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    Qual è l’esegesi del trentunesimo versetto della sura ar-Ra’d (13)?

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    Qual è l’esegesi del trentunesimo versetto della sura ar-Ra’d (13)?

     

    Domanda

    Salam alaykum, qual è l’esegesi di questo versetto: “وَ لَوْ أَنَّ قُرْآناً سُیِّرَتْ بِهِ الْجِبالُ أَوْ قُطِّعَتْ بِهِ الْأَرْضُ أَوْ کُلِّمَ بِهِ الْمَوْتى‏ بَلْ لِلَّهِ الْأَمْرُ جَمیعا” “Se (un o il) qur’an smuovesse le montagne, fendesse la terra e facesse parlare i morti… Invero l’ordine di tutte le cose appartiene ad Allah!” Tra i traduttori vi è divergenza d’opinioni se con “qur’an” che smuove le montagne (“qur’an” significa anche recitazione), ecc., s’intenda il Corano stesso. Alcuni traduttori interpretano il versetto in tale senso, mentre altri sostengono che il Corano non fa queste cose; per favore aiutatemi.

     

    Risposta (di islamquest.net)

    Risposta concisa

    Riguardo al significato del versetto “Se (un o il) qur’an smuovesse le montagne, fendesse la terra …“, vi sono due opinioni tra gli esegeti del sacro Corano:

    Il significato del versetto è che se ci fosse un libro nell’universo, che leggendolo spostasse le montagne e le facesse muovere per la terra, oppure facesse a pezzi la terra, o i morti parlassero attraverso di esso, questo libro sarebbe il Corano, poiché esso è migliore di ogni altro libro celeste. La seconda opinione afferma che questo versetto è una protesta nei confronti dei miscredenti della Mecca e una risposta alla loro richiesta di un miracolo all’Inviato di Dio (S). Indica che essi sono individui ostinati, e che se le montagne si spostassero per mezzo del Corano, come da loro richiesto, e anche la terra si fendesse grazie al Corano facendo sgorgare sorgenti d’acqua, oppure se i morti parlassero e approvassero il Profeta, i miscredenti della Mecca non abbraccerebbero lo stesso la fede.

    Risposta dettagliata

    Prima di occuparci del significato e dell’esegesi del versetto “Se (un o il) qur’an smuovesse le montagne, fendesse la terra …“[1], è opportuno prestare attenzione al  contesto in cui fu rivelato; ciò ci aiuterebbe a capire meglio il suo significato. Prima di tutto ripasseremo quindi le circostanze della sua rivelazione.

    Alcuni esegeti sostengono che questo versetto sia una risposta ai miscredenti della Mecca come Abu Jahl, Abdullah ibn Abi Umayyah  e i loro seguaci, che si sedettero dietro la Ka’bah e invitarono il Profeta (S) a raggiungerli; gli dissero: “Tu affermi che sei l’Inviato di Dio e che questo Corano è un libro disceso da Dio. Se vuoi che ti seguiamo, con il tuo Corano sposta le montagne della Mecca affinché questa nostra terra limitata si espanda un po’! Apri la terra e fai apparire sorgenti e fiumi di modo che possiamo piantare alberi e praticare l’agricoltura! Tu pensi di non essere da meno di Davide per il quale Iddio ha soggiogato le montagne affinché parlassero, glorificando Iddio con lui. Oppure soggioga il vento per noi di modo che noi possiamo salirci e andare a Damasco, risolvere i nostri problemi, ottenere le necessità per la nostra vita e tornare il giorno stesso! Allo stesso modo di Salomone, poiché tu sostieni di non essere da meno di Salomone. Inoltre resuscita il tuo antenato “Qusay ibn Kalab” o qualsiasi altro dei nostri defunti tu voglia, affinché possiamo chiedergli se ciò che tu dici è vero o falso, poiché Gesù (A) resuscitava i morti e tu presso Iddio non sei inferiore a lui. Anche tu mostraci questi miracoli e noi porremo fede in te. A quel punto fu rivelato il versetto “Se (un o il) qur’an…”.[2]

    Il versetto in questione riguarda pertanto i miscredenti, che di fronte alla profezia del Profeta dell’Islam (S) e i suoi miracoli, erano ostinati e usavano le stesse scuse dei Bani Isra’il; esso fu rivelato all’Inviato di Dio (S) in queste circostanze.

    Dopo aver spiegato le circostanze in cui fu rivelato il versetto, approfondiamo ora il suo significato. Vi sono due opinioni tra gli esegeti:

    Il significato del versetto è che se ci fosse un libro nell’universo, che leggendolo spostasse le montagne e le facesse muovere per la terra, oppure facesse a pezzi la terra, o i morti parlassero attraverso di esso, questo libro sarebbe il Corano, poiché esso è migliore di ogni altro libro celeste. La seconda opinione afferma che questo versetto è una protesta nei confronti dei miscredenti della Mecca e una risposta alla loro richiesta di miracoli all’Inviato di Dio (S). Indica che essi sono individui ostinati, e che se le montagne si spostassero per mezzo del Corano, come da loro richiesto, e anche la terra si fendesse grazie al Corano facendo sgorgare sorgenti d’acqua, oppure se i morti parlassero e approvassero lui (il Profeta), i miscredenti della Mecca non abbraccerebbero lo stesso la fede.[3]

    Tabarsi citando Zajjaj disse: «Quello che penso io, e pure altri affermano, in merito al significato del versetto, è che quand’anche fosse rivelato un Corano con tali caratteristiche, cioè che sposta le montagne, ecc., essi in ogni caso non presterebbero fede per via di questo versetto”:

    “وَ لَوْ أَنَّنا نَزَّلْنا إِلَیهِمُ الْمَلائِکَةَ وَ کَلَّمَهُمُ الْمَوْتى‏ وَ حَشَرْنا عَلَیهِمْ کُلَّ شَی‏ءٍ قُبُلًا ما کانُوا لِیؤْمِنُوا”

    Quand’anche facessimo scendere gli angeli su di loro, i morti parlassero e radunassimo tutte le cose di fronte a loro, non crederanno“[4]».[5]

    Il versetto vuole pertanto comunicare che: “Voi (miscredenti) non volete la verità! Se la voleste, il numero di miracoli che sono stati compiuti da questo profeta, sarebbe del tutto sufficiente per trovare la fede; tutte queste non sono altro che scuse”.

    In merito all’esegesi dell’ultima frase del versetto:

    “بَلْ لِلَّهِ الْأَمْرُ جَمِیعاً”

    Invero l’ordine di tutte le cose appartiene ad Allah!“, bisogna dire che “bal” è izrab[6] per la parola “law”; cioè Iddio l’Altissimo non è incapace di compiere altri miracoli oltre al Corano poiché tutto deriva dalla sua conoscenza e saggezza. Forse il significato è: giacché Iddio l’Altissimo sapeva che essi non avrebbero prestato fede, ha negato loro altri miracoli, affinché non ricevessero anche la punizione terrena, poiché se i miracoli che avevano richiesto all’Inviato di Dio (S) fossero stati compiuti, e nonostante ciò non avessero prestato fede, avrebbero patito il castigo terreno.[7]

    L’autore del Majma’ al-bayan nell’esegesi di “Invero l’ordine di tutte le cose appartiene ad Allah!” disse: “Tutte le cose citate, sia il movimento delle montagne che il fendersi della terra, sia il risuscitamento dei morti che le altre cose importanti, accadono per ordine di Dio e sono in Suo potere, poiché all’infuori di Lui nessuno detiene il potere. In ogni caso Egli non compie questi miracoli perché quelli che ha rivelato, per la gente retta, sono convincenti e sufficienti”.[8]

     

    Note

    [1] Sacro Corano, 13:31:

    “وَ لَوْ أَنَّ قُرْآناً سُیِّرَتْ بِهِ الْجِبالُ أَوْ قُطِّعَتْ بِهِ الْأَرْضُ أَوْ کُلِّمَ بِهِ الْمَوْتى‏ بَلْ لِلَّهِ الْأَمْرُ جَمیعا”

    Se ci fosse una recitazione che smuovesse le montagne, fendesse la terra e facesse parlare i morti… Invero l’ordine di tutte le cose appartiene ad Allah!

    [2] Cfr.: Seyyedeh Nosrat Amin, Makhzan al-Erfan dar Tafsir-e Qor’an, vol. 7, pp. 42 e 43, Nehzat-e zanan-e mosalman, Teheran, 1982; Tafsir-e nemuneh, vol. 10, pp. 220 e 221, Dar al-kutub al-islamiyyah, Teheran, prima stampa, 1995.

    [3] Sacro Corano, 59:21:

    “لَوْ أَنْزَلْنا هذَا الْقُرْآنَ عَلى‏ جَبَلٍ لَرَأَیْتَهُ خاشِعاً مُتَصَدِّعاً مِنْ خَشْیَةِ اللَّهِ”

    Se avessimo fatto scendere questo Corano su una montagna, l’avresti vista umiliarsi e spaccarsi per il timore di Allah“.

    [4] Sacro Corano, 6:111.

    [5] Tabarsi, Majma’ al-Bayan fi Tafsir al-Qur’an, vol. 6, pag. 451, Naser Khosro, Teheran, terza ristampa, 1993.

    [6] Il significato di izrab a volte è quello di annullare il concetto che lo precede e altre volte il significato di bal è il trasferimento da un fine ad un altro. In questo versetto si applica il primo caso.

    [7] Seyyedeh Nosrat Amin, Makhzan al-Erfan  dar Tafsir-e Qor’an, vol. 7, pp. 42 e 43, Nehzat-e zanan-e mosalman, Teheran, 1982.

    [8] Tabarsi, Majma’ al-Bayan fi Tafsir al-Qur’an, vol. 6, pag. 451, Naser Khosro, Teheran, terza ristampa, 1993.