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    Guida ad una lettura critica del Diario di Anna Frank

    Guida ad una lettura critica del Diario di Anna Frank

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    Guida ad una lettura critica del Diario di Anna Frank
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    Scopo di quest’opera é quello di dimostrare come la propaganda di regime può distorcere la realtà facendo apparire le cose più assurde come le più normali.

    Prenderemo come esempio Il diario di Anna Frank che é da tutti ormai considerato uno dei testi più commoventi ed elevati della letteratura prodotta durante la Seconda Guerra Mondiale. Edito per la prima volta nel 1947, esso é subito diventato un libro culto per milioni di giovani, ai quali viene insegnato, attraverso le pagine di tale Diario, il modo «corretto» di interpretare, anzi di accettare la realtà «storica» sull’Olocausto, che la storiografia ufficiale ci propone, o meglio, ci impone da almeno cinquant’anni(1).

    Esso, infatti, é ritenuto un testo fondamentale per riuscire a capire l’angoscia e la disperazione provata dal popolo ebraico a causa delle leggi razziali introdotte da Hitler nel 1933.

    La ragione per cui la scelta è caduta su Il diario di Anna Frank per questa analisi sta nel fatto che esso ha un’importanza storica immensa; in effetti, contrariamente ad ogni altro scritto sull’Olocausto, esso é considerato un «documento» che proverebbe e condannerebbe i crimini commessi dai nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale.

    Esso pretenderebbe di raccontare avvenimenti e riportare stati d’animo provati da Anna, una ragazzina ebrea di 13 anni (2), che subì in prima persona i disagi e le privazioni della persecuzione razziale. Ella, non sapendo che il suo lavoro sarebbe stato pubblicato postumo, riporterebbe fedelmente tutto ciò che ha visto, senza condizionamenti di alcun genere.

    Ma Il diario di Anna Frank ha soprattutto una immensa importanza psicologica, perché fa si che ogni persona, condizionata dall’esistenza della «testimonianza» resaci da Anna Frank, accetti la verità dell’Olocausto come un dato di fatto, della cui autenticità sono tutti ciecamente convinti, e ciò perché essendo detto Diario stato scritto da un’adolescente, é al di fuori di ogni sospetto.

    In questo modo a nessuno verrebbe in mente di negare l’Olocausto, perché dovrebbe negare l’autenticità del Diario(3).

    Gli storici sterminazionisti(4) ritengono che Il diario di Anna Frank sia un testo che aiuta a rivivere i momenti più tragici della Storia dell’umanità, e che, soprattutto, serve a scongiurare che l’Olocausto possa riaccadere.

    Un esempio significativo dell’atteggiamento che gli sterminazionisti nutrono nei confronti del Diario di Anna Frank (e non solo) é la seguente introduzione di Natalia Ginzburg (Einaudi Editore, 1986) allo scritto della Frank:

    “Il diario di Anna Frank ha inizio nel giugno 1942: nel giugno ’42, la sua vita presenta ancora qualche rassomiglianza con la vita d’una ragazzina dell’età sua. Ma siamo ad Amsterdam, l’Olanda é in mano ai tedeschi; e le SS vanno per le case cercando gli ebrei. A tredici anni appena compiuti, Anna conosce e parla con estrema naturalezza il linguaggio dei perseguitati: sa che lei e i suoi debbono portare la stella giudaica, che non possono frequentare locali pubblici, che non possono prendere il tram. […] Per due anni, la famiglia Frank, la famiglia Van Daan e il dentista Dussel vi hanno abitato senza uscirne mai, senza mai affacciarsi alle finestre, visitati soltanto dai fedeli amici che conoscono il segreto dello scaffale girevole, che portano dall’esterno cibo, libri, notizie; vi hanno abitato raschiando e cucinando patate, litigando, ascoltando la radio inglese, fra alternative di paura e speranza; ossessionati dalle privazioni alimentari, dalla noia, dai mille problemi di una forzata clausura: […] Il libro di Anna Frank noi lo leggiamo sempre tenendo presente la sua tragica conclusione; senza poterci fermare a quei precisi momenti che vi son raccontati, ma sempre guardando oltre, sempre cercando di figurarci quel campo di Bergen Belsen, dove Anna é morta, e quegli otto mesi che ha trascorso là, prima della morte, certo penosamente ricordando l'”alloggio segreto”»…(5).

    Questo studio vuole invece fornire una nuova chiave di lettura del testo, soffermandosi su «quei precisi momenti che vi vengono raccontati» e farcendo luce sulle molte ombre che su di esso si stendono. Noi, come tutti gli storici revisionisti, siamo infatti convinti della non autenticità de Il diario di Anna Frank, e cercheremo di dimostrare che esso non é stato altro che uno strumento nelle mani dei sostenitori dell’Olocausto.

    Speriamo che alla luce dell’analisi qui riportata e delle conclusioni finali il lettore non abbia più dubbi sull’inattendibilità di tale Diario, e sulla cattiva fede di chi per anni ne ha tratto vantaggi facendo credere che si trattasse di un «documento originale», basando su di esso gran parte del proprio potere(6).

    L’analisi del diario é divisa in due parti: nella prima vi é un commento dei punti che meglio evidenziano le contraddizioni presenti nell’intero testo. Si tratta, insomma, di una sorta di guida alla lettura critica del testo, dato che i brani analizzati si succedono cronologicamente.

    La seconda parte é invece costituita dalle conclusioni, cioè da una ricostruzione dell’origine del Diario e da una rielaborazione dell’intera storia che ne fa da sfondo.

    Abbiamo anche curato una piccola appendice finale, per meglio mettere in evidenza l’inconsistenza delle argomentazioni sterminazioniste.

    Per quanti non avessero letto il diario di Anna Frank, e non conoscessero la storia (vera o presunta) in trattazione, farò alcuni accenni sulla sua vita.

    Annelise Marie Frank nacque il 12 giugno 1929 a Francoforte sul Meno, in Germania, da una agiata famiglia di ebrei tedeschi(7). A Francoforte, il padre, Otto H. Frank, esercitava la professione del banchiere.

    Dopo l’emanazione delle leggi razziali del ’33, la famiglia Frank fu costretta ad emigrare in Olanda e a stabilirsi ad Amsterdam, dove il padre di Anna fondò una piccola ditta commerciale.

    Nel maggio del 1940, i tedeschi invasero l’Olanda cominciandovi a mettere in atto le discriminazioni razziali.

    Il 6 luglio 1942, la famiglia Frank, insieme ad alcuni amici, si chiuse in un alloggio segreto nella casa dove Otto Frank aveva il suo ufficio(8).

    A seguito di una segnalazione di una spia, il 4 agosto 1944, un tedesco e quattro olandesi della polizia nazista fecero irruzione nell’alloggio segreto: tutti i rifugiati clandestini furono arrestati, mentre l’alloggio fu perquisito e saccheggiato dalla Gestapo(9).

    Qualche giorno dopo, il gruppo dei rifugiati fu avviato a Westerbork(10), il più grande campo di concentramento tedesco in Olanda.

    Il 2 settembre 1944, i Frank furono condotti ad Auschwitz, dove il padre venne separato dalle figlie e dalla moglie, che di lì a poco morì di consunzione. Il 30 ottobre dello stesso anno, Anna e Margot furono aggregate ad un convoglio di un migliaio di giovani donne inviate a Bergen Belsen.

    Nel febbraio 1945, Anna e Margot furono colpite da tifo, e in marzo Anna morì, pochi giorni dopo la sorella. Tutt’e due furono seppellite in una fossa comune.

    Il Diario di Anna, trovato nell’alloggio segreto e consegnato dopo la guerra al padre, unico superstite della famiglia, fu pubblicato ad Amsterdam nel 1947 col titolo originale Het Achterhuis («Il retrocasa)(11). Nel Diario, oltre ad Anna compaiono i seguenti personaggi:

    Margot Frank, sorella di Anna;

    Otto Frank, padre di Anna;

    Edith Frank, madre di Anna;

    Il signor Van Daan, (Hermann Van Pels)(12);

    La signora Van Daan, (Auguste Van Pels);

    Peter Van Daan, figlio dei coniugi Van Pels;

    Albert Dussel, (Fritz Pfeffer), dentista;

    Questi sette ebrei vivevano «nascosti» insieme ad Anna nell’alloggio «segreto».

    Miep Gies, amica di famiglia;

    Elli, amica di famiglia;

    Il signor Kraler;

    Il signor Koophuis;

    Il signor Lewin, chimico farmacista ebreo, che lavorava per il signor Kraler in cucina;

    Kitty, amica immaginaria a cui Anna indirizzava le lettere del suo Diario.

    Sono stati omessi alcuni personaggi minori.

    L’alloggio segreto era situato in un edificio di tre piani, al numero 236 di via Prinsegracht. Il locale era lungo e stretto, con una sezione frontale che si affacciava su un canale e un retrocasa che si dava su un cortile interno e sulla strada. In esso si trovavano gli uffici del signor Frank, il quale essendo un commerciante in spezie, si serviva di alcune stanze della casa come magazzino.

    Il Diario fu pubblicato per la prima volta ad Amsterdam nel 1947.

    Inizialmente, la sua pubblicazione incontrò alcuni problemi per il rifiuto di alcune case editrici, ma dopo questi problemi iniziali esso é stato tradotto in moltissime lingue e pubblicato in altrettanti Paesi.

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