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    Perché l’imam Alì (A), diversamente dal Profeta (S), non salutava le donne giovani? A cosa era dovuto questo comportamento differente tra l’Inviato di Dio (S) e il Principe dei Credenti (A)?

    Perché l’imam Alì (A), diversamente dal Profeta (S), non salutava le donne giovani? A cosa era dovuto questo comportamento differente tra l’Inviato di Dio (S) e il Principe dei Credenti (A)?
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    Perché l’imam Alì (A), diversamente dal Profeta (S), non salutava le donne

    giovani? A cosa era dovuto questo comportamento differente tra

    l’Inviato di Dio (S) e il Principe dei Credenti (A)?

     

    Domanda

    È stato tramandato un hadìth del Principe dei Credenti (A) dove egli dice: “Il Profeta (S) salutava tutte le donne, sia anziane che giovani, però io saluto solamente le donne di terza età”. In merito a questo hadìth avrei alcune domande:
    a. Qual è il testo originale dell’hadìth e in quale fonte si trova?
    b. Qual è il motivo di questo comportamento differente tra l’Inviato di Dio (S) e il Principe dei Credenti (A)?
    c. Considerando che le donne di quell’epoca si coprivano il viso, e altresì il versetto “Di’ ai credenti di abbassare il loro sguardo”, l’Imam (A) come faceva a distinguere le donne giovani da quelle anziane, per capire se doveva salutarle o no? Qual è il nostro dovere al riguardo?

     

    Risposta (di islamquest.net)

    Risposta concisa
    a. L’hadìth in questione è stato riportato in diverse raccolte di hadìth tra cui Usul al-Kafi, vol. 2, pag.648.
    b. Il motivo della differenza di comportamento tra l’imam Alì (A) e il Profeta (S), lo spiega lo stesso Imam (A) nell’hadìth: “È possibile che la voce sensuale delle giovani donne, Dio non voglia, tenti l’animo”. Forse la ragione era la differenza d’età, infatti l’Imam (A) era più giovane del Profeta (S), oppure le usanze di quel tempo.
    c. Le donne di quell’epoca non avevano l’abitudine di coprirsi il viso. Inoltre l’Imam (A) nell’hadìth fa riferimento alla voce sensuale delle giovani donne, quindi il guardare il loro viso è escluso.
    d. Se un individuo vuole agire secondo questa giusta tradizione, è meglio agire come l’Imam Alì (A), poiché in questo modo si evita ogni tentazione satanica, maldicenza, ecc.
    Risposta dettagliata

    Prima di occuparci della risposta originale, pensiamo sia necessario analizzare il saluto secondo la cultura islamica. Salam è una parola araba derivante dalla radice “sa-la-ma” e ha diversi significati; uno di essi è pace, il contrario di guerra. Questo vocabolo inoltre è un nome di Allah, poiché Iddio è immune (salim, che proviene dalla stessa radice) da ogni tipo di difetto, carenza e annichilimento.[1]

    Nell’Islam il saluto è stato fortemente raccomandato; gli hadìth riportano che il Profeta dell’Islam (S) precedeva sempre tutti nel salutare. Gli arabi, anche quando si accomiatano, dicono: as-Salam alaykum.

    Come sapete, l’uomo è un essere socievole, che ha bisogno di legami, amicizia e affetto da parte dei propri simili. Salutare è il primo passo per stabilire un rapporto corretto tra due persone. Il saluto include diversi messaggi: amicizia, confidenza, affetto, umiltà, augurio positivo e rassicurazione verso chi si saluta. Salam è una parola molto bella e ricca di significato con la quale auguriamo bene e salute al destinatario e, allo stesso tempo, lo rassicuriamo che da parte nostra non subirà alcun male. Negli hadìth del Profeta (S), il saluto è stato considerato cagione di amicizia e affetto.[2] Per questo motivo, nell’Islam, il saluto è stato vivamente consigliato ed è considerato un atto meritorio con un’alta ricompensa da parte di Dio l’Altissimo. La risposta al saluto è invece obbligatoria. L’imam Husayn (A) disse: “Salutare ha settanta ricompense, di cui sessantanove sono di chi saluta e quella rimanente per chi risponde”[3]; poiché salutare è meritorio, ma rispondere al saluto è obbligatorio.

    Inoltre disse: “È avaro chi si rifiuta di salutare”[4]. Forse è per questo motivo che negli hadìth è stato tramandato che il Profeta dell’Islam (S) precedeva gli altri nel salutare e nessuno riuscì mai ad anticiparlo. D’altra parte quel Nobile (S) era un esempio per i musulmani[5] ed egli metteva in pratica ciò che diceva. Con il proprio comportamento invitava la gente a rispettare gli insegnamenti dell’Islam, affinché la società islamica potesse beneficiarne. Fu grazie a queste esortazioni che si diffusero l’amicizia e l’affetto tra i musulmani.

    Adesso ci occupiamo della risposta originale seguendo l’ordine della domanda:

    a.     L’hadìth dove l’imam Sadiq (A) disse: “Il nobile Alì (A) salutava le donne, però si asteneva dal salutare quelle giovani e diceva: «Sono preoccupato che la loro voce possa essere fonte di richiamo e, in tal modo, il danno di questo gesto sarebbe maggiore della sua ricompensa»”[6], è stato riportato in diverse fonti tra cui Usul al-Kafi, vol. 2, pag. 648.
    b.    I motivi per i quali l’imam Alì (A) non salutava le giovani donne sono:
    1. Lo stesso Imam nella continuazione dell’hadìth spiega che è possibile che la voce sensuale delle donne giovani, che Dio non voglia, tenti l’animo e in questo modo le conseguenze negative siano maggiori della ricompensa che si ottiene dal salutare.
    2. La differenza di comportamento dell’imam Alì (A) e del Profeta (S) è possibile fosse dovuta alla loro differenza di età, il primo era più giovane del secondo.
    3. È possibile che questa differenza di comportamento sia attribuibile alle usanze di quel tempo, cioè la società non approvava che un giovane uomo salutasse una giovane donna non mahram[7], come avviene in alcune società islamiche odierne. Secondo gli usi di queste società, non è consuetudine che un giovane uomo saluti una giovane donna non mahram. Quando invece si tratta di donne anziane, giacché ogni sguardo peccaminoso è escluso, non c’è problema a salutarle. Inoltre in alcune di queste società le donne salutano gli uomini e perfino le donne anziane salutano gli uomini più giovani.
    c. Per quanto riguarda il modo di vestire delle donne di quel tempo, occorre dire che non è corretto che al tempo del Profeta (S) la maggior parte delle donne si coprisse il viso in pubblico. In merito al versetto: “Di’ ai credenti di abbassare il loro sguardo”[8], è bene sapere che il termine arabo yaghudhdhu (abbassate), deriva dalla radice “ghadhdha” che originariamente significa diminuire e carenza, e in molti casi viene utilizzato riguardo al  diminuire la voce o abbassare lo sguardo. Perciò il versetto non dice ai credenti di chiudere gli occhi, piuttosto dice di abbassare il proprio sguardo. Questo è un concetto molto fine, nel senso che se un uomo vuole chiudere completamente gli occhi quando si trova di fronte una donna non mahram, sarebbe impossibilitato nel suo cammino. Se invece distoglie gli occhi da lei e li abbassa, ha ridotto lo sguardo ed ha eliminato completamente una scena vietata alla propria vista.[9] Per prima cosa quindi il versetto si rivolge a coloro che guardano  con insistenza una donna non mahram, e, non a coloro cui involontariamente cade lo sguardo su di lei; secondo, non è detto che le persone siano riconoscibili solo guardando il loro viso, infatti con un’occhiata è possibile distinguere anche le donne che si coprono il viso, dal loro modo di camminare, e riconoscere così quelle giovani da quelle anziane. Forse l’imam Alì (A), come gli altri, quando si trovava di fronte a delle donne in una strada, involontariamente gli cadeva lo sguardo su di esse, comprendendo se erano giovani o anziane. Oppure quando delle donne andavano a visitarlo o lui andava a casa dei bisognosi per aiutarli, (è ovvio che conoscesse le donne della città senza un tutore) osservandole per un istante, si asteneva dal salutare quelle giovani.
    d. Secondo queste spiegazioni, se qualcuno vuole seguire questa tradizione, è meglio che imiti l’imam Alì (A) poiché in questo modo si evita ogni tentazione satanica, maldicenza, ecc.
     

    Note

    [1] Cfr.: Luis Ma’luf, Al-Munjid.

    [2] Muhaddith Nuri, Mustadrak al-Wasa’il, vol. 8, pag. 454, Mu’assese-ye Ahl al-Bayt, Qom, 1408 AH.

    [3] Tahuf al-‘Uqul, traduzione di Ja’fari, pag. 229.

    [4] Ibidem.

    [5] Sacro Corano, 33:21.

    [6] Cfr.: Kulayni, Usul al-Kafi, vol. 2, pag. 648, Dar al-kutub al-islamiyyah, Teheran, 1986.

    [7] Mahram si riferisce a coloro che hanno un legame di sangue o di latte, che impedisce loro di sposarsi l’uno con l’altra.

    [8] Sacro Corano, 24:30.

    [9] Makarem Shirazi, Tafsir-e Nemune, vol. 14, pag. 437, Dar al-Islamiyyah, Teheran, ventunesima stampa, 2002.