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    I miti fondatori della politica israeliana

    I miti fondatori della politica israeliana

    • Roger Garaudy
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    I miti fondatori della politica israeliana
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    Inutile farsi illusioni: il coraggio civile, quello autentico, è una merce decisamente rara. Specie, poi, se si va a cercarlo nella razza intellettuale. Che sia un fatto di sempre? Millenovecentotrentuno: su qualche migliaio di professori universitari non più di dodici rifiutano di giurare fedeltà al regime fascista (e di questi dodici ben tre sono ebrei, mentre, all’epoca, gli ebrei sono uno ogni mille italiani). Dagli intellettuali di professione ne vengono così pochi, di esempi di coraggio vero, che a quei pochi va prestata quella stessa attenzione che si riserva ad un fenomeno di cui si ignora quando e dove si ripeterà. Non foss’altro per questo, il libro di Roger Garaudy che offriamo al lettore italiano si raccomanda a quanti intendano sottrarsi per ciò che sta in loro a quei condizionamenti culturali e politici, la tacita sottomissione ai quali conferisce carattere di totale innocuità a gesti che, pure, vorrebbero accreditarsi come ardite manifestazioni di anticonformismo.
    Garaudy l’ha pubblicato ben sapendo di andare incontro o alla congiura del silenzio o, più probabilmente, all’ignominia. E ignominia è stata, non disgiunta da quell’elemento di grottesco che è una costante nelle pratiche di proscrizione delle espressioni di pensiero revisionistico.
    Si pensa da molti (e li autorizza a pensarlo la tacita sottomissione, appunto, a quei condizionamenti) che, come qualcuno ha detto incisivamente, nulla vi sia di abbastanza sacro da meritare di non incorrere nella sodomizzazione perpetrata sulla pubblica piazza; e tuttavia si può essere certi che, fino a tanto che il vento non cambia, anche i più spericolati tra gli esprit forts rinunceranno ad ogni modesto esercizio non già di iconoclastia, che sarebbe comunque fuori luogo, ma di senso critico, quando il senso critico si tratta di applicarlo al preteso sterminio di sei milioni di ebrei ad opera della Germania nazista. Né il senso critico pare meglio accasato presso gli storici di mestiere. Oggi, fra loro è in voga un nicodemismo che li mette al riparo dall’eventualità di venirsi a trovare in una situazione delicata. Non ne incontrerai uno che sia disposto a dar voce ai suoi stessi dubbi (ne hanno, se è per questo, ne hanno…) sulla veridicità della tradizione olocaustica. È perfettamente naturale che le cose vadano così: il quieto vivere richiede delle autolimitazioni. Ma è proprio questo che dà la misura del coraggio civile e morale di un Garaudy.
    Ci è ignoto che cosa il Garaudy di oggi pensi di se stesso, in particolare se si consideri ancora un marxista. Per noi è evidente che non lo è. Ma troviamo che il fronte antioscurantistico che egli, a 83 anni, raggiunge con questo libro che prolunga, poi, il suo impegno nella lotta contro i fondamentalismi è quello stesso sul quale prima o poi debbono attestarsi coloro che si richiamano alla dottrina che è stata anche la sua. Coloro che vogliono respirare a pieni polmoni. A tutta la storia si può estendere ciò che Clemenceau diceva della rivoluzione francese: che la si deve accettare in blocco. Che sia la storia reale, però, la storia che si è svolta effettivamente. Dobbiamo, tutti, lasciarci alle spalle quel senso di colpa, quella psicosi di condivisione oggettiva di un abominio la pianificata soppressione dell’etnia ebraica che ci viene instillata da mezzo secolo. Non c’è abbondanza che di abomini, purtroppo. Ma quell’abominio quello, non altri, che vi furono, certo, e con le medesime vittime , quello, ora sappiamo che non vi fu. E sappiamo anche perché ci hanno fatto credere che vi sia stato.
    Ecco la ragione per cui ci facciamo editori in Italia de I miti fondatori della politica israeliana.
    Segnaliamo ai lettori che in italiano è stata pubblicata l’autobiografia di Roger Garaudy: Il mio giro del secolo, San Domenico di Fiesole, Cultura della Pace, 1991.Il volume comprende anche una bibliografia dei suoi scritti.

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