofferma più di ogni altra cosa.
    Basta dare uno sguardo al mondo di oggi per comprendere che alcune considerazioni degli storici, che sostengono che l’Islam si sia diffuso con la spada, sono davvero false.
    La nazione islamica più popolosa, l’Indonesia, con 200 milioni di musulmani, non e’ mai stata aggredita da eserciti musulmani. Ciò vale anche per tutti gli altri musulmani dell’est asiatico, dalla Cina alle Filippine, che hanno scelto con il pensiero l’Islam, e non certo per forza.
    L’altro esempio lampante sono i musulmani occidentali. Ovvero quegli europei ed americani che hanno scelto l’Islam dopo studi approfonditi e che iniziano ad essere anche numerosi.
    Da questi versi apprendiamo che:
    1) La persona fedele non si arrende mai alle richieste ed alle deviazioni volute dai miscredenti.
    2) L’invito del prossimo a credere nell’Islam deve basarsi sugli insegnamenti del Corano e non altro. Il punto di forza dell’Islam, basandosi sugli insegnamenti del Corano, e’ la ragione e l’aspetto ragionevole dei suoi insegnamenti.
    3) La Jihad vera e propria, quella più grande, e’ quella del pensiero e dell’intelletto contro le falsità dette dai miscredenti.

    Davood Abassi

    Radio Italia IRIB