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    3. Perché nel terzo versetto della sura al-Insan, in merito alla riconoscenza utilizza il participio presente, mentre per la miscredenza un aggettivo d’intensità?

    Perché nel terzo versetto della sura al-Insan, in merito alla riconoscenza utilizza il participio presente, mentre per la miscredenza un aggettivo d’intensità?

    Perché nel terzo versetto della sura al-Insan, in merito alla riconoscenza utilizza il participio presente, mentre per la miscredenza un aggettivo d’intensità?
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    Perché nel terzo versetto della sura al-Insan, in merito alla riconoscenza

    utilizza il participio presente, mentre per la miscredenza un aggettivo d’intensità?

     

    Domanda

    Perché il terzo versetto della sura al-Insan (L’Essere Umano, 76) dice “sia esso riconoscente o molto ingrato”? E perché non dice “sia esso riconoscente o ingrato”, o “sia esso molto riconoscente o molto ingrato”, oppure “ sia esso molto riconoscente o ingrato”?

     

    Risposta concisa (di islamquest.net)

    La parola shaakir (riconoscente) è il participio presente della radice “shakara”, mentre kafur è la sighah mubalaghah[1] della radice “kafara”. In merito al motivo per cui, il primo è stato coniugato nel modo participio al tempo presente e per il secondo è stato utilizzato l’aggettivo d’intensità, gli esegeti affermano:

    “Siccome il numero dei riconoscenti è inferiore a quello degli ingrati, per la riconoscenza è stato utilizzato solo il participio presente, mentre per l’ingratitudine l’aggettivo d’intensità”[2].

    Nell’esegesi Tafsir-e Nemuneh è stato riportato: “Poiché nessuno, né con l’azione né con la lingua, è in grado di essere riconoscente a Iddio, riguardo alla “riconoscenza” è stato utilizzato il participio presente, mentre per l’“ingratitudine” l’aggettivo d’intensità. Kafur (ingrato) è sighah mubalaghah, cioè moltitudine ed estremismo; perché coloro che trascurano questa grande grazia (“gli abbiamo indicato la Retta Via”), hanno dimostrato la massima ingratitudine, giacché Iddio ha messo a loro disposizione vari mezzi di guida, e il fatto che l’essere umano li trascuri tutti e intraprenda la via sbagliata, rappresenta il massimo dell’ingratitudine.[3]

    È degno di nota che il termine “kafur”, secondo Raghib Isfahani, l’autore del libro Al-Mufradat fi Gharib al-Qur’an, è utilizzato sia in caso di “ingratitudine verso i beni” che in caso di “miscredenza nel credo”.[4]

     
    Note

    [1] Nella lingua araba, aggettivo (che può essere utilizzato anche come sostantivo) indicante un individuo che compie un’azione numerose volte o possiede una caratteristica in modo estremo; tradotto, il participio presente viene accompagnato dall’avverbio molto, estremamente o simili.

    [2] Cfr.: Darwish Muhyy al-Din, I’rab al-Qur’an wa Bayanuh, vol. 10, pag. 318, Dar al-irshad, Siria, 1415 AH.

    [3] Naser Makarem Shirazi, Tafsir-e Nemuneh, vol. 25, pag. 338, Dar al-kutub al-islamiyyah, Teheran, 1995.

    [4] Husayn ibn Muhammad Raghib Isfahani, Al-Mufradat fi Gharib al-Qur’an, pag. 714, Dar al-‘ilm al-dar al-shamiyyah, Damasco, Beirut, 1412 AH.