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    Qual è il ruolo dell’etica nello sport?

    Qual è il ruolo dell’etica nello sport?
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    Qual è il ruolo dell’etica nello sport?

     

    jahan pahlavan takhti

    Foto del campione mondiale iraniano di lotta libera, Gholam Reza Takhti,

    assassinato dalla SAVAK (servizi segreti criminali dello Scià) nel gennaio del 1968.

     

    Domanda

    Qual è il ruolo dell’etica nello sport?

     

    Risposta (di islamquest.net)

    Risposta concisa

    La religione islamica, in qualità di religione completa e universale, considera tutti gli aspetti di una vita sana, contemplando altresì tutte le vie che portano alla beatitudine in questo mondo e nell’Aldilà. A nessuno è celato il valore della salute fisica dal punto di vista islamico e, ovviamente, l’Islam approva quegli sport che favoriscono la salute del corpo umano.

    Tutto ciò che esiste nell’etica generale ed è adeguato e applicabile nelle attività sportive, deve essere eseguito.

    Alcuni doveri e virtù etiche che un atleta deve rispettare nelle attività sportive sono: lotta con il proprio nafs ammarah (Sé imperioso), indulgenza, competizione leale, ecc.

    Risposta dettagliata

    La salute del corpo e dello spirito sono obiettivi che l’essere umano ha sempre perseguito. La religione islamica, in qualità di religione completa e universale, considera tutti gli aspetti di una vita sana, contemplando altresì tutte le vie che portano alla beatitudine in questo mondo e nell’Aldilà. L’Islam manifesta il valore di un corpo sano; ritiene necessario il rispetto dell’igiene e naturalmente approva lo sport quale prerequisito per la salute.

    Tutt’oggi lo sport svolge un ruolo importante nella vita della gente. Milioni di persone lo praticano e un numero ancor maggior lo segue e tifa per diverse discipline sportive. Lo sport in alcuni casi rafforza l’unità nazionale e sociale delle società, e le virtù e i difetti presenti in esso rispecchiano le virtù e i difetti presenti nella società[1].

    L’etica sportiva fa parte degli argomenti dell’etica pratica, che viene utilizzata per comparare le scelte pratiche dell’etica nonché nelle questioni, comportamenti e politiche etiche delle professioni, della tecnologia, del governo, ecc.[2]

    Alcuni considerano lo sport quell’insieme di attività o abilità generali del corpo basate su delle regole universali finalizzate al divertimento, alla gara, alla gioia personale, all’allenamento, al conseguire abilità o a una combinazione di questi. Secondo tale interpretazione, lo sport è definito in base all’obiettivo.

    I seguenti sono alcuni dei criteri e argomenti trattati nei dibattiti di etica sportiva: i valori nello sport, lealtà, competizione e collaborazione, gioco equo, inganno, sostanze energetiche, etica del tifare e del guardare, rapporti etici tra l’allenatore e gli atleti, ecc.[3]

    Le azioni etiche virtuose sono migliori dei valori mondani, a tal punto che ogni essere umano mostra umiltà e rispetto nei loro confronti, quantunque egli non sia riuscito a metterle in atto; per questo motivo bisogna dire che tutto ciò che esiste nell’etica generale ed è adeguato e applicabile nelle attività sportive, deve essere eseguito.

    In altre parole un atleta, oltre al corpo, deve prestare attenzione anche allo spirito, poiché esiste uno stretto legame tra il corpo e l’anima. Per questo motivo nell’Islam non è stato considerato solamente l’allenamento del corpo, bensì parallelamente è stato considerato anche lo spirito. Sono state riportate diverse istruzioni in merito all’edificazione e al rafforzamento di quest’ultimo, per esempio: digiuno, preghiera, suppliche, ecc. In caso contrario l’occuparsi solo del corpo non ha valenza umana e non porta l’essere umano al di là del confine animale.

    L’imam Khomeini (ra) enfatizzando questi due principi fondamentali, in un incontro con degli atleti, disse: “Gli atleti, allo stesso modo di come praticano lo sport per il corpo, devono praticarlo anche per lo spirito. Fin dal passato gli atleti iraniani ricordano Iddio e Alì (A): questa è una loro peculiarità”[4].

    Un punto importante è che ogni organizzazione sportiva e ciascun atleta devono conoscere i propri doveri etici e applicarli nelle attività sportive; poiché se un’organizzazione sportiva non possiede regole etiche, un atleta non potrà conoscere i propri doveri e possedere una morale positiva in campo sportivo.

    In questa sede citeremo alcune virtù e doveri etici che un atleta deve rispettare nelle attività sportive:

    1. Lotta con il nafs ammarah (Sé imperioso): cioè lottare contro l’istinto e le tentazioni sataniche che spingono l’essere umano verso il peccato. Un atleta (come ogni altro essere umano) deve lottare contro queste inclinazioni sataniche e dominarle. Al riguardo sono stati riportati numerosi hadìth dagli Infallibili (A), ne citiamo alcuni:
    1. Il Profeta (S) disse: “Chi mette a terra il proprio avversario nella lotta, non è né forte né eroe, bensì è forte colui che nei momenti di ira è padrone del proprio Sé”[5].
    2. L’Inviato di Allah (S) passò in mezzo a un gruppo di persone tra il quale vi era un uomo molto forte in grado di sollevare un masso enorme. La gente lo chiamava “masso dei lottatori” cioè “peso dei campioni” ed era sbalordita della forza di quell’atleta. L’Inviato (S) chiese: “Cos’è questa folla?”. La gente spiegò come quel campione sollevasse pesi. Il nobile Profeta (S) disse: “Volete che vi dica chi è più forte di quest’uomo? È più forte di lui chi viene insultato e pazienta, che ha la meglio sul proprio istinto renitente e desiderio di vendetta, e vince contro il diavolo proprio e quello che insulta”[6].
    3. L’imam Alì (A) disse: “L’istinto concupiscente è il tuo acerrimo nemico. Sforzati di prevalere su di esso e di vincere, altrimenti perirai”[7].
    4. L’imam Musa Kazim (A) narra che il Profeta disse a dei soldati tornati dalla guerra: “Siano nel benessere e nella grazia coloro che hanno eseguito la guerra minore (al-jahad al-asghar) e devono occuparsi ancora di quella maggiore (al-jahad al-akbar)”. Gli chiesero: “O Inviato di Allah, qual è la guerra maggiore?”. Rispose: “La lotta col proprio istinto concupiscente”[8].
    1. Indulgenza e perdono: un atleta deve possedere un animo indulgente. Quando si trova all’apice della propria forza e capacità, e vince il proprio avversario, non deve metterlo in difficoltà né vendicarsi, tantomeno recargli danno. Il perdono deve essere il segno di gratitudine della propria vittoria.

    L’imam Alì (A) al riguardo disse: “Controlla la tua collera, e quando hai il potere [di punire] perdona, pazienta in caso di irascibilità e nonostante il dominio [nel vendicare], allontanatene, affinché vi sia  per te una ricompensa e un epilogo [positivo]”[9].

    1. Astensione dalla superbia: un atleta, qualunque sia la sua forza, non deve essere orgoglioso della forza e posizione che detiene né essere superbo con gli altri. Egli deve sapere che tutte le forze e capacità provengono da Iddio, l’Onnipotente, l’Altissimo. Per questo nella preghiera, quando si torna in posizione eretta dopo la prosternazione, è meritorio dire:

    “بحول الله و قوّته اقوم واقعد”

    bi-hawlillahi wa quwwatihi aqumu wa aq’ud

    “Con il potere di Allah e la Sua forza mi alzo e mi siedo”.

    L’imam Husayn (A) nell’attaccare un consistente esercito nemico disse:

    “لاحول و لا قوّة الا بالله”

    “Non v’è potenza né forza se non attraverso Allah”[10].

    Anche Iddio l’Altissimo ha ricordato questo concetto nel sacro Corano dicendo:

    “… أَنَّ الْقُوَّةَ لِلَّهِ جَميعاً …”

    … certamente la forza appartiene tutta ad Allah …”.[11]

    Gli individui forti e sportivi non hanno quindi alcun motivo di dimostrarsi superbi e orgogliosi per via della propria forza e capacità, dimenticando Iddio ed utilizzando in modo scorretto la forza da Lui donata.

    L’epilogo dell’orgoglio è la sconfitta e il declino. L’individuo orgoglioso e superbo sottovaluta l’avversario, non prende precauzioni e infine perde. A tale proposito l’imam Alì (A) disse: “Il difetto dell’essere umano coraggioso è la perdita della lungimiranza”[12], e, “Il difetto di chi possiede la forza è di sottovalutare il nemico”[13].

    1. Competizione leale: una delle caratteristiche di alcuni sport è la “competitività”. Nelle discussioni etiche è la competizione tra due individui che riveste importanza. È in queste competizioni che si raggruppano le abilità del corpo e dello spirito, le capacità e le coerenze, permettendo così il progresso fisico e spirituale di un atleta.

    È attraverso il concetto ideale di sport che si manifesta il tipo di competizione che può portare all’amicizia. Se un atleta vede il proprio avversario solamente in veste di amico e sa che non vuole distruggerlo e non lo consideri nemico, bensì lo consideri un individuo che possiede capacità e virtù simili alle sue, questo tipo di competizione porterà all’amicizia e tra di loro non esisterà più il desiderio di “vincere ad ogni costo”, anche con l’imbroglio.

     
    Note

    [1] Cfr.: Gruppo di autori, Akhlaq-e Karbordi, pag. 429, Nashr-e pajuheshgah-e ‘olum va farhangh-e eslami, seconda ristampa, 2009.

    [2] Ivi, pag. 23.

    [3] Cfr.: Ivi, pag. 80 e 417-420.

    [4] Sahife-ye Emam, vol. 18, pag. 151.

    [5] Mohammad Baqer Majlesi, Bihar al-Anwar, vol. 74, pag. 153, Mu’assisat al-wafa’, Beirut, 1404 AH; Hasan ibn Shu’bah Harrani, Tuhaf al-‘Uqul, pag. 47, Entesharat-e Jame’e-ye modarresin, Qom, 1404 AH; Waram Abi Firas, Majmu’at Waram, vol. 1, pag. 122, Entesharat-e maktabat al-faqih, Qom.

    [6] Majmu’at Waram, vol. 2, pag. 10.

    [7] Abdul-Wahid ibn Muhammad Tamimi Amidi, Ghurar al-hikam wa durar al-kalam, pag. 306, Entesharat-e Daftar-e tabliqat-e eslami, Qom, 1987.

    [8] Shaykh Hurr ‘Amili, Wasa’il al-Shi’ah, vol. 15, pag. 161, Mu’assisat Al al-bayt (A), Qom 1409 AH.

    [9] Nahj al-Balaghah, pag. 459, Entesharat-e Dar al-hijrah, Qom.

    [10] Sayyid ibn Tawus, Allahuf ‘ala Qatla al-Tufuf, pag. 119, Nashr-e jahan, Teheran, prima stampa, 1969.

    [11] Sacro Corano, 2:165.

    [12] Abdul-Wahid ibn Muhammad Tamimi Amidi, Ghurar al-hikam wa durar al-kalam, pag. 259.

    [13] Ivi, pag. 347.